Lara-Vinca Masini: Luigi Boni

Questo slideshow richiede JavaScript.

Luigi Boni

di Lara-Vinca Masini

Firenze, Settembre 2002

Si parla tanto, di questi tempi, anche in Italia, di globalizzazione e, allo stesso tempo, si ricercano e si esaltano, forse per un malcelato timore di perdita di identità, gli apporti artistici e culturali, anche per quanto riguarda il contemporaneo, delle regioni, anche se, ovviamente, mistificati da stratificazioni di condizionamenti resi stabili da fittizie e provinciali prevaricazioni che si istituzionalizzano. Come hanno dimostrato alcune recenti operazioni che avrebbero, invece, dovuto far luce su tante situazioni diverse che si sono verificate (parlo, in questo caso, della Toscana) e che, per ragioni diverse, non hanno avuto la possibilità di crescere e di poter  emergere, come avrebbero potuto…. Continua a leggere

Lara-Vinca Masini e il suo “Umanesimo, Disumanesimo” a Firenze

umanesimo-disumanesimo-001

La medaglia e il suo rovescio

di Lara-Vinca Masini

Questa manifestazione non vuol dichiarare o affermare se non se stessa. Vuole essere allo stesso tempo un test, un’ipotesi di lettura per componenti multiple di una storia che ritrova, nel pre­sente, termini di confronto indiretti e ambigui, ma capaci, credo, a loro volta, di provocare e stimolare reazioni e fare emergere re­lazioni in cui l’esperienza estetica si dà come uno tra i molti pun­ti di riferimento, ma tra i più illuminanti, per la facoltà quasi pro­fetica, o almeno «sintomatica», che sempre la distingue. È intenzionale l’assunzione della definizione «Umanesimo, Disu­manesimo nell’arte europea 1890-1980», alla quale hanno spinto considerazioni e fatti diversi; dalle manifestazioni medicee fio­rentine alle discussioni con gli artisti (nel caso specifico Fabio Mauri e Giuseppe Chiari) circa alcune dichiarazioni americane – anche autorevoli -, secondo le quali sarebbe loro retaggio un co­siddetto «nuovo umanesimo»; fino alla particolare condizione di Firenze nel contesto italiano attuale.

E, per chiarire:

Le molte manifestazioni medicee, che coprono massiccia­mente tutti gli spazi agibili di Firenze e della Toscana, disertano totalmente, dandolo per scontato, il periodo specificatamente «umanista» di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo e ripropongono, per contro, una lettura (spesso totalmente gratificante) su un re­pertorio ricchissimo di documenti e materiali, del Manierismo (col vantaggio di spostare, almeno, in avanti di un gradino, il pe­so dorato della «tradizione» fiorentina, i cui termini correnti di ri­ferimento, si limitavano, fino ad oggi, al primo Rinascimento, rivisitato, tuttavia, in chiave di revival tardo-ottocentesco). Continua a leggere

Lara e Firenze

pianta-della-catena

Veduta di Firenze, detta “della Catena”, 1471-1482 ca,

Firenze, Museo Topografico, “Firenze com’era”

 

Firenze : un “Contemporaneo” malinteso

LARA-VINCA MASINI
da “L’Architettura”, rivista fondata da Bruno Zevi,
anno LI, numero 597-598-599, anno 2005
Prima pubblicazione sul web: http://www.transfinito.eu

Non è certo da oggi che Firenze è aggredita nell’integrità del suo tessuto connettivo; basterà risalire, per tenerci a tempi relativamente recenti, alla infelice ricostruzione del dopoguerra e allo stravolgimento totale del P.R. di Edoardo Detti (’51,‘53) che al momento dell’approvazione (’62) era stato così deformato da diventare irriconoscibile. Tra i miei ricordi c’è lo scempio (‘92) perpetrato nei confronti dello Stadio di Nervi, a mio avviso uno dei suoi lavori più importanti. Subito dopo il suo stravolgimento totale ricevemmo una proposta di referendum per la realizzazione di un nuovo stadio perché quello esistente, anche dopo la sua “ristrutturazione” (?) non era sufficiente alle nuove necessità !…

E’ seguito un periodo di “normale” e speculativa corrosione della città, ma non si era mai arrivati ad una così sistematica aggressione come quella attuale, in cui la speculazione (sia rappresentata dalle esigenze di un turismo di massa o di una edilizia corrente), fa sì che si cominci ad invadere il cuore stesso della città, non solo la periferia, che sembra esser diventato il tema centrale della ricerca architettonica attuale, anche se ormai gli spazi di intervento sembrano sempre più ridotti.
Sono consapevole del fatto che le responsabilità sono molte, vanno indietro nel tempo, e non sono legate tutte alle attuali istituzioni cittadine.

Si pensi per esempio alla zona di Novoli, dove ci sarebbe stata la possibilità di “progettare”, finalmente, una zona periferica decente, senza farla diventare, nel corso degli anni, un coacervo di lavori disparati, un deposito di speranze mancate, in un insieme slegato e caotico, dove anche le proposte progettuali sono state stravolte, come nel caso del Tribunale di Ricci, che sembra, come è stato detto,”pantografato”. completamente tradito anche nei materiali e nella sua collocazione secondo un travisato impianto urbanistico (vedi il progetto Krier), che lo riduce ad una presenza che risulta, ormai, fuori tempo e fuori luogo…

Oggi si stanno perpetrando danni forse irreparabili, in nome di un cosiddetto “rinnovamento” (più che legittimo; tante volte ne abbiamo dichiarata la necessità, ma in nome di un meditato, colto, ragionevole programma, non per rispondere, demagogicamente, a necessità legittime o presunte per la vita della città, ma realizzate a scapito dell’ integrità della città stessa).
Non sono ne’ un architetto ne’ un urbanista. Le mie osservazioni rappresentano soltanto la testimonianza di chi ancora, in un contesto assolutamente omologato che rende, purtroppo, uguali (o simili) molti comportamenti, al di là delle ideologie e delle intenzioni, cerca ancora di “guardare” oltre che di “vedere”.

Da sempre ci siamo battuti contro l’ ostinata e fin qui irriducibile riottosità delle istituzioni di questa città ad aprirsi al contemporaneo con l’ arroccamento in una appiattita relazione, spesso forzata, con uno straordinario passato ma incapace, perché male interpretato, di fornire stimoli e di innescare spinte innovative proprio perché non mantenuto vivo, ma cristallizzato e mummificato, quando avrebbe potuto costituire il maggior incentivo per mantenere attiva una creatività legata allo scorrere del tempo, in un contesto ancora prezioso agli occhi del mondo intero.

Ci troviamo di fronte ad una città che deve rinnovarsi, ma con criterio, con sensibilità, quella sensibilità che tenga conto di un’ idea di armonia della città; occorre un’ idea strategica della città stessa, che dovrebbe essere anche l’ idea tangibile della sua bellezza, del suo equilibrio anche nel modo di confrontarsi con il degrado e la cattiva educazione nei suoi riguardi; e soprattutto un’ idea strutturale che non si muova sul filo di una sindrome che sta contagiando tutti, la difesa “bottegaia” di un turismo mordi e fuggi, un turismo da fast food, che sporca la città, che siede sui gradini del Duomo, ohibò !
Quanti secoli sono che la gente si siede sui gradini del Duomo, ma nessuno aveva mai pensato di mettere delle obbrobriose panchine accanto a quel monumento…
Non sarebbe stato più opportuno, e certo non più costoso, costituire dei turni di guardia?

E un sottopassaggio con curve sbagliate, che sgrana il contesto della città, e propone (a Firenze !), delle mezze torrette in finto bugnato in pietra serena, tinteggiata da pietra forte ? Oppure un posteggio che fa emergere una sorta di gigantesco (e assurdo, oltre che insensato) pannello solare in piazza Beccaria ?
Questo non significa affatto che non si possa intervenire con lavori contemporanei in un contesto storico. C’ è a Lione, tanto per fare un esempio, una piazza ottocentesca con un’ alta scalinata da un lato, che porta ad una chiesa. Nella parte opposta della piazza, decentrata, c’ è una fontana con grandi cavalli e donnone seminude, che Daniel Buren ha reso straordinaria disponendovi, entro sezioni quadrate, tanti zampilli d’ acqua che si alzano e si abbassano, e la sera sono illuminati. E’ diventata una piazza stupenda (vicina, tra l’ altro, a quella che la ristrutturazione del Teatro dell’ Opera di Nouvel fa vibrare di luce diffusa); e la gente la percorre come se fosse là da secoli: i bambini e i cani ci giocano, la fanno vivere. Ma è il lavoro sensibilissimo di un artista, non un gioco velleitario e inerte di chi pretende di giocare all’ artista e non sa rimanere nel suo ruolo di tecnico. Perché, se l’ architettura, come categoria assoluta, è “arte”, non sono molti gli architetti “artisti”: e anche quelli che lo sono (Gehry, Libeskind, Fuksas, Nouvel, Piano…) spesso si associano, nel loro lavoro, con artisti.

Del resto lo stesso si può dire per molti che si definiscono “artisti”.
Quanto a Firenze non voglio neppure accennare al posteggio della Fortezza, che ormai è, grazie a Dio, rifiutato da tutti, ma rischia di diventare così totalizzante da annullare, mediaticamente, ogni altro problema. I giornali non citano ormai che quello.
Non si parla più delle Pensilina dietro gli Uffizi, concorso vinto da Arata Isozaki, per la quale l’ ultima trovata è che si sono individuati dei reperti archeologici nel sottosuolo e che quindi non si può realizzare. Scusa evidente dal momento che (si veda in “La Repubblica”, 13 gennaio 2005) Riccardo Francovich, docente di archeologia medievale all’ Università di Siena e incaricato come consulente per gli scavi sull’ area attorno al museo ha dichiarato che il problema “non c’ entra nulla con la costruzione della Loggia”, e lo stesso Isozaki per testimonianza del suo assistente dichiara che “basta mettere un piastrone d’ acciaio su cui far poggiare i pilastri”…

E’ evidente che la Pensilina non piace; mentre vanno bene, appunto, le torrette in finto bugnato, le costruzioni megagalattiche, lo pseudo pannello solare, le panchine accanto al Duomo, e va bene anche la proposta di intervento “filologico” in piazza Santa Maria Novella, una delle più belle di Firenze, il cui giardino (non parliamo della facciata dell’ Alberti, degli obelischi secenteschi di marmo poggianti su tartarughe in bronzo del Giambologna) è stato sistemato da Porcinai e per cui basterebbero un progetto di illuminazione che corra lungo le mura, una ripulita e una corretta manutenzione.
E che fine ha fatto il progetto vincitore di Nouvel per il palazzo già Fiat in viale Belfiore?
E che accadrà con la tranvia lungo il viale delle Cascine ?
Non sarebbe più corretto (e meno costoso), approfittare della presenza, a poche decine di metri di distanza, dei binari morti, ancora esistenti, della Stazione Leopolda, che costeggiano le Cascine ?
Si salverebbe un importante documento storico e un polmone di verde irrecuperabile per la città.

Per anni abbiamo accusato le istituzioni perché non si promuovevano concorsi per l’architettura. Ma se si promuovono e poi non si realizzano i progetti vincitori di architetti notissimi, si contribuisce solo a gettar via denaro pubblico inutilmente e a screditare il nome della città a livello internazionale.
E se si facessero lavorare i giovani, in una condizione del tutto rinnovata, dal momento che oggi l’ accelerazione costante nella quale ci troviamo immersi sollecita una comprensione “altra”, diversa, della realtà, una comprensione più profonda e più critica; l’ artista ci si deve confrontare, dilatando il suo territorio operativo.
L’ artisticità ha acquistato una dilatazione espansiva che si allarga dalle arti visive all’architettura, alla letteratura, alla scienza, alla filosofia.
Non si tratta di scambio dei ruoli istituzionali; non si tratta della vecchia utopia della sintesi delle arti: cambia il modo di considerare “le arti” stesse, occorre un nuovo tipo di sensibilità, un allargamento dello “sguardo” su temi e orizzonti diversi.
E molti artisti oggi dialogano e interagiscono con lo spazio, anche con quello urbano e con quello storico. Perché non farli partecipare, allo stesso livello, con gli architetti, non per la realizzazione di opere aggiuntive all’ architettura, ma per contribuire alla creazione di spazi che sappiano far dialogare il presente col passato ?
Certo, gli artisti vanno saputi individuare, non secondo un nome che corre perché alla moda o per clientelismo interessato. Ogni artista si muove secondo personali linee di ricerca che devono essere bene individuate. Perché non riconosciamo a tutti il diritto alle proprie competenze e alle proprie attitudini ?


Giulio Turcato alla Galleria “IL PONTE” di Firenze

Questo slideshow richiede JavaScript.

GIULIO TURCATO

Inventare spazi

a cura di Walter Guadagnini 

Galleria Il Ponte – Firenze

13 gennaio – 14  aprile 2017

 

inaugurazione

13 gennaio, h 18:30

 pubblicazione catalogo

in collaborazione con Galleria Milano – Milano

 Giulio Turcato

Inventare spazi

testo di Walter Guadagnini

Edizione Gli Ori, Pistoia 2016

La Galleria Il Ponte, in collaborazione con Paola De Angelis e la Galleria Milano di Milano, è lieta di presentare una mostra dedicata a Giulio Turcato (Mantova, 1912 – Roma, 1995), pittore instancabile, considerato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo e dell’informale italiano. Tra i promotori dell’Art Club (1945) e di Forma I (1947), del Fronte Nuovo delle arti, del gruppo degli Otto (1950) e di Continuità (1960), Turcato nel corso della sua lunga e ricca carriera ha vantato numerosissime mostre nelle maggiori istituzioni e gallerie italiane e straniere. Continua a leggere

Elisabetta Rogai: “Nell’Anima” a Siena

Questo slideshow richiede JavaScript.

“NELL’ANIMA”

Personale di Elisabetta Rogai

Siena, Magazzini del Sale al Palazzo Comunale, dal 2 al 27 dicembre 2016

Si inaugura il 2 dicembre presso i suggestivi ambienti dei magazzini del Sale del Palazzo Pubblico di Siena l’esposizione “Nell’Anima”, personale di Elisabetta Rogai, artista tra le più raffinate della scena artistica nazionale. L’apertura ufficiale avrà luogo alle ore 17,30 alla presenza del Sindaco di Siena Bruno Valentini, dell’Assessore alla Cultura Francesca Vannozzi, del Priore della Contrada della Selva Stefano Marini e di Margherita Anselmi Zondadari. Sarà inoltre presente Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, già Soprintendente del Polo Museale Fiorentino, che ha curato per la mostra un’interessante presentazione critica dei lavori dell’artista Toscana. Continua a leggere

Marco Beconcini al Palazzo Ghibellino di Empoli


 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ritrovarlo dopo 50 anni, è stato fantastico. Tutti e due con il delirio degli anni addosso, ma rimasti uguali. Lui in più dipinge acquarelli, è un pittore. Ma è anche un filosofo di vita, e di luce e di spazio. La meraviglia salverà il mondo, e ci lega all’infinito, mi fa, socchiudendo gli occhi.

Questi acquarelli sono carte d’alchimia, il risultato d’incontri fra le trame mai uguali della carta Fabriano, i canali millesimali dove le acque intrise di colore vanno a cercare le loro strade. E dove si fermano e si lasciano morire nell’asciugarsi sul foglio.

C’è il mare, preso d’orizzonti senza la fine, appena illuminato da una vela lontana, o l’intrico dei tetti, roventati dal sole toscano.

E il cavaliere in cerca della sua dama, che si staglia verticale su orizzonti lontani.

Perchè questa tecnica, difficile a domarsi, più instabile di altre, più trasportabile all’aperto, come sapeva bene un Turner, che con la cassettina di colori girò il mondo intero.

Perchè quando lavoro non sono mai solo. C’è una presenza con me. Forse il Dio degli uomini, che mi assiste guidando il moto del caso, che è ha le sue leggi che ancora non conosciamo.

E la firma che metto alla fine è come una liberazione, che certifica un equilibrio raggiunto.

E c’è anche piazza dei Leoni, che è appena fuori l’antico Palazzo, vista in un controluce viola sul bianco dei marmi sulla Collegiata.

Paolo Pianigiani, settembre 2016


Il ritorno di Ardengo…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze

Scoperte e massacri

 Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi

27 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

 

La donazione di un autoritratto di Ardengo Soffici, da parte degli eredi del grande artista ed intellettuale toscano, agli Uffizi (Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949, Firenze, Galleria degli Uffizi), ha stimolato l’idea di una mostra su questa figura di pittore, scrittore, polemista e critico d’arte, puntando l’attenzione in particolare sugli anni che lo videro assumere un ruolo di assoluto protagonista nell’aggiornamento della cultura figurativa italiana. E’ infatti da tempo riconosciuto che gli scritti di Soffici pubblicati tra il primo e il secondo decennio del Novecento e le iniziative culturali da lui sostenute e organizzate (come la Prima Mostra italiana dell’Impressionismo allestita a Firenze nel 1910) costituirono un momento decisivo per lo svecchiamento e il rinnovamento dell’arte in Italia.

 

Continua a leggere

Marco Gastini alla Galleria “Il Ponte”, a Firenze

Questo slideshow richiede JavaScript.

quindici opere di

MARCO GASTINI

1969-1978

un decennio

 a cura di

Andrea Alibrandi

Alessio Marolda

 

Galleria Il Ponte – Firenze

16 settembre – 4 novembre 2016

La Galleria Il Ponte, per l’inizio della nuova stagione espositiva 2016/2017, presenta un importante nucleo di opere di Marco Gastini, realizzate fra il 1969 e il 1978. Un decennio fondamentale all’interno della lunga carriera dell’artista che, in un suo personale percorso, trova consonanze con la pittura di ricerca degli anni Settanta, la Pittura analitica, definita anche “pittura-pittura”, di cui è sicuramente una punta di diamante.

Le sue “figure” si riducono a punto e linea, proposte quali costanti di una pittura dove «l’attenzione stacca il gesto, l’azione distanzia lo sguardo indifferenziato, lo spazio oppone un altro spazio, a sua volta discontinuo…». I suoi segni, scarni, sensibili, sembrano inseguire le sedimentazioni di un gesto, le tracce di un pensiero pensato, ma non espresso. «Tracciare quei punti per me significa pensare a uno spazio, “vedere” uno spazio»… Continua a leggere

Gli acquerelli di Andrea Meini

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ritratto di una città, Empoli


Andrea Meini è nato a Firenze il 16/04/1966.
Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica e perfezionamento in Arti grafiche all’Istituto d’Arte di Porta Romana Firenze e la Laurea in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Firenze sez. Pittura.

Ha lo studio in vicolo della Gendarmeria, nel cuore antico di Empoli.

Continua a leggere