La Pala di Antonio Puglieschi descritta da Sandro Bellesi

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Da:

La maturità artistica e l’ultimo tempo di attività del pittore Antonio Puglieschi,

di Sandro Bellesi

«Arte Cristiana», 1996, 1, pp. 41-53

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Dopo i lavori realizzati nei can­tieri ecclesiastici di San Frediano in Cestello e di San Vincenzo Ferreri, Antonio Puglieschi è documentato tra gli artisti impegnati nella decora­zione pittorica e scultorea di uno degli edifici barocchi più rinomati del capologo toscano: la Chiesa di San Firenze. Attivo in contempora­neità con Alessandro Gherardini, Niccolò Francesco Lapi, Giovan Camillo Sagrestani, Tommaso Redi, Giovacchino Fortini e Antonio Montanti, per citare i nomi più noti, il pittore eseguì nel 1715 la pala con l’Immacolata Concezione e i Santi Carlo Borromeo, Teresa D’Avila, Emiliana de’ Cerchi, Francesco di Sales, Filippo Neri e Ignazio di Loyola.

L’opera, collocata sull’altare maggiore e paga­ta duecento scudi, rappresenta una delle prove più complesse e impe­gnative dell’intera produzione sacra dell’artista. Circondata da Dio Padre e da un gruppo di angeli e cherubi­ni è visibile la dolcissima immagine della Vergine, effigiata nella posa tipica dell’Annunziata. Dallo sfondo paradisiaco essa volge lo sguardo protettivo al folto assemblage di santi, raffigurati nella parte inferiore del dipinto con i loro attributi relativi. Gli orientamenti classicisti caratteristici dell’opera di Puglieschi sono evidenti anche in questa tela, soprat­tutto nelle figure delle sante, esem­plate su modelli di Vincenzo Dandini (cfr. le pale in Ognissanti e in Santa Felicita a Firenze, 1670-1672), e in quelle di Carlo Bor­romeo e della Vergine, utilmente confrontabili con alcune pitture di Redi e di Franchi.

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La tela di Antonio Puglieschi, recentemente restaurata da Guglielmo Colonna, si trova sull’altarmaggiore della chiesa di San Firenze, che appartiene al Fondo Edifici di Culto – Ministero dell’Interno.

Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri

 

 

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Lara-Vinca Masini su Antonio Bueno

8. AB Nudo Con Fiori

Dalla presentazione della mostra alla Galleria L’Indiano, Firenze 1970

Ingres da un lato, Pascin dall’altro sono, a mio avviso, i termini di confronto a « monte », dal mondo pittorico di Antonio Bueno: una fedel­tà malgré lui, alla forma, come unica espres­sione « libera » dell’artista, come unica salvez­za e possibilità di autonomia dell’arte, in quan­to, ancora, creatrice di forme; e la cosciente, internazionale — talvolta persino un po’ maso­chista — volontà di distruzione, di défiguration della forma stessa in un disfacimento che, in Pascin, è il risultato diretto del completo sfa­celo di una società sulla quale incombe la tra­gedia di una guerra. Né possiamo dire, ancora, che cosa ci sia riservato nella contrazione vio­lenta della nostra condizione attuale, in un mon­do in cui la scienza, nonché l’arte, divengono quasi sempre, senza possibilità di scampo, stru­menti del sistema distruttivo della società. Ingres resta, per Bueno, un punto di riferimen­to come simbolo della volontà di resistenza di un mondo amato come un’ultima età dell’oro.

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Il racconto dell’arte per immagini…

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Alena’s book 2016

 

Guardare l’arte è un dono di tutti gli uomini. Fotografare l’arte è mestiere di pochi.

Ci sono dettagli e particolari che sfuggono nell’insieme dell’opera d’arte, e che sono importanti. Da soli, isolati in uno scatto, rappresentano l’essenza, il pezzo di bravura che differenzia il grande artista da un artista normale. Questi scatti sono scelti fra i tanti eseguiti su opere d’arte in restauro, oppure esposte in musei o chiese.

In tutti la stessa intensità, la stessa ricerca del sottile equilibrio che l’autore, lontanissimo da noi nel tempo, seppe esprimere nel suo lavoro. Equilibrio di luci, di spazi e di volumi. Che Alena racconta in un particolare, preso ad esempio e modello isolato di racconto.

È un modo diverso di fotografare l’arte. È una ricerca di immagini autonome, inconsuete, sconosciute.

Una strada meno immediata, ma infinitamente più interessante per avvicinarsi a questo mondo senza confini che rappresenta forse la cosa migliore che gli uomini si lasciano dietro, perché serva a chi verrà di stimolo e di partenza per rendere il mondo migliore.

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Alena’s art book 2016

Looking at art is a gift given to all men. Photographing art is a job only for few people.

In a work of art, there are details and particulars that escape at a first glance. In fact, some of these details are so much important. Thanks to photography, it is clear that they represent the essence and the result of the skill that differentiates the great artist from the average artist. These pictures are the selected product of reportage though a series of photographs of works of art under restoration or displayed in museums and churches.

The lens is able to catch the intensity and the research for the subtle balance that the artist wanted to impress in his work of art centuries ago. Alena is able to portray this balance made of lights, spaces, and volumes in a peculiar way as if it is a story and an isolated detail.

This is a different way to photograph Arts. It is research for autonomous, unusual, unknown images.

A less immediate but more interesting approach in order to get closer and closer to the Arts, that is this borderless world, the best thing built by men, the incentive for making a better world.

 (Trad. Sara Taglialagamba)


Pietro Domenico Bartoloni da Empoli

Cenacolo degli Agostiniani, 27 Novembre 2015. Nell’ambito dei “Venerdì in Archivio”, si è tenuta una serata per ricordare questo sconosciutissimo empolese, vissuto fra il ‘600 e il ‘700.

 

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Servizio fotografico di Marcantonio Perugino

Filmati integrali del Convegno: Alena Fialova’.

 

Ha aperto i lavori Eleonora Caponi, Assessore alla Cultura del Comune di Empoli

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Paolo Pianigiani ha presentato il professor Alessandro Catalano, della Università di padova, studioso e biografo di Pietro Domenico Bartoloni.

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Silvano Salvadori legge il ritratto di Bartoloni, fatto in punta di penna da suo cugino, Ippolito Neri, autore della “Presa di San Miniato”.

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L’intervento di Giuliano Lastraioli:

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Don Backy, il concerto a Santa Maria. Casa del Popolo, domenica 25 Ottobre 2015.

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Scatti di Alena Fialová

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L’astrofila Maura Tombelli di Montelupo consegna a Don Backy l’attestato della Nasa con la foto e il nome dell’asteroide che lei ha scoperto e che ha voluto dedicare a L’Immensità, la splendido brano ormai nella storia della canzone italiana.

E’ stato un momento particolarmente coinvolgente del concerto di Santa Maria…