L’Annunciazione di Bernardo Rossellino a Empoli

Da: The Sculpture of Bernardo Rossellino and his Workshop

Anne Markham Schulz

L’Annunciazione nel Museo della Collegiata, Empoli

Princeton University Press, New Jersey, 1977

Traduzione Paolo Pianigiani – Andreina Mancini

Rivista dall’Autrice

Le statue della Vergine Annunziata e dell’Arcangelo Gabriele (fig. 33) furono commissionate dalla compagnia della SS. Annunziata per l’altare del loro oratorio nella chiesa eremitana di S. Stefano a Empoli. Il contratto fu assegnato a Bernardo il 2 agosto 1447. Venne fissato un termine di quattro mesi per l’esecuzione delle due statue, ognuna della dimensione di due terzi della grandezza naturale. Le figure furono approvate dal Ghiberti, ma nel 1458 la compagnia era ancora in debito con Bernardo.

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Luisa Generali su Masolino a Empoli

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Le opere in Santo Stefano a Empoli.

La Madonna col Bambino di Masolino da Panicale

di Luisa Generali (*)

 

La notizia documentata da Giovanni Poggi nel 1905[1] riguardo ai lavori di Masolino (1383/1384-1436 ca.) nella cappella della Croce, confermò l’ipotesi di Bernard Berenson[2] che per primo aveva attribuito all’artista la lunetta raffigurante la Madonna col Bambino e due angeli (fig.1), datata 1424[3] e collocata nella testata del transetto destro di Santo Stefano, sopra la porta della sagrestia.

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Collegiata di Empoli: dov’erano le opere…

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L’ultimo incontro organizzato dall’Archivio storico di Empoli prima dell’estate sarà tenuto da Valdredo Siemoni

Argomento

Le opere d’arte sugli altari della Collegiata di Sant’Andrea.

Ricostruzione virtuale della loro collocazione originaria

 

Valfredo Siemoni, incrociando pubblicazioni con fonti documentarie conservate in vari fondi archivistici, riesce a ricomporre virtualmente la collocazione originaria delle opere d’arte – pitture e sculture – che nei secoli scorsi decoravano gli altari della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, ad eccezione di alcuni casi dubbiosi. Un contributo importante alla ricerca locale come pure alla valorizzazione di tali opere, fornendo il contesto storico originario, prima della loro musealizzazione.

Osaka 1970, l’Expo. C’era anche un Masolino empolese…

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Nel 1970 si svolse a Osaka la prima vera apertura dell’Oriente all’Europa. L’Expo. Lo visitarono in massima parte i giapponesi, me la presenza dei padiglioni dei principali paesi del mondo fu di eccezionale livello. L’Italia partecipò con un bellissimo progetto dello Studio Valle, realizzato in acciaio e vetro.

Un altro padiglione, progettato da Renzo Piano, illustrava i fasti delle industrie italiane. Continua a leggere

L’archivio di Luigi Boni, a cura di Vanessa Chesi

METODOLOGIA USATA

NEL RIORDINARE

L’ARCHIVIO “LUIGI BONI”

Lara-Vinca Masini su Luigi Boni, studio

Boni, Luigi Boni, Luigi_Pagina_01

L’archivio  che ho preso in considerazione ed analizzato è un ARCHIVIO PRIVATO SPECIFICO nel senso che riguarda interamente un artista, Luigi Boni, nato nel 1904 in una frazione di Empoli e morto nel 1977 nella stessa città. Tutto il materiale contenuto è stato raccolto con dedizione ed entusiasmo da Paolo Pianigiani che aveva conosciuto “Gigi” (così veniva chiamato il più anziano artista) nel 1973 alla Galleria “Il Toro” di Empoli. “Mi era stato presentato come uno dei pochi in città che si intendesse di pittura e avevo visto con stupore alcuni suoi lavori di quel periodo, gli ultimi realizzati con le “palle”, grandi supporti di tela juta brulicanti di rilievi sferici. Continua a leggere

L'archivio di Luigi Boni, a cura di Vanessa Chesi

METODOLOGIA USATA

NEL RIORDINARE

L’ARCHIVIO “LUIGI BONI”

Lara-Vinca Masini su Luigi Boni, studio

Boni, Luigi Boni, Luigi_Pagina_01

L’archivio  che ho preso in considerazione ed analizzato è un ARCHIVIO PRIVATO SPECIFICO nel senso che riguarda interamente un artista, Luigi Boni, nato nel 1904 in una frazione di Empoli e morto nel 1977 nella stessa città. Tutto il materiale contenuto è stato raccolto con dedizione ed entusiasmo da Paolo Pianigiani che aveva conosciuto “Gigi” (così veniva chiamato il più anziano artista) nel 1973 alla Galleria “Il Toro” di Empoli. “Mi era stato presentato come uno dei pochi in città che si intendesse di pittura e avevo visto con stupore alcuni suoi lavori di quel periodo, gli ultimi realizzati con le “palle”, grandi supporti di tela juta brulicanti di rilievi sferici. Continua a leggere

Sabato 24 Gennaio, ore 9,30: Santa Maria a Ripa e la sua gente

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Video con le opere d’arte

Una visita al Convento e alla Chiesa

Sull’ardimentoso mare di facebook, dove succede il di tutto e il di più, a volte vengono fuori gruppi di persone che voglio condividere antichi ricordi, storie e storielle, alla ricerca dell’origine comune: vie e strade riprendono vita, personaggi, la varia umanità di questo mondo disperso si ritrova. Il “ma ti ricordi di…” dà la stura a un mondo condiviso che non è solo chiacchiere, ma diventa base per ritrovare unità di intenti e di pensiero. Quello che poi si chiama identità, e che fa angolo con l’amicizia, l’antipatia, la discussione e il racconto.

A Santa Maria a Ripa (indispensabile tenere insieme questi vocaboli legati dalla preposizione “a”) è stato facile ritrovare questo percorso comune: l’unità della frazione è fortissima, e in poche vie e piazze si concentrano i ricordi, come in un libro aperto che si sfoglia. Continua a leggere

Una tavola misteriosa a Santa Maria a Ripa

Una tavola misteriosa a Santa Maria a Ripa

di Odoardo Hillyer Giglioli

da “Empoli Artistica”,

Francesco Lumachi Editore, Firenze 1906

 

Tra le pitture voglio cominciare con una tavola non ricordata nell’inven­tario della chiesa, appesa ad una parete presso la sa­crestia. Sembra che il tempo e l’ignoranza degli uomini abbiano escogitato tutti i mezzi per offendere questa pittura sudicia, tarlata, solcata da due grossi spacchi longitudinali, con il colore che sta per cadere a pezzi in più punti. Malgrado, lo stato di rovina che lascia uno sconforto nell’animo, il quadro mi parve subito così interessante, che lo feci trasportare nel vicino chiostro per fotografarlo ed esaminarlo a mio agio. Mi accorsi d’essere davanti ad un artista fioren­tino, che dipingendo sul declinare del XV secolo, deri­vava dalla scuola di Domenico Ghirlandaio, essendo ancora ligio alla tradizione Castagnesca. Se il colorito della sua tempera è monotono, se il disegno, secco, incisivo, non è sempre corretto, vi è una testa, quella della Madonna, che nella nobiltà del suo dolore s’im­pone su tutta quanta la scena, come opera d’arte di prim’ordine. È descritta più che dipinta questa soffe­renza materna negli occhi lacrimosi contemplanti il corpo esanime del Cristo che la Madonna sorregge sulle ginocchia. Continua a leggere