1842: L’inventario di Carlo Pierotti, nella trascrizione di Paolo Pianigiani

Devo la possibilità di aver compilato questa trascrizione dell’inventario steso con pazienza ed estremo rigore dal prete Carlo Pierotti, parroco di Sant’Andrea a Botinaccio, e presente in originale e copia autografa nell’archivio della Parrocchia, ai miei amici Alessandro Naldi e Walfredo Siemoni, che mi hanno prestato le riproduzioni in loro possesso degli originali. La scrittura di don Pierotti è chiarissima e i pochi punti controversi sono stati sciolti dal confronto delle due versioni disponibili. Sono arrivato a circa metà strada di questo lavoro, che non è di poco conto: spero di terminarlo entro il corrente anno. Servirà, è sperabile, a qualche studioso che vorrà ripercorrere la storia della nostra Chiesa Maggiore, tenendo come ferma la situazione degli oggetti sacri custoditi nelle varie cappelle, nell’anno 1842, quando fu fatta la presente ricognizione: un ventennio prima della costituzione del primo nucleo di quello che diverrà il Museo della Collegiata, e che troverà spazio nell’antico oratorio della compagnia di San Lorenzo.

Paolo Pianigiani

Navata della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli - Foto di Marcantonio Perugino

Navata della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli – Foto di Marcantonio Perugino

Inventario

Di tutti gli oggetti, che sono di proprietà, e che si ritrova la Venerabil’Opera della Chiesa Collegiata di S. Andrea d’Empoli, compilato nell’Ottobre dell’anno milleottocentoquarantadue dal Prete Carlo Pierotti, Paroco della chiesa di S. Andrea a Bottinaccio, come uno dei Componenti la Magistratura della detta Venerabil’Opera, e a ciò espressamente deputato dagli altri suoi Colleghi, e rappresentanti l’Opera stessa, con partito de’ due Luglio dell’anno 1842; e fatto con l’assistenza dell’Eccellentissimo Sig. Dott. Lorenzo Neri Provveditore dell’Opera summentovata.

La Chiesa principale della Terra d’Empoli, è la Propositura sotto il titolo di S. Andrea Apostolo, Chiesa distinta e per l’antichità, mentre dicesi esistere fino dal quarto secolo, e per la forma interna, mentre oltre la ricchezza del pietrame, un buon dipinto soffitto rappresentante il Paradiso,  e un bel variato pavimento di marmo è bene architettata a croce greca a una sola navata lunga braccia 57  dal Presbiterio alla porta di fondo e larga braccia ventidue nella sua maggiore strettezza, ed è distinta per l’esterna facciata, ch’è ricca di marmo di Carrara, di verde di Prato, e di quattro lastroni di marmo fingiti o diafani. Continua a leggere