Arazzi a Pitti

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Tre arazzi per il futuro museo
Firenze, Palazzo Pitti, Sala Bianca
25 aprile – 21 maggio 2017

Creazioni della manifattura medicea, di quella fiamminga di Bruxelles e di quella francese dei Gobelins, i tre arazzi esposti in mostra in Sala Bianca sono stati così selezionati in rappresentanza dei tre nuclei portanti della collezione fiorentina di arazzi appartenente alle Gallerie degli Uffizi, che conta novecentocinquanta esemplari.

In attesa dell’apertura del museo dedicato a questa collezione, la mostra costituisce un richiamo a un articolato e ampio patrimonio di opere che sapeva unire alla monumentalità decorativa il pregio di una tecnica tanto preziosa quanto fragile.

Motivi conservativi ne impongono quindi una esposizione per singoli pezzi o piccoli nuclei e per periodi limitati, corrispondendo a una buona pratica d’uso storico che prevedeva il dispiegamento degli arazzi per stagioni circoscritte e specifiche occasioni, alternato al loro ricovero negli spazi destinati a magazzino dalla Guardaroba Granducale. Questo è ciò che accade ancora oggi e nella fase apparentemente silente e di assenza le opere sono in realtà oggetto di monitoraggio, manutenzione programmata a rotazione e restauro, operazione complesse e impegnative, anche da un punto di vista economico, effettuate con la collaborazione di maestranze specializzate per competenza e attrezzature. Se i ‘panni’ conservati in depositi confinati e protetti rappresentano la maggior parte della collezione, nel tempo una minima percentuale di questa è confluita in allestimenti permanenti in alcuni ambienti di Palazzo Pitti che tuttavia, per le ragioni descritte, sono oscurati per quasi tutto l’anno. È questo il caso dell’Appartamento degli Arazzi, adiacente alla Sala Bianca, che nel mese di maggio sarà parzialmente aperto, in via straordinaria, al pubblico.

Fig. 1

Fig. 1 Caccia al cinghiale con l’archibugio (dalla serie delle Cacce per la villa di Poggio a Caiano: 28 arazzi da cartoni di Giovanni Stradano) Manifattura fiorentina Disegno e cartone di Giovanni Stradano (Jan van der Straet, 1523-1605), inizi 1566 Tessitura di Giovanni Sconditi (attivo 1555-1568), entro il 6 ottobre 1566 Trama: lana; ordito: lana, 6-7 fili per cm; 400 x 518 cm. Firenze, Depositi Arazzi Palazzo Pitti

L’esposizione si apre con la Caccia al cinghiale con l’archibugio, uno degli splendidi arazzi appartenente alla serie delle Cacce realizzata per la Villa di Poggio a Caiano. Il duca Cosimo I de’ Medici aveva destinato l’imponente serie delle Cacce a venti stanze della superba villa, fatta costruire da Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo. Fu tessuta dal 1566 al 1577 dagli arazzieri fiorentini Giovanni Sconditi e Benedetto Squilli su cartoni del pittore di BrugesGiovanni Stradano. Fino ad oggi sono stati ritrovati sedici dei ventotto arazzi originari, di cui nove sono nella collezione fiorentina. Per l’ideazione dei soggetti Giorgio Vasari, Vincenzo Borghini e Stradano stesso sembrano aver attinto al Livre de Chasse di Gaston Phébus, manoscritto nel 1387 e stampato a Parigi nel 1507, e al trattato di Domenico Boccamazza, soprintendente di Papa Leone X de’ Medici, dedicato alle cacce con le tele e le reti.  La serie fu celebre già nel Cinquecento, grazie alle stampe incise dal 1570, tratte dai disegni dello stesso Stradano, che ebbero successo in tutta Europa.

La Caccia al cinghiale con l’archibugio raffigura l’uso del fucile a miccia o archibugio, che ebbe diffusione nel XVI secolo. La sequenza di immagini ideata da Stradano, dal caricamento dell’arma sul proscenio al momento prima dello sparo sullo sfondo, sembra privilegiare il metodo e l’ambiente della caccia piuttosto che la raffigurazione della preda. Il cinghiale nascosto tra gli alberi è l’unica immagine dell’animale rappresentata dentro la scena, mentre la sua testa è raffigurata al centro delle bordure superiore e inferiore.

Fig. 2

Fig. 2 Adamo ed Eva rimproverati da Dio dopo il peccato (dalla serie delle Storie della Creazione: 7 arazzi) Manifattura di Bruxelles Disegno e cartone di Pieter Coecke van Aelst (1502-1550), 1547-48 ca. Tessitura in basso liccio di Frans Ghieetels (attivo 1547ca.-1581) e Jan de Kempeneer (attivo 1540-1558 ca), terminato entro il 1551 Cimosa inferiore destra: marca di Jan de Kempeneer; cimosa superiore destra: marca di Frans Ghieetels Trama: lana, seta, oro e argento dorato; ordito: lana, 9 fili per cm; cm 479 x 700 Firenze, Depositi Arazzi Palazzo Pitti

Il secondo arazzo di manifattura fiamminga raffigura Adamo ed Eva rimproverati da Dio dopo il peccato e appartiene alla serie delle Storie della Creazione, composta da sette esemplari.

Il duca Cosimo I de’ Medici e sua moglie Eleonora di Toledo li acquistarono il 13 giugno 1551 dai Van der Walle, noti mercanti di Anversa. Gli autori della tessitura, Jan van Tieghem, suo cognato Frans Ghietels e il mercante-arazziere Jan de Kempeneer, le cui marche sono ancora presenti sulla serie, erano tra i più celebri del tempo a BruxellesPieter Coecke van Aelst, che ideò i disegni trasferiti in cartoni dalla sua bottega, appartenne alla generazione di pittori fiamminghi influenzati dal Rinascimento italiano. Nei personaggi in primo piano, che si stagliano su un ampio paesaggio, sembra riprendere l’impianto creato nelle volte delle Logge Vaticane, affrescate daRaffaello e suoi collaboratori nel 1519.

In questo arazzo vengono rappresentati, secondo la tradizione fiamminga, due episodi in sequenza immersi in una fitta vegetazione: il momento del peccato sul proscenio e quello successivo, con la vergogna della propria nudità, sullo sfondo. Nei nudi classici e scultorei dei protagonisti in primo piano e nell’orizzonte luminoso e basso si avverte invece l’influsso della maniera italiana. La figura di Dio Padre ricorda quelle affrescate nella prima volta delle Logge Vaticane e la posa rannicchiata di Eva è simile a quella nella Tentazione di Adamo ed Eva della Cappella Sistina di Michelangelo. Le grottesche alla fiamminga nelle bordure rappresentano uno dei primi esempi di questo genere, di cui lo stesso Coecke fu tra i creatori.

Fig. 3, L'Acqua

Fig. 3 L’Acqua (dalla serie di Quattro Elementi: 4 arazzi e 4 entrefenêtres) Manifattura reale dei Gobelins, Parigi Disegno di Charles Le Brun (1619-1690), 1664 Cartoni per la scena di Baudouin Yvart (1611-1690) e per la bordura di Isaac Moillon (Parigi 1614-1673), 1664 Tessitura di Jan Jans il vecchio (1618-1668), 1666 Iscrizioni. Nella cimosa inferiore: “JANS. 1666.” Trama: lana, seta e oro; ordito: lana, 9 fili per cm; cm 488 x 688 Firenze, Depositi Arazzi Palazzo Pitti

Il terzo arazzo, raffigurante L’Acqua fa parte della prima edizione dei Quattro Elementi, con cui si inaugurò l’attività della Manifattura reale dei Gobelins, creata nel 1662 da Jean-Baptiste Colbert, che ne aveva affidato la direzione artistica a Charles Le Brun. La serie, già in lavorazione dal 1664, fu donata nell’agosto 1669 da Luigi XIV al futuro granduca di Toscana Cosimo III, in visita a Parigi.

Il complesso progetto allegorico fu ideato dalla Petite Accadémie, incaricata di concepire programmi iconografici per celebrare il re Sole. Le scene mitologiche, al centro degli arazzi, si combinano, nelle bordure, con imprese araldiche  e rappresentazioni emblematiche delle conquiste politiche e militari del Re e delle sue virtù personali: Pietà (mare), Magnanimità (fontana zampillante), Bontà (fiume) e Valore (delfino), e con le iscrizioni latine composte da André Felibien. L’elemento dell’Acqua è simboleggiato dalla coppia di Nettuno e Anfitrite, che guidano un carro trainato da cavalli marini, affiancati dai Tritoni. Anfitrite tiene in mano uno scudo con le cifre regali e il sole, emblema di Luigi XIV. Un riferimento a questa divinità sono anche i due delfini che sostengono le armi della corona francese al centro del fregio superiore. La prua della nave da guerra nella scena e i due vascelli, a metà delle bordure laterali, decorate da conchiglie, fasci di remi, arpioni, tridenti, ecc., alludono alle aspirazioni di dominio sui mari della monarchia francese.

La mostra, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei, è curata da Lucia Meoni e coordinata da Alessandra Griffo.


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