Il restauro dello Starnina…

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Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

GALLERIA DELL’ACCADEMIA

Via Ricasoli 58/60, Firenze – Tel. 055-2388609 ga-afi@beniculturali.it

 

In occasione della mostra Giovanni dal Ponte (1385 – 1437/38). Protagonista dell’Umanesimo tardogotico, aperta dal 22 novembre scorso e prorogata fino al prossimo 17 aprile, tra i vari prestiti è giunto a Firenze dal Martin von Wagner Museum der Universität Würzburg il prezioso trittico a fondo oro di Gherardo Starnina, rientrato per la prima volta in Italia dopo la sua dispersione nell’Ottocento.

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L’arte da salvare

 Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare

Uffizi, Aula Magliabechiana

28 marzo – 30 luglio 2017
La mostra Facciamo presto. Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare che apre al pubblico il 28 marzo nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terribile terremoto che ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine. Le opere esposte sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.

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Il ritorno di Leo…

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Il cosmo magico di Leonardo: l’Adorazione dei Magi restaurata
Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture
28 marzo – 24 settembre 2017

Anteprima stampa
Lunedì 27 marzo ore 12.00

L’Adorazione dei Magi di Leonardo degli Uffizi torna in Galleria dopo un restauro compiuto all’Opificio delle Pietre Dure, durato cinque anni.
Infatti nel novembre del 2011 la grande tavola dell’Adorazione dei Magi di Leonardo fu trasferita al laboratorio di restauro della Fortezza da Basso, dove per molti mesi fu sottoposta a numerose indagini diagnostiche, prima che, nell’ottobre 2012, venisse finalmente presa la decisione congiunta di intraprenderne il restauro.

Perché restaurare l’Adorazione dei Magi?
Questa domanda avrà certo percorso la mente di molti, davanti alla notizia che fu diramata nell’autunno del 2012 dalle Gallerie degli Uffizi e dall’Opificio delle Pietre Dure. Fra gli studiosi, dieci anni prima, quando era stato ventilato un possibile restauro, si erano accese discussioni e controversie: alcuni non erano certi che dalla superficie scura e brumosa potesse emergere qualcosa di più di quello che si poteva intravedere o, a volte, solo immaginare. Fra il grande pubblico poteva essersi diffusa un’abitudine inconscia, assimilata anche attraverso le riproduzioni nei libri scolastici e la mitologia cresciuta intorno al dipinto, che l’Adorazionefosse un’opera volutamente enigmatica, misterica e che esprimesse questo contenuto astratto attraverso la sua nebulosa composizione, dove si affollavano figure quasi indistinguibili, intente in azioni e gesti non decifrabili. In realtà, la complessità dell’Adorazione dei Magi sta in gran parte proprio nel suo essere un dipinto incompiuto, e incompiuto in modo difficilmente comprensibile. Leonardo da Vinci, infatti, partendo nel 1482 da Firenze alla volta di Milano, lasciò la pittura a diversi livelli di avanzamento: alla stesura di azzurro del cielo, appena accennato, si affiancano aree quasi di solo disegno; figure più costruite e rilevate con colori scuri; immagini che si sovrappongono ad altre, cancellandole e cambiando l’intenzione precedente; zone di ricerca spaziale e volumetrica. Interpretare un’opera così non era certo facile, ma soprattutto  per i restauratori non era una procedura comune confrontarsi con le idee continuamente in divenire di Leonardo, invece che con un lavoro finito.

Il progetto di conservazione
Secondo la metodologia propria dell’Opificio, si iniziò con una fase di studio, di ricerca e di indagini diagnostiche volta a comprendere sia la costruzione materiale dell’opera, sia la natura dei suoi problemi conservativi; da questi passi preliminari scaturirono e sono andati precisandosi meglio, nel corso del restauro, anche molti nuovi significati artistici, finora per lo più misconosciuti o addirittura ignoti. La conoscenza di tutti questi elementi è stato il punto di partenza necessario per elaborare un progetto di restauro che potesse consentire anche al grande pubblico una migliore comprensione e fruizione di questo straordinario capolavoro.

Due erano i motivi di preoccupazione: la marcata alterazione dei materiali superficiali non originali e gli evidenti problemi strutturali che si manifestavano nella separazione delle assi del tavolato di supporto e il cui progredire arrivava subito al di sotto della pellicola pittorica. Lo sporco e l’alterazione delle vernici impedivano la comprensione della profondità spaziale e anche la visione di molti dettagli. La manutenzione di Galleria nel corso dei secoli passati aveva accumulato sulla superficie pittorica numerosi strati di materiali diversi (colle, vernici, chiare d’uovo ecc.) che avevano prodotto anche un inizio di strappo del colore.

Il gruppo di lavoro formatosi intorno a quest’opera, diretto da Marco Ciatti e Cecilia Frosinini, ha legato insieme i risultati delle indagini diagnostiche, la riflessione sui significati storico-artistici del capolavoro e le indicazioni sulla sua storia conservativa, per mettere a punto le linee guida del restauro. La pulitura è stata condotta in modo ineccepibile e intelligente da Roberto Bellucci e Patrizia Riitano; il risanamento del supporto ligneo è stato compiuto da Ciro Castelli e Andrea Santacesaria, con la collaborazione di Alberto Dimuccio.

La pulitura è stata effettuata sui materiali non originali che col tempo si erano sovrapposti alla superficie, il cui spessore è stato solo assottigliato in maniera graduale e differenziata, a seconda delle condizioni di ogni singola area e di ogni figura. Altrettanto importante per la futura conservazione è stato il risanamento del supporto e del sistema di traverse con la predisposizione di un più adeguato funzionamento di controllo dei movimenti del legno, pur nel rispetto della struttura originale.

Il progetto di conservazione messo a punto dall’Opificio delle Pietre Dure, in collaborazione con le gallerie degli Uffizi, comprende anche un piano di conservazione preventiva che segua e controlli l’opera nel tempo.

I risultati dell’intervento sono dunque molti, riassumibili in tre principali filoni:

1. una migliore conservazione di tutti i materiali originali;

2. una più approfondita conoscenza del processo creativo di Leonardo e della sua tecnica;

3. una più chiara lettura degli straordinari valori espressivi dell’opera.

Ora sono più leggibili tutte le figure ed i dettagli ed è anche percepibile l’eccezionale costruzione spaziale interna alla figurazione, soprattutto nello sfondo che si apre su una visione prospettica ed atmosferica tipica di Leonardo, sinora addirittura mascherata da una vera e propria patinatura (cioè uno strato di vernice pigmentata che voleva conferire all’insieme l’aspetto di un monocromo). Appare anche evidente come, in modo inconsueto per il suo tempo e unico persino nella sua produzione artistica, Leonardo abbia elaborato il disegno direttamente sulla tavola anziché su carta, come è evidente dai numerosissimi cambiamenti in corso d’opera che oggi sono di nuovo visibili. «Questo aspetto» precisa Marco Ciatti, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure consente adesso di penetrare più a fondo nel processo creativo del pittore e, grazie al livello di conoscenza reso oggi possibile dalle indagini diagnostiche, di cercare di comprendere la genesi artistica di questo straordinario capolavoro.Impiego volutamente questo termine, “capolavoro”, verso il quale nutro normalmente una certa diffidenza, poiché troppe volte abusato a puro scopo pubblicitario, in quanto alla data della sua realizzazione l’Adorazione dei Magi costituiva una novità sconvolgente per il mondo artistico fiorentino e, a ben guardare, racchiudeva in sé alcune idee pittoriche che l’artista avrebbe sviluppato nelle sue opere successive, dagli studi per la Battaglia di Anghiari, al San Girolamo della Pinacoteca Vaticana, sino alla Vergine delle Rocce, nelle sue due versioni».

Si può dunque a buona ragione affermare che il risultato finale del restauro fa riscoprire un capolavoro straordinario per innovazione e invenzione, che da secoli nessuno aveva potuto vedere.

«Si tratta di un’operazione che, per la sua delicatezza e per il livello della sfida imposta, non è da meno del restauro del Tondo Doni di Michelangelo o del Cenacolo milanese in Santa Maria delle Grazie, dello stesso Leonardo» dichiara Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, «ma anzi presentava una sfida e un livello di difficoltà maggiori perché esso non ha passaggi di riposo, o aree neutre e perché il restauratore avrebbe dovuto confrontarsi con un’immagine che non era compiuta nemmeno nella mente dell’artista che la generò. Se ci si riferisce alla superficie dipinta, e cioè a quelle raffigurazioni che la critica più attenta ha via via notato nel coacervo di immagini che si affastellano davanti agli occhi dell’osservatore, durante la pulitura si sono rivelati moltissimi altri testi e sottotesti, in un gioco di segni che sono sempre stati tracciati volontariamente sulla tavola e che esprimono l’incessante lavorio mentale dell’autore proprio nel momento stesso del suo operare».

L’intervento di restauro è stato reso possibile dal generoso sostegno degli Amici degli Uffizi«orgogliosi per aver partecipato» commenta la Presidente Vittoria Colonna Rimbotti «a un’avventura irripetibile, costellata da tante tappe emozionanti intorno a un’opera che riunisce bellezza assoluta e fragilità materica, il cui deterioramento andava fermato e scongiurato».

La Getty Foundation di Los Angeles ha finanziato le collaborazioni professionali necessarie all’intervento sul supporto.
In occasione della presentazione di questo prestigioso restauro al pubblico, all’Adorazione dei Magidi Leonardo sarà affiancata l’omonima pala, sempre degli Uffizi, di Filippino Lippi, commissionata nel 1496 al pittore per l’altare maggiore della chiesa di San Donato a Scopeto dai medesimi Canonici Regolari del convento di Sant’Agostino che nel 1481 avevano dato lo stesso incarico al da Vinci. Leonardo, come abbiamo accennato, non portò a compimento l’opera e non rispettò la consegna pattuita nell’arco dell’anno per la sua andata a Milano al servizio di Ludovico il Moro, per cui i Canonici si rivolsero poi al pittore Filippino Lippi. In mostra anche tre tavole raffiguranti San Donato,Sant’Agostino (prestiti del North Caroline Art Museum)  e la coppia dei Santi Ubaldo e Frediano(collezione privata), che si presume siano quanto rimane di una predella  dell’Adorazione del Lippi, che abbiamo voluto affiancargli per l’occasione.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Eike D. Schmidt, Marco Ciatti e Daniela Parenti, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con le Gallerie degli Uffizi, l’Opificio delle Pietre Dure, gli Amici degli Uffizi e Firenze Musei.

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Colle Val d’Elsa, il filmato della inaugurazione del Museo San Pietro

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Interviste a:

Elisa Bruttini Direttore Scientifico Fondazione Musei Senesi,

Don Andrea Bechi Direttore Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino,

Lodovico Andreucci Vicesindaco Comune di Colle Val d’Elsa,

Anna Maria Cotoloni Assessore alla Cultura Comune di Colle Val d’Elsa.

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A Colle, riapre il Museo San Pietro…

Apertura del Museo San Pietro

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Dopo quasi venti anni di chiusura, sabato 18 marzo, alle ore 11,30 riapriranno le porte del nuovo Museo San Pietro.

Il museo è il frutto della fusione del Museo Civico e Diocesano d’Arte sacra (formatosi dall’unione dei due istituti nel 1995), con la Collezione del Conservatorio di San Pietro, il monastero di San Pietro e il monastero di Santa Caterina e Maddalena, la Collezione Romano Bilenchi e la Collezione di Walter Fusi. Continua a leggere

In ordine sparso a Boboli…

Le Gallerie Degli Uffizi annunciano la mostra

Helidon Xhixha: in Ordine Sparso

che avrà luogo

nel Giardino di Boboli dal 27 giugno – 29 ottobre 2017

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La prossima estate Firenze offrirà al pubblico internazionale dei suoi musei una importante mostra monografica dedicata all’artista contemporaneo Helidon Xhixha.

Allestita nello splendido scenario del Giardino di Boboli, la mostra, dal titolo In Ordine Sparso, cercherà di esplorare i concetti di caos e ordine attraverso un’ambiziosa serie di imponenti sculture ed installazioni. Continua a leggere

Una Chimera a Firenze

VINCERE IL MOSTRO

LA CHIMERA DI AREZZO, COSIMO I E BACCIO BANDINELLI

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In concomitanza con il primo G7 della Cultura, che si svolgerà a Firenze alla fine di marzo, la Chimera di Arezzo sarà esposta eccezionalmente in Palazzo Vecchio, in Sala Leone X, dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici dopo il suo ritrovamento alla metà del Cinquecento. Una ricollocazione, quindi, in linea con quanto avvenuto negli ultimi due anni: si tratta infatti del terzo evento che vede impegnata l’amministrazione comunale nella riproposizione – seppure temporanea – di contesti originali della Reggia medicea, dopo il ritorno degli arazzi medicei di Bronzino, Pontormo e Salviati nel Salone dei Dugento e la rievocazione degli orticini pensili di Eleonora di Toledo sul Terrazzo di Saturno. Il nuovo progetto, promosso dal Comune di Firenze, è stato reso possibile grazie alla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ai generosi prestiti delle Gallerie degli Uffizi e della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.  Continua a leggere