Marco Beconcini al Palazzo Ghibellino di Empoli


 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ritrovarlo dopo 50 anni, è stato fantastico. Tutti e due con il delirio degli anni addosso, ma rimasti uguali. Lui in più dipinge acquarelli, è un pittore. Ma è anche un filosofo di vita, e di luce e di spazio. La meraviglia salverà il mondo, e ci lega all’infinito, mi fa, socchiudendo gli occhi.

Questi acquarelli sono carte d’alchimia, il risultato d’incontri fra le trame mai uguali della carta Fabriano, i canali millesimali dove le acque intrise di colore vanno a cercare le loro strade. E dove si fermano e si lasciano morire nell’asciugarsi sul foglio.

C’è il mare, preso d’orizzonti senza la fine, appena illuminato da una vela lontana, o l’intrico dei tetti, roventati dal sole toscano.

E il cavaliere in cerca della sua dama, che si staglia verticale su orizzonti lontani.

Perchè questa tecnica, difficile a domarsi, più instabile di altre, più trasportabile all’aperto, come sapeva bene un Turner, che con la cassettina di colori girò il mondo intero.

Perchè quando lavoro non sono mai solo. C’è una presenza con me. Forse il Dio degli uomini, che mi assiste guidando il moto del caso, che è ha le sue leggi che ancora non conosciamo.

E la firma che metto alla fine è come una liberazione, che certifica un equilibrio raggiunto.

E c’è anche piazza dei Leoni, che è appena fuori l’antico Palazzo, vista in un controluce viola sul bianco dei marmi sulla Collegiata.

Paolo Pianigiani, settembre 2016


Gli acquerelli di Andrea Meini

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ritratto di una città, Empoli


Andrea Meini è nato a Firenze il 16/04/1966.
Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica e perfezionamento in Arti grafiche all’Istituto d’Arte di Porta Romana Firenze e la Laurea in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Firenze sez. Pittura.

Ha lo studio in vicolo della Gendarmeria, nel cuore antico di Empoli.

Continua a leggere

Il Pontormo a Empoli

 

300 Figura

Pontormo, Studio per un compianto sul Cristo, Firenze, Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi(n. 300 F)

Il Pontormo a Empoli

di Rosanna Caterina Proto Pisani

Da “Il Segno di Empoli”, n. 25, anno 1994

La redazione ringrazia la dott.ssa Proto Pisani per aver consentito la pubblicazione

L’esposizione, prevista per il mese di settembre nel Convento degli Agostiniani ad Empoli, è nata come omaggio da parte di Empoli verso il suo concittadino più celebre -ormai possiamo dirlo a voce alta – dopo la rivalutazione operata dalla critica del nostro secolo dei rappresentanti della ‘maniera’, nei quali si è saputo cogliere una sensibilità e un rapporto con l’arte che precorrono un atteggiamento moderno. Credo sia quindi importante sottolineare il rapporto di Jacopo con Empoli, anzi più specificamente con Pontorme, luogo natio dove il nostro pittore trascorse soltanto i primi anni di vita. Jacopo qui rimase fino ai tredici anni – a detta del Vasari: il tempo per assimilare le prime nozioni scolastiche e i rudimenti di grammatica latina. Ritornerà quindi, già promettente pittore, a dipingere uno stemma su una delle porte del castello e lascerà nella chiesa di San Michele i Santi che segnano dopo il superamento del classicismo, la svolta decisiva in senso manieristico avvenuta all’incirca in quegli anni. Siamo nel 1519 ed Jacopo terminerà la sua vita nel 1557: da allora non vi saranno più occasioni di ritorni ufficiali e professionali ad Empoli. Ciò nonostante il piccolo borgo ha segnato con il suo nome questo grandissimo artista che, conosciuto come il Pontormo, ha reso noto universalmente l’antichissimo ca­stello, divenuto ormai un sobborgo di Empoli. Continua a leggere

La giovinezza di Masolino

 

Masolino_Empoli

L’enigma della giovinezza di Masolino

di Ugo Procacci

 

da: Masolino a Empoli

Catalogo della Mostra

Chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani – Collegiata di S. Andrea

Empoli settembre 1987

 

Uno dei punti più problematici della vicenda di Masolino è la sua giovinezza, della quale, allo stato delle conoscenze attuali, si sa poco o quasi nulla.

Ad Ugo Procacci, colui che ha scoperto le sinopie e gli affreschi della Cappella di Sant’Elena ad Empoli e che ha trovato e pubblicato tanti documenti relativi ai pittori operosi a Firenze nel Quattrocento, è stata richiesta la Sua autorevole presenza in que­sta pubblicazione.

Ugo Procacci ha risposto con una lettera in cui invita la redazione del catalogo a ri­pubblicare alcune sue pagine particolarmente significative per tentare di risolvere il pro­blema della giovinezza di Masolino.

Il professor Procacci comunica inoltre nella stessa lettera la sua ipotesi di lavoro di un lungo soggiorno di Masolino in Ungheria durante la sua giovinezza. Tale soggiorno spiegherebbe la mancanza di documenti a Firenze relativi a questa fase della vita di Masolino. Continua a leggere

La presentazione degli atti del Convegno su Caravaggio

Caravaggesco_atti_01_web

Santagostino, Empoli – Sabato 11 Giugno 2016.

Prentazione degli Atti del Convegno

“Da Caravaggio, il San Giovanni Battista Costa e le sue copie”

svoltosi a Empoli nell’aprile del 2015

Riprese e foto di Alena Fialová


INDICE della pubblicazione, edita a cura di Walfredo Siemoni, per la Misericordia di Empoli.

Composizione e stampa: Nuova Ige Empoli

 

Nicole R. Myers: Caravaggio’s  St. John the Baptist in the Nelson-Atkins Museum of Art

Maria Cristina Terzaghi: Il San Giovanni Battista e i Caravaggio Costa. Novità e riflessioni

Angela Cerasuolo: La copia del San Giovanni Battista di Caravaggio del Museo di Capodimonte: studio tecnico ed intervento di restauro

Valfredo Siemoni: Giovanni Marchetti collezionista di Caravaggio

Cristina Gnoni Mavarelli: Il restauro del San Giovanni Battista della chiesa di Santo Stefano.

Conservazione e ricerca

Sandra Pucci: Note tecniche sul restauro di San Giovanni in preghiera. Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, Empoli

Anna Pelagotti (Art-Test): Sopra e sotto la pittura: i risultati delle indagini scientifiche

Roberta Lapucci: Spunti di lettura tecnica e iconografica sui San Giovanni Battista del Caravaggio

Marco Masseti: La “pelle” del Santo. Le specie zoologiche nell’iconografia tradizionale di San Giovanni Battista

Gianni Papi: Riflessioni sui dipinti di Caravaggio per Ottavio Costa, sulle copie e sulla nuova Giuditta di Giuseppe Vermiglio

Continua a leggere

Collegiata di Empoli: dov’erano le opere…

Invito Maggio Collegiata.jpg

 

L’ultimo incontro organizzato dall’Archivio storico di Empoli prima dell’estate sarà tenuto da Valdredo Siemoni

Argomento

Le opere d’arte sugli altari della Collegiata di Sant’Andrea.

Ricostruzione virtuale della loro collocazione originaria

 

Valfredo Siemoni, incrociando pubblicazioni con fonti documentarie conservate in vari fondi archivistici, riesce a ricomporre virtualmente la collocazione originaria delle opere d’arte – pitture e sculture – che nei secoli scorsi decoravano gli altari della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, ad eccezione di alcuni casi dubbiosi. Un contributo importante alla ricerca locale come pure alla valorizzazione di tali opere, fornendo il contesto storico originario, prima della loro musealizzazione.

Un ricordo di Busoni…

Vercelli3

Eduardo Vercelli Maffei con Carlo Zecchi

 

Ecco il ricordo di Antonioli di Carlo Zecchi che diresse il concerto nel 1961, ripreso anche dalla Rai in S. Agostino, a Empoli.

 

UN RICORDO DI BUSONI

Riporto un ricordo dell’amico Eugenio, nome italiano di Jean-Francois Antonioli, pianista e direttore d’orchestra di Losanna in visita al Centro Busoni di Empoli.

Un giorno Carlo Zecchi (Roma 1903-Salisburgo 1984), di cui Eugenio era assistente per une breve periodo nei corsi tenuti a Losanna nel 1980, raccontò che nel 1923 si volle recare a Berlino con una lettera di introduzione del professore Bajardi di Bologna per presentarsi a Busoni e chiedergli di poter prender lezioni da lui. Ferruccio gli disse che ciò era impossibile perché lui ormai si dedicava interamente alla composizione del Faust e non dava più lezioni di pianoforte ma solo di composizione; avrebbe potuto invece essere affidato al suo assistente e discepolo Egon Petri. Ma Zecchi si buttò ai suoi ginocchi e prese a stringere quelle sue portentose mani baciandole, supplicando: “Io son venuto per avere i suoi insegnamenti: ho affrontato venti ore di treno, voglio essere preparato solo da lei e da nessun altro! Sono italiano come Lei, farò tutto quello che mi verrà chiesto…”.

Busoni, fermo ma anche commosso per tale slancio, gli disse allora: “Ah si? Bene, si ripresenti da me fra tre giorni con le variazioni Goldberg di Bach”.

Zecchi si recò subito a comprare questo spartito che non conosceva e che a quel tempo non godeva ancora la fama che oggi ha, anche dopo le esecuzioni di Glenn Gould. Per tre giorni non fece altro che studiarle e suonarle giorno e notte, temendo di non essere capace di affrontare il capolavoro per intero.

Si presentò dunque trepidante il lunedì da Busoni, il quale per tre ore lo intrattenne sull’interpretazione solo del tema e delle prime due variazioni… Fu una lezione esaltante. Anche con sole tre ore di insegnamento di quel genio si rimaneva segnati per tutta la vita.

Chiese dunque a Busoni di poter rimanere presso di lui e che lo mettesse pure a fare qualsiasi cosa, pur di essergli utile; e così fu.

Zecchi ricordava quell’impresa forsennata di studio e se avesse immaginato che la prova che l’attendeva avrebbe riguardato solo i primi passaggi, si sarebbe potuto certo preparare meglio su quella sola parte. Ma ciò bastò a dare un nuovo indirizzo alla sua vita e alla sua interpretazione pianistica.

Poi Zecchi studiò la Kreisleriana di Schumann e, troppo spontaneo, chiese spudoratamente a Busoni di mettersi al pianoforte per fargli sentire come la concepiva; gli disse che siccome aveva un treno da prendere fra poche ore, avrebbero fatto prima invece di fermare la sua esecuzione per suggerimenti o per correggere, mutatis mutandis. Busoni da gran signore quale era sedette senza un commento, senza rimproverare il giovane che aveva osato formulare tale richiesta, si mise a suonare …Zecchi dice che ebbe l’impressione che l’opera 16 di Schumann fosse parte del repertorio del maestro; che forse non era fondata la voce secondo la quale Busoni fosse poco convinto all’opera di Schumann.

Busoni intervenne con premura presso un negozio di pianoforti a favore di Zecchi, chiedendo di lasciarlo studiare durante le ore di chiusura del locale. Quando Busoni lasciava Berlino per recarsi a Parigi, consentiva l’accesso ai suoi pianoforti da concerto Bechstein affinché questi allievi si potesse esercitare a lungo in tutta tranquillità. Metteva una condizione sine qua non: che studiasse solo Mozart. Gli disse: “Non essere stupido -quanto sono stato io- di dedicarti a Mozart troppo tardi”.

Zecchi promise di studiare questo repertorio allora piuttosto trascurato da lui fino a quel momento; ma non resistette alla tentazione di provare anche gli studi Paganini Liszt che erano allora al centro delle sue preoccupazioni. Quando Busoni fu di ritorno, fece un interrogatorio al giovane Zecchi.

Zecchi descriveva ad Antonioli la sala della musica del Maestro con i due gran coda con tale vivezza da renderla quasi tangibile al giovane ascoltatore, come fosse una esperienza anche da lui vissuta.

E quel racconto e quell’amore transitò in Eugenio, trasformando anche lui da allora in un appassionato busoniano.

Silvano Salvadori, (testimonianza raccolta il 5-5-16)


 

 

Osaka 1970, l'Expo. C'era anche un Masolino empolese…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel 1970 si svolse a Osaka la prima vera apertura dell’Oriente all’Europa. L’Expo. Lo visitarono in massima parte i giapponesi, me la presenza dei padiglioni dei principali paesi del mondo fu di eccezionale livello. L’Italia partecipò con un bellissimo progetto dello Studio Valle, realizzato in acciaio e vetro.

Un altro padiglione, progettato da Renzo Piano, illustrava i fasti delle industrie italiane. Continua a leggere

Osaka 1970, l’Expo. C’era anche un Masolino empolese…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel 1970 si svolse a Osaka la prima vera apertura dell’Oriente all’Europa. L’Expo. Lo visitarono in massima parte i giapponesi, me la presenza dei padiglioni dei principali paesi del mondo fu di eccezionale livello. L’Italia partecipò con un bellissimo progetto dello Studio Valle, realizzato in acciaio e vetro.

Un altro padiglione, progettato da Renzo Piano, illustrava i fasti delle industrie italiane. Continua a leggere