Luisa Generali su Masolino a Empoli

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Le opere in Santo Stefano a Empoli.

La Madonna col Bambino di Masolino da Panicale

di Luisa Generali (*)

 

La notizia documentata da Giovanni Poggi nel 1905[1] riguardo ai lavori di Masolino (1383/1384-1436 ca.) nella cappella della Croce, confermò l’ipotesi di Bernard Berenson[2] che per primo aveva attribuito all’artista la lunetta raffigurante la Madonna col Bambino e due angeli (fig.1), datata 1424[3] e collocata nella testata del transetto destro di Santo Stefano, sopra la porta della sagrestia.

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Collegiata di Empoli: dov’erano le opere…

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L’ultimo incontro organizzato dall’Archivio storico di Empoli prima dell’estate sarà tenuto da Valdredo Siemoni

Argomento

Le opere d’arte sugli altari della Collegiata di Sant’Andrea.

Ricostruzione virtuale della loro collocazione originaria

 

Valfredo Siemoni, incrociando pubblicazioni con fonti documentarie conservate in vari fondi archivistici, riesce a ricomporre virtualmente la collocazione originaria delle opere d’arte – pitture e sculture – che nei secoli scorsi decoravano gli altari della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli, ad eccezione di alcuni casi dubbiosi. Un contributo importante alla ricerca locale come pure alla valorizzazione di tali opere, fornendo il contesto storico originario, prima della loro musealizzazione.

Osaka 1970, l’Expo. C’era anche un Masolino empolese…

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Nel 1970 si svolse a Osaka la prima vera apertura dell’Oriente all’Europa. L’Expo. Lo visitarono in massima parte i giapponesi, me la presenza dei padiglioni dei principali paesi del mondo fu di eccezionale livello. L’Italia partecipò con un bellissimo progetto dello Studio Valle, realizzato in acciaio e vetro.

Un altro padiglione, progettato da Renzo Piano, illustrava i fasti delle industrie italiane. Continua a leggere

Lorenzo Cecchi e l’undicesimo conte di Marte

lorenzo Cecchi manifesto

Ecco il manifesto della mostra di Lorenzo Cecchi al Circolo Arti Figurative nel palazzo Ghibellino dal 27 (inaugurazione ore 17) al 6 Aprile.
 

Oltre la produzione con protagonisti i fumetti, Cecchi presenta delle straordinarie illustrazione di novelle e racconti  sempre in viaggio sui galeoni o sui treni della sua fantasia. Non sono scevri i richiami surrealistici vicini a Magritte o al simbolismo, con risvolti certo velati da una lettura freudiana.

Lorenzo è autore di splendide illustrazioni di libri sulle civiltà del passato e la sua illustrazione dei Musei Vaticani a volo d’uccello, con vari spaccati rivelatori della loro complessità, abitati dai visitatori, è distribuita all’ingresso dei musei stessi.
Si invitano i cittadini a visitare questa mostra dal 27 Febbraio al 6 Marzo.
 Silvano Salvadori

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L’undicesimo Conte di Marte
 
L’arte ha molte sfaccettature. Può attingere alla nostalgia, pensieri talmente intimi da poter essere espressi solo con l’arte stessa. Per quanto mi riguarda posso partire dal titolo di questa mostra: perché l’undicesimo Conte di Marte? Ebbene c’è un disco dei Genesis del 1977 che si intitola “Eleventh earl of Mar” ovvero L’undicesimo conte di Mar. Il Mar è una regione della Scozia e la canzone parla di una rivolta guidata da questo Conte. Allora per me è stato facile associare la mia figura di artista al Conte non di Mar, ma di Marte. E perché proprio di Marte? C’è un cartone animato popolato di belle fanciulle, ognuna con i poteri di un determinato pianeta. Quando ho visto quella di Marte me ne sono subito innamorato. Adesso il problema è riunire tutto questo; io sono stato molto sensibile ed ho sentito dire che una caratteristica degli artisti è quella di associare elementi apparentemente estranei fra loro. Io sono un nostalgico, non amo molto la modernità, i miei disegni lo provano. Eppure c’è dell’altro: io sono attratto dalle cose minimali, mi piacciono i vecchi treni che popolano i miei disegni, quando si sentiva l’odore del ferro e del legno o non la plastica! Adoro le piccole stazioni con magari a lato la loro fontanella di acqua fresca. La ragazza di Marte non compare ovviamente in tutti i miei lavori, ma è un veicolo per trasmettere tutte queste sensazioni. Non a caso la ritraggo spesso con una aureola in testa, perché lei è la mia musa ispiratrice e l’amore che ho per questo personaggio inesistente è l’amore per ciò che mi circonda e che troppo spesso vedo scomparire.
Ci sono lavori che si ispirano a delle città ben precise, come Prato, dove ho trascorso l’infanzia, ed è stato uno dei più felici periodi della mia vita. Poi c’è Faenza, la città della ceramica, che mi piace soprattutto perché per raggiungerla si può percorrere la Faentina, una vera ferrovia da sogno, in mezzo ai boschi e montagne. Altra cittadina Aulla, al limite della Garfagnana luogo magico di per sé stesso. Nei miei disegni c’è una donna: che sia la ragazza di Marte o una ragazza vera, la donna è al centro della mia concezione artistica. Per me l’uomo senza la donna vale meno che niente… e poi i miei disegni sono quasi sempre autobiografici. Esplorano i miei sogni, le mie speranze, le mie preghiere. Insomma se compare un personaggio maschile quello sono inevitabilmente io.
Io spero di aver se non altro incuriosito gli spettatori dei miei lavori, di aver indotto in chi osserva una riflessione, e perché no, una rinnovata passione per l’arte.
Lorenzo Cecchi

 


 

 

 

 

 

Il libro di Libertario Guerrini sulle lotte dei Ferrovieri, in copertina un lavoro di Sineo Gemignani

Organizzazioni e lotte dei Ferrovieri Italiani (1862-1907)

Di Libertario Guerrini

Finito di stampare il 10 Ottobre 1957 a cura del Sindacato Ferrovieri Italiani, nella tipografia “La Nuova Stampa” di Firenze.

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La copertina fu realizzata da Sineo Gemignani nel 1957, e racconta un episodio descritto nel volume; lo sciopero dei Ferrovieri di Venezia, Stazione di Santa Lucia. Siamo nel 1904.

L'archivio di Luigi Boni, a cura di Vanessa Chesi

METODOLOGIA USATA

NEL RIORDINARE

L’ARCHIVIO “LUIGI BONI”

Lara-Vinca Masini su Luigi Boni, studio

Boni, Luigi Boni, Luigi_Pagina_01

L’archivio  che ho preso in considerazione ed analizzato è un ARCHIVIO PRIVATO SPECIFICO nel senso che riguarda interamente un artista, Luigi Boni, nato nel 1904 in una frazione di Empoli e morto nel 1977 nella stessa città. Tutto il materiale contenuto è stato raccolto con dedizione ed entusiasmo da Paolo Pianigiani che aveva conosciuto “Gigi” (così veniva chiamato il più anziano artista) nel 1973 alla Galleria “Il Toro” di Empoli. “Mi era stato presentato come uno dei pochi in città che si intendesse di pittura e avevo visto con stupore alcuni suoi lavori di quel periodo, gli ultimi realizzati con le “palle”, grandi supporti di tela juta brulicanti di rilievi sferici. Continua a leggere

L’archivio di Luigi Boni, a cura di Vanessa Chesi

METODOLOGIA USATA

NEL RIORDINARE

L’ARCHIVIO “LUIGI BONI”

Lara-Vinca Masini su Luigi Boni, studio

Boni, Luigi Boni, Luigi_Pagina_01

L’archivio  che ho preso in considerazione ed analizzato è un ARCHIVIO PRIVATO SPECIFICO nel senso che riguarda interamente un artista, Luigi Boni, nato nel 1904 in una frazione di Empoli e morto nel 1977 nella stessa città. Tutto il materiale contenuto è stato raccolto con dedizione ed entusiasmo da Paolo Pianigiani che aveva conosciuto “Gigi” (così veniva chiamato il più anziano artista) nel 1973 alla Galleria “Il Toro” di Empoli. “Mi era stato presentato come uno dei pochi in città che si intendesse di pittura e avevo visto con stupore alcuni suoi lavori di quel periodo, gli ultimi realizzati con le “palle”, grandi supporti di tela juta brulicanti di rilievi sferici. Continua a leggere

Sabato 24 Gennaio, ore 9,30: Santa Maria a Ripa e la sua gente

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Video con le opere d’arte

Una visita al Convento e alla Chiesa

Sull’ardimentoso mare di facebook, dove succede il di tutto e il di più, a volte vengono fuori gruppi di persone che voglio condividere antichi ricordi, storie e storielle, alla ricerca dell’origine comune: vie e strade riprendono vita, personaggi, la varia umanità di questo mondo disperso si ritrova. Il “ma ti ricordi di…” dà la stura a un mondo condiviso che non è solo chiacchiere, ma diventa base per ritrovare unità di intenti e di pensiero. Quello che poi si chiama identità, e che fa angolo con l’amicizia, l’antipatia, la discussione e il racconto.

A Santa Maria a Ripa (indispensabile tenere insieme questi vocaboli legati dalla preposizione “a”) è stato facile ritrovare questo percorso comune: l’unità della frazione è fortissima, e in poche vie e piazze si concentrano i ricordi, come in un libro aperto che si sfoglia. Continua a leggere