Susanna Bernabei, una nuova rubrica…

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La nostra amica Susanna Bernabei, grafologa forense, inizia oggi la sua collaborazione al nostro sito. Anche la scrittura è una forma d’arte, consapevole o inconsapevole che dir si voglia… Sicuramente rivela aspetti della personalità di chi scrive, che arricchiranno indagini e scoperte su artisti e personaggi più o meno noti. Grazie Susanna!

La redazione


Grafologia:  una scienza umana sperimentale, un test proiettivo, un comportamento espressivo.

Dalle intuizioni espresse nel “Trattato” di Girolamo Moretti, il caposcuola italiano, ad oggi sono intervenute molte pubblicazioni, ricerche approfondite, confronti tra pensieri diversi, interdisciplinarietà  con altri saperi.

Questo ha reso sempre più visibile la grafologia che ha acquisito negli anni una effigie sempre più tecnico-scientifica epurandola di molti elementi misterico-esoterici.

In parole semplici si parla di un comportamento espressivo che a differenza degli altri ha la peculiarità di fissarsi nello spazio tale e quale una fotografia e, in tal modo, permanere agli occhi dell’osservatore senza che lo scrivente possa nascondersi o evitare di manifestarsi.

La scrittura, esplicazione di un bisogno innato umano di comunicazione  ma che inizialmente deriva da un addestramento, si trasforma in una gestualità automatizzata tale da potersi definire il comportamento spontaneo per eccellenza.

Questo ha permesso di individuarlo come test proiettivo non solo per la ricchezza di contenuti simbolici ma anche perché il soggetto/attore ha la possibilità di interagire con l’ambiente (lo spazio grafico) sviluppando un proprio unico film d’azione attraverso il dipanarsi del filo grafico.

Filo che al suo interno traduce il suo sentirsi interiore, il suo rapportarsi con l’esterno sia esso un rapporto individuale o di gruppo, riferibile alla famiglia o alla situazione lavorativa/studio.

E’ di conoscenza comune oggi far riferimento a scritture che se fossero state individuate come segnali di allarme avrebbero potuto evitare drammi familiari o situazioni al limite.

La scrittura quindi come messaggio, è rivolto alla collettività ma è anche un percorso individuale di autoconoscenza e di ricerca interiore.

Susanna Bernabei


 

Boldini a Pistoia

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GIOVANNI BOLDINI

La stagione della Falconiera

 Pistoia – Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi

 9 settembre 2017 – 6 gennaio 2018

 

In occasione di Pistoia Capitale Italiana della Cultura, presso il Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi gestito da Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, dal 9 settembre 2017 al 6 gennaio 2018 sarà allestita la mostra GIOVANNI BOLDINI. La Stagione della Falconiera. L’esposizione, voluta dalla banca del Gruppo Intesa Sanpaolo come evento culturale di spicco tra quelli attivati nel corso del 2017, è stata curata da Francesca Dini con la collaborazione di Andrea Baldinotti e Vincenzo Farinella e rappresenta una delle esposizioni più importanti dell’anno programmate dal Museo ed una delle più interessanti nel cartellone delle iniziative di Pistoia Capitale. Il titolo della mostra prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Giovanni Boldini ha eseguito durante il suo periodo toscano, sul finire degli anni sessanta dell’Ottocento, presso la Villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer.


 Questo ciclo di pitture murali di cui per diverse vicissitudini dopo l’esecuzione  nel 1868 si perse subito la memoria, rappresenta un unicum in Europa, non solo per quanto riguarda la produzione artistica del grande pittore ferrarese, ma in generale della corrente macchiaiola, alla quale il Boldini aderì, in modo personalissimo, prima del suo trasferimento a Parigi (1871), dove era destinato a diventare il più importante ritrattista internazionale e icona stessa della Belle Époque.

 Il ciclo di pitture murali oggi è interamente custodito all’interno dei Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi. La riscoperta delle pitture si deve a Emilia Cardona Boldini, giovane vedova nonché prima biografa del maestro. Alla fine degli anni Trenta del Novecento, la Cardona vagava per la Toscana per ritrovare un ciclo di pitture murali al quale Giovanni Boldini aveva lavorato in epoca giovanile, in una città di cui il ferrarese non ricordava il nome, ma che iniziava sicuramente con la lettera “P”. Emilia giunse, sulla scia di vaghe voci raccolte strada facendo, a Villa La Falconiera e dopo averla ispezionata, in procinto di andarsene venne attratta da una rimessa di attrezzi agricoli che altro non era che l’antica, ormai irriconoscibile, sala da pranzo della mecenate inglese Isabella Falconer, proprietaria della dimora negli anni Sessanta dell’Ottocento e interamente decorata dal giovane Boldini all’età di 25 anni. La vedova decise di acquistare la proprietà nel 1938 e a seguire vi trasferì da Parigi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, ivi stabilendo la propria dimora. La conoscenza di questo  importante ciclo pittorico è  stata tuttavia  graduale, solo dopo il distacco  dai muri della villa (1974), il restauro e la collocazione nel Palazzo dei Vescovi a Pistoia è divenuto oggetto di studi ma è tuttora poco conosciuto al grande pubblico.

 La mostra GIOVANNI BOLDINI. La stagione della Falconiera si propone di riportare in luce lo straordinario momento creativo vissuto del maestro ferrarese in epoca giovanile, quando muovendosi tra Pistoia, Firenze e Castiglioncello, si trovò al centro di una rete di importanti relazioni amicali e professionali che ne segnarono positivamente l’inarrestabile ascesa artistica. Il ciclo pittorico sarà oggetto di nuove riflessioni alla luce di documentazione anche inedita che permetterà di sondare il mistero intorno alle origini della signora Falconer, al suo ruolo di mecenate nei confronti dell’irrequieto ma geniale Boldini e all’influenza che ella ebbe nella scelta iconografica del ciclo pittorico che rimane impresa unica, nel suo genere, nell’entourage dei Macchiaioli.

 Del periodo macchiaiolo del Boldini saranno in esposizione sedici capolavori realizzati durante gli anni toscani (1864-1871), provenienti da collezioni private e da pubblici musei. Tra questi la Marina (1870) custodita a Milano, che ha una trasposizione a tempera in una scena nel ciclo della Falconiera; i ritratti di Telemaco Signorini (1870) e di Cristiano Banti (1866), custoditi presso la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, artisti, legatissimi al Boldini, tanto da averlo sostenuto e promosso non solo durante il suo soggiorno toscano; l’innovativo, per posa e colori, Giovane paggio che gioca con un levriero 1869;  il raffinato ritratto di Alaide Banti in abito bianco (1866) e il superbo ritratto del Generale Spagnolo, eseguito durante l’inverno trascorso in Costa Azzurra con la signora Falconer, tra novembre 1867 e marzo 1868 e considerato il capolavoro che ha proiettato il giovane Boldini nell’emisfero dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi.

La mostra su Boldini consegue due obiettivi essenziali”, spiega Alessio Colomeiciuc, presidente di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, promotrice del progetto espositivo: “non solo arricchisce il ventaglio delle iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico pistoiese proponendo il nome di un pittore di sicuro successo, ma garantisce anche la migliore celebrazione di un episodio unico nella storia dell’arte dell’Ottocento italiano, rappresentato dalle suggestive Tempere murarie eseguite da Boldini all’interno della villa Falconiera. Sono lieto che la nostra banca abbia saputo, anche in questa occasione, coniugare l’attività creditizia con la promozione culturale del territorio, rendendo possibile un progetto di grande qualità e bellezza come questa mostra inedita”.

 Il catalogo, a cura di Francesca Dini come la mostra, è edito da Sillabe.


 

 

 

 

Roberto Panichi a Palazzo Medici Riccardi

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Venerdì 8 settembre, ore 17.30-19.30,

nelle Sale Fabiani di Palazzo Medici Riccardi

(Firenze, via Cavour 1)

Sarà inaugurata la mostra

 “Sequenze orfiche. Martirologio della follia”

di Roberto Panichi

Interventi di Anita Valentini e Gianni Venturi

La mostra, patrocinata da Città Metropolitana di Firenze, dal Consiglio della Regione Toscana, dal Comune di Firenze e dal Comune di Rignano, sarà visitabile fino al 5 ottobre tutti i giorni con orario 9.00-18.30.
Ideazione e organizzazione della mostra a cura di ‘Modo Fiorentino’.
Catalogo: Polistampa

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Ambrogio Lorenzetti a Siena

 

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A Siena, presso il Santa Maria della Scala, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, sarà allestita la mostra dal titolo Ambrogio Lorenzetti. L’esposizione, promossa e finanziata dal Comune di Siena, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica che sarà presente alla cerimonia d’inaugurazione il 20 ottobre, e del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana, si preannuncia come l’evento più importante dell’anno tra le esposizioni organizzate non solo a Siena ma anche in Italia. Continua a leggere

I Bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi agli Uffizi

Fig. 1

Fig. 1 Luca Giordano (Napoli 1632 – 1705) Sant’Andrea Corsini presentato dalla Vergine è accolto nella gloria celeste dalla Santissima Trinità (Gloria di Sant’Andrea Corsini) 1682 Bozzetto per la scena principale della cupola affrescata della cappella Corsini nella chiesa di Santa Maria del Carmine di Firenze Olio su tela, cm 130 x 96 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture


Fig.5

Fig. 5. Taddeo Mazzi (Palagnedra, Canton Ticino 1676 – Firenze [?] tra il 1726 e il 1738). Manetto dell’Antella cede la carica di generale dei Servi di Maria a Filippo Benizzi ,1725 circa. Bozzetto relativo alla pala di Taddeo Mazzi, Vaglia (Firenze), santuario di Monte Senario, cappella del Beato Manetto. Olio su tela, cm 79 x 55. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

Gli Uffizi e il territorio.

Bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi

per due grandi complessi monastici

 

Gli Uffizi, Sala del Camino

5 settembre – 15 ottobre 2017

 

Le Gallerie degli Uffizi presentano al pubblico con questa mostra due delle nuove acquisizioni più importanti operate nell’ultimo biennio: due bozzetti rispettivamente di Luca Giordano e Taddeo Mazzi,  preparatori di ben più ampie decorazioni ad affresco o su tela che si trovano in  complessi monastici di Firenze e del contado. Continua a leggere