Bruno Ventavoli: Intervista a Don Backy

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Da “La Stampa”

del 22 Luglio 2017-07-2017

 

Trascrizione cura di Luciana e Paolo, amici lungo l’Arno di Don

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«Nei personaggi c’è un po’ di me: sono sempre stato un ribelle e un inguaribile malinconico»


Avete presente uno che si siede alla macchina da scrivere?” E comin­cia a picchiettare un inarresta­bile flusso di (in)coscienza? Quel tipo è un cantante presta­to alla scrittura. (O viceversa). Si chiama Don Backy (Aldo Caponi, il nome vero). Negli Anni 60 fu un gigante della mu­sica leggera. Dischi a milioni, Sanremo, protagonista di rotocalchi, della poca tv e dei palchi italiani. Nel ’67, suo anno mira­bile, insieme all’Immensità scrisse un romanzo di geniale strampalatezza, Io che miro il tondo, che viene riproposto con i suoi disegni (copertina com­presa) e prefazione apocrifa di Celentano (l’ha scritta lui stes­so). Difficile dire di che si trat­ta. Facile dirlo di Finnegans Wake? Mutate mutande (e pu­re braghe e berretti) anche questo testo oscilla tra veglie e sogni. Parte da Santa Croce, dove Don Backy è nato nel ’39. Qui la chiama Santa Cruz, co­me se fosse nel Messico, anche se resta sull’Arno, ben salda nella sua malinconia agra di provincia, appiccicaticcia, do­ve un gruppo di ragazzi, un po’ tonti e un po’ furbi, insomma delle nullità, brama la vita spe­ricolata tra juke box, balere, ra­gazze, cazzotti, ma annaspa nella noia. Il protagonista si sente pirata e fugge per trova­re se stesso, l’amore, il bandolo dell’esistenza. Trova tutti e tre, li perde, li ritrova. Prima nel pi­sano poi nei mari del sud, ac­canto alla bella Soledad. Ma più della trama conta l’arrem­baggio che Don Backy porta al­le regole grammaticali, alle co­niugazioni dei verbi, ai nomi. Tutto diventa calembour. Gioco di parole. Battuta in puro spirito toscano. Esempi, a ca­so: «Ero lì fuori che mi godevo il fresco… (veramente non me lo godevo affatto, perché era il trentun dicembre e faceva un freddo becchino (ne sotterrava tanti))»; «Okkey – rispose il mio amico e mi lasciò in asso. Io lo lasciai in fante e mi recai a casa». Un trucido inglese si chiama «Ser Pente».
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Al Bargello, di giovedì…

 

 

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E… STATE AL MUSEO

Ritornano i Giovedì dei Musei del Bargello

con nuovi percorsi guidati gratuiti

 

La Direzione del Museo Nazionale del Bargello è lieta di annunciare che, grazie al piano di Valorizzazione 2017 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, riprendono le aperture straordinarie del giovedì pomeriggio nei Musei afferenti al Bargello con nuovi percorsi guidati gratuiti.

Tali aperture prolungate saranno ulteriormente arricchite per il pubblico con l’offerta gratuita di itinerari di valorizzazione e percorsi tematici guidati dal personale museo e da operatori didattici.

(Il calendario completo è pubblicato sul sito: http://www.bargellomusei.beniculturali.it) Continua a leggere

Michelangelo multimaterico…

 

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Il Dio Fluviale di Michelangelo (c.ca 1526/7)

Giorgio Bonsanti

(già Ordinario di Storia e Tecnica del Restauro all’Università di Firenze)

Presidente della Commissione per le attività istruttorie finalizzate all’accreditamento delle istituzioni formative e per la vigilanza sull’insegnamento del restauro

Ispettore Onorario per il Patrimonio storico-artistico delle province di Firenze, Pistoia e Prato

 

Il recente restauro di un’opera definita già da Wilde (Wilde 1978, p. 127) “in a much damaged state”, che fin dal 13 ottobre 1590 aveva necessitato di una “rassettatura” ad opera di un muratore (i documenti cinquecenteschi in Gottschewski 1906) ha eliminato la sorda ridipintura scura che ne aveva fin qui caratterizzato l’aspetto. Sono state recuperate ampie aree della coloritura originale bianca, realizzata a biacca (bianco di piombo), come da prassi. Nella Vita di Jacopo della Quercia vasariana (Vasari-Milanesi 1878-1906, II, p. 110; v. anche I, pp. 153-154), leggiamo di come si costruivano le figure effimere di terra: “[…] pezzi di legno e di piane [assi] confitti insieme, e fasciati poi di fieno e di stoppa, e con foni legato ogni cosa strettamente insieme, e sopra messo terra mescolata con cimatura di panno lino, pasta e colla […] riescono nondimeno leggieri e, coperte di bianco, simili al marmo”.

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