Giorgio Butini, scultore

CORPUS

Giorgio Butini ha un “grido” nella sua formazione, un richiamo che lo rende attento ad ogni sensazione, ma di più lo porta nella capacità di saper dialogare con il corpo nella stessa pienezza mostrata nel saper cogliere la mitologia espressiva di una riviviscenza sensitiva. Butini è un artista completo, sceglie la scultura come formazione seguendo studi accademici, ac­quisisce la giusta preparazione frequentando gli studi di importanti scultori, apprende e ricerca un’elaborata tendenza tecnica ed ha una “curiosa pre­disposizione” a prevedere forme e spazi a cui dare una sensibile metamorfosi. E’ un artista che sa dominare la materia, senza perdersi in vincoli di stile o di tendenze, ma scegliendo il suo sentire come guida e lasciandosi accompagnare nei caratteri più sublimi della storia dell’arte. Non è un caso che nelle sue opere sia forte il sentimento michelangiolesco, ma è anche vero, se si osservano i suoi schizzi preparatori, che si avverte l’influenza di William Blake, fino ai tratti sinuosi di un Canova, ma anche la fluidità pittorica di un Boldini.

Giorgio Butini è uno scultore dove l’esperienza lo ha portato a dimostrare un carattere e ad operare una scelta fuori dal coro, senza mai dimenticare il suo tempo; infatti, anche prediligendo la scultura come mezzo espressivo, si sa disporre in altre dimensioni artistiche, come la pittura murale, il design, ma di più quella piccola tecnica sculturea preziosa che possiamo definire il “gioiello” e in questo caso, è forte l’influenza di una tradizione fiorentina nell’idea “artigianale-artistica” di Benvenuto Cellini, ma anche tutta la dimostrazione pittorica della così detta “maniera”. Butini si immerge nell’antichità e da questa sceglie quei momenti espressivi che gli possono dare un’apparente assenza di peso, perché in tutte le sue sculture riesce a modulare l’essenza stessa della materia, sia quando progetta monumenti o sculture di una determinata misura, che quando predilige piccoli segni che si trasformano in preziosi cammei. Infatti sono numerosi gli studi preparatori e tante le prove che, con maestria e conoscenza, si vanno a realizzare, ma tutte lasciando aperta questa possibile pulsione alla soggettività emotiva.

Lo scultore Butini sa dove andare a “prelevare” caratteri e linee formanti per le sue creazioni. Nelle sue opere, dove gli si richiede un’attenzione più drammatica, si avvale di tutta l’espressività ne­cessaria, come abbiamo detto è evidentissimo il richiamo al corpus espressivo di Michelangelo, ma anche l’eleganza decorativa di Georges Minne, esponente dell’Art Nouveau e contemporaneamente anche tratti indefiniti di Medardo Rosso o di Auguste Rodin. Mentre, se lo si invita ad accogliere espressioni più formali e con un carattere più allegorico-spirituale, l’artista sa prelevare dalla storia forme e simbologie più metafisiche e sensitive, di gusto orientale per trasformarle in un apparato mediatico fatto di riferimenti naturali o chiaramente iconografici. In ogni opera com­missionata o scelta, l’artista lascia intravedere il suo carattere formativo, come una vera metamorfosi di conoscenze, quasi l’emblema debitorio verso la cultura greca per poi orientare il tutto nell’energia della psiche: le figure, i corpi che compone plasticamente sono forme teriomorfe a cui l’artista ha dato vita umana, creature viventi, riconoscibili, ma che lasciano immettere la “malinconia” dal gusto “gotico”. Presenze aereo-plastiche che si “dimenano” tra fluidi gassosi o acquatici, per proliferare in suggestive raffigurazioni mitico simboliche.

Giorgio Butini è un artista conosciuto e molte delle sue sculture e opere sono state realizzate e installate in ambienti privati e pubblici in Italia e all’estero; basta citare l’imponente Cristo della nuova chiesa di Calenzano alle porte di Firenze, correlato dalle 14 stazione della “Via Crucis”, o l’opera marmorea alla memoria del ciclista Franco Ballerini installato a Firenze, fino al ciclo polimaterico esposto all’International Art Biennale in Cina e ai numerosi arredi “pittorici” realizzati per collezioni private e pubbliche. E molti altri sono gli eventi dove l’opera dell’artista si rende evidente e sa catturare la giusta espressività contemplativa.

Il carattere, la personalità di Giorgio Butini, non lascia al giudizio critico l’opzione di catalogare la sua libertà espressiva, l’artista si sente libero di scegliere ogni manipolazione artistica e di dare ogni giustificazione personale, perché Butini interpreta i significati attraverso i particolari della “bellezza” materica, da cui trae i giusti “segni” a cui dare vita. Nell’occasione dell’anno Leonardesco, Giorgio Butini è al lavoro, progetta e compie una vera esperienza emblematica, propone un monumento sim­bolico dove i caratteri e le espressioni, ma di più i segni della fratellanza e dell’uguaglianza, si intrecciano tra loro, diventando un ponte allegorico, dove lo spazio naturale ridiventa essenziale per dimostrare un punto di vista, una presa di posizione. Il suo monumento, fatto di corpi, volti, sguardi si intrecciano in un arco teso come un caleidoscopico arcobaleno: una “porta” esistenziale che diventa un ponte che collega ogni differenza e ogni sponda, per unire disuguaglianze e esteriorità espressive. Il grande “Arco umano” assume tutti i caratteri tratti dall’artista dalle espressività ar­tistiche, dal materiale fisiognomico o dalla drammaticità emotiva di situa­zioni o di allegoriche raffigurazioni.

Butini, in questa grande opera bronzea, individua la continuità della storia umana e sceglie di collegare l’umana differenza proprio attraverso la con­nessione formale, fino a trasformarla in una fusione carnale, dove il carattere esplicativo e gestuale di stati d’animo, diventano concetto, rivivendo una naturale spiritualità esistenziale. Un’ opera che ha un carattere itinerante, nella misura in cui si predispone per essere destinata a luoghi dove il mes­saggio e la scelta di appartenenza diventa metodo di riflessione contro le distorsioni delle digradazioni.

Tutta l’opera scultorea di Giorgio Butini ha lo slancio di un’affermazione e questa scultura ne è la metafora al punto di incarnarle tutte, comprese le caratteristiche espressive che l’artista ha ricercato e sviluppato negli anni. Un progetto che ha nell’intento dell’artista la “remissione dei peccati” al punto di dar vita all’omogeneità dell’esistenza, dove la ricerca, la conoscenza e il dialogo formano l’eterna “bellezza”.

Massimo Innocenti

Annunci

L’Annunciazione di Bernardo Rossellino a Empoli

Da: The Sculpture of Bernardo Rossellino and his Workshop

Anne Markham Schulz

L’Annunciazione nel Museo della Collegiata, Empoli

Princeton University Press, New Jersey, 1977

Traduzione Paolo Pianigiani – Andreina Mancini

Rivista dall’Autrice

Le statue della Vergine Annunziata e dell’Arcangelo Gabriele (fig. 33) furono commissionate dalla compagnia della SS. Annunziata per l’altare del loro oratorio nella chiesa eremitana di S. Stefano a Empoli. Il contratto fu assegnato a Bernardo il 2 agosto 1447. Venne fissato un termine di quattro mesi per l’esecuzione delle due statue, ognuna della dimensione di due terzi della grandezza naturale. Le figure furono approvate dal Ghiberti, ma nel 1458 la compagnia era ancora in debito con Bernardo.

Continua a leggere

I nuovi acquisti alla Galleria dell’Accademia a Firenze

Questo slideshow richiede JavaScript.


La Galleria dell’Accademia di Firenze

presenta importanti acquisizioni alle sue collezioni

23 ottobre 2017 

La Galleria dell’Accademia di Firenze presenta alla stampa le recentissime, importanti acquisizioni di opere: quattro dipinti e una scultura, che vengono ad incrementare le collezioni del museo.

“Sono acquisizioni di grande valore – afferma il Direttore del museo Cecilie Hollberg – che attestano l’impegno di un grande museo autonomo come il nostro anche nel campo della ricerca, nell’arricchimento e valorizzazione delle proprie collezioni”. Continua a leggere

In ordine sparso, a Firenze: Helidon Xhixha

 

Fig. 2b

Fig. 2b Infinito 2017 acciaio lucidato a specchio 1200 × 400 × 200 cm 472 × 157 × 78.7 in Palazzo Pitti, Piazza Pitti, Firenze

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Helidon Xhixha

In ordine sparso

Giardino di Boboli, Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi

Piazza San Firenze

27 giugno – 29 ottobre 2017

Una nuova esposizione di sculture monumentali del celebre scultore Helidon Xhixha aprirà al Giardino di Boboli a Firenze il 27 Giugno 2017.

Xhixha, che oggi vive e lavora tra Milano e Dubai, è nato in Albania ed è figlio d’arte. Proprio grazie al padre, già in giovane età scopre la propria vocazione alla scultura, che diventa nel tempo monumentale e impegnata su temi  sociali ed esistenziali, e che riscuote grande successo: le sue iconiche strutture  in acciaio inossidabile oggi compaiono in collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Continua a leggere

Il ritorno del Crocifisso dei Sangallo restaurato

Questo slideshow richiede JavaScript.


Restaurato il grande Crocifisso ligneo dei Sangallo

(Antonio o Francesco, inizi XVI sec.) di proprietà

dell’Accademia delle Arti del Disegno

Il restauro è stato realizzato grazie al mecenatismo

della Fondazione non profit Friends of Florence

Firenze – Oggi, giovedì 8 giugno 2017, nella Sala conferenze dei Padri Serviti alla Basilica della Santissima Annunziata, in via Cesare Battisti, 6, è stato presentato alla stampa il restauro del grande Crocifissoligneo policromodei Sangallo (Antonio o Francesco, inizi XVI secolo) di proprietà dell’antica Accademia delle Arti del Disegno, fondata nel 1563 da Cosimo I de’ Medici e Giorgio Vasari nel nome di Michelangelo. Continua a leggere

Giorgio Bonsanti: il Crocifisso del Sangallo

Questo slideshow richiede JavaScript.

Giorgio Bonsanti

 Il Crocifisso del Sangallo

Scheda storico-artistica

 L’Associazione non-profit Friends of Florence in occasione dei Saloni biennali del restauro che si tengono a Firenze bandisce un premio per il miglior progetto di restauro, da contenersi entro una somma prestabilita. Il premio consiste nel finanziamento del progetto stesso ai fini della sua realizzazione. Nell’edizione dell’autunno 2014 il premio fu vinto dal progetto presentato dalla restauratrice piemontese Francesca Spagnoli, diplomata all’Opificio delle Pietre Dure. Il progetto prevedeva il restauro di un Crocifisso ligneo grande al vero (c.ca 165 x 160 cm.) che si trova nella piccola anticamera della cosiddetta “Cappella dei Pittori” nel Convento della SS. Annunziata a Firenze. Continua a leggere

Il Vaso Medici di nuovo agli Uffizi

Questo slideshow richiede JavaScript.

Si presenta oggi – 22 maggio – agli Uffizi, il restauro del monumentale cratere marmoreo neoattico, appartenente alla collezione di antichità della romana Villa Medici in Roma. Giunto in Galleria nel 1780, è uno fra i più grandi e rari esemplari sopravvissuti, come il vaso Borghese, appartenente a questa tipologia di raffinatissimi arredi creati nell’Atene neottica (seconda metà del I sec. a.C.) e prodotti per abbellire i giardini delle ricche residenze romane. Alto 1,73, compreso il piedi di appoggio, per un diametro di 1,35, presenta una forma a campana sulla cui superficie corre uno stupefacente fregio, accompagnato da decori riproducenti foglie di acanto e baccellature, dove si narra – probabilmente – il convegno degli ateniesi a Delfi prima della guerra di Troia; all’episodio principale si accompagnano la modellatura delle teste di due satiri e di una presunta Ifigenia accucciata vicino alla statua di Artemide. Il vaso, che fu uno degli orgogli archeologici medicei è stato ampiamente riprodotto in stampe e copie realizzate in altri materiali. Continua a leggere

La Fabbrica della Bellezza al Bargello, l’intervista al direttore Paola D’Agostino

Fig. 10

Fig. 10 Niccolo Tribolo (1497-1558) Crepuscolo 1534-1537 circa terracotta; h. cm 55 Firenze, Museo Nazionale del Bargello

 


“L’unicità del Museo di Doccia, del suo patrimonio artistico, e della Manifattura ci hanno spinto ad organizzare una mostra diversa. Questa mostra è frutto non soltanto di una stretta collaborazione tra i curatori e gli storici dell’arte che vi hanno contribuito in un serrato confronto culturale e politico, ma anche di una fitta rete di partecipazione di istituzioni italiane e straniere. Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine agli Enti che l’hanno generosamente finanziata, rendendo possibile una mostra diversa, ai musei e ai collezionisti che hanno concesso prestiti così singolari, e ai curatori e agli autori dei saggi che hanno lavorato a titolo gratuito, per contenere i costi della mostra e renderla il più possibile accessibile al pubblico. L’auspicio è che La Fabbrica della Bellezza rappresenti un primo modello di collaborazione tra pubblico e privato, e che contribuisca alla rinascita del Museo e al rilancio della Manifattura Ginori”.

Paola D’Agostino