L’evento su Emilio Mancini, le foto di Marcantonio Perugino

 

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Venerdì in Archivio, Cenacolo degli Agostiniani a Empoli

12 Febbraio 2016

La figura di Emilio Mancini a ‘Venerdì in archivio’.

Intellettuale empolese della prima metà del ‘900

Foto di Marcantonio Perugino


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Emilio Mancini, un intellettuale empolese della prima metà del ‘900

locandina Mancini


  • Stefania Terreni: La carte “ritrovate” di Emilio Mancini (1883-1947)


  • Paolo Pianigiani e Andreina Mancini: Emilio Mancini, la sua vita e i suoi scritti


  • Elisa Boldrini: Emilio Mancini direttore della Miscellanea Storica della Valdelsa


  • Giuliano Lastraioli: Emilio Mancini fra gli empolesi


 

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Marco Mainardi: Emilio Mancini

foto ritagliata Emilio Andreinar

Galleria di personaggi empolesi a cura di Marco Mainardi

Emilio Mancini

da: Il Segno di Empoli, n. 26 (lug. 1994)

Il professor Emilio Mancini è l’ospite della seconda puntata della nostra galleria. Empolese puro sangue, nato il 14 ottobre 1883, dopo aver brillantemente portato a termine gli studi superiori ottenne ben presto la laurea in Lettere, titolo che gli valse la nomina a direttore della scuola tecnica di San Miniato. Con il mondo dell’insegnamento l’amore scoppiò a prima vista e fu un sodalizio prodigo di soddisfazioni tanto che i gradini della scala gerarchica furono saliti rapidamente fino a giungere, dopo un periodo trascorso ad Aosta in qualità di Preside, alla poltrona di Provveditore agli Studi a Novara prima e a Lucca poi, sua sede definitiva. Continua a leggere

Emilio Mancini: Intorno a Ferruccio Busoni

Intorno a Ferruccio Busoni

Miscellanea della Valdelsa, n. 119/120, pp. 125-127. Anno 1933

Dall’Archivio della Famiglia Mancini di Firenze

La redazione ringrazia Andreina Mancini per averci dato il permesso

di pubblicare alcuni articoli di Suo Padre, Emilio.

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Ferruccio Busoni è all’ordine del giorno. Ci piace spigolare qual­che notizia su di lui apparsa in recenti pubblicazioni.

Francesco Monotti, per esempio, traccia un Ricordo di Ferruccio Busoni sulla rassegna milanese Comoedia (15 ott-15 nov.1932). Ivi, in un’intervista coll’insigne pianista polacco Zadora, discepolo del Busoni, è rievocata la figura del Maestro empolese, popolarissimo a Berlino per il suo famoso panciotto multicolore, il suo umore brioso, la sua passione per il bigliardo e quella pei bei libri. Del brillante articolo illustrato ci limitiamo a riportare la fine, in cui Zadora così conclude i suoi ricordi:  Busoni, morto nel 1924, sessantenne appena, è rimasto sino agli ultimi istanti della sua vita indiscutibilmente e solamente italiano, con un affetto e una nostalgia per il suo paese che forse solo i connazionali che l’avvicinavano potevano esattamente misurare. So che il suo lunghissimo soggiorno in Germania gli ha in parte nociuto presso certi italiani d’Italia, che han creduto vedere in lui un transfuga, un rinunciatario. Quale errore! L’arte segue certe sue necessità, certe sue correnti ideali che il voler comprimere sarebbe come il voler uccidere. Busoni trovò in Germania e specialmente a Berlino, quel clima spirituale, quel calore di consensi, quelle possibilità di vita, senza le quali probabilmente egli non sarebbe mai diventato l’impareggiabile Maestro che tutti ricordiamo, non avrebbe mai potuto onorare in questo modo il genio del suo paese e della sua razza. È vero. Busoni non era chauviniste. Si divertiva anzi a canzonare il patriottismo musicale e comico di un suo vecchio educatore, che gli aveva insegnato a credere che le « Nozze di Figaro » fossero state rubate dal « Matrimonio segreto » di Cimarosa, che gli ultimi episodi del « Faust » altro non fossero che imitazioni della « Divina Commedia », che il meglio di Bach fossero composizioni all’italiana, e che nessun straniero avrebbe mai potuto battere il record di Rossini, che aveva scritto il « Barbiere » in 21 giorni. Ma, esagerazioni a parte, guai poi a toccargliele quelle opere sacre al genio del suo popolo  L’Italia ha dato Busoni al mondo: è un fatto che tutti le riconoscono, anche se vari lieviti hanno operato in lui, han contribuito a produrre in lui quel raro miracolo che è l’arte. L’arte genera altra arte, la bellezza chiama la bellezza. Questa era l’idea fissa del maestro. Io credo che fra due grandi civiltà quali l’italiana e la tedesca, Busoni non può rappre­sentare che un altro ponte d’ unione, mai un germe di discordia. Continua a leggere