Don Backy, il concerto a Santa Maria. Casa del Popolo, domenica 25 Ottobre 2015.

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Scatti di Alena Fialová

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L’astrofila Maura Tombelli di Montelupo consegna a Don Backy l’attestato della Nasa con la foto e il nome dell’asteroide che lei ha scoperto e che ha voluto dedicare a L’Immensità, la splendido brano ormai nella storia della canzone italiana.

E’ stato un momento particolarmente coinvolgente del concerto di Santa Maria…


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Sabato 24 Gennaio, ore 9,30: Santa Maria a Ripa e la sua gente

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Video con le opere d’arte

Una visita al Convento e alla Chiesa

Sull’ardimentoso mare di facebook, dove succede il di tutto e il di più, a volte vengono fuori gruppi di persone che voglio condividere antichi ricordi, storie e storielle, alla ricerca dell’origine comune: vie e strade riprendono vita, personaggi, la varia umanità di questo mondo disperso si ritrova. Il “ma ti ricordi di…” dà la stura a un mondo condiviso che non è solo chiacchiere, ma diventa base per ritrovare unità di intenti e di pensiero. Quello che poi si chiama identità, e che fa angolo con l’amicizia, l’antipatia, la discussione e il racconto.

A Santa Maria a Ripa (indispensabile tenere insieme questi vocaboli legati dalla preposizione “a”) è stato facile ritrovare questo percorso comune: l’unità della frazione è fortissima, e in poche vie e piazze si concentrano i ricordi, come in un libro aperto che si sfoglia. Continua a leggere

Una tavola misteriosa a Santa Maria a Ripa

Una tavola misteriosa a Santa Maria a Ripa

di Odoardo Hillyer Giglioli

da “Empoli Artistica”,

Francesco Lumachi Editore, Firenze 1906

 

Tra le pitture voglio cominciare con una tavola non ricordata nell’inven­tario della chiesa, appesa ad una parete presso la sa­crestia. Sembra che il tempo e l’ignoranza degli uomini abbiano escogitato tutti i mezzi per offendere questa pittura sudicia, tarlata, solcata da due grossi spacchi longitudinali, con il colore che sta per cadere a pezzi in più punti. Malgrado, lo stato di rovina che lascia uno sconforto nell’animo, il quadro mi parve subito così interessante, che lo feci trasportare nel vicino chiostro per fotografarlo ed esaminarlo a mio agio. Mi accorsi d’essere davanti ad un artista fioren­tino, che dipingendo sul declinare del XV secolo, deri­vava dalla scuola di Domenico Ghirlandaio, essendo ancora ligio alla tradizione Castagnesca. Se il colorito della sua tempera è monotono, se il disegno, secco, incisivo, non è sempre corretto, vi è una testa, quella della Madonna, che nella nobiltà del suo dolore s’im­pone su tutta quanta la scena, come opera d’arte di prim’ordine. È descritta più che dipinta questa soffe­renza materna negli occhi lacrimosi contemplanti il corpo esanime del Cristo che la Madonna sorregge sulle ginocchia. Continua a leggere