Amedeo torna a Livorno: le interviste

Modigliani e l’avventura di Montparnasse

Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre

 Livorno – Museo della Città

7 novembre 2019 – 16 febbraio 2020

La grande retrospettiva nella città natale dell’artista in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa

E’ stata presentata oggi, alla presenza del sindaco di Livorno Luca Salvetti, dell’assessore alla cultura Simone Lenzi, del curatore della mostra Marc Restellini e del coordinatore del progetto Sergio Risaliti la mostra  Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre.

L’esposizione, fortemente voluta dal Comune di Livorno, ha l’obiettivo di far ritornare nella sua città natale “Dedo” in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa. Era il 22 gennaio 1920 quando Amedeo Modigliani è ricoverato, incosciente, all’ospedale della Carità di Parigi dove muore, due giorni dopo, all’età di 36 anni, di meningite tubercolare, malattia incurabile al tempo, che era riuscito, miracolosamente, a sconfiggere vent’anni prima.  Il giorno della sua morte Parigi e il mondo intero perdono uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Con il suo stile inconfondibile era riuscito a rendere immortali i suoi amici, le sue compagne e amanti, i collezionisti e i volti ‘eroici’ dei figli della notte parigina.

Nei quartieri di Montparnasse e di Montmartre, Modigliani aveva stretto amicizia con Guillaume Apollinaire, Chaïm Soutine, Paul Guillaume, Blaise Cendrars, Andrè Derain e Maurice Utrillo ed era da tutti ammirato per la sua cultura, il suo fascino e il suo carisma. Egli incantava per il suo talento geniale e l’approccio intransigente all’arte, per la sua bellezza e per la sua passionalità mediterranea. La sua vita era però anche prigioniera dell’alcol e delle droghe, Modigliani non si risparmiava e sfidava ogni giorno la morte cercando nell’arte una via di fuga al suo tragico destino.

Grande rivale di Modì, così era conosciuto Amedeo a Parigi, era Pablo Picasso, che il pittore di Livorno ammirava e odiava. Picasso era però affascinato dal giovane artista italiano, e dalle sue opere in cui si rispecchiava tutta la bellezza dell’arte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno.

Nonostante la vita “sopra le righe”, le tanti amanti, tra le quali le poetesse Anna Akhmatova e Beatrice Hastings, la sua energia e giovinezza, Modigliani non può sfuggire alla morte. Una tragedia che provocò forte turbamento nell’intera avanguardia parigina. E se tutto ciò non bastasse, anche la sua giovane compagna, Jeanne Hébuterne, artista di talento che tutti adoravano, decide di accompagnarlo nella morte, nonostante aspettasse il secondo figlio da Amedeo. Con una conseguenza immediata: la nascita di una leggenda che trasformerà Modigliani in un personaggio leggendario, in una emanazione evanescente e scandalosa di un mondo bohémien, che nei suoi ritratti e nei suoi nudi riconoscerà il senso della propria estrema vitalità mista a tedio e profonda fatale malinconia.

L’esposizione Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre (Museo della Città di Livorno dal 7 novembre 2019 al 16 febbraio 2020), è organizzata dal Comune di Livorno insieme all’Istituto Restellini di Parigi con la partecipazione della Fondazione Livorno. E’ curata da Marc Restellini con il coordinamento di Sergio Risaliti ed offre al pubblico l’occasione di ammirare ben 14 dipinti e 12 disegni di Modigliani raramente esposti al pubblico.  

Per celebrare il centenario della morte del pittore, sono eccezionalmente riuniti nelle sale del Museo della Città, i dipinti e disegni appartenuti ai due collezionisti più importanti che lo hanno accompagnato e sostenuto nella sua vita. Paul Alexandre, primo fra tutti, che era al centro di un legame tra Livorno e Parigi, che lo ha sostenuto al suo arrivo a Parigi e che lo ha aiutato nel progetto scultoreo delle Cariatidi oltre che durante i suoi ritorni a Livorno nel 1909 e 1913. Ma anche e soprattutto Jonas Netter che ha riunito, come un esperto e geniale collezionista, i più bei capolavori del giovane livornese. Tra le opere in mostra sarà visibile il ritratto Fillette en Bleu del 1918, opera di grandi dimensioni che raffigura una bambina di circa 8-10 anni il cui vestitino e il muro retrostante sono dipinti di un delicato colore azzurro, in un ambiente ricolmo di dolcezza e innocenza; il ritratto di Chaïm Soutine del 1916, suo caro amico durante gli anni parigini più difficili, seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia, dove si percepisce la grande sintonia tra i due e la stima che Soutine provava per  Modigliani; il ritratto Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto tra il ’18 e il ’19 raffigurante la giovane Elvira, ritratta da Modigliani ben quattro volte, due da vestita e due nuda, conosciuta ed ammirata a Parigi per la sua folgorante bellezza e per il suo caldo temperamento italiano;il ritratto Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) del 1919, che ritrae la bella Jeanne Hébuterne di tre quarti mentre si rivolge allo spettatore in un atteggiamento pieno di naturalezza ed eleganza e capace di catture l’attenzione con suoi profondi occhi azzurri. Dei disegni si possono ammirare alcune Cariaditi tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913. Il disegno appartiene al secondo ciclo che, a differenza del primo – costituito da studi per sculture ispirate all’arte primitiva – non è uno schizzo preparatorio, ma un’opera a sé stante dove la figura femminile è più rotonda e voluttuosa con contorni più sfumati e colorati.

Insieme alle opere di Modigliani sono esposti, inoltre, un centinaio di altri capolavori, anch’essi collezionati da Jonas Netter a partire dal 1915, opere rappresentative della grande École de Paris. Tra queste si potranno ammirare i dipinti di Chaïm Soutine come L’Escalier rouge à Cagnes, La Folle, L’Homme au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite dal 1917 al 1920, che ben rappresentano la poetica dell’artista e la sua maniera di rappresentare la realtà in modo atemporale e come espressione di tragedia interiore. Nell’Autoritratto, in particolare, Soutine si mette alla prova nel ritrarsi come i grandi artisti del passato, che tanto ammirava, in una posa quasi anonima e con lo sguardo senza rughe ma preoccupato, con le mani fuori dal campo, la cui faccia, con i piani irregolari, emerge da una sciarpa verde; opere di Maurice Utrillo come Place de l’église à Montmagny, Rue Marcadet à Paris, Paysage de Corse, dipinti dove gli spazi sono sereni e dove tutto è calmo e silenzioso, dove nulla traspare dei suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici per tentati suicidi legati alla dipendenza dall’alcol; opere di Suzanne Valadon come le Trois nus à la campagne, con donne nude in aperta campagna, tema molto caro a Renoir e a Cézanneoltre che adAndrè Derainche con Le Grand Bagneuses ha realizzato un’opera considerata uno dei capisaldi dell’arte moderna e dipinti come St.tropez e Portrait d’homme (Jonas Netter) diMoïse Kisling, artista polacco che ci ha lasciato uno dei ritratti più emblematici del collezionista Jonas Netter.

Livorno attendeva da un secolo questa mostra.

Qui, Amedeo, si era formato artisticamente studiando i macchiaioli, qui si era ammalato per la prima volta gravemente ed era riuscito miracolosamente a guarire fino alla partenza per Parigi, centro nevralgico della scena e del mercato artistico, dove ebbe modo di esprimere il suo straordinario talento.  Nella Ville Lumière, immergendosi nell’avanguardia artistica di allora, Amedeo aveva trovato l’energia necessaria per essere invincibile, come artista, come demiurgo e come detentore di verità e di conoscenza, alla pari dei più grandi del suo tempo. Era quasi riuscito a nascondere a sé stesso la malattia, la dipendenza, l’inesorabile destino. La sua cultura, la sua erudizione, il suo talento, il suo fascino e il suo carisma fecero il resto. Ma a Livorno Modigliani restò sempre legato, tanto da tornarci più volte nel corso della sua breve vita.

Per il curatore, Marc Restellini: “La mostra è un ritorno a casa, sono felice di questa occasione e ringrazio e mi complimento con tutta l’Amministrazione per il coraggio e la rapidità delle scelte. Non poteva esserci decisione migliore di portare la mostra di Modigliani nella sua città nell’anniversario del centenario della morte. Qui a Livorno Amedeo Modigliani ha sviluppato la sua capacità creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunità per dargli la giusta posizione nella storia dell’arte occidentale”.

Anche per il Sindaco Luca Salvetti la mostra è un’occasione unica e irripetibile: “Dedo è tornato a Livorno, nella sua città, dove è nato, è cresciuto e si è formato. E Livorno si è preparata ad ospitare tutti coloro che verranno a salutare il grande pittore. Piazza del Luogo Pio, che accoglie il Museo della Città dove è allestita la mostra, si è fatta bella e sarà un piacere attraversarla. Ha cambiato aspetto ed è diventata una vera e propria piazza europea con area pedonale, manto erboso, alberi e un grande portale alto 6 metri e largo 8 a forma del logo del Museo della Città, passaggio attraverso il quale si accede alla mostra. Il 24 gennaio prossimo ricorrono i 100 anni della morte di Amedeo Modigliani e Livorno saprà rendere omaggio al suo cittadino più conosciuto, uomo che ha rotto gli schemi razionali e conservatori del suo tempo e che ha dedicato la sua breve vita alla ricerca di una personale dimensione artistica. Nei suoi famosi ritratti Modigliani trasferiva gli aspetti psicologici dei personaggi che rappresentava, trascorreva molte ore con i soggetti prima di dipingere, cercando, appunto, di capire il profilo interiore di chi aveva di fronte. Modigliani, ebreo e di cultura raffinata, rispecchiava a pieno il carattere del livornese, dissacratore e pronto alla battuta ironica, intelligente ed elegante, ricco di fascino. Un artista che ha cercato sempre di affermare la sua indipendenza artistica, scegliendo anche di abbandonare la scuola Macchiaiola livornese in cui era cresciuto, per trasferirsi a Parigi.Questa mostra è un’occasione unica e irripetibile. Un evento che per Livorno ha una valenza eccezionale. Amedeo Modigliani torna nella sua città natale. Avrebbe voluto farlo in quel lontano 1920, in cui la vita lo ha lasciato, avrebbe voluto tornare a vivere a Livorno con la sua Jeanne. Lo aveva detto agli amici pittori, a Parigi in molti sapevano. Ma la sorte ha avuto altre mire per lui. A 100 anni dalla morte siamo riusciti, con grande coraggio, a far tornare l’anima di Dedo nella sua città. Anima rappresentata dalle sue opere, le più belle, che per tre mesi troveranno dimora nelle sale del Museo della Città. Qui abbiamo creato un nuovo allestimento, da usare per successive mostre: sarà come un abito elegante da sfoggiare nelle situazioni più belle.Sono certo che Livorno risponderà con grande partecipazione, recuperando l’identità culturale che l’ha contraddistinta nei secoli scorsi. Vogliamo che intorno a questo grande evento ne nascano tanti altri dello stesso spessore artistico e culturale. La città ha abbracciato Amedeo Modigliani organizzando numerosi eventi collaterali che faranno da cornice alla mostra fino al 16 febbraio e proseguiranno per tutto il 2020, anno in cui si celebra il centenario della morte dell’artista.Inoltre, durante la mostra, personaggi conosciuti del mondo culturale, spettacolare, sportivo verranno, di loro spontanea volontà, a rendere omaggio a Modigliani e visiteranno la mostra in compagnia del pubblico. Stiamo ricevendo molte rischieste da tutta Italia e dall’estero. Visiteranno la mostra: Paolo Virzì, Carlo Conti, Massimiliano Allegri, Eva Giovannini, Amanda Sandrelli, Kim Rossi Stuart, Francesco Bruni, il cantante Mika, Aldo Montano, Stefano Bertezzaghi, Leonardo Pavoletti, Irene Vecchi, Andrea Baldini. Igor Protti. A questi si aggiungeranno molti altri nomi”.

Come afferma, inoltre, Simone Lenzi, Assessore alla cultura del Comune di Livorno: “Questa mostra ha per la città di Livorno un valore storico. L’aggettivo non sembri eccessivo, perché la storia funziona così: stabilisce degli appuntamenti a cui dobbiamo avere il coraggio di presentarci. Il Centenario della morte di Modigliani è uno di questi. O meglio, è l’appuntamento a cui, finalmente, non possiamo più mancare. Il valore di questa mostra è allora quello di una celebrazione importante, ma non solo. Serve a dare il bentornato a Amedeo Modigliani, o meglio, a “Dedo”, nella città in cui è nato e cresciuto. Ma serve anche a mettere fine a quel lungo fraintendimento, generato dai cascami di un romanticismo d’accatto e da leggende posticce, che ha distorto, fino a renderlo irriconoscibile, il profondo rapporto di filiazione fra Livorno e questo suo figlio che era destinato a diventare il pittore più straordinario del Novecento. Crediamo infatti che la città che era rimasta negli occhi e nel cuore di Modigliani fosse fatta di una luce precisa. Di alcuni scorci di strada, di amici di gioventù, di compagni di scuola. Di una specifica spiritualità ebraico-sefardita, di vividi ricordi familiari. Di tante cose che, a partire da questa mostra, andranno finalmente raccontate come parte di un’unica storia, per quanto ancora si riverbera nel presente. Intanto mi piace ricordare che, proprio negli anni in cui Modigliani lasciava un segno indelebile nella storia della pittura, il poeta Reiner Maria Rilke, con una impressionante precisione, descriveva l’infanzia come il tempo in cui “eravamo fino all’orlo colmi di figure”. A spiegarci, insomma, che quelle figure sono precisamente ciò in cui duriamo per tutta la vita. Sia dunque che si resti a vivere in una città di provincia, che ha però, sin nelle origini, una storia di straordinaria modernità cosmopolita, sia che si parta per stupire il mondo in uno studiolo d’artista a Montparnasse, quella pienezza di immagini in cui siamo nati e cresciuti è destinata a determinare per sempre il nostro sguardo.  E quello sguardo, che qui originava, qui oggi ritorna”.

La mostra è accompagnata da un catalogo, curato da Marc Restellini, pubblicato da Sillabe.


Info:

Museo della Città

piazza del Luogo Pio, Livorno
0586-824551

museodellacitta@comune.livorno.it

Ufficio Stampa

Comune di Livorno

Ursula Galli

Tel 0586- 820237/504/268

stampa@comune.livorno.it

Opera laboratori Fiorentini – Civita

Salvatore La Spina

tel 0552981780 – cell 331 5354957

s.laspina@operalaboratori.com

Helmut Newton a San Gimignano

Helmut Newton. San Gimignano
Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di  San Gimignano
18 aprile – 1 settembre 2019


Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di  San Gimignano
18 aprile – 1 settembre 2019


Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di  San Gimignano
18 aprile – 1 settembre 2019

Sarà inaugurata mercoledì 17 aprile alle ore 18, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano, la grande retrospettiva dedicata a Helmut Newton promossa dai Musei Civicidel Comune di San Gimignano e prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della FondazioneHelmut Newton di Berlino.

Il progetto espositivo è diMatthias Harder, curatore della Helmut Newton Foundation di Berlino, il quale ha selezionato 60 fotografie con lo scopo di presentare una panoramica, la più ampia possibile, della lunga carriera del grande fotografo tedesco.

Apre “idealmente” l’esposizione il ritratto di Andy Wharol realizzato nel 1974 per Vogue Uomo, l’opera più tarda è invece il bellissimo ritratto di Leni Riefenstahl del 2000. In questo lungo arco di tempo Newton ha realizzato alcuni degli scatti più potenti e innovativi del suo tempo. Dei numerosi ritratti a personaggi famosi del Novecento sono visibili circa 25 scatti, tra i quali quello a Gianni Agnelli (1997), a Paloma Picasso (1983), a Catherine Deneuve (1976), ad Anita Ekberg (1988), a Claudia Schiffer (1992) e a Gianfranco Ferrè (1996). Delle importanti campagne fotografiche di moda, invece, sono esposti alcuni servizi realizzati per Mario Valentino e per Tierry Mugler nel 1998, oltre a una serie di importanti fotografie, ormai iconiche, per le più importanti riviste di moda internazionali.

Newton, la vita e il suo universo.

Helmut Newton (1920-2004) è uno dei fotografipiù importanti e celebrati al mondo. Sin dall’inizio della sua carriera è riuscito a circondarsi di personaggi importanti dell’editoria che hanno apprezzato i suoi concetti visivi. Il risultato è un corpus di opere che, trascendendo i generi, ha raggiunto un pubblico numerosissimo di persone soprattutto attraverso riviste di moda. Le sue fotografie di moda, infatti, sono andate oltre la normale prassi ed hanno intrapreso una narrativa parallela, a volte intrisa di surrealismo o di suspense, come in un film di Alfred Hitchcock, dove, spesso, appare poco chiaro il confine tra realtà e messa in scena e dove gli elementi sono mescolati per creare un gioco di potere e seduzione. La sua fotografia ha superato gli approcci narrativi tradizionali e si è intrisa di lussuosa eleganza e sottile seduzione, oltre che di interessanti riferimenti culturali e di un sorprendente senso dell’umorismo.

Il tema ricorrente delle sue foto è la vita strabordante di eccentricità, bellezza, ricchezza, erotismo e arte culinaria. Egli ha utilizzato e contemporaneamente interrogato i cliché visivi, a volte arricchendoli di autoironia o sarcasmo, ma sempre restandovi in empatia. Newton è riuscito a unire la nudità e la moda in maniera sottile, con un senso di eleganza senza tempo. Il suo lavoro può essere considerato pertanto la testimonianza e l’interpretazione del mutevole ruolo delle donne nella società occidentale.

Il senso estetico di Newton è riscontrabile in tutti gli aspetti del suo lavoro,ma è in particolare nella moda, nella ritrattistica e nella fotografia di nudo, la quale raggiunge vette inarrivabili. Le donne sono al centro del suo universo, consacrando, con la sua arte, personalità del calibro di Paloma Picasso, Ornella Muti, Catherine Deneuve e Carla Bruni, solo per citarne alcune.

Durante la sua permanenza a Parigi, negli anni ’70 e ’80, Newton affina il suo stile, sfidando scherzosamente le convenzioni e i tabù. In questo periodo la fotografia di moda comincia ad attirare un pubblico sempre più ampio – aumentando la popolarità di libri fotografici e mostre sull’argomento – resa ancora più attraente dalla partecipazione di influenti fotografi come Richard Avedon, Irving Penn, William Klein e lo stesso Helmut Newton e dalle loro originalissime interpretazioni.

Dalla metà degli anni Ottanta i lavori di Newton subiscono un cambiamento: le fotografie cominciano a prendere la forma di una vera e propria narrazione fotografica. Tra i lavori più rappresentativi di narrativa visuale: le campagne in bianco e nero per Villeroy & Boch (1985), una serie di fotografie a colori con Monica Bellucci per Blumarine (1998) e diversi scatti per un calendario di riviste sportive (2002), dove giovani donne vestite in bikini non sono raffigurate in spiaggia ma nel deserto.

Negli ultimi anni della sua carriera Newton intensifica la collaborazione con le edizioni tedesche, americane, italiane, francesi e russe di Vogue, ambientando i set fotografici principalmente a Monte Carlo. Una location privilegiata per le sue fotografie sarà il garage della sua casa a Monaco, dove le modelle e le auto parcheggiate vengono disposte come in un elegante dialogo visivo, trasformando un luogo apparentemente banale in una originale sala di posa.

RIFERIMENTI

Ufficio Stampa Opera Laboratori Fiorentini – Civita
Salvatore La Spina – Tel. 055 290383 – Cell. 331 5354957 – s.laspina@operalaboratori.com

Le meravigliose visioni di Man Ray

06

06 Juliet, 1942 copia fotostatica da esposizione dell’opera: The Fifty Faces of Juliet, 1941-1954 © Man Ray Trust by SIAE 2018

MAN RAY. Wonderful visions
8 aprile – 7 ottobre 2018
San Gimignano, Galleria di Arte Moderna e Contemporanea

Oltre cento immagini fotografiche di Man Ray, in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano, dall’8 aprile al 7 ottobre 2018, ci consentono di rileggere il lavoro fotografico di uno dei piu significativi artisti del XX secolo.
Universalmente noto come artista dadaista e surrealista, Man Ray e stato uno dei piu grandi fotografi del XX secolo. Sperimentatore instancabile, ha reinventato tutto cio che ha toccato: cosi come ha rielaborato l’invenzione dei readymades dell’amico Marcel Duchamp, trasformandoli in “oggetti d’affezione”, altrettanto ha trasformato la fotografia in “fotografia d’affezione”, cioe a funzionamento simbolico invece che a pura registrazione.

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Giuseppe Chiari, le mani sulla tastiera

giuseppechiari

 

Tra le 5 gallerie per la mostra PentaChiari

Galleria Il Ponte

Giuseppe Chiari . Fotografia anni ’60 – 2000

2 dicembre 2017 – 2 febbraio 2018

 

Saranno esposte fotografie dagli anni’60 al 2000

 

Giuseppe Chiari, come tutti gli artisti che hanno seguito le esperienze Fluxus, ha spesso utilizzato la fotografia per fissare e testimoniare le sue performances. Fotografie che a partire dagli ormai famosi Gesti sul piano dei primi anni ’70 compongono una sezione della mostra, assieme ad alcune immagini veramente rare come quelle de L’acqua con tre specchi (1979) e le gigantografie scattate al video televisivo dei movimenti sul piano, poi virate in più colori del 1979.

Da questi due nuclei emerge con evidenza come l’uso della fotografia, che in un primo momento rappresenta il mezzo per fermare un avvenimento una sua performance, si trasforma, attraverso l’estrema libertà espressiva di Chiari, in linguaggio di cui l’artista si appropria, sviluppandolo all’interno di un proprio e personale  percorso.

Giuseppe Chiari nasce a Firenze nel 1926. Dopo gli studi di ingegneria, nel 1947 inizia la sua attività musicale e nel 1950 inizia a camporre. Nel ’61 con Pietro Grossi fonda l’associazione Vita Musicale Contemporanea. Con Sylvano Bussotti coordina la mostra itinerante Musica e Segno. Dal 1962 entra a far parte del gruppo internazionale e interdisciplinare Fluxus, nato negli USA per promozione di George Maciunas e impostato su comportamenti alternativi e continui sconfinamenti della specialità dei linguaggi.

Nel ’63 viene eseguito a New York il suo lavoro “Teatrino” all’interno di una serie di concerti organizzati da Charlotte Moorman e Nam June Paik. Partecipa in seguito al Gruppo 70 per la parte musicale.

Pubblica il libro “Musica senza contrappunto” nel ’69 e “Senza Titolo” nel ’71. Nel 1970 smette di comporre ed inizia una intensa attività di concerti, performances, conferenze che lo portano, fra l’altro, a Berlino, Londra, Parigi, Vienna, Milano, Venezia, Roma, New York.

La sua attività come artista visivo lo porta ad essere considerato oggi l’artista Fluxus italiano più importante in campo internazionale. Muore a Firenze nel maggio del 2007.

Nel 2010 la galleria, in collaborazione con l’Archivio Giuseppe Chiari, dedica all’artista I sei scalini sono la musica. Giuseppe Chiari e la fotografia.


Galleria “Il Ponte”

via di Mezzo 42b – Firenze

tel. 055 240617

www.galleriailponte.com

info@galleriailponte.com


 

Pentachiari

chiari web

Giuseppe Chiari, Senza titolo, 1992, tecnica mista su carta intelata
Courtesy Collezione privata Firenze e Tornabuoni Arte

PENTACHIARI

 CINQUE GALLERIE D’ARTE CELEBRANO SIMULTANEAMENTE L’OPERA DI GIUSEPPE CHIARI

 

Galleria Santo Ficara, Firenze;

Galleria Frittelli, Firenze;

Galleria Armanda Gori, Prato;

Galleria Il Ponte, Firenze; 

Galleria Tornabuoni, Firenze

 

inaugurazione sabato 2 dicembre, 2017

 


Nell’ambito delle iniziative promosse in occasione del decennale della scomparsa di Giuseppe Chiari, sabato 2 dicembre 2017, dalle ore 11 alle 23, a Firenze e Prato, avrà luogo la mostra PentaChiari – cinque gallerie d’arte celebrano simultaneamente l’opera di Giuseppe Chiari, a cura di Bruno Corà.

Le Galleria promotrici dell’evento sono: Galleria Santo Ficara, Firenze; Galleria Frittelli, Firenze; Galleria Armanda Gori, Prato; Galleria Il Ponte, Firenze; Galleria Tornabuoni, Firenze. Continua a leggere

Luca Maria Patella alla Galleria Il Ponte a Firenze

seconda

Vaso fisiognomico di Battista Sforza, (1982) 2017, marmo giallo di Siena, 33,5×36 diam; e Vaso fisiognomico di Federico da Montefeltro (stessa data), marmo verde Gressoney tornito, cm 34×36 diam. 

NOETICHE 22x31:Layout 1

Cosmo di Montefolle, 1985-86, scatola ottica in legno e altri materiali, cm 46x46x36

prima

Installazione, Federico da Montefeltro, 2017, vaso fisiognomico in legno, smalti, 298x192x7 cm

terza

Cosmo di Montefolle, 1985-86, scatola ottica in legno e altri materiali, 46x46x36 cm

 

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LUCA MARIA PATELLA

NON OSO / OSO NON / essere

a cura di  Alberto Fiz

Galleria Il Ponte – Firenze

22 settembre – 10 novembre 2017

catalogo

Luca Maria Patella

NON OSO / OSO NON essere

testo di  Alberto Fiz

Intervista di Ilaria Bernardi

Edizione italiana / inglese

Gli Ori, Pistoia 2017

Il Ponte inaugura la nuova stagione espositiva con la mostra NON OSO / OSO NON essere ideata da Luca Maria Patella appositamente per gli spazi della galleria. Come afferma lo stesso artista: “Beh! più modestamente (mo’ destamente?) ritorno a Firenze, al Ponte (!) con alcune mie idee (fiorentine?! che implicano la dialettica profonda, fra INConscio & COSCienza)”. Continua a leggere

Roberto Panichi a Palazzo Medici Riccardi

panichi cover

Venerdì 8 settembre, ore 17.30-19.30,

nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi

(Firenze, via Cavour 1)

Sarà inaugurata la mostra

 “Sequenze orfiche. Martirologio della follia”

di Roberto Panichi

Interventi di Anita Valentini e Gianni Venturi

La mostra, patrocinata da Città Metropolitana di Firenze, dal Consiglio della Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dal Comune di Rignano, sarà visitabile fino al 5 ottobre tutti i giorni con orario 9.00-18.30.
Ideazione e organizzazione della mostra a cura di ‘Modo Fiorentino’.
Catalogo: Polistampa

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