Le mostre agli Uffizi nel 2018

 

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UFFIZI, PITTI, BOBOLI: IL CARTELLONE DELLE MOSTRE 2018

Vasto programma di esposizioni dall’arte romana al contemporaneo.

 

Pontormo a Palazzo Pitti, Leonardo agli Uffizi

16 grandi mostre a Firenze più 5 in “trasferta”, dalla Toscana all’America

 

Dopo il grande successo di pubblico e di critica delle mostre dell’anno scorso, che ha visto l’introduzione del principio della destagionalizzazione e del decentramento – con grandi iniziative anche di inverno e a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli – le Gallerie degli Uffizi annunciano il ricchissimo e variegato programma espositivo per l’anno 2018. Le mostre si aggiungono a quelle già inaugurate nelle ultime settimane (Roberto Capucci. Disegni per il teatro, Andito degli Angiolini, Palazzo Pitti, 9 gennaio – 14 febbraio 2018; e in corso, Omaggio a Carlo Levi, a cura di Claudio di Benedetto, Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, 27 gennaio – 21 aprile 2018; Il Settecento. Una selezione, a cura di Alessandra Griffo, Sala delle Nicchie, Palazzo Pitti, 7 febbraio – 15 aprile 2018; Spagna e Italia in dialogo. Culture a confronto nell’Europa del Cinquecento, a cura di Marzia Faietti, Corinna T. Gallori e Tommaso Mozzati, Aula Magliabechiana, Uffizi, 27 febbraio – 27 maggio 2018).

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Tracce a Pitti

 

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TRACCE

DIALOGHI AD ARTE NEL MUSEO DELLA MODA E DEL COSTUME

LUNEDI’ 18 DICEMBRE 2017

 Sala del Fiorino di Palazzo Pitti, Firenze, ore 11.30

 

PRESENTAZIONE DEL NUOVO ALLESTIMENTO DEL MUSEO DELLA MODA E DEL COSTUME E DEL NUOVO DEPOSITO costruito con i fondi frutto della collaborazione fra le Gallerie degli Uffizi, il Centro Fiorentino per la Moda Italiana, Pitti Immagine e Pitti Discovery.

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Mengs a Palazzo Pitti: i nipoti del Re

Fig. 13

Anton Raphael Mengs (Ústí nad Labem 1728 – Roma 1779) Autoritratto con cartella da disegno e stilo, 1773 Olio su tavola Firenze, Galleria degli Uffizi

I Nipoti del Re di Spagna

Anton Raphael Mengs a Palazzo Pitti

Sala delle Nicchie, Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi, Firenze

19 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Ad appena venti giorni dall’apertura della mostra agli Uffizi dedicata all’acquisto dei due bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi, le Gallerie degli Uffizi aprono un’altra esposizione per presentare al pubblico un’altro prestigioso acquisto effettuato nel 2016: il dipinto di Anton Raphael Mengs (Aussig, 1728 – Roma, 1779) raffigurante Ferdinando e Maria Anna, due dei figli di Pietro Leopoldo di Lorena arciduca d’Austria e di Toscana e di Maria Luisa di Borbone, vestiti in abito contemporaneo e colti in un interno di Palazzo Pitti. Continua a leggere

I Piatti d’argento del Granduca

Fig. 1
1680
Allegoria del dominio della Toscana sul mare
calco in gesso
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi

Argentiere fiammingo attivo a Genova
Bacile e mesciroba
1619
Oxford, Ashmolean Museum, University of Oxford

Fig. 4
Trionfo di Cosimo I
1682
Chatsworth, The Trustees of the Chatsworth Settlement

Fig. 7
1696
Cosimo I istituisce l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano
calco in gesso
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi

Fig. 26
Il ‘Genio’ di Casa Medici
1701
calco in gesso
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi

Omaggio al Granduca

Memorie dei piatti d’argento per la festa di san Giovanni

Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Firenze

24 giugno – 24 settembre 2017

Con questa mostra le Gallerie degli Uffizi hanno voluto mettere in luce un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento, che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno, e dalle relazioni diplomatiche di Casa Medici che estendeva la sua influenza sull’ambiente curiale romano. Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento, eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo. Continua a leggere

Arazzi a Pitti

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Tre arazzi per il futuro museo
Firenze, Palazzo Pitti, Sala Bianca
25 aprile – 21 maggio 2017

Creazioni della manifattura medicea, di quella fiamminga di Bruxelles e di quella francese dei Gobelins, i tre arazzi esposti in mostra in Sala Bianca sono stati così selezionati in rappresentanza dei tre nuclei portanti della collezione fiorentina di arazzi appartenente alle Gallerie degli Uffizi, che conta novecentocinquanta esemplari.

In attesa dell’apertura del museo dedicato a questa collezione, la mostra costituisce un richiamo a un articolato e ampio patrimonio di opere che sapeva unire alla monumentalità decorativa il pregio di una tecnica tanto preziosa quanto fragile.

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Fashion in Florence

L’ Archivio Foto Locchi a Pitti

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Il 9 gennaio 2017, a Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, inaugura la mostra dal titolo Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi: 100 rarissimi scatti dagli anni ’30 ai ’70 del Novecento raccontano la storia della moda a Firenze attraverso l’obiettivo dei fotografi della ‘bottega’ Foto Locchi.

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Archivio Storico Foto Locchi (un patrimonio culturale di valore inestimabile tutelato dal MIBACT che conta oltre cinque milioni di immagini), il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt, il Centro di Firenze per la Moda Italiana – grazie al quale la mostra sarà inaugurata con un evento durante la 91a edizione di Pitti Immagine Uomo – e la casa editrice Gruppo Editoriale, con l’intento di valorizzare l’importante archivio fotografico e rendere omaggio al legame storico tra la città e la moda.

Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi: “Oggi, mentre l’inevitabile astrazione dagli oggetti e spazi concreti nel mondo virtuale conduce a una ricerca senza precedenti di capolavori autentici e posti unici, Firenze ha l’opportunità di rivitalizzare il suo ruolo identitario come fulcro dell’industria tessile e dell’abbigliamento, che fondamentalmente risale al Rinascimento”.

Andrea Cavicchi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana: L’Archivio storico Foto Locchi è la testimonianza più autentica della nascita e dell’affermazione del made in Italy nel mondo. Senza questo patrimonio documentale la città di Firenze sarebbe più povera. E con essa anche l’istituzione che presiedo, il Centro di Firenze per la Moda Italiana, voluto da lungimiranti amministratori pubblici che capirono – già nel 1954 – quanto importanti e vitali potessero essere il tessile-abbigliamento, la pelletteria e la creatività delle nostre produzioni artigianali in termini di lavoro, fatturato e occupazione”.

Erika Ghilardi, Archivio Foto Locchi: “Questa mostra monografica, la prima dell’Archivio storico Foto Locchi, nelle sale dell’antica reggia di Palazzo Pitti, e la sua inaugurazione nell’ambito del 91° Pitti Uomo, è motivo di grande orgoglio e sincera emozione per me e per la mia famiglia.  La sezione relativa alla moda è uno tra i temi più presenti e importanti nell’Archivio, patrimonio culturale e visivo comprendente oltre cinque milioni di immagini che raccontano la storia di Firenze dell’ultimo secolo”.

LE TRE SEZIONI DELLA MOSTRA

Le botteghe artigiane: quell’insieme di botteghe dedite all’alto artigianato dal Medioevo, che nel Novecento ha favorito la nascita di alcuni tra i più famosi brand dell’alta moda italiana nel mondo. Già intorno agli anni Venti, il mito dell’artigianato fiorentino era arrivato negli Stati Uniti: le ricche ereditiere americane puntavano a Firenze per fare incetta di lingerie ricamata, argenteria, cuoio lavorato in modo eccellente e cappelli di paglia. Emblematica in tal senso, la scelta di Salvatore Ferragamo che, dopo 13 anni di successi in America, decise di stabilirsi a Firenze, oltre che per la sua bellezza, anche per attingere a quel pozzo di specialità artigiane che da sole potevano consentirgli di raggiungere i suoi obiettivi d’eccellenza.

La moda a Firenze: dai primi eventi dopo la seconda guerra mondiale fino alle leggendarie sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1952-1982), le origini della moda moderna a Firenze si devono al coraggio di un uomo gentile quanto severo, profondo conoscitore del mercato americano, ovvero a Giovanni Battista Giorgini che a New York si era fatto un nome di tutto rispetto come buyer capace di trasformare i sogni in realtà. Se lui è stato il padre della moda italiana, Firenze in quegli anni fu la culla della bellezza e dello charme, di uno stile nuovo che emanava dall’entourage fiorentino e internazionale formatosi intorno al neonato sistema moda, come raccontano le foto di quei giorni scattate dai reporter della Foto Locchi non solo ai défilé in Sala Bianca, ma anche nei palazzi privati e nei giardini storici dove si susseguivano serate di gala, feste e rendez-vous esclusivi.

I personaggi della moda: le maison fiorentine che hanno dato origine alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci raccontate attraverso i loro fondatori e i personaggi che le hanno rese celebri nel mondo. I deus ex machina delle grandi sartorie italiane che la Sala Bianca ha visto sfilare come Roberto Capucci, Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana e Simonetta Colonna di Cesarò. Personaggi che non hanno avuto timore di mettersi in gioco in prima persona a fianco di Giovanni Battista Giorgini e che da Firenze hanno fatto la rivoluzione del moderno costume italiano. Ma anche special guest in volo da Parigi come Christian Dior e Elsa Schiaparelli, volti dell’aristocrazia internazionale tra cui spicca il duca di Windsor e osannate star di Hollywood, da Audrey Hepburn a Paulette Goddard, e la divina Callas.

La consultazione dell’immenso Archivio e delle agende annuali, redatte giorno per giorno dai fotoreporter della bottega Foto Locchi, porta a continue nuove scoperte. Un esempio fra tutti, emerso durante le ricerche condotte per questa mostra, è l’annotazione in data 6 giugno 1948 dove è indicato che quella sera alla Sala Bianca si svolse una “Serata di Gala con presentazione di modelli (rullini 568 e 569 del 1948)”. Un evento “precursore” dunque delle note sfilate tenute regolarmente a Palazzo Pitti dal 22 luglio 1952.

A corredo della mostra è stata realizzata una monografia edita da Gruppo Editoriale in cui sono racchiusi i 100 rari scatti esposti in mostra e arricchita da testi inediti a cura di Caterina Chiarelli, Eva Desiderio e Stefania Ricci, oltre ad un’introduzione di Eike D. Schmidt, Andrea Cavicchi e Erika Ghilardi.

La mostra è realizzata con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Publiacqua, Toscana Aeroporti, e con il sostegno di Dr. Vranjes, Edra, Caffè Gilli dal 1733 Firenze.

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, Piazza de’ Pitti 1, 50125 Firenze

Dal 10 gennaio al 5 marzo 2017

Da martedì a domenica, ore  8.45-18.50


  

L’ARCHIVIO FOTO LOCCHI

L’Archivio Storico Foto Locchi è tutelato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il suo alto valore artistico e documentaristico, poiché raccoglie oltre cinque milioni di immagini sulla storia di Firenze e della Toscana dagli anni Trenta ad oggi, conservate sotto forma di negativi originali. Immagini dal mondo della moda, sport, spettacolo, dei grandi fatti di cronaca poi diventati storia, ma anche frammenti che raccontano consuetudini e quotidianità di ieri e di oggi. Le fotografie in bianco e nero dell’Archivio Storico Foto Locchi testimoniano atmosfere ed emozioni dell’attimo, in un susseguirsi straordinario di eventi, suggestioni e visitatori celebri provenienti da tutto il mondo. L’archivio nasce in seno all’attività dell’ antica bottega fotografica Foto Locchi di cui Tullio Locchi e Silvano Corcos sono stati il fondatore e l’anima; poi negli anni la bottega è divenuta fiorente azienda con oltre 30 dipendenti, al cui obiettivo non sfuggiva nessun avvenimento cittadino degno di essere documentato. Negli anni precedenti l’avvento della televisione le tre grandi vetrine in piazza della Repubblica ebbero il ruolo di vera e propria foto-cronaca dell’epoca. Oggi Erika Ghilardi, discendente diretta della famiglia, cura e gestisce quello che può essere considerato un vero e proprio patrimonio dell’umanità.

http://www.fotolocchi.it

Tempo Reale e tempo della realtà

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Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo

Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, Firenze

Dal 13 settembre 2016 all’ 8 gennaio 2017

La mostra Tempo Reale e tempo della realtà è nata dal desiderio di richiamare per la prima volta l’attenzione del pubblico sull’importante collezione di orologi conservata nei prestigiosi ambienti di Palazzo Pitti, attraverso una significativa scelta di tali oggetti d’arte (circa sessanta orologi selezionati da un patrimonio totale di oltre 200 esemplari, la maggior parte storicamente legati al Palazzo oppure acquisiti in seguito a donazioni per le collezioni museali), selezionati in base alla forma e destinazione d’uso ed ambientati in una suggestiva scenografia di arredi e dipinti coevi.

La monumentale figura marmorea di Kronos di Gherardo Silvani ci accoglierà per l’occasione nel cortile del Palazzo, per indicarci  il percorso espositivo – allestito in alcune sale dell’Appartamento della Duchessa d’Aosta – alla scoperta delle molteplici forme che il tempo assunse nelle varie epoche in cui la Reggia fiorentina fu residenza di tre diverse dinastie: medicea, lorenese e sabauda.

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Palazzo Pitti: Splendida Minima

fig. 101

Fig. 1, Arte ellenistica Testa di regina lagide, forse Arsinoe II, III secolo a.C., calcedonio, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Antikensammlung

Fig. 7_ridotta1

Manifattura italiana, Alessandro Magno e Olimpiade, fine del XVII – prima metà del XVIII secolo. Manifattura italiana, Museo Archeologico di Firenze

 

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Splendida Minima. Piccole sculture preziose nelle collezioni medicee

Dalla Tribuna di Francesco I al tesoro granducale
Firenze, Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti
21 giugno – 2 novembre 2016

Come recita il suo titolo, questa mostra è dedicata ad una particolare classe di manufatti di grande valore artistico e raffinatezza, sebbene di ridotte dimensioni: piccole sculture a tutto tondo in pietre preziose, di epoca ellenistico romana, per secoli al centro dell’interesse collezionistico dei Medici e oggi in gran parte patrimonio del museo del Tesoro dei Granduchi delle Gallerie degli Uffizi.

L’esposizione “rivela – al pari di una lente metaforica – un universo di piccole magnificenze (…). Eppure, sfogliando il catalogo, non di rado l’occhio si arresta su un’immagine, che a prima vista sembra illustrare una scultura di dimensioni magnifiche, se non addirittura un colosso. Sono effetti ingannevoli: e perciò un ritratto imperiale che appare enorme – ma che in verità misura solo pochi centimetri – fa capire come il grandioso non debba essere necessariamente grande e come la monumentalità non sia sempre legata all’effettivo formato di un’opera”( Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi).

La mostra si apre illustrando con alcuni esempi le caratteristiche di questi piccoli formati scultorei di epoca classica, realizzati a tutto tondo da pietre preziose, e mettendo in risalto la loro stupefacente vicinanza, in termini iconografici e formali, con la grande plastica del periodo. E’ questo il caso del Ritratto di Augusto del Tesoro dei Granduchi messo a diretto confronto con una replica marmorea dello stesso tipo.
Il corpus complessivo delle preziose sculture antiche ad oggi noto è costituito da circa quattrocentottanta esemplari, un numero senz’altro errato per difetto e destinato quindi a crescere con il progredire degli studi. Nella prima sezione sono anche illustrate le funzioni di queste preziose sculture che, come dimostrano confronti iconografici testimoniati in mostra da un prezioso dittico eburneo del VI secolo d.C. o da un rilievo marmoreo degli inizi del III secolo d. C., erano utilizzate come complementi di attributi connessi con i ritratti legati al culto imperiale.

Una grande passione per questo genere di sculturine in pietre dure fu propria di Francesco I de’ Medici, che ne possedeva una nutrita collezione e si impegnava ad incrementarla commissionando la ricerca a Roma di marmi e pietre adatti alla creazione di busti. Teste antiche in pietre dure furono così assemblate su busti in alabastro orientale, scolpiti nelle botteghe di corte e impreziositi da panneggi e acconciature d’argento dorato. Questa collezione fu destinata da Francesco I all’arredo della Tribuna (descritto nell’inventario del 1589), uno scrigno delle meraviglie nel cuore degli Uffizi. Tra queste spiccano in particolar modo il Busto femminile con testa di cristallo di rocca di età imperiale, il Canopo egizio in calcedonio e il Busto di mora in onice e argento dorato dell’intagliatore milanese Giorgio Gaffuri. Le piccole sculturine preziose furono utilizzate anche per abbellire le mensole che reggevano il palchetto della Tribuna: del loro arredo si offrono in mostra due testimonianze esemplificative.

Nel corso del Seicento e del Settecento altri illustri esponenti della dinastia medicea raccolsero e coltivarono il gusto di raccogliere questi particolari oggetti. Tra questi si distinse il Cardinal Leopoldo, raffinato e colto collezionista, che acquistò pezzi d’eccezionale qualità, come la mano in calcedonio che fa da icona alla rassegna. Al merito di Cosimo III si deve in seguito l’inserimento delle opere dello zio Leopoldo nell’arredo sempre più sfarzoso della Tribuna, che ci viene testimoniato al suo acme dai puntuali disegni dell’atlante della Galleria diretto da Benedetto Vincenzo De Greyss. Dalla testimonianza di questo preziosissimo documento nell’ultima sezione della mostra si è tentata la ricostruzione a grandezza naturale dell’allestimento tardo settecentesco di uno dei palchetti della Tribuna degli Uffizi. La scenografica riproduzione del disegno della parete con la statua di Apollo fa da sfondo a quasi tutte le opere distribuite sullo scaffale: le poche mancanze sono dovute a pezzi perduti o di cui non è stato possibile ottenere il prestito in mostra. Si tratta del primo tentativo di ricostruire questo aspetto fondamentale della decorazione della Tribuna, che mette in luce come, ancora nel Settecento, la disposizione delle statue sulla mensola fosse incentrata su sottili rapporti tra le dimensioni e le cromie degli oggetti. La riproposizione dà corpo ai rimandi e alle relazioni che si creavano tra le opere a tutto tondo disposte sulle pareti della Wunderkammer: si recupera così un brano significativo per la ricomposizione di quella ‘musica visiva’ che aveva fatto della Tribuna – e degli oggetti in essa contenuti – l’espressione di un’architettura mentale e di una raffinata quanto complessa veste di rapporti iconografici e simbolici che si va progressivamente svelando.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli e Fabrizio Paolucci, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

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La seconda mostra alle Gallerie degli Uffizi

Eike D. Schmidt

 Direttore delle Gallerie degli Uffizi

Fig.2

Pittore emiliano del XVIII secolo

Nano dormiente (Il nano bocciolo)

1700-1710 ca.

Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina e Appartamenti Reali, depositi

Buffoni, villani e giocatori alla corte dei Medici

 

Nella Roma antica, il trionfo tributato ai generali dopo una campagna vittoriosa consisteva in una parata in cui sfilavano insegne, prigionieri illustri, animali rari e la parte spettacolare del bottino. Tra le grida di ovazione del pubblico, su di un carro riccamente ornato sedeva in trono il generale stesso, in posizione sopraelevata: davanti a lui stava accoccolato un ‘matto’ che aveva invece il compito di deriderlo e ingiuriarlo, per ricordargli la caducità del suo successo e i suoi limiti umani. Nella cornice del solenne rituale, il ruolo affidato a questo folle doveva essere tanto moralistico quanto aberrante, a sottolineare non solo la diversità di fortuna e rango ma anche di prestanza fisica e mentale. La diversità, quasi sempre confinata all’aspetto, continuerà nei secoli a garantire uno status speciale a questi personaggi, poi trasformati in bambole di corte che dalla sofisticata Mantova di Lodovico III Gonzaga alla Firenze di Cosimo I e dei suoi successori, non solo popolano di immagini sorprendenti le opere più auliche – una nana appare tra i ritratti di famiglia nella Camera degli Sposi del Mantegna, il nano Morgante spunta in più d’una scena nella decorazione di Palazzo Vecchio e alla base del monumento equestre di Cosimo I in piazza della Signoria – ma vengono fatti oggetto di un’attenzione allo stesso tempo morbosa e affettuosa, in indimenticabili ritratti commissionati ad artisti di grido. Considerati alla stregua di giocattoli viventi, di meraviglie della natura degne di una Wunderkammer, ma anche accorti consiglieri dotati di speciali licenze rispetto all’etichetta della corte, questi buffoni, nani, giocolieri spuntano dai documenti d’archivio con un’identità definita: vengono infatti ricordati per imprese (e talvolta misfatti) che li inseriscono come persone reali nella vita della corte, la cui biografia può esser tratteggiata con sapidi dettagli, e di molti si può chiarire l’alto spessore umano e culturale. La posizione dei buffoni, a metà strada tra il divertimento e la coscienza parlante del signore, li eleva a protagonisti di un’arte giocosa e bizzarra, che permette anche all’artista felicissime libertà espressive: e valgano da esempio i ritratti del nano Morgante di Bronzino e Valerio Cioli, i caramogi nelle Stagioni di Faustino Bocchi, il Meo Matto di Suttermans e tanti altri presenti in questa mostra, oltre alle figure silvane e occupate in strane attività che spuntano inaspettate tra le siepi del Giardino di Boboli. Nell’arte del Cinquecento, e in seguito, si assiste a una riabilitazione e sdoganamento del riso, che nel Medioevo – considerato una manifestazione diabolica – era stato relegato ai recessi più nascosti e inarrivabili delle cattedrali gotiche.In questa mostra, che realizza un vecchio progetto di Marco Chiarini rimasto nel cassetto, gli autori coraggiosamente affrontano un tema insolito e complesso, con utilissime escursioni nella letteratura e nella storia della medicina. Sarà difficile d’ora in poi visitare le nostre gallerie e passeggiare per la città senza riconoscere in molte statue e pitture i buffi amici dei signori di un tempo, ‘nuovi’ abitanti di un passato molto più variegato di quello che tramandano i manuali di storia dell’arte.