Giorgio Bonsanti: il Crocifisso del Sangallo

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Giorgio Bonsanti

 Il Crocifisso del Sangallo

Scheda storico-artistica

 L’Associazione non-profit Friends of Florence in occasione dei Saloni biennali del restauro che si tengono a Firenze bandisce un premio per il miglior progetto di restauro, da contenersi entro una somma prestabilita. Il premio consiste nel finanziamento del progetto stesso ai fini della sua realizzazione. Nell’edizione dell’autunno 2014 il premio fu vinto dal progetto presentato dalla restauratrice piemontese Francesca Spagnoli, diplomata all’Opificio delle Pietre Dure. Il progetto prevedeva il restauro di un Crocifisso ligneo grande al vero (c.ca 165 x 160 cm.) che si trova nella piccola anticamera della cosiddetta “Cappella dei Pittori” nel Convento della SS. Annunziata a Firenze.

Il Crocifisso è riferito dagli studiosi ai fratelli Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo, famosi architetti e scultori fiorentini, come probabile opera di collaborazione fra di loro, e variamente datato fra il 1480 e il 1500 circa. Alcune caratteristiche di stile possono far pensare anche al figlio di Giuliano, Francesco; in tal caso la datazione si sposterebbe di una ventina d’anni ancora in avanti. In ogni caso si tratta di uno straordinario prodotto della bottega dei Sangallo, fra le più attive e rinomate a Firenze e in Italia fra la fine del Quattro- e la prima metà del Cinquecento. Gli studiosi hanno identificato un certo numero di Crocifissi in legno, di varie dimensioni, attribuibili all’attività dei Sangallo in quella tipologia.

Il Crocifisso stava all’origine nella chiesa di San Iacopo tra i Fossi a Firenze. Vasari scrive: “Ritornato Giuliano a Fiorenza, trovò che Antonio suo fratello…era divenuto tanto egregio, che nel suo tempo non c’era chi lavorasse ed intagliasse meglio di esso, e massimamente Crocifissi di legno grandi; come ne fa fede quello sopra lo altare maggiore nella Nunziata [ora nella seconda cappella a destra nella chiesa] ed uno che tengono i frati di San Gallo in San Iacopo tra’Fossi”, che è il nostro. Il riferimento di Vasari ad Antonio certifica l’origine dell’opera nella bottega dei Sangallo, non è in sé stesso determinante per l’attribuzione a un autore specifico. Dopo la interdizione della chiesa nel 1849, il Crocifisso, assegnato all’Accademia, fu collocato nel vestibolo della Cappella dei Pittori. Di questo straordinario ambiente ha la titolarità l’antica Accademia delle Arti del Disegno, proprietaria delle opere d’arte ivi contenute.

Alla metà dell’Ottocento, come testimonia un testo a stampa coevo, il Crocifisso fu totalmente ridipinto con una coloritura marrone scuro, a simulare il bronzo, considerato allora materiale più nobile. Al momento del progetto Spagnoli vincitore del premio dei Friends of Florence, l’opera era in preda ad un devastante attacco di tarli, la cui neutralizzazione è stata la prima misura conservativa messa in atto. La fiducia nella possibilità di recuperare la policromia originale, assistita dalle indagini scientifiche, è stata ben ripagata, e il Crocifisso dopo la rimozione della patina scura mostra i colori applicati dall’autore (naturalmente con la presenza dell’invecchiamento naturale dovuto al passaggio del tempo), dotati di straordinarie raffinatezze esecutive in punta di pennello (i peli sul corpo, le lacrime sulle guance) perfettamente recuperate. E’ da notare che le vene e i rivoli di sangue, anziché in stucco sovrapposto come di norma, sono realizzati direttamente dall’intaglio nel legno. Assolutamente emozionante risulta il colore livido delle ferite. La figura alterna parti eseguite con minuta attenzione ai particolari, con altre lasciate assai più sbozzate, il tutto in funzione di un’espressività coinvolgente. La qualità finale è assolutamente superba.

Particolarmente rispondente all’identità storica dell’Accademia delle Arti del Disegno, fondata nel 1563 dal Vasari nel nome di Michelangelo, è la presenza nel patrimonio artistico dell’Accademia di un’opera della dinastia dei Sangallo, strettamente legata al Buonarroti da numerose connessioni personali e artistiche fra la fine del Quattrocento e la metà inoltrata del secolo successivo.

Il restauro, eseguito da Francesca Spagnoli diplomata all’Opificio delle Pietre Dure, è stato seguito da Giorgio Bonsanti (già soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure e ordinario di Restauro alle Università di Torino e Firenze), responsabile della conservazione del patrimonio artistico dell’Accademia delle Arti del Disegno.


Francesca Spagnoli

 Il Crocifisso del Sangallo

Scheda di restauro

L’intervento che presentiamo ha come oggetto il restauro del Crocifisso ligneo policromo attribuito ad Antonio o Francesco da Sangallo e proveniente dalla cappella dei Pittori, all’interno del complesso della Chiesa e Convento di Santissima Annunziata in Firenze.

I risultati conseguiti, rappresentano l’esito della collaborazione di competenze diverse al fine di un approccio interdisciplinare sul manufatto. Lo studio, la ricerca e l’analisi della storia conservativa, dei materiali costitutivi, della tecnica esecutiva con il supporto di una campagna diagnostica approfondita e mirata, hanno costituito una base propedeutica all’intervento diretto sull’opera, guidandone le scelte in ogni fase e convalidandone i risultati finali.

La campagna analitica ha compreso: indagini multispettrali e analisi scientifiche non invasive e micro-invasive. La scansione 3D e la radiografia a raggi X condotte sul Cristo, hanno fornito preziose informazioni e permesso di individuare i vari elementi lignei dei quali è composta la scultura. Le analisi stratigrafiche di microframmenti campionati e analizzati in microscopia ottica, elettronica e con spettroscopia FT-IR hanno consentito il riconoscimento dei materiali costitutivi della pellicola pittorica e degli interventi successivi a cui è stata sottoposta. Va notato come la policromia originale non fosse visibile, in quanto interamente occultata da una ridipintura non pertinente, bruna e alterata, stesa al fine di simulare una superficie bronzea.

Dopo quindi una prima fase di ricostruzione dell’identità dell’opera in oggetto si è proceduto all’intervento di restauro. La prima problematica presentata dal Crocifisso, è stata la messa in sicurezza degli strati pittorici interessati da fenomeni di sollevamenti diffusi e di grave entità, tematiche che hanno condotto ad un approfondimento sulle condizioni ambientali verificatesi nel corso della sua storia conservativa, al fine di individuarne la genesi. A tal proposito si è ritenuto proficuo predisporre un’adeguata campagna di monitoraggio microclimatico sia nella cappella di provenienza quanto dei locali dove si è svolto il restauro. Conseguentemente si è raggiunto lo scopo di valutare le condizioni conservative alle quali l’opera è stata soggetta negli anni e quelle a cui è stata sottoposta durante l’intervento, evitando eventuali criticità e necessità di adeguamento. Non ultimo, detto studio ha permesso un controllo continuo dello stato di conservazione del manufatto.

La scelta, in accordo con la Direzione lavori, di riportare alla luce la policromia originale attraverso la rimozione dell’ultimo strato di ridipintura, ha portato a eseguire numerosi test con metodi di pulitura chimici e meccanici. In tale sede, si sono dimostrati particolarmente efficaci i chelanti addensati in polimeri polisaccaridici (agar, gellano, gomma xantana). Attraverso l’utilizzo di vari sistemi di applicazione, con differenti tipologie di prodotti, percentuali e pH diversi, si è inoltre potuto accedere a una sperimentazione dalla quale sono scaturite interessanti riflessioni e conclusioni.

Altro elemento d’interesse è la decisione di testare la tecnica laser per comprenderne le potenzialità di trattamento sullo strato di ridipintura, sia sulla policromia del Cristo, sia sul tessuto del perizoma, materiale che risultava particolarmente complesso da trattare con mezzi chimici.

I risultati differenti, ma entrambi positivi, ottenuti con queste prove testimoniano come sia possibile individuare nel laser uno strumento valido per il trattamento di queste superfici.

A chiusura dell’intervento, i fruitori dell’opera potranno finalmente godere del complessivo recupero della leggibilità del Crocifisso. Tanto nella visione d’insieme, quanto nell’osservazione dei singoli dettagli, dei quali l’opera è incredibilmente ricca.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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