Anteprima Uffizi 2017

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Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo.

Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.

Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri.

Solo un breve cenno, per ora, a un’altra mostra di grande rilievo, che verrà annunciata in separata sede nelle prossime settimane: essa avrà luogo a Palazzo Pitti in occasione dell’edizione estiva di Pitti Uomo e sarà dunque un evento spettacolare legato alla moda e al costume, organizzato in collaborazione con Pitti Immagine.

“L’intenso e ricco programma espositivo che le Gallerie degli Uffizi offrono al pubblico nel 2017 pone un accento particolare sull’arte contemporanea – afferma Eike Schmidt, Direttore del museo. – Infatti, in questo settore la nostra collaborazione con il Comune di Firenze avrà modo di intensificarsi  ulteriormente grazie all’ospitalità nelle nostre gallerie di alcune opere collegate alle due mostre organizzate rispettivamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Comune: la retrospettiva di Bill Viola a Palazzo Strozzi e la grande rassegna dell’arte italiana, Ytalia, al Forte Belvedere. A partire da quest’anno, inoltre, ogni marzo inaugureremo due esposizioni dedicate a donne artiste, una vissuta e attiva nel passato e l’altra nel presente. L’arte e l’architettura promosse tra Quattrocento e Cinquecento e il collezionismo mediceo, nelle sue diverse declinazioni, saranno al centro del nostro programmo espositivo. L’anno si concluderà con una serie di mostre incentrate su tre veri rivoluzionari nei loro rispettivi campi (Lutero, Leopoldo de’ Medici, Ejzenštejn) e con la prima grande esposizione in Europa sulla pittura giapponese di paesaggio e di natura compresa tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). Con questo programma intendiamo dunque favorire una variegata proposta di temi e problematiche mantenendo costante la nostra ampia offerta culturale per tutto il corso dell’anno, e anzi rafforzandola proprio nei periodi in cui l’affluenza dei visitatori è minore.”


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Fig. 1 – Nicolas Froment, Episodi della Vita di Cristo e Resurrezione di Lazzaro,

olio su tavola, Firenze, Gallerie degli Uffizi


Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

a cura di Daniela Parenti

Uffizi, Sala del Camino

7 marzo – 30 aprile 2017

Siresenterà al pubblico, dopo il restauro realizzato grazie al contributo degli Amici degli Uffizi, il trittico raffigurante La Resurrezione di Lazzaro del francese Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia e lungamente attivo in Provenza, di cui rimangono oggi pochissime opere. Firmato e datato 1461, il dipinto è una delle opere più considerevoli della collezione degli artisti stranieri del XV secolo alle Gallerie degli Uffizi, oltre che un’importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa. Il trittico è pervenuto alle gallerie fiorentine dal convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello in seguito alle soppressioni di epoca napoleonica. Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi. È stata inoltre accertata l’originalità della maggior parte degli elementi che costituiscono la cornice, fra cui il bellissimo traforo gotico presente nella tavola centrale.


 

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Fig. 2 – Suor Plautilla Nelli, Santa Caterina de’ Ricci, olio su tela,

Siena, Convento di San Domenico


Plautilla Nelli. Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola

a cura di Fausta Navarro

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

9 marzo – 4 giugno 2017

Il ritrovamento tra Firenze, Siena, Perugia e Assisi di una serie di cinque dipinti realizzati da Plautilla Nelli (1522-1588), tutti raffiguranti l’immagine di una santa domenicana ritratta a mezzo busto di profilo, costituisce un nuovo importante tassello nella ricostruzione dell’attività artistica della suora pittrice, epigona della Scuola di San Marco. Tale raffigurazione costituisce un’iconografia peculiare da porre in relazione con quella di Santa Caterina da Siena, seppure se ne discosti significativamente. La mostra intende approfondire la conoscenza della produzione seriale di immagini devote attraverso l’utilizzo di varie tecniche, a iniziare da quella dello “spolvero” impiegata dalle monache anche per l’arte del ricamo, il lavoro maggiormente legato alle tradizioni conventuali. A testimonianza di ciò sarà presente uno splendido paliotto in seta con ricamo ad applicazione della fine del XVI secolo, appartenente al Convento di San Vincenzo a Prato.

 


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Fig. 3 – Maria Lassnig, Mit einem Tiger schlafen (Dormire con una tigre), 1975,

olio su tela, Vienna, The Albertina Museum, prestito a lungo termine dalla Oesterreichische Nationalbank. © Maria Lassnig Foundation; Albertina, Vienna – Peter Ertl, Olga Pohankova


Maria Lassnig: Woman Power

a cura di Wolfang Drechsler

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini

25 marzo – 25 giugno 2017

Maria Lassnig (1919 – 2014) è tra le artiste più significative della seconda metà del XX secolo, insieme a Luoise Bourgeois e Joan Mitchell. La sua pittura è singolare sia per quanto concerne lo stile che per il contenuto, il cui tema prediletto è l’artista stessa. La grande maggioranza dei suoi lavori sono infatti autoritratti, anche nei casi in cui le opere presentano un titolo diverso. In essi la fisionomia gioca solo un ruolo parziale: il mondo esterno, visibile, serve spesso solo come involucro di un percepibile mondo interiore.

Maria Lassnig ha svolto un ruolo fondamentale come precorritrice dell’universo femminista nell’ambito delle arti figurative, ruolo che è stato ben riconosciuto nel corso degli ultimi anni: l’artista è stata infatti premiata con il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia del 2013. In mostra saranno esposte opere che coprono cinque diversi decenni di attività della Lassnig, tra le quali alcuni capolavori, al fine di ripercorrere l’evoluzione e i cambiamenti stilistici occorsi nella sua attività.

La mostra è realizzata con la collaborazione dell’Albertina di Vienna.

 


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Fig. 5 – Simone de Magistris, Transito di San Martino, 1590 ca.,

olio su tela, Caldarola, Collegiata di San Martino


Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare

a cura di Gabriele Barucca

Uffizi, Aula Magliabechiana

28 marzo – 30 luglio 2017

La mostra, i cui proventi verranno utilizzati per la ricostruzione dei monumenti colpiti dal sisma, presenta una selezione di capolavori provenienti dai paesi e dalle cittadine delle Marche, in particolare dalle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata colpite dal terribile terremoto che ha semidistrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove erano custoditi, spesso fin dalla loro origine. Occasione eccezionale per far conoscere i tesori di questi territori dell’entroterra marchigiano meridionale, l’iniziativa intende costituire un omaggio alle Marche da parte delle Gallerie degli Uffizi, che, grazie all’eredità di Vittoria della Rovere, mantengono un forte legame storico con le collezioni artistiche marchigiane e in particolare urbinati. La scelta delle opere esposte si prefigge anche l’intento di ripercorrere sinteticamente un ideale percorso nella storia dell’arte di questi territori a partire dal Medioevo e fino al XVIII secolo. Sono promotori della mostra, insieme alle Gallerie degli Uffizi, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e il Segretariato Regionale Mibact per le Marche.

 


Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi Inv. 1890 N.1594

Fig. 7 – Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, immagine antecedente il testauro,

Firenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi

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Fig. 7a – Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, particolare o dopo la pulitura,

Firenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi


Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

28 marzo – 24 settembre 2017

L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci torna agli Uffizi dopo sei anni dedicati al restauro e alle indagini conoscitive dell’opera, condotti dall’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno economico degli Amici degli Uffizi. La tavola fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai monaci agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto; la partenza del maestro per Milano, nel 1482, determinò l’abbandono dell’opera, mai ultimata da Leonardo, tanto che alcuni anni più tardi i committenti fecero eseguire a Filippino Lippi un’altra pala d’altare con l’Adorazione dei Magi, terminata nel 1496. Il dipinto, interrotto da Leonardo dopo una lunga elaborazione preliminare, rimase per qualche tempo nelle case della famiglia fiorentina dei Benci, per poi entrare nelle collezioni dinastiche dei Medici. Costituisce oggi la tavola vinciana di più grandi dimensioni pervenutaci (cm. 246 x 243). Il suo restauro, oltre ad aver risolto alcuni problemi conservativi, ha consentito di recuperarne tonalità cromatiche inaspettate e la sua piena leggibilità, ricchissima di dettagli affascinanti che aprono nuove prospettive sul suo complesso significato iconografico. Con l’Adorazione dei Magi di Leonardo, viene esposta anche la versione eseguita da Filippino Lippi nel 1496, in un affascinante dialogo che farà emergere le diversità tra i due maestri e la loro differente interpretazione del soggetto, frutto delle mutazioni politiche e culturali intercorse a Firenze nell’arco di poco più di un decennio.


Disegno

Fig. 8 – Giuliano da Sangallo, Progetto per San Lorenzo a Firenze,

Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe


Giuliano da Sangallo. Disegni dagli Uffizi

a cura di Dario Donetti, Marzia Faietti, Sabine Frommel

Uffizi, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino

16 maggio – 20 agosto 2017

Prima esposizione monografica degli Uffizi dedicata alla produzione grafica di Giuliano da Sangallo (Firenze, 1445 circa-1516), la mostra, oltre a ospitare una ragionata scelta del vasto corpus di disegni conservato in collezione, espone un numero limitato di altri manufatti artistici, accuratamente selezionati per dar conto della poliedricità dell’artista e delle molteplici implicazioni dei suoi interessi architettonici, nonché dell’attività della bottega. Il catalogo a stampa di corredo all’esposizione offrirà una valutazione complessiva dell’opera grafica di Giuliano da Sangallo, mettendo in luce la cronologia, i luoghi e la committenza degli ultimi decenni di attività; le ricerche compositive e le sperimentazioni tipologiche, nell’architettura sacra, civile e militare; la funzione degli studi antiquari e dei libri di disegni; i rapporti con il fratello Antonio il Vecchio, il nipote Antonio il Giovane e il figlio Francesco, nei codici e nei disegni di presentazione a più mani; la pratica della copia e la circolazione del sapere architettonico e antiquario e infine la funzione dei modelli lignei come strumenti operativi di progettazione in relazione al disegno.


 

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Fig. 10 – Helidon Xhixha, Simbiosis, 2016,

acciaio lucidato a specchio e marmo statuario, pezzo unico


Omaggio al Granduca: i piatti d’argento per la festa di San Giovanni

a cura di Rita Balleri, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

24 giugno – 5 novembre 2017

La mostra mette in luce un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento, che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno, e dalle relazioni diplomatiche intrattenute da Casa Medici tanto con le corti europee che con l’ambiente curiale romano. Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento, eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo. Difatti il cardinale Lazzaro Pallavicini, riconoscente per i molti favori ricevuti da Cosimo III, aveva disposto che il suo erede donasse al granduca fiorentino e ai suoi successori un argento lavorato il cui valore ammontasse a trecento scudi e così fu disposto dai suoi discendenti. Dal 1680, per ben cinquantotto anni, Cosimo III e il suo successore, il figlio Giangastone, ricevettero altrettanti pregiati bacili d’argento con storie relative ai fasti dinastici della casata fiorentina. Di questa collezione, dispersa con l’estinzione della dinastia medicea, si sarebbe persa memoria se la fabbrica Ginori di Doccia non avesse realizzato tra il 1746 e il 1748 calchi in gesso tratti dagli originali in argento, nell’intento di tradurli in porcellana. La mostra presenta accanto ai calchi settecenteschi molti disegni preparatori di artisti romani – fra i quali Carlo Maratta e Ciro Ferri – distribuiti fra vari musei e collezioni italiane ed estere, nonché le realizzazioni in porcellana e le riproduzioni in argento di recente realizzazione, quest’ultime particolarmente evocative, negli effetti di luce della materia, dello splendore originario.

 


Helidon Xhixha: in Ordine Sparso

a cura di Diego Giolitti, Eike Schmidt

Giardino di Boboli

27 giugno – 29 ottobre 2017

Nella sua personale che sarà ospitata nel Giardino di Boboli, Helidon Xhixha – ricordato per le sue sculture galleggianti all’ultima Biennale di Venezia, e vincitore del Somerset House Prize a Londra con l’istallazione Bliss nell’anno scorso – mostra gli esiti del suo studio sull’idea di caos e ordine, tramite la tecnica della scultura iconica, e realizza la propria visione ispirandosi al mondo naturale. La Limonaia del Giardino di Boboli diventerà palcoscenico per un gruppo di elementi monumentali in acciaio inossidabile che traggono spunto dalla Cava dei Cristalli in Messico, proponendo un’alternativa contemporanea alla Grotta del Buontalenti, mentre il Giardino stesso farà da sfondo per le opere ispirate a forme geometriche che si trovano in natura. Attraverso le loro forme e le loro superficie riflettenti, le istallazioni scultoree di Xhixha si mettono in un dialogo diretto con l’ambiente e propongono nuove prospettive sull’intreccio tra arte e natura così caro ai Medici tra Cinque e Seicento.


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Fig. 11 – Luca Giordano, Gloria di Sant’Andrea Corsini,

bozzetto per la cupola della cappella Corsini di Santa Maria del Carmine di Firenze,

olio su tela, Firenze, Gallerie degli Uffizi


Gli Uffizi e il territorio: bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi

per due grandi complessi monastici

a cura di Alessandra Griffo, Matilde Simari

Uffizi, Sala del Camino

5 settembre – 15 ottobre 2017 

L’esposizione di due bozzetti di recente acquistati dalle Gallerie degli Uffizi, opera di Luca Giordano (Napoli 1634 -1705) e di Taddeo Mazzi (Palagnedra, Canton Ticino, seconda metà del XVII secolo – Firenze, prima metà del XVIII secolo), fornisce lo spunto per riflettere su un aspetto del collezionismo sei e settecentesco, espressione del gusto per una pittura veloce e di tocco che consentiva all’idea di esprimersi in modi più immediati e virtuosistici rispetto all’opera finita. Preparatori per la decorazione della cupola della Cappella Corsini al Carmine a Firenze il primo e per una tela della cappella del Santissimo Sacramento presso il Santuario di Montesenario il secondo, arricchiscono di nuovi episodi la fitta trama di relazioni che uniscono gli Uffizi al territorio. La piccola mostra è l’occasione per rendere noto il recente ingresso dei due bozzetti nelle collezioni delle Gallerie e al contempo focalizzare un brano dell’attività fiorentina di Luca Giordano insieme all’attività del meno noto Taddeo Mazzi.

 


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Fig. 13 – Anton Raphael Mengs, Ritratto degli arciduchi Ferdinando e Maria Anna, 1771-1774,

Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina


I nipoti del re di Spagna: il ritratto di Federico e Maria Anna di Lorena

di Anton Raphael Mengs a Pitti

a cura di Matteo Ceriana

Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie

18 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

La mostra presenta il recente acquisto di un importante dipinto di Anton Raphael Mengs (Aussig, 1728 – Roma, 1779) da parte delle Gallerie degli Uffizi. La tela raffigura due dei figli di Pietro Leopoldo di Lorena, Federico e Maria Anna, vestiti in abito contemporaneo e colti in un interno di Palazzo Pitti. Eseguito durante il soggiorno fiorentino dell’artista, all’inizio degli anni Settanta del Settecento, il quadro non venne mai concluso; trattenuto dal pittore passò in eredità alla figlia, finché di recente è stato riscoperto presso un suo discendente. L’opera viene messa a confronto con la versione del ritratto dei giovanissimi figli di Pietro Leopoldo realizzata da Mengs nella medesima occasione per il nonno materno Carlo III, re di Spagna, raffigurante i principini in abito di corte spagnolo (Madrid, Prado), oltre che con un ritratto del loro fratello Francesco, futuro imperatore d’Austria, di Johann Zoffany (Francoforte sul Meno 1733 – Strand on the Green, 1810). Ciò per mettere in evidenza il modello ritrattistico espresso da Mengs nel nuovo dipinto delle Gallerie degli Uffizi, “illuminato” e vicino alla impostazione di Zoffany che pochissimi anni dopo ritrasse la famiglia lorenese regnante per la nonna paterna, l’imperatrice consorte Maria Teresa d’Austria, sempre a Palazzo Pitti, ma in abiti moderni e circondati da oggetti di studio e da libri. Un nuovo e moderno modello ritrattistico quindi che, pur sempre all’interno dell’Antico Regime, contrappone gl’infanti madrileni ai giovani, illuminati principi viennesi.

 


Il rinascimento giapponese: la natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

In occasione del 150o anniversario dell’Amicizia tra Italia e Giappone

a cura di Rossella Menegazzo

Uffizi, Aula Magliabechiana

26 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

Attraverso una selezione di circa quaranta grandi pitture di paesaggio e natura nel classico formato del paravento scorrevole, la mostra intende evidenziare il periodo d’oro della produzione artistica giapponese concentrata tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). In particolare emergono le due grandi tendenze che hanno segnato l’intera produzione pittorica nipponica affermando quegli ideali estetici che ancora oggi riconosciamo al Giappone: da una parte la pittura monocroma ed evocativa, fatta di vuoti e linee essenziali e veloci, vicina alla tradizione cinese e legata alla filosofia zen che la classe guerriera sposa a partire già dall’epoca Kamakura e che decorava templi e residenze samuraiche; dall’altra la pittura autoctona, con fondi oro e campiture di colore piatte, più esplicita e di facile intendimento, adatta a decorare grandi spazi abitativi come residenze aristocratiche e borghesi e castelli. Da una parte opere di paesaggio legate a nomi come quello di Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō, Unkoku Tōgan con le loro atmosfere rarefatte e simboliche, dall’altra nomi della tradizione Kanō e Tosa con soggetti di fiori e uccelli, delle quattro stagioni, di luoghi divenuti celebri grazie alla letteratura e alla poesia, rappresentati con colori brillanti secondo le modalità dello yamatoe. La bellezza e la mutevolezza della natura espresse nelle dimensioni importanti di uno o più spesso due paraventi, a due o sei ante, comunicano il profondo legame che lega il popolo giapponese al mondo vegetale e animale, facendone parte integrante secondo il sentimento religioso panteistico shintoista alla base di tutta la cultura letteraria e visiva del Giappone. Prima grande esposizione di paraventi in Europa, provenienti da musei, templi e dall’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, la mostra chiude le attività legate alla commemorazione del 150° anniversario dell’amicizia tra Italia e Giappone ed è organizzata in collaborazione con l’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e con il supporto dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

 


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Fig. 14 – Lukas Cranach il Vecchio, Ritratti di Martin Lutero e Caterina von Bora,

olio su tavola, Firenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi


Lucas Cranach, i ritratti di Lutero dalla collezione medicea

In occasione del cinquecentenario della riforma luterana

a cura di Francesca de Luca

Uffizi, Sala del Camino

30 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

Nel cinquecentenario dell’affissione sul portale della Schloßkirche di Wittenberg delle novanta cinque tesi di Lutero contro le indulgenze, le Gallerie degli Uffizi espongono il ritratto di Lutero di Lucas Cranach (1572-1553), pittore di corte dell’Elettore di Sassonia Federico il Savio. Divenuto titolare di una florida bottega nella capitale sassone, Cranach si legò molto al monaco agostiniano fino a diventare uno dei protagonisti della definizione della nuova iconografia protestante dell’arte. La sua rappresentazione dei volti del Riformatore, della moglie Caterina von Bora e dell’umanista protestante Filippo Melantone ebbe vastissima diffusione in tutto il mondo allora conosciuto, anche presso alcuni corti controriformati, come appunto quella fiorentina dei Medici.

 


Ejzenštejn: la rivoluzione delle immagini

In occasione del centenario della Grande rivoluzione socialista in Russia

a cura di Marzia Faietti, Gianluca Farinelli, Pierluca Nardoni ed Eike Schmidt

Uffizi, Sala Edoardo Detti

7 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

La rivoluzione narrativa del montaggio cinematografico sviluppato da Sergej Ejzenštejn ha influenzato i mezzi espressivi del Novecento fino ad oggi come poche altre innovazioni. La mostra, organizzata in collaborazione con il Museo Puškin di Mosca e la Cineteca Comunale di Bologna, ripercorre le ricerche di linguaggio e la riflessione visiva del grande regista e teorico del cinema in base ai sui disegni, che dimostrano una particolare attenzione per l’arte del rinascimento italiano.


 

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Fig. 15 – Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Ritratto del cardinal Leopoldo de’Medici,

Firenze, Galleria delle statue e delle Pitture degli Uffizi


Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

In occasione del quattrocentenario della nascita di Leopoldo de’ Medici

a cura di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018

Enciclopedica figura di erudito, divenuto cardinale all’età di cinquant’anni, Leopoldo de’ Medici spicca nel panorama del collezionismo europeo per la vastità dei suoi interessi e la varietà delle opere raccolte. Servendosi di abilissimi agenti, mercanti e segretari italiani e stranieri, radunò, nel corso della sua vita, esemplari eccellenti e raffinati nei più diversi ambiti: sculture antiche e moderne, monete, medaglie, cammei, dipinti, disegni e incisioni, avori, pietre dure e oggetti preziosi, ritratti di piccolo e grande formato, libri, strumenti scientifici e rarità naturali. Alla morte del cardinale, avvenuta nel 1675, la maggior parte delle sue opere entrarono nel nucleo delle collezioni granducali e molte di esse furono espressamente destinate dal nipote, il granduca Cosimo III, ad abbellire la Galleria degli Uffizi: l’ingresso sistematico delle opere di Leopoldo nelle raccolte del principale museo della casata toscana provocò uno dei più radicali rinnovamenti nella sua storia.

Nel 2017, in occasione del quarto centenario della nascita di Leopoldo, le Gallerie degli Uffizi, che conservano ancora la maggior parte della sua raccolta, desiderano mostrare taluni esempi significativi del suo gusto nei diversi campi in cui esercitò l’azione di conoscitore, per illustrare la natura poliedrica delle predilezioni collezionistiche del cardinale e mettere in luce il ricchissimo apporto da lui fornito ai tesori d’arte della famiglia.

 


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Opera Laboratori Fiorentini – Gruppo Civita

Salvatore La Spina – Tel +39 055 290383 – cell. +39 3315354957 – s.laspina@operalaboratori.com

Barbara Izzo – Arianna Diana – Tel +39 06 692050220-258 – b.izzo@operalaboratori.com; a.diana@operalaboratori.com

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