Olinto Pogni e la Madonna del Pozzo

Dal Fondo Emilio Mancini, Firenze

                    Sorge l’Oratorio sulle rovine di un albergo.

Sul Campaccio degli Alessandri (così chiamava il popolo un terreno fuori e presso la Porta Fiorentina di Empoli, lasciato da quella famiglia, che ne era proprietaria, inculto ed in perfetto abbandono) terreno che oggi, mutato affatto aspetto, ha potuto assumere il nome ufficiale di Piazza Vittorio Emanuele, ed è una delle migliori piazze della nostra Città, esisteva nel medio evo, come a molti è noto, un albergo assai ampio e provvisto, dal titolo della Cervia. Era stato lasciato con testamento del 27 Marzo 1441 da Piero (1) di Donato di Pierone (2) da Castelfranco di Sopra, alla Compagnia laicale di S. Andrea d’ Empoli, perchè col provento di quello avesse miglior modo di mantenere lo Spedale che essa teneva aperto nella Via dei Guiducci (oggi Via de’ Neri), per i viandanti poveri. Un incendio che venne a suscitarvisi il 18 Marzo del 1523 (s. c.) lo ridusse in stato affatto ruinoso. La Compagnia, dopo molta ponderazione, deliberò di non provvederne il restauro, stante che l’utile non avrebbe compensato la spesa punto indifferente del risarcimento.

Sopra una muraglia estremamente danneggiata, rimaneva ancora intatto un tabernacolo ove era affrescata, da pittore ignoto, la Vergine col pargoletto Gesù, assisa in mezzo ai Santi Giovanni Battista e Andrea apostolo patroni del castello ealtri due, creduti S. Jacopo Ap. (3) e S. Antonio Ab. L’ Imagine principale aveva un segno, come di lividura, sul ciglio destro, che il popolo credette miracolosa in conseguenza d’un fatto empio avvenuto, ma che qualcuno potrebbe ritener saggiamente tracciato a bella posta dal pittore (come fu fatto ad altre imagini) per muovere il cuore di chi mirava quella Madonna, a non voler commettere in sua presenza alcuna vituperevole azione, da cui potessero restare offesi gli occhi della più pura fra le vergini.

I   devoti dissero: si faccia in questo luogo una cappella, e vi si racchiuda il tabernacolo.

La Compagnia accolse tosto, ben volentieri, quel voto, e con oblazioni raccolte tra i fedeli fece fabbricare un piccolo Oratorio, ove, con l’Imagine, venne a rimaner rinchiuso un pozzo di buona acqua che sul terreno sottostante a quel tabernacolo si trovava: (4) acqua che, da quel giorno, il devoto popolo empolese riguardò come santificata e quasi miracolosa, attingendone sovente per ottenere guarigioni.

Il   primo ricordo che si abbia di questo Oratorio, dedicato alla Madre di Dio, che poi si appellò la Madonna di fuori (cioè fuori di porta) e più tardi (più specialmente dopo la demolizione della Porta Fiorentina) la Madonna del Pozzo, è del 1530, rilevato da un libretto d’entrata e uscita dell’Opera della Chiesa di S. Andrea d’Empoli, dove si è preso questo appunto:  « Et più lire una per la festa di S. Marco alla chapella di fuora ». Senza dubbio, a mio avviso, la notizia si riferisce alla sosta fatta dal clero della Collegiata empolese, nel tempo della processione del primo giorno delle Rogazioni, ove forse (come era costume farsi nelle altre chiese) fu cantata la Messa innanzi la venerata Imagine.

Perchè questa, poi, rimanesse in maggior venerazione dei devoti, sembra si decidesse dalla detta Compagnia (cui l’Oratorio apparteneva, prima del passaggio di tutte le sue ragioni e beni all’Opera di S. Andrea) che l’Imagine stessa non rimanesse scoperta durante l’anno, ma si dovesse solamente in alcune festività ed in altre precise ciscostanze, specialmente di pubblica necessità, mostrare al popolo. E per tale scopo si fece dipingere a valente pittore una tavola, con gli stessi ricordati Santi Giovanni ed Andrea, da stare alla parete dell’altare, dinanzi al tabernacolo; la qual tavola aveva un vano o apertura semicircolare sulla parte centrale, chiusa da cortina, di dove in dette occasioni potesse vedersi il dipinto del tabernacolo. In questo quadro, tralasciando forse per modestia il proprio nome, l’esimio pittore, con la invocazione Regina coeli laetare, alleluia, aveva scritto la data del suo lavoro: A. D. MDXXXXIII, come lo storico Luigi Lazzeri riferisce nelle sue memorie inedite. Dove detta tavola sia stata portata da una parete dell’Oratorio ove l’avevano collocata, dopo di essere stata tolta dall’altare, non sappiamo. Riteniamo che sia andata distrutta. Il quadro simile, in tela, sostituitole, si conserva nella Pinacoteca.

Nel 1555 abbiamo un’entrata risultante  « dalla cassa della Madonna » cioè da una cassetta di elemosine che si teneva nell’Oratorio, o più probabilmente all’esterno presso la porta, e dove le persone pie deponevano il loro obolo per il mantenimento del modesto altare e per altre occorrenze del culto. E troviamo che nell’anno stesso si spese « per cera compra per la Madonna, lire 46, soldi 11 e denari 8…. et più per candele per la Madonna lire ventinove, soldi sette e denari 8 », somma certo non indifferente per quei tempi, anche se durante quell’anno in tal genere non se ne facesse altra; il che dimostra esser già l’Oratorio assai frequentato e sufficientemente ufiziato.

In quest’anno si pagò anche lire 1 e soldi 16 «a Santi Grazini sagrestano della Madonna, per il suo tempo ». L’anno appresso viene ricordato un Messer Francesco Brogiotti «sagrestano della Madonna», cui si dava l’annuo salario di lire 5 e soldi 6; salario che nel 1558 gli venne aumentato fino a lire 7. In quel tempo un tale Battista di Ciapo accattava l’olio per fornire la lampada che di continuo doveva ardere davanti all’Imagine, al quale si pagava per il suo incomodo lire 2 e soldi 10 (Ved. libro B di Debitori e Creditori dell’Opera, pp.44, 45 e 47).

Si faceva però anche la questua in denaro tra il popolo, perché è ricordato che la Compagnia paga lire 2 e soldi a «Sebastiano di Morellone per aver accattato per la nostra Madonna ».

In detto anno Santi, fabbro, fa i ferramenti per due finestre, che dovevano esser quelle che si trovano ai lati della porta dell’Oratorio, costruitevi perchè i viandanti potessero aver comodo in qualunque tempo di vedere da quelle l’altare della Madonna.

I Preti del Capitolo della Collegiata nel giorno della festa titolare, cioè nel giorno della Natività di Maria Vergine, del 1561, vi si recavano a cantare il Vespro, ai quali si dettero in limosina lire dodici e quattro soldi.

Per maggior difesa e decoro del luogo sacro, si pensò l’anno appresso di costruire un muro di cinta all’Oratorio stesso, per il quale si spesero in staia diciotto di calcina, in dodici opre di maestro e venticinque di manovale, lire ottantuna, soldi dodici e denari quattro. Si disfece allora altra parte dei fondamenti del distrutto albergo.

Per ragione di Visita Pastorale, si recavano il 2 Dicembre 1568 all’Oratorio, l’Arcivescovo Altoviti e i Canonici convisitatori. Negli Atti di quella visita, si ha questo ricordo:

«Reverendissimus Archiepiscopus una cum Domino Renato, Canonico, visitavit Cappellaniam sub invocatione Beatae Mariae Virginis extra portam Florentinam, quem costructa fuit annis abhinc XXI. In dicto loco erat quidem puteus cum Tabernaculo ubi moltitudo populi ex devotione confluebat; et constructa fuit dicta Cap.a, et Confratres Societatis  Sancti Andreae helemosinas erogandi curam habent, et dictam cappellaniam manutenent. Et in solo dìctae Societatis constructa fuit. Celebratur in ea secundum helemosinas quae efferuntur. Locus est decens, et constructa quadam volta nihil in ea resarciendum ».

Se le altre notizie corrispondono a verità, non è affatto esatta quella che fa assegnare al 1547 la fabbrica dell’ Oratorio medesimo che, per quanto si rileva dai pubblicati documenti, esisteva molti anni prima. Credo che l’estensore dì quell’atto abbia errato, scrivendo « annis ab hinc XXI» invece di XLI, che secondo il computo, darebbe per data il 1527, la qual data si potrebbe sicuramente accettare come vera.

Sarebbe quindi sorto tale edificio due anni dopo la peste che desolò assai anche la terra di Empoli (5), nel qual tempo a quell’ Imagine devono aver ricorso fiduciosi gli infetti dall’epidemia che venivano recati alle capanne costruite in Bisarnello, e forse sullo stesso Campaccio. Non sarebbe anzi fuori di luogo il pensare che, in quella funesta occasione, ne facessero voto alla Madonna.

Le parole del riferito documento « constructa quadam volta » c’inducono a credere che l’Oratorio avesse il soffitto completamente a travatura, e che il Visitatore abbia ordinato che, almeno al disopra dell’altare, si costruisse la volta.

Quanto al suo arredamento, in questo secolo, non abbiamo notizia d’altro che di due candelieri d’ottone che tuttora vi rimangono, e sono i più grandi, sul piede dei quali è inciso il nome del pio benefattore, con la data del lavoro da esso stesso eseguito: Andrea di Mariotto Ferranti, 1573; ma la divozione che aveva il popolo per la sua cara Madonna, ci fa credere che fosse bastantemente e decorosamente fornito di sacre suppellettili. Dalle memorie della Visita Apostolica, eseguita da Mons. Binnarino il 25 Maggio 1576, apprendiamo solamente che l’Altare era costruito in legname: «Die 25 Mensis Maii 1576» «Reverendissimus Dominus Episcopus Camerinus Visitator apostolicae Sedis gratia, accessit, etc… Visitavit etiam oratorium nativitatis beatae Mariae magnae devotionis extra ostium castri emporii Florentinum erectam (sic) a societate Sancti Andreae de Emporio. In quo est unicum Altare ligneum et celebratur saepius ob devotionem, cum altare vero sacrato portatili, cura paramentis quae emuntur de elemosinis ».

Sappiamo però che era adorno di una considerevole quantità di voti. Così leggiamo a p. 107 nel Libro di Visita Pastorale –  Visitatio anni MDLXXXIX – scritto da Paolo Ceccarelli Canonico pistoiese e Cancelliere delle cause beneficiali nella Curia fiorentina, che l’8 Maggio di detto anno lo visitò, per commissione del Card. Alessandro Medici Arcivescovo di Firenze, il quale fu poi Papa col nome di Leone XI.

   « Oratorium Nativitatis Virginis Mariae, extra Castrum Emporii d. Plebatus Emporiensis ex devotione constructum, ad quod Christi fideles concurrunt, et venorantur Imaginem Virginis Mariae in pariete ipsius Oratorii pietam, antiquam, quae in festis Virginis Mariae et in aliis festivitatibus obstenditur populo; et gubernatur per Confratres Societatis S. Andreae in Propositura Emporiensi: quod oratorium est parvulum et pluribus votis plenum ».

                                 Costruzione di una tribuna ottagonale e di un loggiato in ampliamento dell’Oratorio.

   Rimanendo troppo augusto al concorso dei fedeli che specialmente nelle festività della Madonna vi concorrevano, venne ingrandito. Questo ampliamento avvenne l’anno l598, colle oblazioni del popolo. Lo fa sapere il Can.co Ceccarelli nei ricordi della Visita Pastorale a p. 195 r. e v., ove leggiamo: «Oratorium Nativitatis Beatae Mariae Virginis iuxta Emporium prope portam Florentinam ab anno citra auctum fuit Elemosinis Christi fidelium per Societatem S. Andreae, cuius est membrum. Hodie longitudinis brachiorum 24 in circa, latitudinis duodecim et altitudinis similiter brachiorum 12 in circa. Cum Testitudine conchamerata, et in dies perficitur. Ad cuius Altare requisitis decenter ornatum, saepe celebratur ex devotione, et quotidie ad dictum Oratorium accedit moltitudo Populorum».

I lavori si protrassero per vari anni; e in questo perfezionamento venne aggiunta una bella tribuna ottagonale con ampia cupola, dandone il disegno, e

forse lavorandovi egli stesso, m.o Andrea di Simone di Matteo Bonistalli empolese, detto Il Fracassa, (il quale era anche proprietario di una fornace, in

Empoli) nato il 30 Novembre 1566 e morto il 2 Dicembre 1643. Fu sepolto in Collegiata, ove fu associato da tutto il Capitolo. Il piombo della lanterna di detta cupola portava inciso il 1613 (come lo storico Don Luigi Lazzeri in alcuni suoi appunti ha preso ricordo) che, a mio avviso, dovrebbe indicare il complemento di tale opera, relativamente alla parte architettonica. Non saprei dire se quando, nel 1844, Lorenzo Gucci (o altri anterioramente o posterioramente) «accomoda la croce della cupola, e mette un pezzo nuovo, e fa un lattone massiccio alla metà del ferro e un altro al pari del pietrino » sia scomparsa questa data.

   Nei ricordi di Visita Pastorale di Mons. Marzimedici Arcivescovo di Firenze (Ved. Libro dal 1616 al 1618, in Archivio arcivescovile fiorentino)

leggiamo: Die 27 Iunii 1618 – Oratorium Nativitatis Virginis Mariae prope terram Emporii, dicti plebatus, ex devotione constructum, et totum testudineatum, habet Altare lateritium cum lapide sacrato inserto, omnibus requisitis ornatum, supra quod in medio tabulae est tabernaculum in pariete

extructum, in quo depicta est imago Virginis magnae devotionis et circa parietes ipsius oratorii sunt appensa plura vota cartacea argentea, et in tabellis; et altare ipsius est locatum sub arcu testudineato; nuper autem extructa fuit cupula ampia nondum perfecta, et altare praedictum removeri debet et sub cupula locari. Oratorium praedictum regitur eleemosinis, et est unitum Societati S. Andreae de Castro Emporii, et ad illum ex devotione celebratur». Il Lazzeri (Notizie della Chiesa, ossia Oratorio ecc ) dice : « La Tribuna è di figura ottagonale, e ogni parte del medesimo ottagono resta abbellita di archi di pietra, sostenuti da altrettanti pilastri (lesene) dello istesso ordine (stile dorico). Circonda quindi la tribuna un bel cornicione su di cui parimente sorgendo altri archi sostenuti da simili pilastri, vanno finalmente a formare con varie fascie una maestosa e molto elevata cupola, che rende l’Oratorio assai vago e quasi di nuova invenzione. Essendo in egual maniera adorna anche al di fuori, la detta cupola, fa bella comparsa a chi la rimira, specialmente di dentro la Terra, dalla Via Ferdinanda (oggi Giuseppe Del Papa), restandole totalmente di faccia. Quattro finestre poste nell’ordine superiore di detti archi, e abbellite di pietrami, illuminano suficientemente tutta la tribuna ».

   Ma la ricordata e desiderata traslazione dell’Imagine col suo tabernacolo, demolito il rimanente della parete dell’altare, non si effettuò prima della domenica in albis, 18 Aprile 1621. E ancora sotto la cupola, fu riedificato l’altare rimanendo la bocca del pozzo al suo luogo, chiusa da una lapide, nel pavimento dell’Oratorio, quasi sotto l’arco di prospetto dell’elegante tribuna.

   « Da qual tempo in qua, che fu la Domenica in Albis (del 1621) Lionardo di Alessandro Celli di Empoli, uno dei Fratelli di detta Compagnia, si prese a divozione il farvi ogni anno una festa ». (Vedi libro di tratte e partiti, segnato A, p. 86, in Archivio dell’Opera di S. Andr.).

   Maggiore ingrandimento, ancora, e venustà, acquistò l’Oratorio medesimo, quando si volle circondato, da tre lati, di un bel loggiato con arcate in pietra di stile toscano, lavoro pure, a quanto sembra, sul disegno dato dal Fracassa, che fu terminato nel 1661. (Ved. Libro D di Partiti della Compagnia di S. Andrea, in Archivio dell’Opera, p.119 v.).

                                      Istituzione della Confraternita di Maria SS. del Suffragio e di S. Carlo Borromeo.

   Dieci anni prima, era sorta, o aveva qui trasportata d’altrove la sua sede, una confraternita sotto il titolo di S. Maria SS. e S. Carlo Borromeo (6), fabbricando nell’Oratorio un nuovo Altare in onore del Santo Cardinale, Arcivescovo di Milano, a cui, in quel tempo, per i molti miracoli che a sua intercessione si operavano, la divozione, anche tra noi, era assai propagata, anzi direi, aveva raggiunto il massimo grado di religioso entusiasmo (7). Questa pia Associazione avendo per principale scopo il suffragare le Anime del Purgatorio, cominciò a render meglio ufìziato l’Oratorio, facendovi anche

celebrare molte Messe e recitandovi quotidianamente l’ufficio dei Morti all’un’ora di notte, specialmente per i defunti, suoi aggregati: e si disse Compagnia del Suffragio, e volgarmente: La Compagnia dei Cappellini, dal cappello pendente sulle spalle, che quei Fratelli portavano. Si estinse ben presto, ma fu ripristinata l’anno 1707con soli dodici uomini, il cui numero in seguito si accrebbe: e più tardi ancora divenne assai ragguardevole coll’accogliere anche le donne. Col Rescritto della SS. Vergine del Suffragio, esistente nella chiesa di S. Biagio, di Roma, di cui venne da quel momento a godere di tutti i benefici. Essendo, con le altre Compagnie della Toscana, stata soppressa per legge granducale nel 1785, riuscì poi a ricostituirsi nel 1792.

                                               L’Altare della Madonna decorato del titolo d’una cappellania

Piero di Giovanni Verdiani di Empoli, con suo testamento del 14 Giugno 1646, rogato da Ser Ottavio Martini, stabilì che « per il culto divino e per salute dell’anima sua, dopo la sua morte, e quella di sua moglie » venisse fondata una Cappellania, sotto il titolo di S. Pietro «nella Chiesa della Vergine Maria, fuor di Porta Fiorentina di Empoli » legando, a tale scopo, «tutto il casamento con orto, corte, pozzo et altre sue pertinenze, et habitature solite, poste fuor della Porta Fiorentina d’Empoli, luogo detto il Campaccio, nel quale di presente habita il detto testatore. Item, il pezzo di terra lavorativa vitiata e gelsata quivi contiguo, e con muro attorno, verso Empoli, et un altro pezzo di terra lavorativa, con qualche vite, luogo detto la punta in Naiana, sotto loro confini etc. » con obbligo in perpetuo ai Rettori di questo Beneficio di « celebrare, o fare celebrare ogni mattina, tanto in dì festivo che feriale nella chiesa predetta, all’altare della Beata Vergine, sul quale il testatore intende che sia fondato et eretto il titolo della Cappella, una Messa, il sacrifizio della quale sia sempre applicato per l’anima di detto testatore et di Maria Alessandra sua moglie ». L’erezione canonica di tale Cappellania avvenne il 31 Luglio 1659, per instrumento rogato da Ser Giovanni Antonio Vignali.

Il Capitano Tommaso Giovannetti di Lucca, abitante in Siena, il quale fu un tempo Governatore della Banda delle milizie empolesi, nel 1650, per devoto omaggio alla cara Madonna di Porta Fiorentina, inviò in dono, alla sua chiesa, ove forse, essendo in  Empoli, tante volte pregò e chiese grazie, una pianeta.

 E Luigi d’Andrea Zuccherini, dottore, filosofo, medico ed accademico fiorentino, Cancelliere della banda d’Empoli, e per qualche tempo anche Camarlingo dell’Opera di S.Andrea dello stesso paese, morto nel 1623, aveva, molti anni innanzi, donato una bella pila in marmo, per l’acqua santa, e fatta collocare presso la porta dell’Oratorio, ove tuttora rimane, la quale ha, nel piede, scolpito lo stemma della famiglia Zuccherini, e questa iscrizione: ALOISIUS. ZUCCHERINIUS. POSUIT.- A.D. MDCV.

Per devozione verso la Madonna, bramandolo, forse molti, e alcuni anche, come è imaginabile, disponendolo per testamento, si era cominciato a seppellire in quest’Oratorio, ma sembra che, probabilmente per la ristrettezza del luogo, non se ne proseguisse l’uso. Vi fu seppellito Domenico di Lorenzo Bolognese, morto il 12 Maggio 1620, il Prete Cesare di Pasquale Pancetti di Empoli, morto il 9 Settembre 1621, Giovanni Ma. di Carlo Giovannozzi, fiorentino, che fu ucciso di pugnale, sul Canto della Corona in Empoli, il 19 Giugno 1673, e forse alcun altro di cui non ci sovviene. E più tardi, quando sul cadere del sec. XVIII si vietò dalla legge civile il seppellire nelle chiese, ebber vari sepoltura qui nell’annesso chiostro, ove apposite epigrafi li ricordano. Al Pancetti fu messa questa iscrizione, in brutti distici, che ancor rimane, scolpita in una lastra di marmo, ma non sul luogo preciso della sepoltura, essendo stata più volte remossa.

    HIC TVMVLVS MODO MARMOREVS SIC OSSA TVETVR

CAESARIS HVIVS LOCI pancetii GENERIS

                     qvi  DOCTOR FUIT IVRIS ET INSUPER ILLE

                  TVTVM SECTANDO PRESBITER ATQVE FUIT

                     A.  D. MDCXXI

Il 22 Luglio 1913, in occasione della costruzione del nuovo impiantito, levatosi il marmo, si fece ricerca, scavando alquanto sotto il pavimento, delle ossa di questo morto, ma non vennero trovate, e nemmeno vi si scorse alcun segno che mostrasse essere stato sepolto qui alcun cadavere.

Costruzione di altari e del campanile.

Due altari in pietra furono costruiti alle pareti laterali, e nell’ornato con colonne d’ordine composito vennero racchiuse, come di presente si vede, due tele dipinte da Giovanni Morghen, fiorentino. Quello in cornu evangelii venne eretto, chiusa con muramento una porta ivi esistente, a spese di vari benefattori, e dedicato a S. Giovacchino il 1° Settembre 1741. Il quadro del Morghen porta effigiata anche S. Anna con la SS. Vergine, bambina; al di sopra del quale, in un cartello scolpito in detto ornato, si legge: generatio rectorvm benedicetvr. L’altro in cornu epistolae, lo edificarono a proprie spese alcune persone pie nel 1747, intitolandolo a San Giuseppe, sposo di Maria Vergine, di cui il quadro rappresenta il felice transito. Nel soprastante cartello, simile al ricordato, sono incise queste parole: epce qvomodo moritvr ivstvs. Domenico Magnani d’Empoli fece aggiungere al di sopra di questo, altro quadretto, rappresentante S. Pietro d’Alcantara, per sua speciale divozione. In questa occasione fu probabilmente demolito l’Altare, sopra ricordato, di S. Carlo Borromeo.

  Presso a questo tempo si cominciò a praticare in quest’Oratorio un divoto esercizio, che il popolo diceva la « Via Crucis della Madonna », ma di cui l’appellativo, propriamente, era « Vita Virginis », facendo dieci stazioni, con alcune divote preci dinanzi ad altrettanti quadretti disposti lungo le pareti, che rappresentavano i principali fatti della vita di Maria SS. Questi quadri si trovano oggi appesi alle pareti del corridoio che conduce alla cantoria.

Nel 1795si costruisce sul fianco destro dell’Oratorio stesso, tra l’ottagono e il loggiato, il campanile, a torre, come attualmente lo vediamo, per il quale la Compagnia del Suffragio somministrò scudi novanta, mentre il rimanente della spesa si sostenne con oblazioni raccolte nel popolo. A ricordo sta sul lato anteriore una lastra di pietra serena, scolpita a ricco lavoro, nella quale si legge: d. o. m. — societas — s. mariae SVFFRAGll — et — benefactores — anno domini — mdccxcv (8).In antecedenza alla fabbrica di questo campanile, assai svelto e bene architettato, vi erano « campanulae affixae supra tectum »; e a queste può forse riferirsi il ricordo, in data 1562, che trovasi nel libro di Debitori e Creditori dell’ Opera, segnato B: « Et per rifaccitura (sic) del campanello della Madonna Na. (Nostra) etc. ».

Andrea (9) Moreni di Castelvecchio di Pescia fondeva poi tre armoniose campane, che furon collocate nel campanile due anni appresso, come le iscrizioni incise nei loro giri ricordano. La spesa, che fu di scudi centocinquanta, secondo il consueto, si fece dalla locale Confraternita del Suffragio e da benefattori.

La campana maggiore, con le figure del Salvatore, di Maria assunta in cielo, di S. Giuseppe e lo Stemma dell’Opera di S. Andrea, porta scritto:  in – gloriam – dei – et – beat – virg -mariae – et – in – svffragivm – defvnct -pro – qvibvs – domine – exavdi – vocem – meam -et – clamor – mevs – ad – te – veniat – — aere – societatis – svffragii – et – benef – alex – tognozzi moreni – fvdit – a. MDCCIII

La campana mezzana, con l’arma dell’Opera suddetta e le imagini di S. Michele Arc.)., San Giovacchino e S. Anna, ha questa iscrizione :

pro – Popvlo – pro – clero – pro – devoto -foemineo – sexv – et – pro – defvnctis – vt – a – peccatis – solvantvr – — aere – societatis – svffragii – et – BEneF – — alex – tognozzi moreni – f – a. mdcciiic.

La minore tiene il medesimo stemma, le figure di S. Andrea Ap., di S. Lorenzo, di S. Niccolò da Tolentino, e scolpite queste parole:

sancta – et – salvbris – est – cogitatio – pro -defvnctis – exorare – beatvs – homo – qvi – AUDIT – me –  — aere – societatis – svffragii- et – benef.- alex – tognozzi moreni – f – a. Mdcciiic

 Furono consacrate il 13 Agosto da Monsignor Antonio Martini, Arcivescovo di Firenze, e collocate nella torre campanaria il 26 del medesimo mese ed anno sopra ricordati. Tra le persone che concorsero alla spesa di queste campane, va ricordata con encomio la Signora Anna Gaddi di Firenze, che esibì l’offerta di lire trecento.

In questo medesimo anno 1797 si demolì la cantoria, già costruita dalla Centuria della Madonna, sul fianco destro della tribuna, e fu riedificata sopra la porta d’ingresso dell’Oratorio. E nel 1802 sì acquistò un nuovo organo, nel quale si spesero anche, cumulandole alle offerte dei fedeli e della Compagnia del Suffragio, lire trecento che si ritrassero dalla vendita dell’organo antico. Lo fabbricò Luigi Franci di Prato. Nel 1804, poi, si fecero lavori di riattamento all’Altare.

Il Lazzeri, parlando della vecchia cantoria (not. cit.) dice: « In cornu Evangelii della suddetta tribuna vi è l’organo, e sotto vi resta una porta con stipiti e architrave di pietra, che introduce alla sagrestia, dalla quale si esce sotto i1 loggiato, dalla parte di levante ».

Nel 1807 si costruì una nuova stanza, sul lato sinistro, di fronte alla sagrestia per riporvi le sacre suppellettili, stanza che venne demolita nel 1913, quando a cura del Rev.mo Proposto della Collegiata e a spese dell’Opera di S. Andrea, si restituì al pristino stato l’ottagono, chiudendo la porta esterna laterale. Due anni prima era stato costruito dinanzi all’Oratorio il marciapiede in pietra, per maggior difesa del medesimo, come anche da tempo era chiuso da una cancellata in ferro il loggiato, che subì un importante restauro nel 1821.

Nel 1849 si fecero acquartierare in quest’ Oratorio le Truppe militari, con indicibile disgusto della popolazione empolese; fatto che indusse la Compagnia nell’adunanza del 3 Settembre di quell’anno, di avanzare reclamo alla locale Magistratura, onde volesse prendere gli opportuni provvedimenti, perché non tornasse mai più a ripetersi tale profanazione d’un luogo sacro, così caro al cuore dei fedeli paesani.

L’Oratorio sede di altre confraternite.

Altre congregazioni si erano andate costituendo  col volger degli anni, scegliendo qui, presso l’altare della Vergine, la loro sede: quella della centuria della Madonna, sorta nel 1702, che ebbe i propri capitoli approvati dall’Arcivescovo di Firenze nel 1704; del S.Cuore di Maria, arricchita di molte indulgenze da Benedetto XIV, con suo Rescritto 10 Febbraio 1746; di S.Giuseppe, nel 1831, la quale congregazione si assumeva l’onere annuale del Settennario, funzione in preparazione alla festa del Santo, quella delle Figlie di Maria, nel 1872, che ebbe assegnato, per le divote pratiche, l’altare di S.Giovacchino. Per lo zelo di tali Congregazioni, e più specialmente per la più volte ricordata Compagnia della Madonna e di S. Carlo, detta del Suffragio, e dei Cappellani che ufiziavano l’oratorio, erano state ottenute da Sommi Pontefici varie indulgenze, sia plenarie che parziali. Tra queste, le plenaria delle cinque principali feste della Madonna, indulgenza confermata in perpetuo da Pio IX, il 31 Luglio 1846, nel giorno festivo del Patrocinio di S. Giuseppe, e in occasione delle Quarantore, che ebbero l’anno suddetto una uguale perpetua conferma.

Nonostante questi ed altri privilegi concessi dai Papi e dagli Arcivescovi fiorentini, non si era potuto sino al1876 conservare a lungo nell’Oratorio l’Eucaristico Sacramento. Un Pontificio Rescritto, in data 4 Dicembre 1876, accordava che costantemente vi potesse esser conservato, con grande consolazione delle persone devote che vi frequentavano. E, da quel tempo, non è a dubitarsi che l’Oratorio stesso non divenisse ancor più frequentato ed ufiziato, quasi da uguagliare nelle funzioni e pratiche religiose che si esercitavano, le altre chiese del paese.

Restauro all’Oratorio e all’Imagine.

Nel 1897 si volle eseguire un restauro all’Oratorio; e in quell’occasione si fecero dei ritocchi all’lmagine della Madonna, che andava deperendo, per mano del valente pittore Dario Chini e fu un qualche poco inalzato il Tabernacolo della Vergine, rimanendo assai coperto dall’altare dopo il riattamento del 1804, come abbiamo sopra accennato.

    Nei restauri del 1913, in cui fu demolita, come sopra abbiamo ricordato, la stanzetta che dal lato di ponente era stata addossata alla tribuna, venne rinnovato, in marmo, all’ Oratorio, il pavimento, che anteriormente era in mattoni. Vi doveva essere incisa quest’iscrizione da me dettata; il che non fu fatto, nonostante si sia anche scritto che vi si trova: aere collato — piorvm civivm — sectis marmoribvs —stratvm — a. d. M    cmxiii.

   Con una decorosissima festa iniziale in onor della Vergine, nel giorno 21 Settembre, si restituiva solennemente al culto il restaurato Oratorio. In quella circostanza vi si leggeva sulla porta questa iscrizione dettata dal cav. prof. dott. Vittorio Fabiani:

nEl venvsto tempietto —che il secolo decimosesto vide eretto dalla pietà dei fedeli ed il vigesimo — NELLA pienezza della SVA AVRORA — PER la concordia di non DEGENERI Figli — e GIVSTA le norme dell’ARTE — vagheggia restavrato — entrate o EMPOLEsi — a Perpetvare con sacro rito — L’ avita devozione a Maria — cvi non ricorreste mai invano.

E del supplice, pio ricorso degli Empolesi alla Madonna qui venerata, nonché delle grazie per suo mezzo ottenute, eran testimonianza non incerta il gran numero dei voti appesi alle pareti dell’Oratorio, quando nei secoli XVI e XVII, come sopra fu ricordato, si potè dirlo « pluribus votis plenum » stantechè « circa parietes sunt appensa plura vota, cartacea argentea et in tabellis » (Vis. Past. cit.).

Oggi, di oggetti votivi non rimangono che cinque tavolette di più recente data (1775-1837) in cui sono, assai alla buona, riprodotti alcuni fatti di liberazione quasi prodigiosa, dall’imminente morte, di persone che nel momento del pericolo invocarono con piena fiducia il valido soccorso della Vergine effigiata nel suo Oratorio del Pozzo. Due di questi quadretti ricordano j nomi di Giovanni Zanola e di A. Mazzoni. (Vedi O. Pogni : Le Iscrizioni d’Empoli – Firenze, Tip. Arciv., 1910, pp. 120, 121, 122).

L’antichità dell’ Imagine, il culto, per secoli, a quella tributato dal popolo devoto, le tante grazie implorate nei momenti di privata e pubblica necessità, mossero l’animo dei RRdi. Padri Scolopi del Collegio Calasanzio di Empoli, ai quali, dal 1920, è stato per l’ufiziatura, ceduto l’Oratorio, e il Seggio della Compagnia del Suffragio, di cui è Correttore il P. Rettore di detto Collegio, Governatore il cav. uff. dott. Fabio Pandolfi e, da tanti anni, zelantissimo Camarlingo il cav. Pietro Cantini, a porger voti al Rev.mo Capitolo Vaticano perchè concedesse che la Imagine della Vergine fosse coronata con aureo diadema, offertole dal popolo Empolese. Così, con la erezione di un nuovo artistico altare in pietra, consacrato l’11 Maggio da Mons. G. Bonardi Vescovo di Pergamo e Ausiliare del Card. Arciv. di Firenze, e con la Incoronazione della Madonna per mano di Mons. Ugo Giubbi, Vescovo di S, Miniato, suddelegato da S. E. il Cardinale Arcivescovo Alfonso M. Mistrangelo, impedito di eseguire la solenne cerimonia, il voto di Empoli si compie tra la esultanza degli animi riconoscenti.

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(1) Rogò il testamento Ser Tice di Giovanni da Empoli. La Compagnia ne venne in possesso l’anno 1462, con altri cinque appezzamenti di terreno in luogo detto Grosseto in Empoli, lasciatole dallo stesso Piero.

(2) In Collegiata nel 1591 si faceva l’uffizio anniversario di Madonna Ricca di Pierone. (Libretto di entrata della cera, p. 5 in Arch. dell’Opera di Sant’Andrea).

(3) Se la figura in abito da pellegrino, nel luogo più degno, cioè alla destra della Vergine, rappresenta l’Apostolo S. Giacomo, a cui tanta devozione si ebbe nel medio evo, ci confermerebbe nel pensiero che le tre case costituenti il fabbricato dell’Albergo, fossero quelle tre che si erano scelte le Monache di S. Iacopo di Montelupo per trasferirvi il loro Monastero. Nel protocollo, segnato B, di Ser Benedetto di maestro Martino esistente nell’Archivio arcivescovile di Firenze, leggiamo invece che nel 1337 Uguccione di Pietro da Empoli diede loro un fondo posto fuor d’Empoli, inter duas stratas versus Ponturmum, perché vi fabbricassero il Convento. Non resta memoria dell’avvenuto trasferimento: ma, nell’uno e nell’altro caso, non sarebbe fuor di luogo il pensare che il tabernacolo sia stato costruito a cura di dette Monache.

(4) Questo pozzo ha otto metri di profondità.

(5) Di peste morì anche, l’8 Novembre di questo anno 1525, l’oste Jacopo di Cornacchino, padre di quel tale che teneva in affitto l’Albergo della Cerva quando avvenne l’incendio del medesimo, e nel precedente mese d’ottobre gli eran morti due figli e la moglie, per nome Albiera o Alfiera. E poi il 5 Dicembre morì la sorella di detto Jacopo.

(6)  Innanzi di stabilirsi qui, si dice che esistesse, col titolo di S. Donato e forse anche di S. Carlo nella Chiesa di Corniola, fino dal 1639, anno di sua fondazione: ma la notizia è assai incerta.

(7) In Empoli fu anche al Santo intitolata una via e una farmacia; all’Altare dell’Oratorio di S. Antonio, e al primo altare in cornu Evangelii, in Collegiata, stava la sua immagine.

Nella Chiesa Agostiniana, pure, oltre l’imagine, esisteva col titolo di S. Carlo una Compagnia.

(8) Nell’interno del campanile trovasi scritto così: Dea optimo, maxima ex piis largitionibus opus – anno Domini MDCCXCV.

(9) Alcuni documenti, tra cui una quietanza di mano del Proposto Del Bianco al Provveditore della Compagnia del Suffragio, danno il nome di Andrea: ma sulle campane è scritto quello di Alessandro.

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Iscrizioni che verranno scolpite, la prima nel retro del nuovo altare, la seconda su lastra da collocare ad una delle pareti, nell’Oratorio. Le date che vi si leggono, seguano anche il principio ed il termine delle solenni feste per l’incoronazione dell’ Imagine della Madonna.

 I.

                                   IOACHIM . BONARDIUS . PERGAMEN . EPVS

                                             ET . EMIN . CARD . ARCHIEP . FLOREN . AVXIL .

                                                 IN . HON . B . MARIAE . VIRG . SACRAVIT

                                                                      XI  MAII . MCMXXIX

                                                                 

II.

                                                              D. U. T.

         ARAM  . MAXIMAM

                                                                                IN .  HONOREM . MATRIS . DEI

                                                                  SOCIETATIS . TIT . S .MARIAE . DE .  SUFFRAGIO

                                                                                       AC . PIORUM . EXPENSIS

                                                                                 MAGNIFICE . REAEDIFICATAM

                                                                 ILL.MUS .  ET . REV.MUS . DNS . IOACHIM . BONARDI

                                                                EPUS . PERGAMEN . ET . EMIN . ARCHIEP . FLOR . AVXIL.

                                                                                   XI . MENSIS . MAII . MCMXXIX

                                                                                               CONSECRAVIT

                                                                DIEQUE . FESTO . SS.TRINIT . XXVI . SEQVEN.

                                                              DE . REV.MI . CAPITVLI . VATICANI . FACULTATE

                                                             EMIN.MI . ALFONSI . M.AE CARD. MISTRANGELO

                                                                                      FLORENTINOR . ARCHIEP.

                                                                   SUBDELEGATIONIS . CAUSA . VICE . FUNGENS

                                                      ILL.MUS . ET . REV.MUS . DNS . HUGO GIVBBI .  MINIAT .  FPUS

                                                                            GESTIENTE . POPVLO . EMPORIENSI

                                                                           IMAGINEM . IN . PARIETEM . PICTAM

                                                                                     A PUTEO . NUNCUPATAM

                                                                   ANTIQVITATE . CVLTUQUE . PERILLUSTREM 

                                                               MAGNO . APPARATU . CIVIVMQUE . FREQUENTIA

                                                                 AVREA . SOLEMNITER . DECORAVIT . CORONA

                                  A.   M.   D.   G.           

L’evento su Emilio Mancini, le foto di Marcantonio Perugino

 

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Venerdì in Archivio, Cenacolo degli Agostiniani a Empoli

12 Febbraio 2016

La figura di Emilio Mancini a ‘Venerdì in archivio’.

Intellettuale empolese della prima metà del ‘900

Foto di Marcantonio Perugino


Marco Mainardi: Emilio Mancini

foto ritagliata Emilio Andreinar

Galleria di personaggi empolesi a cura di Marco Mainardi

Emilio Mancini

da: Il Segno di Empoli, n. 26 (lug. 1994)

Il professor Emilio Mancini è l’ospite della seconda puntata della nostra galleria. Empolese puro sangue, nato il 14 ottobre 1883, dopo aver brillantemente portato a termine gli studi superiori ottenne ben presto la laurea in Lettere, titolo che gli valse la nomina a direttore della scuola tecnica di San Miniato. Con il mondo dell’insegnamento l’amore scoppiò a prima vista e fu un sodalizio prodigo di soddisfazioni tanto che i gradini della scala gerarchica furono saliti rapidamente fino a giungere, dopo un periodo trascorso ad Aosta in qualità di Preside, alla poltrona di Provveditore agli Studi a Novara prima e a Lucca poi, sua sede definitiva. Continua a leggere

Emilio Mancini: Intorno a Ferruccio Busoni

Intorno a Ferruccio Busoni

Miscellanea della Valdelsa, n. 119/120, pp. 125-127. Anno 1933

Dall’Archivio della Famiglia Mancini di Firenze

La redazione ringrazia Andreina Mancini per averci dato il permesso

di pubblicare alcuni articoli di Suo Padre, Emilio.

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Ferruccio Busoni è all’ordine del giorno. Ci piace spigolare qual­che notizia su di lui apparsa in recenti pubblicazioni.

Francesco Monotti, per esempio, traccia un Ricordo di Ferruccio Busoni sulla rassegna milanese Comoedia (15 ott-15 nov.1932). Ivi, in un’intervista coll’insigne pianista polacco Zadora, discepolo del Busoni, è rievocata la figura del Maestro empolese, popolarissimo a Berlino per il suo famoso panciotto multicolore, il suo umore brioso, la sua passione per il bigliardo e quella pei bei libri. Del brillante articolo illustrato ci limitiamo a riportare la fine, in cui Zadora così conclude i suoi ricordi:  Busoni, morto nel 1924, sessantenne appena, è rimasto sino agli ultimi istanti della sua vita indiscutibilmente e solamente italiano, con un affetto e una nostalgia per il suo paese che forse solo i connazionali che l’avvicinavano potevano esattamente misurare. So che il suo lunghissimo soggiorno in Germania gli ha in parte nociuto presso certi italiani d’Italia, che han creduto vedere in lui un transfuga, un rinunciatario. Quale errore! L’arte segue certe sue necessità, certe sue correnti ideali che il voler comprimere sarebbe come il voler uccidere. Busoni trovò in Germania e specialmente a Berlino, quel clima spirituale, quel calore di consensi, quelle possibilità di vita, senza le quali probabilmente egli non sarebbe mai diventato l’impareggiabile Maestro che tutti ricordiamo, non avrebbe mai potuto onorare in questo modo il genio del suo paese e della sua razza. È vero. Busoni non era chauviniste. Si divertiva anzi a canzonare il patriottismo musicale e comico di un suo vecchio educatore, che gli aveva insegnato a credere che le « Nozze di Figaro » fossero state rubate dal « Matrimonio segreto » di Cimarosa, che gli ultimi episodi del « Faust » altro non fossero che imitazioni della « Divina Commedia », che il meglio di Bach fossero composizioni all’italiana, e che nessun straniero avrebbe mai potuto battere il record di Rossini, che aveva scritto il « Barbiere » in 21 giorni. Ma, esagerazioni a parte, guai poi a toccargliele quelle opere sacre al genio del suo popolo  L’Italia ha dato Busoni al mondo: è un fatto che tutti le riconoscono, anche se vari lieviti hanno operato in lui, han contribuito a produrre in lui quel raro miracolo che è l’arte. L’arte genera altra arte, la bellezza chiama la bellezza. Questa era l’idea fissa del maestro. Io credo che fra due grandi civiltà quali l’italiana e la tedesca, Busoni non può rappre­sentare che un altro ponte d’ unione, mai un germe di discordia. Continua a leggere