Marco Beconcini al Palazzo Ghibellino di Empoli


 

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Ritrovarlo dopo 50 anni, è stato fantastico. Tutti e due con il delirio degli anni addosso, ma rimasti uguali. Lui in più dipinge acquarelli, è un pittore. Ma è anche un filosofo di vita, e di luce e di spazio. La meraviglia salverà il mondo, e ci lega all’infinito, mi fa, socchiudendo gli occhi.

Questi acquarelli sono carte d’alchimia, il risultato d’incontri fra le trame mai uguali della carta Fabriano, i canali millesimali dove le acque intrise di colore vanno a cercare le loro strade. E dove si fermano e si lasciano morire nell’asciugarsi sul foglio.

C’è il mare, preso d’orizzonti senza la fine, appena illuminato da una vela lontana, o l’intrico dei tetti, roventati dal sole toscano.

E il cavaliere in cerca della sua dama, che si staglia verticale su orizzonti lontani.

Perchè questa tecnica, difficile a domarsi, più instabile di altre, più trasportabile all’aperto, come sapeva bene un Turner, che con la cassettina di colori girò il mondo intero.

Perchè quando lavoro non sono mai solo. C’è una presenza con me. Forse il Dio degli uomini, che mi assiste guidando il moto del caso, che è ha le sue leggi che ancora non conosciamo.

E la firma che metto alla fine è come una liberazione, che certifica un equilibrio raggiunto.

E c’è anche piazza dei Leoni, che è appena fuori l’antico Palazzo, vista in un controluce viola sul bianco dei marmi sulla Collegiata.

Paolo Pianigiani, settembre 2016


Nino Morelli, una mostra del 1968

nino e la laika

Nino Morelli con la sua inseparabile Leica


Nino Morelli espone al Palazzo Ghibellino

da “La Nazione” del 5 giugno 1968

Cronaca di Empoli

Richiamare l’attenzione sulla crisi, profonda, e in certo modo salutare, subita dalla pittura negli ultimi decenni dopo secoli di monotonia figurativa, è ripetere inutilmente un concetto che il più sprovveduto amatore delle cose d’arte ha ormai assorbito fino alla saturazione.

In quest’arco di tempo, ma specialmente dal primo Novecento a oggi, i pittori, esaurite tutte le possibilità, di contaminazione, di alterazione, di aberrazione dalle forme naturali, si sono dati da fare per liberarsi del tutto da queste forme, e le hanno annegate sotto pozze di colore, nascoste dietro muraglie di sgorbi, sostituite più o meno arbitrariamente con intrichi di altre figure cervellotiche, più o meno strutturate, più o meno significanti…

Ma il simbolo ricorda inevitabilmente la cosa simboleggiata, l’astratto richiama il concreto, il calligramma bizzarro ridesta la nostalgia della linea armoniosa, così l’oggetto cognito, l’immagine familiare riemergono volta a volta dagli impasti amorfi che li mortificavano, più vivi, più nuovi, più evidenti di prima. Continua a leggere

Lorenzo Cecchi e l'undicesimo conte di Marte

lorenzo Cecchi manifesto

Ecco il manifesto della mostra di Lorenzo Cecchi al Circolo Arti Figurative nel palazzo Ghibellino dal 27 (inaugurazione ore 17) al 6 Aprile.
 

Oltre la produzione con protagonisti i fumetti, Cecchi presenta delle straordinarie illustrazione di novelle e racconti  sempre in viaggio sui galeoni o sui treni della sua fantasia. Non sono scevri i richiami surrealistici vicini a Magritte o al simbolismo, con risvolti certo velati da una lettura freudiana.

Lorenzo è autore di splendide illustrazioni di libri sulle civiltà del passato e la sua illustrazione dei Musei Vaticani a volo d’uccello, con vari spaccati rivelatori della loro complessità, abitati dai visitatori, è distribuita all’ingresso dei musei stessi.
Si invitano i cittadini a visitare questa mostra dal 27 Febbraio al 6 Marzo.
 Silvano Salvadori

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L’undicesimo Conte di Marte
 
L’arte ha molte sfaccettature. Può attingere alla nostalgia, pensieri talmente intimi da poter essere espressi solo con l’arte stessa. Per quanto mi riguarda posso partire dal titolo di questa mostra: perché l’undicesimo Conte di Marte? Ebbene c’è un disco dei Genesis del 1977 che si intitola “Eleventh earl of Mar” ovvero L’undicesimo conte di Mar. Il Mar è una regione della Scozia e la canzone parla di una rivolta guidata da questo Conte. Allora per me è stato facile associare la mia figura di artista al Conte non di Mar, ma di Marte. E perché proprio di Marte? C’è un cartone animato popolato di belle fanciulle, ognuna con i poteri di un determinato pianeta. Quando ho visto quella di Marte me ne sono subito innamorato. Adesso il problema è riunire tutto questo; io sono stato molto sensibile ed ho sentito dire che una caratteristica degli artisti è quella di associare elementi apparentemente estranei fra loro. Io sono un nostalgico, non amo molto la modernità, i miei disegni lo provano. Eppure c’è dell’altro: io sono attratto dalle cose minimali, mi piacciono i vecchi treni che popolano i miei disegni, quando si sentiva l’odore del ferro e del legno o non la plastica! Adoro le piccole stazioni con magari a lato la loro fontanella di acqua fresca. La ragazza di Marte non compare ovviamente in tutti i miei lavori, ma è un veicolo per trasmettere tutte queste sensazioni. Non a caso la ritraggo spesso con una aureola in testa, perché lei è la mia musa ispiratrice e l’amore che ho per questo personaggio inesistente è l’amore per ciò che mi circonda e che troppo spesso vedo scomparire.
Ci sono lavori che si ispirano a delle città ben precise, come Prato, dove ho trascorso l’infanzia, ed è stato uno dei più felici periodi della mia vita. Poi c’è Faenza, la città della ceramica, che mi piace soprattutto perché per raggiungerla si può percorrere la Faentina, una vera ferrovia da sogno, in mezzo ai boschi e montagne. Altra cittadina Aulla, al limite della Garfagnana luogo magico di per sé stesso. Nei miei disegni c’è una donna: che sia la ragazza di Marte o una ragazza vera, la donna è al centro della mia concezione artistica. Per me l’uomo senza la donna vale meno che niente… e poi i miei disegni sono quasi sempre autobiografici. Esplorano i miei sogni, le mie speranze, le mie preghiere. Insomma se compare un personaggio maschile quello sono inevitabilmente io.
Io spero di aver se non altro incuriosito gli spettatori dei miei lavori, di aver indotto in chi osserva una riflessione, e perché no, una rinnovata passione per l’arte.
Lorenzo Cecchi