L’Arte è per tutti!

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21 Febbraio: Giornata Nazionale del Braille

Le Gallerie degli Uffizi presentano le attività dedicate ai non vedenti

 

La Giornata Nazionale del Braille, che si celebra il 21 febbraio, è stata istituita il 3 agosto 2007 grazie alla Legge 126/2007 ed è una solennità civile. Essa rappresenta un momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti.
La ricorrenza cade – volutamente – in coincidenza con la Giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica promossa dall’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura); l’alfabeto braille consente infatti ai ciechi di accedere al patrimonio culturale scritto dell’umanità. Continua a leggere

A volte le ritrovano…

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Agli Uffizi due opere recuperate del Museo di Castelvecchio

Arrivano e saranno visibili da martedì 24 gennaio prossimo nell’Aula Magliabechiana delle Gallerie degli Uffizi due dei  diciassette dipinti trafugati dal Museo di Castelvecchio nel novembre 2015 e rimpatriati dall’Ucraina lo scorso 22 dicembre. Si tratta di Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una Santa e Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, che saranno esposti nell’ambito delle mostra La tutela tricolore. I custodi dell’identità culturale.

Le opere trovano collocazione molto appropriata nell’esposizione degli Uffizi in quanto testimonianze del felice epilogo di un attacco grave subito dal nostro patrimonio, risolto grazie alle nostre forze di polizia e in particolare dei nostri Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. La sezione della mostra intitolata La globalizzazione del crimine è quella che accoglierà i due quadri per la vicenda della quale sono stati protagonisti, che li ha portati fuori dall’Italia verso una meta che non rientrava, fino a qualche anno fa, fra quelle più consuete per il mercato artistico clandestino. Gli interessi economici che ruotano intorno a questo settore si stanno evidentemente espandendo e richiedono armi sempre più sofisticate per essere efficacemente contrastati.

Il Fanciullo con disegno (conosciuto anche come Giovane con disegno di pupazzo) di Giovan Francesco Caroto, pittore veronese, allievo di Liberale da Verona, vissuto in Veneto fra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento è databile al 1523. Il pittore, trasferendosi a Mantova, aveva subito l’influenza di Andrea Mantegna al quale spetta la piccola Sacra Famiglia con una Santa considerata un’opera tarda del grande pittore padovano, che a Verona eseguì nel 1499 uno dei suo capolavori giovanili, il trittico dell’altare maggiore della basilica di San Zeno. Della composizione delle quattro figure, di grande energia e monumentalità, recenti analisi radiografiche hanno rivelato un disegno preparatorio a punta d’argento di straordinaria qualità, riferibile ufficialmente al maestro. La Vergine con gli occhi abbassati è molto in linea con la tipologia mantegnesca così come il Bambino robusto, che sta in piedi sulle sue ginocchia.

Si ricorda che la mostra, che avrà termine il 14 febbraio prossimo, è ad ingresso gratuito (con accesso dalla porta 2 del Cortile degli Uffizi) dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18.

Gli Uffizi e la Disabilità

Uffizi – Galleria Palatina – Galleria d’Arte Moderna – Giardino di Boboli

 

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Le Gallerie degli Uffizi hanno deciso di raddoppiare le attività in occasione della celebrazione della Giornata internazionale della disabilità, che si celebra il 3 dicembre in tutto il mondo, invitando per due giorni le persone con disabilità a partecipare alle attività per loro progettate.

Due giorni in cui sarà possibile sperimentare l’accessibilità dei due complessi museali e partecipare al nutrito programma di iniziative, appositamente pensate per visitatori alla ricerca di novità, ma che necessitano anche di un’attenzione dedicata. Continua a leggere

L’Annunciazione di Sandro Botticelli agli Uffizi

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La nuova sistemazione delle sale dedicate a Sandro Botticelli ci ha regalato la possibilità di ammirare, riunito ad altre opere del maestro fiorentino, anche questo bellissimo affresco, dipinto per un monastero che accoglieva malati, pellegrini e trovatelli, situato in via della Scala.

Fu staccato e portato negli immensi depositi degli Uffizi, per esser messo in seguito su una parete della chiesa di San Piero Scheraggio.

Nel 2006 fu portato nel museo parrocchiale di Empoli, a confronto con l’Annunciazione di Francesco Botticini, nell’ambito di una mostra trasversale che vide insieme capolavori fiorentini e del contado.

Così dell’affresco ne parlò Antonio Paolucci.

Sandro Botticelli

(Firenze 1445-1510)

Annunciazione (1481)

Affresco diviso in due parti; cm 243×260 (l’Angelo), cm 244×294 (la Madonna)

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. Depositi n. 201

da: “La Valle dei Tesori”

Capolavori allo specchio

a cura di Rosanna Caterina Protopisani

Edizioni Polistampa, 2006

In fondo alla fiorentina via della Scala, verso la Porta al Prato, dove la città antica diventava periferia e diradava in orti, depositi, stallatici e terreni vaghi, c’era un monastero di carità, un ospizio destinato ad accogliere malati, pellegrini, trovatelli. Oggi, al suo posto, ce un ufficio della Procura di Firenze che si occupa della giustizia minorile. Ebbene la povera gente che cinque secoli fa varcava il portone di quell’edificio chiedendo ospitalità in nome di Cristo, veniva accolta dalla pura bellezza. Meravigliosa pervasività, ubiquità e gratuità della bellezza nei tempi antichi!… Perché sotto il portico, per una lunghezza di oltre cinque metri e una altezza di più di tre, ad accogliere ammalati, ragazze madri e pellegrini c’era la Vergine Annunciata, capolavoro di Sandro Botticelli; un grande affresco databile, per evidenza di documenti, alla primavera del 1481. Continua a leggere

Il ritorno di Ardengo…

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Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze

Scoperte e massacri

 Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi

27 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

 

La donazione di un autoritratto di Ardengo Soffici, da parte degli eredi del grande artista ed intellettuale toscano, agli Uffizi (Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949, Firenze, Galleria degli Uffizi), ha stimolato l’idea di una mostra su questa figura di pittore, scrittore, polemista e critico d’arte, puntando l’attenzione in particolare sugli anni che lo videro assumere un ruolo di assoluto protagonista nell’aggiornamento della cultura figurativa italiana. E’ infatti da tempo riconosciuto che gli scritti di Soffici pubblicati tra il primo e il secondo decennio del Novecento e le iniziative culturali da lui sostenute e organizzate (come la Prima Mostra italiana dell’Impressionismo allestita a Firenze nel 1910) costituirono un momento decisivo per lo svecchiamento e il rinnovamento dell’arte in Italia.

 

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Raffaello a Mosca…

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Firenze, 12 settembre 2016

C O M U N I C A T O   M E D I A

La prima mostra di Raffaello in Russia

Si inaugura oggi al Museo Puškin di Mosca (e rimarrà visibile fino al prossimo 11 dicembre) la mostra “Raffaello. La poesia del Volto – Opere dalle Gallerie degli Uffizi e da altre collezioni italiane”, promossa dall’Ambasciata d’Italia a Mosca e evento inaugurale dell’accordo di collaborazione, firmato lo scorso 12 luglio, tra il Museo Puškin e le Gallerie degli Uffizi.

Attraverso un percorso di straordinaria qualità artistica, l’esposizione presenta per la prima volta al pubblico russo alcune tra le più significative opere di Raffaello, la cui personalità e le cui opere hanno un significato particolare per la cultura russa, come testimoniano le frequenti citazioni dell’artista tra i maggiori autori della sua letteratura, da Puškin a Dostoevskij e Tolstoj fino a scrittori e poeti di tempi più recenti.

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La Venere di Urbino torna a casa

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La Venere di Urbino di Tiziano torna per la 1a volta nelle Marche dopo quattro secoli.

A quasi cinque secoli dalla committenza di Guidobaldo II Della Rovere, per la prima volta la Venere di Urbino, dipinta da Tiziano nel 1538 e custodita oggi nelle Galleria degli Uffizi, tornerà nella città marchigiana.

Dal 6 settembre al 18 dicembre di quest’anno, il quadro più importante al mondo che ha nel titolo proprio la parola “Urbino”, sarà esposto a Palazzo Ducale di Urbino. Commissionato al maestro allo scadere del quarto decennio del Cinquecento dal duca Guidubaldo della Rovere, duca di Camerino e futuro signore di Urbino e del Montefeltro, la sensuale e misteriosa donna nuda fu vista da un ammirato Giorgio Vasari nella guardaroba dei duchi nel 1548 e, dopo un passaggio all’Imperiale di Pesaro dove il capolavoro risultava presente nell’inventario del 1624, giunse Firenze – insieme a centinaia di altre opere di inestimabile valore – con l’ultima discendente della dinastia della Rovere, Vittoria, che nel 1637 sposò Ferdinando II de’ Medici. Continua a leggere

Palazzo Pitti: Splendida Minima

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Fig. 1, Arte ellenistica Testa di regina lagide, forse Arsinoe II, III secolo a.C., calcedonio, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Antikensammlung

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Manifattura italiana, Alessandro Magno e Olimpiade, fine del XVII – prima metà del XVIII secolo. Manifattura italiana, Museo Archeologico di Firenze

 

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Splendida Minima. Piccole sculture preziose nelle collezioni medicee

Dalla Tribuna di Francesco I al tesoro granducale
Firenze, Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti
21 giugno – 2 novembre 2016

Come recita il suo titolo, questa mostra è dedicata ad una particolare classe di manufatti di grande valore artistico e raffinatezza, sebbene di ridotte dimensioni: piccole sculture a tutto tondo in pietre preziose, di epoca ellenistico romana, per secoli al centro dell’interesse collezionistico dei Medici e oggi in gran parte patrimonio del museo del Tesoro dei Granduchi delle Gallerie degli Uffizi.

L’esposizione “rivela – al pari di una lente metaforica – un universo di piccole magnificenze (…). Eppure, sfogliando il catalogo, non di rado l’occhio si arresta su un’immagine, che a prima vista sembra illustrare una scultura di dimensioni magnifiche, se non addirittura un colosso. Sono effetti ingannevoli: e perciò un ritratto imperiale che appare enorme – ma che in verità misura solo pochi centimetri – fa capire come il grandioso non debba essere necessariamente grande e come la monumentalità non sia sempre legata all’effettivo formato di un’opera”( Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi).

La mostra si apre illustrando con alcuni esempi le caratteristiche di questi piccoli formati scultorei di epoca classica, realizzati a tutto tondo da pietre preziose, e mettendo in risalto la loro stupefacente vicinanza, in termini iconografici e formali, con la grande plastica del periodo. E’ questo il caso del Ritratto di Augusto del Tesoro dei Granduchi messo a diretto confronto con una replica marmorea dello stesso tipo.
Il corpus complessivo delle preziose sculture antiche ad oggi noto è costituito da circa quattrocentottanta esemplari, un numero senz’altro errato per difetto e destinato quindi a crescere con il progredire degli studi. Nella prima sezione sono anche illustrate le funzioni di queste preziose sculture che, come dimostrano confronti iconografici testimoniati in mostra da un prezioso dittico eburneo del VI secolo d.C. o da un rilievo marmoreo degli inizi del III secolo d. C., erano utilizzate come complementi di attributi connessi con i ritratti legati al culto imperiale.

Una grande passione per questo genere di sculturine in pietre dure fu propria di Francesco I de’ Medici, che ne possedeva una nutrita collezione e si impegnava ad incrementarla commissionando la ricerca a Roma di marmi e pietre adatti alla creazione di busti. Teste antiche in pietre dure furono così assemblate su busti in alabastro orientale, scolpiti nelle botteghe di corte e impreziositi da panneggi e acconciature d’argento dorato. Questa collezione fu destinata da Francesco I all’arredo della Tribuna (descritto nell’inventario del 1589), uno scrigno delle meraviglie nel cuore degli Uffizi. Tra queste spiccano in particolar modo il Busto femminile con testa di cristallo di rocca di età imperiale, il Canopo egizio in calcedonio e il Busto di mora in onice e argento dorato dell’intagliatore milanese Giorgio Gaffuri. Le piccole sculturine preziose furono utilizzate anche per abbellire le mensole che reggevano il palchetto della Tribuna: del loro arredo si offrono in mostra due testimonianze esemplificative.

Nel corso del Seicento e del Settecento altri illustri esponenti della dinastia medicea raccolsero e coltivarono il gusto di raccogliere questi particolari oggetti. Tra questi si distinse il Cardinal Leopoldo, raffinato e colto collezionista, che acquistò pezzi d’eccezionale qualità, come la mano in calcedonio che fa da icona alla rassegna. Al merito di Cosimo III si deve in seguito l’inserimento delle opere dello zio Leopoldo nell’arredo sempre più sfarzoso della Tribuna, che ci viene testimoniato al suo acme dai puntuali disegni dell’atlante della Galleria diretto da Benedetto Vincenzo De Greyss. Dalla testimonianza di questo preziosissimo documento nell’ultima sezione della mostra si è tentata la ricostruzione a grandezza naturale dell’allestimento tardo settecentesco di uno dei palchetti della Tribuna degli Uffizi. La scenografica riproduzione del disegno della parete con la statua di Apollo fa da sfondo a quasi tutte le opere distribuite sullo scaffale: le poche mancanze sono dovute a pezzi perduti o di cui non è stato possibile ottenere il prestito in mostra. Si tratta del primo tentativo di ricostruire questo aspetto fondamentale della decorazione della Tribuna, che mette in luce come, ancora nel Settecento, la disposizione delle statue sulla mensola fosse incentrata su sottili rapporti tra le dimensioni e le cromie degli oggetti. La riproposizione dà corpo ai rimandi e alle relazioni che si creavano tra le opere a tutto tondo disposte sulle pareti della Wunderkammer: si recupera così un brano significativo per la ricomposizione di quella ‘musica visiva’ che aveva fatto della Tribuna – e degli oggetti in essa contenuti – l’espressione di un’architettura mentale e di una raffinata quanto complessa veste di rapporti iconografici e simbolici che si va progressivamente svelando.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli e Fabrizio Paolucci, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

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