Carlo Battaglia alla Galleria il Ponte


Grannus, 1972,  tempera e olio su tela, cm 140×270

CARLO BATTAGLIA

Pittura 1969 – 1979

a cura di Marco Meneguzzo

Galleria Il Ponte – Firenze

17 maggio – 19 luglio 2019

inaugurazione: venerdì 17 maggio, h 18:00 pm

«Per tutta la sua vita artistica, Carlo Battaglia si è battuto per evitare di essere considerato un artista d’avanguardia. Ma non è sempre stato creduto, tanto che per quasi tutti gli anni settanta si è trovato a rappresentare quella tendenza che oggi si identifica con la “Pittura analitica”, e che allora si chiamava anche “Nuova Pittura” o “Pittura pittura” […]. Ma sicuramente la sua presenza deve apparire eterodossa rispetto ai dettami teorici di quella analiticità, e anzi deve essere vista come una possibilità “altra”[…]».

La galleria Il Ponte conclude la stagione espositiva – prima della pausa estiva – con una personale dedicata alla pittura di Carlo Battaglia presentando quindici grandi opere dal 1969 al 1979.

Il suo lavoro di questo decennio rappresenta comunque un vertice assoluto nell’ambito della “Nuova Pittura”, marcando quello che è l’elemento distintivo degli artisti italiani, che in quegli anni si ritrovano in quest’ambito. Infatti pur sviluppando ognuno una propria linea, è evidente come il loro lavoro tragga origine dalla grande tradizione pittorica italiana.

«La sua rappresentazione non è imitazione: quest’ultimo termine è negativo, il primo costituisce invece la grande tradizione della pittura […]. In pittura, rappresentare un mondo… significa creare un mondo con gli strumenti a disposizione della pittura, non imitarlo: è quella che egli ha definito “immagine parallela”, vale a dire un equivalente della sensazione, ottenuto attraverso gli strumenti linguistici e disciplinari che ciascuno di noi si è scelto per vivere, prima ancora che per comunicare[…]. Tutta la sua pittura è sempre e solo rivolta a creare il mondo in cui si sentiva immerso».

Le due citazioni sono tratte dal testo di Marco Meneguzzo in Carlo Battaglia. Catalogo ragionato, a cura di Marco Menguzzo e Simone Pallotta, Silvana Editoriale, Milano 2014

Carlo Battaglia nasce nell’isola de La Maddalena nel 1933, trascorre l’infanzia a Genova e poi si trasferisce a Roma; solo per pochi anni da adolescente (1943-1947) vive nella sua amata isola, anni che però lasceranno indelebili tracce nella sua memoria visiva.   Dopo gli studi classici, frequenta l’Accademia di Belle Arti, indirizzo scenografia, con interessi verso il teatro e il cinema, ma vi scopre la pittura e grazie a Toti Scialoja si innamora di quella americana (particolarmente Jackson Pollock cui dedica la sua tesi). Si forma copiando i Maestri, soprattutto Matisse e inizia a viaggiare, Kassel, Parigi (dove vive nel 1962 per una borsa di studio), Londra, New York. La prima sua personale si tiene nel 1964 a La Salita di Roma; nel 1966 espone nel Salone Annunciata di Carlo Grossetti a Milano, al quale sarà sempre riconoscente per averlo preso sotto le ali della sua galleria d’avanguardia. L’anno seguente, in un soggiorno oltre oceano – New York, dove lavora in uno studio a Canal Street – stringe amicizia con artisti quali Reinhardt, Motherwell e soprattutto Mark Rothko, che nel 1965 a Roma, era stato per due mesi ospite suo e di sua moglie, Carla Panicali – collezionista, mercante, fondatrice  della galleria L’Isola a Roma – che sposerà nel 1972. Lavora ai motivi dell’”ambiguità” e dell’”illusione” del mondo visibile con una serie di quadri Misterioso, Vertiginoso, Visionario,che trattano i rapporti di pieno e vuoto fra i grattacieli e il cielo, il gioco dei riflessi sulle pareti di cristallo degli edifici. Nel 1970 espone le Maree (tema che gli sarà assai caro per tutta la sua vita) alla XXXV Biennale di Venezia in una sala personale. Dagli anni Settanta partecipa a tutte le mostre più importanti in Italia e in Europa della “Nuova Pittura” o “Pittura Analitica”. Nel 1973 espone allo Studio La Città di Verona (Iononrappresento-nullaiodipingo); nel 1974 a Palazzo Grassi a Venezia tiene una grande antologica, come a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, e all’Hirshorn Museum a Washington; nel 1975 partecipa alla mostra Pittura analitica, Galleria La Bertesca a Dusseldorf,  con A proposito della pittura allo Studio Soldano di Milano, e all’I.C.C. ad Anversa; nel 1976 espone da Daniel Templon a Parigi (Peinture) e nel 1977 al Boymans Museum di Rotterdam; nel 1978 alla Kunsthalle di Dusseldorf, alla XXXIX Biennale di Venezia e nel 1982 alla Hayward Gallery di Londra. Nel 1980 è invitato con una sala personale alla XL Biennale di Venezia; espone  nuovamente a Milano, allo Studio Grossetti. L’anno seguente è presentato a Roma dalla galleria L’Isola (che lo vedrà protagonista fino a tutti gli anni Novanta). Da questo momento ricerca l’isolamento, tra Roma, New York e la Maddalena dove rimane definitivamente. Nella seconda metà degli anni Ottanta tiene esposizioni da Marconi (Milano, 1986); Deson-Saunders (Chicago, 1989); Rossi & Rossi (Londra, 2001); Villa Vogel (Firenze, 2003, in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – Prato); Jason McCoy (New York, 2004-2005). Torna a lavorare con la tempera all’uovo come gli antichi e le sue opere pur apparendo una rappresentazione del mondo visibile, trattando i temi del mare, della pioggia, della grandine, creano un’”immagine parallela”. La pittura come metafora del paesaggio, il paesaggio come metafora della pittura. A tre anni dalla morte – che avviene nel 2005 – la moglie Carla Panicali,  avvia il lavoro di catalogazione della sua opera, prima della sua stessa morte nel 2012, sempre alla Maddalena.  
 
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Giuseppe Chiari, le mani sulla tastiera

giuseppechiari

 

Tra le 5 gallerie per la mostra PentaChiari

Galleria Il Ponte

Giuseppe Chiari . Fotografia anni ’60 – 2000

2 dicembre 2017 – 2 febbraio 2018

 

Saranno esposte fotografie dagli anni’60 al 2000

 

Giuseppe Chiari, come tutti gli artisti che hanno seguito le esperienze Fluxus, ha spesso utilizzato la fotografia per fissare e testimoniare le sue performances. Fotografie che a partire dagli ormai famosi Gesti sul piano dei primi anni ’70 compongono una sezione della mostra, assieme ad alcune immagini veramente rare come quelle de L’acqua con tre specchi (1979) e le gigantografie scattate al video televisivo dei movimenti sul piano, poi virate in più colori del 1979.

Da questi due nuclei emerge con evidenza come l’uso della fotografia, che in un primo momento rappresenta il mezzo per fermare un avvenimento una sua performance, si trasforma, attraverso l’estrema libertà espressiva di Chiari, in linguaggio di cui l’artista si appropria, sviluppandolo all’interno di un proprio e personale  percorso.

Giuseppe Chiari nasce a Firenze nel 1926. Dopo gli studi di ingegneria, nel 1947 inizia la sua attività musicale e nel 1950 inizia a camporre. Nel ’61 con Pietro Grossi fonda l’associazione Vita Musicale Contemporanea. Con Sylvano Bussotti coordina la mostra itinerante Musica e Segno. Dal 1962 entra a far parte del gruppo internazionale e interdisciplinare Fluxus, nato negli USA per promozione di George Maciunas e impostato su comportamenti alternativi e continui sconfinamenti della specialità dei linguaggi.

Nel ’63 viene eseguito a New York il suo lavoro “Teatrino” all’interno di una serie di concerti organizzati da Charlotte Moorman e Nam June Paik. Partecipa in seguito al Gruppo 70 per la parte musicale.

Pubblica il libro “Musica senza contrappunto” nel ’69 e “Senza Titolo” nel ’71. Nel 1970 smette di comporre ed inizia una intensa attività di concerti, performances, conferenze che lo portano, fra l’altro, a Berlino, Londra, Parigi, Vienna, Milano, Venezia, Roma, New York.

La sua attività come artista visivo lo porta ad essere considerato oggi l’artista Fluxus italiano più importante in campo internazionale. Muore a Firenze nel maggio del 2007.

Nel 2010 la galleria, in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Chiari, dedica all’artista I sei scalini sono la musica. Giuseppe Chiari e la fotografia.


Galleria “Il Ponte”

via di Mezzo 42b – Firenze

tel. 055 240617

www.galleriailponte.com

info@galleriailponte.com


 

Pentachiari

chiari web

Giuseppe Chiari, Senza titolo, 1992, tecnica mista su carta intelata
Courtesy Collezione privata Firenze e Tornabuoni Arte

PENTACHIARI

 CINQUE GALLERIE D’ARTE CELEBRANO SIMULTANEAMENTE L’OPERA DI GIUSEPPE CHIARI

 

Galleria Santo Ficara, Firenze;

Galleria Frittelli, Firenze;

Galleria Armanda Gori, Prato;

Galleria Il Ponte, Firenze; 

Galleria Tornabuoni, Firenze

 

inaugurazione sabato 2 dicembre, 2017

 


Nell’ambito delle iniziative promosse in occasione del decennale della scomparsa di Giuseppe Chiari, sabato 2 dicembre 2017, dalle ore 11 alle 23, a Firenze e Prato, avrà luogo la mostra PentaChiari – cinque gallerie d’arte celebrano simultaneamente l’opera di Giuseppe Chiari, a cura di Bruno Corà.

Le Galleria promotrici dell’evento sono: Galleria Santo Ficara, Firenze; Galleria Frittelli, Firenze; Galleria Armanda Gori, Prato; Galleria Il Ponte, Firenze; Galleria Tornabuoni, Firenze. Continua a leggere

Luca Maria Patella alla Galleria Il Ponte a Firenze

seconda

Vaso fisiognomico di Battista Sforza, (1982) 2017, marmo giallo di Siena, 33,5×36 diam; e Vaso fisiognomico di Federico da Montefeltro (stessa data), marmo verde Gressoney tornito, cm 34×36 diam. 

NOETICHE 22x31:Layout 1

Cosmo di Montefolle, 1985-86, scatola ottica in legno e altri materiali, cm 46x46x36

prima

Installazione, Federico da Montefeltro, 2017, vaso fisiognomico in legno, smalti, 298x192x7 cm

terza

Cosmo di Montefolle, 1985-86, scatola ottica in legno e altri materiali, 46x46x36 cm

 

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LUCA MARIA PATELLA

NON OSO / OSO NON / essere

a cura di  Alberto Fiz

Galleria Il Ponte – Firenze

22 settembre – 10 novembre 2017

catalogo

Luca Maria Patella

NON OSO / OSO NON essere

testo di  Alberto Fiz

Intervista di Ilaria Bernardi

Edizione italiana / inglese

Gli Ori, Pistoia 2017

Il Ponte inaugura la nuova stagione espositiva con la mostra NON OSO / OSO NON essere ideata da Luca Maria Patella appositamente per gli spazi della galleria. Come afferma lo stesso artista: “Beh! più modestamente (mo’ destamente?) ritorno a Firenze, al Ponte (!) con alcune mie idee (fiorentine?! che implicano la dialettica profonda, fra INConscio & COSCienza)”. Continua a leggere

Giulio Turcato alla Galleria “IL PONTE” di Firenze

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GIULIO TURCATO

Inventare spazi

a cura di Walter Guadagnini 

Galleria Il Ponte – Firenze

13 gennaio – 14  aprile 2017

 

inaugurazione

13 gennaio, h 18:30

 pubblicazione catalogo

in collaborazione con Galleria Milano – Milano

 Giulio Turcato

Inventare spazi

testo di Walter Guadagnini

Edizione Gli Ori, Pistoia 2016

La Galleria Il Ponte, in collaborazione con Paola De Angelis e la Galleria Milano di Milano, è lieta di presentare una mostra dedicata a Giulio Turcato (Mantova, 1912 – Roma, 1995), pittore instancabile, considerato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo e dell’informale italiano. Tra i promotori dell’Art Club (1945) e di Forma I (1947), del Fronte Nuovo delle arti, del gruppo degli Otto (1950) e di Continuità (1960), Turcato nel corso della sua lunga e ricca carriera ha vantato numerosissime mostre nelle maggiori istituzioni e gallerie italiane e straniere. Continua a leggere

Marco Gastini alla Galleria “Il Ponte”, a Firenze

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quindici opere di

MARCO GASTINI

1969-1978

un decennio

 a cura di

Andrea Alibrandi

Alessio Marolda

 

Galleria Il Ponte – Firenze

16 settembre – 4 novembre 2016

La Galleria Il Ponte, per l’inizio della nuova stagione espositiva 2016/2017, presenta un importante nucleo di opere di Marco Gastini, realizzate fra il 1969 e il 1978. Un decennio fondamentale all’interno della lunga carriera dell’artista che, in un suo personale percorso, trova consonanze con la pittura di ricerca degli anni Settanta, la Pittura analitica, definita anche “pittura-pittura”, di cui è sicuramente una punta di diamante.

Le sue “figure” si riducono a punto e linea, proposte quali costanti di una pittura dove «l’attenzione stacca il gesto, l’azione distanzia lo sguardo indifferenziato, lo spazio oppone un altro spazio, a sua volta discontinuo…». I suoi segni, scarni, sensibili, sembrano inseguire le sedimentazioni di un gesto, le tracce di un pensiero pensato, ma non espresso. «Tracciare quei punti per me significa pensare a uno spazio, “vedere” uno spazio»… Continua a leggere