Il restauro del Chiostrino dei Voti alla SS. Annunziata: la scheda tecnica

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 Documentazione durante il restauro

Foto di Antonio Quattrone

IL RESTAURO DEL CHIOSTRINO DEI VOTI

Il restauro degli affreschi e dell’apparato decorativo del Chiostrino dei Voti nella Basilica della SS.Annunziata a Firenze, si è svolto dal 2013 al 2017, grazie al finanziamento della Fondazione no-profit Friends of Florence.
L’intervento è stato eseguito dalle imprese Gioia Germani e S.A.R.snc di Cristiana Conti ed Alessandra Popple, con il patrocinio del Comune di Firenze (Arch.Caselli, Arch.Sforzi) e l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza ( Dott.ssa Teodori, Dott.ssa Ciseri, Dott. Paolini).
Il Chiostrino dei Voti Il ciclo pittorico, costituito da dodici lunette affrescate, è da sempre stato considerato la culla del manierismo fiorentino in quanto ospita opere dei più importanti artisti di quella corrente, che lavorarono sotto la guida di Andrea del Sarto.
L’ambiente è inoltre caratterizzato, nella parte alta del chiostro, da una decorazione costituita da un fondo a stemmi, griglie e grottesche eseguita tra il 1510 e il 1514 da Andrea Feltrino, e da svariati elementi lapidei, quali colonne, portali, stemmi, il bassorilievo della Madonna della Neve (attribuito a Luca della Robbia) e il busto di Andrea del Sarto.
Le vicende conservative Le vicende conservative di questo importante apparato decorativo possono essere ricondotte principalmente a due fattori determinanti: il primo la sua specifica ubicazione in un ambiente originariamente aperto e il secondo il fatto di appartenere ad una delle basiliche più importanti e frequentate della città.
Come accade in generale a tutte le pitture murali di ambienti simili, la realizzazione in un atrio soggetto ad intemperie, infiltrazioni di umidità e bruschi sbalzi termoigrometrici ha comportato, nel tempo, il verificarsi di solfatazioni, imbianchimenti, distacchi di varia entità, oltre al normale accumulo di materiali incoerenti e depositi superficiali.
Nel caso specifico più volte in passato sono stati presi provvedimenti per limitare il degrado di queste importanti pitture (nel 1833 furono chiusi gli intercolunni a spese del Granduca Leopoldo e nel 1913 furono realizzate la bussola e il lucernario rimuovendo di conseguenza le imposte di legno e cristalli) senza tuttavia ottenere risultati stabili e duraturi.
Per quanto riguarda il secondo fattore determinante per lo stato di conservazione, va tenuto conto che questo luogo è sempre stato il passaggio obbligato per l’accesso alla basilica, il cui particolare carattere devozionale, non si è mai interrotto nei secoli.
Com’è noto era pratica comune esporre all’interno della chiesa e nel chiostro grande ex voto di ogni tipo, corredati di lampade a olio e candele in offerta alla Vergine ed è noto anche che nel 1630 si procedette ad un primo sistematico spostamento degli ex voto dal Chiostro grande all’atrio, che così prese appunto il nome di Chiostro dei Voti,( soprattutto in corrispondenza della lunetta non dipinta del alto destro, ai lati della tavola del Beato Angelico che all’epoca occupava tale zona.)
Con questo spostamento la pratica di accendere lampade votive passò quindi in questo luogo favorendo lo scurimento degli affreschi e causando anche numerose lesioni per appendere sia gli ex voto che le lampade.
Tale usanza divenne sempre più radicata e invadente, tanto che, nel 1785, il granduca Pietro Leopoldo ordinò la rimozione di tutti gli ex voto che vennero poi bruciati in piazza.
L’importanza religiosa della basilica e il livello qualitativo delle pitture hanno comportato inoltre nei secoli una particolare attenzione rivolta alla tutela e alla continua manutenzione.
Ma il susseguirsi di tali interventi (fra i più importanti quello di Sante Pacini alla fine del ‘700 e quello di Domenico del Podestà nel 1833, in concomitanza con la chiusura degli intercolunni) ha prodotto esiti discutibili e spesso conseguenze negative.
L’alternarsi di restauratori e manutentori che venivano periodicamente chiamati a “rinfrescare” le pitture mediante l’utilizzo di sostanze organiche (beveroni) in grado di attenuare gli imbianchienti e gli offuscamenti provocati dall’umidità di risalita e di condensa, ha comportato infatti la saturazione del colore che, reso meno poroso, è diventato soggetto ad ancor più gravi fenomeni di esfoliazione e degrado.
Ma è sul finire degli anni ’50 che il ciclo subisce l’intervento più traumatico e cioè il distacco di tutte le lunette (nonché dei tondi con Profeti dipinti da Andrea Feltrino e delle pitture attribuite al Baldovinetti nelle bifore della parte alta).
Moltissimi affreschi e cicli pittorici avevano raggiunto in quel periodo livelli allarmanti di decadimento dovuti in gran parte all’azione rovinosa dell’inquinamento atmosferico, che sommati a fenomeni di origine naturale e a vecchi restauri, avevano costretto ad interventi tanto traumatici quanto, ritenuti all’epoca, urgenti ed inevitabili.
Nel caso del Chiostro dei Voti il lavoro fu affidato al restauratore Dino Dini.
Nel 1957 furono strappate le prime quattro lunette: la Natività di Maria di Andrea del Sarto, l’Assunzione del Rosso Fiorentino, la Natività del Baldovinetti e la Visitazione del Pontormo.
Nel 1965 lo Sposalizio della Vergine del Franciabiglio, la Vestizione di San Filippo Benizi di Cosimo Rosselli, il Corteo dei Magi e il Lebbroso guarito di Andrea del Sarto.
Nel 1969 le restanti Storie di San Filippo.
Il lavoro deve aver comportato notevoli difficoltà e denota un’evoluzione nella scelta dei materiali nei vari lotti.
Le prime lunette strappate furono pulite solo sommariamente (a causa di esfoliazioni e sollevamenti del colore) e preconsolidate con resina polivinilica (Vinavil), all’epoca ritenuta affidabile e inalterabile.
Proprio questa fiducia nelle possibilità offerte dai nuovi materiali deve aver indotto il restauratore ad utilizzarli anche per l’adesione sia delle tele a tergo (nel primo lotto l’intelaggio a tergo è eseguito con piccoli pezzi che creano negative impronte sul fronte della pittura) che ai supporti in masonite.
Negli stacchi del ’65 la pulitura risulta ancora molto sommaria, eseguita con acqua satura di ammonio carbonato solo sulle zone maggiormente coese, si riscontra ancora l’uso di resina polivinilica per il preconsolidamento del colore ma per l’adesione delle tele a tergo si recupera la metodologia più tradizionale con caseinato di calcio. Si sostituiscono infine i supporti in masonite con i più moderni e stabili in vetroresina.
Le ultime quattro lunette, strappate dopo l’alluvione, vengono pulite con impacchi di pasta cellulosica e acqua satura di ammonio carbonato, intelate a caseinato e riportate su supporti in vetroresina.
Malgrado i tentativi di perfezionare la metodologia si ha l’impressione che l’intera campagna di stacco abbia creato non pochi problemi.
La documentazione fotografica in bianco e nero, presente all’Archivio Fotografico della Soprintendenza, precedente agli strappi evidenzia in molti casi perdite o comunque assottigliamento della materia originale. Gli strappi sono in generale molto sottili, indice di un lavoro difficile ed ostacolato da molte e negative variabili.
Oltre alla perdita della corposità e trasparenza tipiche della pittura in affresco, l’intervento di quegli anni denota altri fattori negativi: notevole scurimento dei toni cromatici, dovuto all’alterazione del Vinavil; presenza di residui di colla animale utilizzata per l’intelaggio, in molti casi pericolosamente arricciati e vicini al completo distacco; antiestetici rigonfiamenti superficiali dovuti alla non omogenea distribuzione dell’adesivo impiegato a tergo; impronte delle tele sulla superficie e segni
dell’attaccatura e delle sovrammissioni delle stesse; infine ritocchi diffusi e velature a tono per ovviare ai danni dello strappo.
A tutto ciò si sommavano quasi mezzo secolo di incuria, di depositi di polvere, di squallore e di decadimento di tutto l’ambiente.
Solo nel 2008 era stato effettuato un intervento di studio e di manutenzione sulla Visitazione del Pontormo (finanziato dai Sig.ri Salvi).
In quell’occasione la campagna di indagini diagnostiche aveva fornito importanti informazioni sui materiali impiegati nel restauro e sulle difficoltà che si sarebbero incontrate in fase di lavoro.
Purtroppo, non avendo la possibilità di intervenire su tutto il ciclo, fu deciso di non procedere ad una pulitura definitiva per non creare uno squlibrio nel contesto generale.
Il restauro Nel 2013, grazie al finanziamento di Friends of Florence, è iniziato il recupero di tutto l’apparato decorativo del Chiostro (elementi pittorici e lapidei).
Il Corteo dei Magi di Andrea del Sarto e l’Assunzione del Rosso Fiorentino sono state le prime due lunette ad essere restaurate, seguite dalla Visitazione del Pontormo, in previsione della mostra di Palazzo Strozzi del 2014 ( Pontormo e Rosso Fiorentino, le divergenti vie della maniera).
Il Corteo dei Magi e l’Assunzione sono stati investigati con rilievi fotogrammetrici di elevatissima precisione, elaborazioni di mappe tematiche e restituzioni ortografiche eseguite da Culturanuova dell’Arch.Massimo Chimenti su fotografie di Antonio Quattrone tramite il software Modus Operandi.
Queste documentazioni, affiancate dalle indagini diagnostiche, sia dei materiali costituitivi, sia di quelli impiegati nell’ultimo restauro, ci hanno fornito quella base di informazioni necessarie per iniziare un intervento di restauro che tuttavia, per la differenza di autori, di tecnica pittorica e di vicissitudini conservative, ci avrebbe comunque obbligato ad una continua riflessione e rielaborazione delle metodologie.
Il problema teorico principale che è emerso fin dalle prime prove di pulitura era il fatto che l’asportazione della resina polivinilica (utilizzata in modo diffuso nelle campagne del ’57 e del ’65) avrebbe comportato anche la completa rimozione delle integrazioni pittoriche eseguite dopo lo strappo rilevando situazioni di gravi perdite di colore e di generale consunzione.
Una pulitura approfondita era del resto l’unica strada percorribile per recuperare il tono cromatico e la luminosità originale di questo splendido ciclo pittorico.
Dal punto di vista tecnico la difficoltà principale era invece quella di rigonfiare e rimuovere lo strato vinilico senza compromettere la stabilità delle sottili stesure cromatiche e tanto meno la loro adesione al supporto sottostante.
Le prove comparative hanno dimostrato che, malgrado la scarsa assorbenza dei supporti sia di masonite che di vetroresina, una prolungata umidificazione delle superfici, tramite applicazioni di impacchi di pasta cellulosica in soluzione di ammonio carbonato, consentiva di agire, dopo la rimozione degli stessi, con l’azione diretta del solvente senza alcun rischio.
L’azione alternata di solventi e di agenti basici ci consentiva così di eliminare la resina sintetica superficiale e di agire contemporaneamente anche su quei residui di sostanze organiche solo parzialmente alleggerite prima dell’intervento di strappo (nelle lunette strappate dopo l’alluvione l’uso di resina è risultato molto più limitato rispetto alle fasi di lavoro precedenti).
Solo nel caso della Natività del Baldovinetti, in relazione alla particolare tecnica esecutiva (tempera e olio su muro), si è operato in maniera diversa, evitando l’uso di solventi basici e comunque di impacchi che sarebbero risultati troppo aggressivi rispetto alla delicatezza delle stesure cromatiche, optando invece per un pulitura diretta a tampone con triammonio citrato e, solo localmente, con soluzioni blande di EDTA (acido etildiammino tetracetico).
Il risultato ottenuto con la pulitura è stato in generale tanto stupefacente quanto impressionante.
Al recupero quasi perfetto della cromia originale (fattore non scontato in caso di affreschi strappati) corrispondeva la messa in evidenza di una quantità di mancanze, microperdite, abrasioni ed assottigliamenti del colore davvero inaspettate.
La marcata differenza fra quanto pervenutoci e ciò che risultava dalla pulitura comportava una seria riflessione su come procedere in fase di restituzione estetica finale.
In accordo con la Direzione dei Lavori si è deciso di intervenire con un’integrazione leggermente sottotono in grado di ricucire le innumerevoli mancanze e restituire un’adeguata leggibilità a queste opere così gravemente compromesse.
Lavoro particolarmente lungo e meticoloso che ha assorbito la maggior parte del nostro intervento.
Il restauro del Chiostro dei Voti ha occupato in modo quasi continuativo quattro anni della nostra attività lavorativa. Riteniamo che sia stato uno degli interventi più impegnativi e nello stesso tempo gratificanti di tutta la nostra esperienza nel campo del restauro delle pitture murali.
Auspichiamo quindi che vengano presi dei provvedimenti per garantire la corretta conservazione degli affreschi e del decoro del chiostro nel suo insieme.

Gioia Germani, Cristiana Conti, Alessandra Popple

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