Vittorio in visita…

VITTORIO SGARBI IN VISITA ALLE MOSTRE DEGLI UFFIZI E DI PALAZZO PITTI

Firenze, 8 gennaio 2020

Tour di due ore, accompagnato dal direttore Schmidt, alle esposizioni: Plasmato dal Fuoco e Pietro Aretino

Vittorio Sgarbi in visita alle mostre di Palazzo Pitti e degli Uffizi. Lo storico dell’arte, ieri pomeriggio a Firenze, è stato accolto dal direttore Eike Schmidt che ha fatto gli onori di casa e l’ha guidato per un tour di due ore tra le esposizioni Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici al Tesoro dei Granduchi di Palazzo Pitti e Pietro Aretino e l’arte nel Rinascimento nell’aula Magliabechiana degli Uffizi. Il critico d’arte ha salutato i dipendenti incrociati lungo il percorso e ammirato le sculture in bronzo di Massimiliano Soldani Benzi, di Giovan Battista Foggini, Pietro Tacca e del Giambologna. Sgarbi è rimasto piacevolmente colpito dalla mostra che chiuderà il prossimo 12 gennaio e vanta più di cento prestiti internazionali.

Poi, una volta agli Uffizi, si è detto sorpreso dal numero di capolavori presenti nella mostra Pietro Aretino e l’arte nel Rinascimento, in larga parte di proprietà delle Gallerie degli Uffizi, come il ritratto del poliedrico intellettuale che, nel 1545, dipinse Tiziano.

Ufficio stampa Gallerie degli Uffizi

Opera Laboratori Fiorentini – Civita

Andrea Acampa, tel. 055 290383, cell. 348 1755654, a.acampa@operalaboratori.com

Tommaso Galligani, tel. 055 290383, cell. 3494299681, t.galligani@operalaboratori.com

Marta Questa su Leonardo Savioli

Leonardo Savioli ed il villaggio Sant’Umiltà a Firenze

Quartiere di Varlungo, villaggio di Sant’Umilà. Foto di Ivo Patu

Erano gli anni Sessanta del Novecento quando l’architetto Leonardo Savioli presentava al Comune di Firenze un progetto per la realizzazione di edifici di civile abitazione con relative autorimesse in località Varlungo, fra  via Aretina e due nuove strade ad essa perpendicolari , più tardi denominate via Antonio Salandra e via Filippo Turati, nel nuovo quartiere di Sant’Umiltà, progetto che sarà successivamente ampliato. Si trattava di un complesso residenziale che veniva costruito su terreni di proprietà del Monastero delle Suore benedettine vallombrosane dello Spirito Santo di Varlungo, il cui ordine risaliva a Rosanese Regusanti , una nobildonna nata a Faenza nel 1226 ed ancora oggi venerata con il nome di Sant’Umiltà, il cui corpo in quegli anni era conservato nel Monastero di Varlungo.

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Amedeo torna a Livorno: le interviste

Modigliani e l’avventura di Montparnasse

Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre

 Livorno – Museo della Città

7 novembre 2019 – 16 febbraio 2020

La grande retrospettiva nella città natale dell’artista in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa

E’ stata presentata oggi, alla presenza del sindaco di Livorno Luca Salvetti, dell’assessore alla cultura Simone Lenzi, del curatore della mostra Marc Restellini e del coordinatore del progetto Sergio Risaliti la mostra  Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre.

L’esposizione, fortemente voluta dal Comune di Livorno, ha l’obiettivo di far ritornare nella sua città natale “Dedo” in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa. Era il 22 gennaio 1920 quando Amedeo Modigliani è ricoverato, incosciente, all’ospedale della Carità di Parigi dove muore, due giorni dopo, all’età di 36 anni, di meningite tubercolare, malattia incurabile al tempo, che era riuscito, miracolosamente, a sconfiggere vent’anni prima.  Il giorno della sua morte Parigi e il mondo intero perdono uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Con il suo stile inconfondibile era riuscito a rendere immortali i suoi amici, le sue compagne e amanti, i collezionisti e i volti ‘eroici’ dei figli della notte parigina.

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Michelangelo, Tiberio Calcagni, e la Pietà fiorentina

WILLIAM E.  WALLACE

Michelangelo, Tiberio Calcagni, e la Pietà  fiorentina

Michelangelo, Tiberio Calcagni, and the Florentine “Pietà”

William E. Wallace, Artibus et Historiae

Vol. 21, No. 42 (2000), pp. 81-99

Trad. Andreina Mancini e Paolo Pianigiani (settembre 2019)

Ringrazio il Professor Wallace per avermi gentilmente permesso di tradurre il suo articolo e di pubblicarlo sul mio sito http://www.ilraccontodellarte.com

Paolo Pianigiani


In uno dei suoi sonetti più conosciuti Michelangelo fece questa riflessione: “Non ha l’ottimo artista alcun concetto/c’un marmo solo in sé non circonscriva/ col suo superchio, e solo a quella arriva/ la mano che ubbidisce all’intelletto …”1 A partire dal commento di Benedetto Varchi nel XVI secolo, questa poesia è stata la pietra miliare per interpretare la teoria artistica di Michelangelo. Inoltre, è in parte responsabile di un’immagine onnipresente dell’artista al lavoro: scolpendo il marmo Michelangelo ha semplicemente liberato una figura completamente imprigionata all’interno di un blocco appena sbozzato.2 Allo stesso modo, Giorgio Vasari ha descritto vividamente ma in modo impreciso la scultura di Michelangelo come un graduale uscire fuori dal blocco, come una figura che emerge mentre viene sollevata a poco a poco da una vasca d’acqua.3 Queste sono immagini avvincenti della creazione ma hanno poco a che fare con le realtà dello scolpire il marmo. La maggior parte delle sculture di Michelangelo, e in particolare la Pietà fiorentina [Fig. 1], racconta una storia più tortuosa e talvolta frustrata di dare vita a un materiale resistente e privo di spirito.

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Plasmato dal fuoco

UFFIZI, IN PALAZZO PITTI TUTTA LA POTENZA

DEL BRONZO BAROCCO TRA EROS E SACRO

‘Plasmato dal fuoco’ con oltre 170 opere racconta per la prima volta l’arte e la storia dei maestri fiorentini del metallo nel ‘600 e ‘700.

In mostra anche la Venere al Bagno del Giambologna, mai esposta finora al grande pubblico.

Direttore Schmidt: “Così i Medici esportarono il gusto di Firenze in tutta Europa”

Tutta l’energia dell’arte barocca imprigionata nel metallo, grazie alla potenza viva della fiamma: è questo, in sintesi, il concetto di Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici, mostra accolta dal 18 settembre 2019 al 12 gennaio 2020 al Tesoro dei Granduchi, negli spazi al pianterreno di Palazzo Pitti. Le opere sono oltre 170, con molti prestigiosi prestiti da musei internazionali, quali i Musei Vaticani, il Louvre, il Victoria and Albert di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Getty di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington, la Frick Collection di New York e molti altri. Nelle sei sale al piano terra della reggia, la narrazione parte da un piccolo nucleo di opere di Giambologna: dal lavoro di questo fiammingo, eletto artista di corte da Francesco I de’ Medici, parte la grande stagione della bronzistica fiorentina, culminando nella seconda metà del ‘600 con artisti celebri anche fuori dal territorio toscano e nazionale come Giovan Battista Foggini e Massimiliano Soldani Benzi. L’esposizione, curata dal direttore degli Uffizi Eike Schmidt insieme a Sandro Bellesi e Riccardo Gennaioli, offre per la prima volta un racconto completo ed esaustivo della scultura in bronzo nel capoluogo toscano, che conobbe il suo apice nel tardo Seicento e primo Settecento, al tempo degli ultimi granduchi di casa Medici. La scultura in bronzo, insieme al commesso in pietre dure, diventa moneta corrente per doni diplomatici con le altre corti europee, materia di scambi di natura tecnica e mercantile, oggetto di commissioni importanti da parte delle teste coronate e della nobiltà del continente.

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Un convegno a Palazzo Davanzati

I musei negli edifici ecclesiastici: adeguamento, tutela, allestimento

Venerdì 13 settembre una giornata di studi al Museo di Palazzo Davanzati

Venerdì 13 settembre alle ore 10.00,nel Museo di Palazzo Davanzatisiterrà una giornata di studi promossa e organizzata dai Musei del Bargello dal titolo I musei negli edifici ecclesiastici: adeguamento, tutela, allestimento.

La destinazione d’uso delle chiese sconsacrate, o di edifici religiosi non più in uso, il cui numero è in continuo aumento, è diventato un argomento di osservazione e studio sia in Italia sia all’estero, coinvolgendo architetti, ingegneri, conservatori e responsabili per i beni culturali ecclesiastici.

Questa giornata di studi organizzata dai Musei del Bargello si propone, attraverso alcuni casi studio, di focalizzare l’aspetto più strettamente tecnico delle strategie fornite dalle moderne tecnologie per affrontare la messa a norma degli edifici ecclesiastici storici eletti a sedi museali, nel rispetto dell’integrità della loro struttura architettonica.

Al convegno, che sarà introdotto da Paola D’Agostino (Direttore dei Musei del Bargello) e Andrea Pessina (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato), parteciperanno Matteo Ceriana (chairman), Alberto Grimoldi, Guicciardini & Magni Architetti, Elisabetta Giani, Jaime Navarro Casas e Michelangelo Micheloni.

Nel pomeriggio (ore 15.00) i relatori si sposteranno al Museo di Orsanmichele dove si terrà una tavola rotonda per ampliare la discussione delle rispettive esperienze e delle soluzioni tecnologiche adottate.

La partecipazione è libera fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Info:

http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Ufficio Comunicazione e Promozione
Musei del Bargello
tel 055-0649460
mn-bar.comunicazione@beniculturali.it

Il racconto in un Arazzo…

Fondazione Pistoia Musei – Antico Palazzo dei Vescovi

Notti d’estate in verzura

Racconti di dame, cavalieri, armi e amori sullo sfondo dell’Arazzo millefiori

29 agosto ore 21.15

L’enigma della dama con l’unicorno: conflitto tra desiderio e castità

Prosegue il ciclo di appuntamenti serali che hanno come protagonista l’Arazzo Millefiori, capolavoro dell’arte tessile fiamminga custodito all’interno  dell’Antico Palazzo dei Vescovi di Pistoia.

Nella cultura europea gli arazzi millefiori sono stati espressione di un raffinato clima culturale che si esprimeva anche in altre forme di arte visiva e letteraria: dal romanzo cortese, alla novellistica del Trecento, alla poesia del Rinascimento, fino ai romanzi storici contemporanei.  Partendo dalla suggestiva trama di forme e colori che si dispiegano sul tessuto, gli incontri suggeriscono la lettura dell’arazzo ponendolo in parallelo con altri arazzi conservati nelle collezioni museali di tutto il mondo e ricreando, con brani letterari, l’atmosfera delle corti e dei palazzi nobiliari per i quali sono stati creati.

La serata del 29 agosto alle 21.15, propone l’incontro intitolato L’enigma della dama con l’unicorno: conflitto tra desiderio e castità. L’unicorno, selvaggio animale fantastico, rintracciabile nell’arazzo, è simbolo di castità e purezza della dama cortese. Come metafora di purezza l’unicorno è protagonista in tanti componimenti letterali e in molti dipinti rinascimentali dove, spesso, è raffigurato accanto a graziose fanciulle e in allegorie della castità ispirate ai Trionfi del Petrarca. Nella letteratura contemporanea è Tracy Chevalier che riprende questo tema con un romanzo, pubblicato nel 2003, dal titolo La dama e l’unicorno.

Info:

A tutti gli incontri seguiranno assaggi “a tema”

Ingresso: intero 5,00 euro / ridotto 3,00 euro. Prenotazione obbligatoria.

Prenotazioni:

anticopalazzodeivescovi@operalaboratori.com

tel. 057328782

Ufficio Stampa

Salvatore La Spina

Ufficio Stampa – Firenze Musei

Via Pellicceria, 10 – 50123 Firenze

T +39 0552981780 – M +39 3315354957

Le mostre agli Uffizi nel 2020

DALLA SCULTURA CLASSICA ALL’ARTE DEL 21ESIMO SECOLO PASSANDO PER LA GRANDE PITTURA DEL 1800 E LA STORIA DELLE CALZATURE: UN ANNO DI MOSTRE ALLE GALLERIE DEGLI UFFIZI

Il direttore Schmidt: un caleidoscopio di esposizioni tra questo autunno e la prossima primavera

Dodici mesi ad arte con la grande scultura classica, la prima mostra monografica dedicata al pittore ottocentesco Giuseppe Bezzuoli, la contemporaneità romantica di Neo Rauch, una esposizione con antichi manoscritti rubati poi recuperati dai Carabinieri ed anche una speciale rassegna sulla storia e l’evoluzione della calzatura nel corso dei secoli. Il calendario espositivo delle Gallerie degli Uffizi per il prossimo periodo che va dall’autunno 2019 all’estate 2020 sarà come sempre attento ai gusti e alle curiosità dei visitatori più diversi.

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La Madonna della gatta torna a Pitti

UFFIZI, LA MADONNA DELLA GATTA DI BAROCCI RIEMERGE DAI DEPOSITI E RISPLENDE A PALAZZO PITTI

Il celebre dipinto tardo cinquecentesco, non esposto da oltre dieci anni, è ora protagonista della Galleria Palatina

Firenze, 24 luglio 2019

La Madonna della Gatta, capolavoro dell’artista urbinate del ‘500 Federico Barocci (2,33m x 1,79m, 1598 circa) torna finalmente esposta dopo aver trascorso oltre un decennio in deposito. Il grande olio su tela del maestro della pittura della Controriforma, tanti anni fa accolto agli Uffizi, diventa adesso una delle star di Palazzo Pitti: la Madonna da oggi è la protagonista della sala di Berenice, nella Galleria Palatina, insieme ad altre opere di Barocci riallestite in questo spazio per l’occasione (il Ritratto di fanciullo; e la copia coeva dall’Annunciazione).  

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E L’ARTE DEL TESSUTO RACCONTO’ LA STORIA DELL’ITALIA EBRAICA

Agli Uffizi fino alla fine di ottobre una mostra inedita con 140 opere tra arazzi, merletti, stoffe e addobbi.

La storia degli ebrei italiani osservata da una prospettiva inedita e cromaticamente caleidoscopica, quella dell’arte del tessuto: è Tutti i colori dell’Italia ebraica, grande mostra accolta dal 27 giugno al 27 ottobre nell’aula magliabechiana della Galleria degli Uffizi di Firenze. Circa 140 opere, tra arazzi, stoffe, addobbi, merletti, abiti, dipinti ed altri oggetti di uso religioso e quotidiano, presentano per la prima volta la storia degli ebrei italiani attraverso una delle arti meno conosciute, ossia la tessitura, che nel mondo ebraico ha sempre rivestito un ruolo fondamentale nell’abbellimento di case, palazzi e luoghi di culto. Ne emerge un ebraismo attento alla tradizione, ma anche gioioso, colorato, ricco di simboli. Si riconosce inoltre il carattere interculturale e internazionale di questo popolo, soprattutto grazie all’eccezionale varietà dei motivi sui tessuti, dove il colore spesso predomina in maniera stupefacente.

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