Lara-Vinca Masini: Luigi Boni

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Luigi Boni

di Lara-Vinca Masini

Firenze, Settembre 2002

Si parla tanto, di questi tempi, anche in Italia, di globalizzazione e, allo stesso tempo, si ricercano e si esaltano, forse per un malcelato timore di perdita di identità, gli apporti artistici e culturali, anche per quanto riguarda il contemporaneo, delle regioni, anche se, ovviamente, mistificati da stratificazioni di condizionamenti resi stabili da fittizie e provinciali prevaricazioni che si istituzionalizzano. Come hanno dimostrato alcune recenti operazioni che avrebbero, invece, dovuto far luce su tante situazioni diverse che si sono verificate (parlo, in questo caso, della Toscana) e che, per ragioni diverse, non hanno avuto la possibilità di crescere e di poter  emergere, come avrebbero potuto…. Continua a leggere

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Lara-Vinca Masini e il suo “Umanesimo, Disumanesimo” a Firenze

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La medaglia e il suo rovescio

di Lara-Vinca Masini

Questa manifestazione non vuol dichiarare o affermare se non se stessa. Vuole essere allo stesso tempo un test, un’ipotesi di lettura per componenti multiple di una storia che ritrova, nel pre­sente, termini di confronto indiretti e ambigui, ma capaci, credo, a loro volta, di provocare e stimolare reazioni e fare emergere re­lazioni in cui l’esperienza estetica si dà come uno tra i molti pun­ti di riferimento, ma tra i più illuminanti, per la facoltà quasi pro­fetica, o almeno «sintomatica», che sempre la distingue. È intenzionale l’assunzione della definizione «Umanesimo, Disu­manesimo nell’arte europea 1890-1980», alla quale hanno spinto considerazioni e fatti diversi; dalle manifestazioni medicee fio­rentine alle discussioni con gli artisti (nel caso specifico Fabio Mauri e Giuseppe Chiari) circa alcune dichiarazioni americane – anche autorevoli -, secondo le quali sarebbe loro retaggio un co­siddetto «nuovo umanesimo»; fino alla particolare condizione di Firenze nel contesto italiano attuale.

E, per chiarire:

Le molte manifestazioni medicee, che coprono massiccia­mente tutti gli spazi agibili di Firenze e della Toscana, disertano totalmente, dandolo per scontato, il periodo specificatamente «umanista» di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo e ripropongono, per contro, una lettura (spesso totalmente gratificante) su un re­pertorio ricchissimo di documenti e materiali, del Manierismo (col vantaggio di spostare, almeno, in avanti di un gradino, il pe­so dorato della «tradizione» fiorentina, i cui termini correnti di ri­ferimento, si limitavano, fino ad oggi, al primo Rinascimento, rivisitato, tuttavia, in chiave di revival tardo-ottocentesco). Continua a leggere

A volte le ritrovano…

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Agli Uffizi due opere recuperate del Museo di Castelvecchio

Arrivano e saranno visibili da martedì 24 gennaio prossimo nell’Aula Magliabechiana delle Gallerie degli Uffizi due dei  diciassette dipinti trafugati dal Museo di Castelvecchio nel novembre 2015 e rimpatriati dall’Ucraina lo scorso 22 dicembre. Si tratta di Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una Santa e Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, che saranno esposti nell’ambito delle mostra La tutela tricolore. I custodi dell’identità culturale.

Le opere trovano collocazione molto appropriata nell’esposizione degli Uffizi in quanto testimonianze del felice epilogo di un attacco grave subito dal nostro patrimonio, risolto grazie alle nostre forze di polizia e in particolare dei nostri Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale. La sezione della mostra intitolata La globalizzazione del crimine è quella che accoglierà i due quadri per la vicenda della quale sono stati protagonisti, che li ha portati fuori dall’Italia verso una meta che non rientrava, fino a qualche anno fa, fra quelle più consuete per il mercato artistico clandestino. Gli interessi economici che ruotano intorno a questo settore si stanno evidentemente espandendo e richiedono armi sempre più sofisticate per essere efficacemente contrastati.

Il Fanciullo con disegno (conosciuto anche come Giovane con disegno di pupazzo) di Giovan Francesco Caroto, pittore veronese, allievo di Liberale da Verona, vissuto in Veneto fra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento è databile al 1523. Il pittore, trasferendosi a Mantova, aveva subito l’influenza di Andrea Mantegna al quale spetta la piccola Sacra Famiglia con una Santa considerata un’opera tarda del grande pittore padovano, che a Verona eseguì nel 1499 uno dei suo capolavori giovanili, il trittico dell’altare maggiore della basilica di San Zeno. Della composizione delle quattro figure, di grande energia e monumentalità, recenti analisi radiografiche hanno rivelato un disegno preparatorio a punta d’argento di straordinaria qualità, riferibile ufficialmente al maestro. La Vergine con gli occhi abbassati è molto in linea con la tipologia mantegnesca così come il Bambino robusto, che sta in piedi sulle sue ginocchia.

Si ricorda che la mostra, che avrà termine il 14 febbraio prossimo, è ad ingresso gratuito (con accesso dalla porta 2 del Cortile degli Uffizi) dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18.

Lara e Firenze

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Veduta di Firenze, detta “della Catena”, 1471-1482 ca,

Firenze, Museo Topografico, “Firenze com’era”

 

Firenze : un “Contemporaneo” malinteso

LARA-VINCA MASINI
da “L’Architettura”, rivista fondata da Bruno Zevi,
anno LI, numero 597-598-599, anno 2005
Prima pubblicazione sul web: http://www.transfinito.eu

Non è certo da oggi che Firenze è aggredita nell’integrità del suo tessuto connettivo; basterà risalire, per tenerci a tempi relativamente recenti, alla infelice ricostruzione del dopoguerra e allo stravolgimento totale del P.R. di Edoardo Detti (’51,‘53) che al momento dell’approvazione (’62) era stato così deformato da diventare irriconoscibile. Tra i miei ricordi c’è lo scempio (‘92) perpetrato nei confronti dello Stadio di Nervi, a mio avviso uno dei suoi lavori più importanti. Subito dopo il suo stravolgimento totale ricevemmo una proposta di referendum per la realizzazione di un nuovo stadio perché quello esistente, anche dopo la sua “ristrutturazione” (?) non era sufficiente alle nuove necessità !…

E’ seguito un periodo di “normale” e speculativa corrosione della città, ma non si era mai arrivati ad una così sistematica aggressione come quella attuale, in cui la speculazione (sia rappresentata dalle esigenze di un turismo di massa o di una edilizia corrente), fa sì che si cominci ad invadere il cuore stesso della città, non solo la periferia, che sembra esser diventato il tema centrale della ricerca architettonica attuale, anche se ormai gli spazi di intervento sembrano sempre più ridotti.
Sono consapevole del fatto che le responsabilità sono molte, vanno indietro nel tempo, e non sono legate tutte alle attuali istituzioni cittadine.

Si pensi per esempio alla zona di Novoli, dove ci sarebbe stata la possibilità di “progettare”, finalmente, una zona periferica decente, senza farla diventare, nel corso degli anni, un coacervo di lavori disparati, un deposito di speranze mancate, in un insieme slegato e caotico, dove anche le proposte progettuali sono state stravolte, come nel caso del Tribunale di Ricci, che sembra, come è stato detto,”pantografato”. completamente tradito anche nei materiali e nella sua collocazione secondo un travisato impianto urbanistico (vedi il progetto Krier), che lo riduce ad una presenza che risulta, ormai, fuori tempo e fuori luogo…

Oggi si stanno perpetrando danni forse irreparabili, in nome di un cosiddetto “rinnovamento” (più che legittimo; tante volte ne abbiamo dichiarata la necessità, ma in nome di un meditato, colto, ragionevole programma, non per rispondere, demagogicamente, a necessità legittime o presunte per la vita della città, ma realizzate a scapito dell’ integrità della città stessa).
Non sono ne’ un architetto ne’ un urbanista. Le mie osservazioni rappresentano soltanto la testimonianza di chi ancora, in un contesto assolutamente omologato che rende, purtroppo, uguali (o simili) molti comportamenti, al di là delle ideologie e delle intenzioni, cerca ancora di “guardare” oltre che di “vedere”.

Da sempre ci siamo battuti contro l’ ostinata e fin qui irriducibile riottosità delle istituzioni di questa città ad aprirsi al contemporaneo con l’ arroccamento in una appiattita relazione, spesso forzata, con uno straordinario passato ma incapace, perché male interpretato, di fornire stimoli e di innescare spinte innovative proprio perché non mantenuto vivo, ma cristallizzato e mummificato, quando avrebbe potuto costituire il maggior incentivo per mantenere attiva una creatività legata allo scorrere del tempo, in un contesto ancora prezioso agli occhi del mondo intero.

Ci troviamo di fronte ad una città che deve rinnovarsi, ma con criterio, con sensibilità, quella sensibilità che tenga conto di un’ idea di armonia della città; occorre un’ idea strategica della città stessa, che dovrebbe essere anche l’ idea tangibile della sua bellezza, del suo equilibrio anche nel modo di confrontarsi con il degrado e la cattiva educazione nei suoi riguardi; e soprattutto un’ idea strutturale che non si muova sul filo di una sindrome che sta contagiando tutti, la difesa “bottegaia” di un turismo mordi e fuggi, un turismo da fast food, che sporca la città, che siede sui gradini del Duomo, ohibò !
Quanti secoli sono che la gente si siede sui gradini del Duomo, ma nessuno aveva mai pensato di mettere delle obbrobriose panchine accanto a quel monumento…
Non sarebbe stato più opportuno, e certo non più costoso, costituire dei turni di guardia?

E un sottopassaggio con curve sbagliate, che sgrana il contesto della città, e propone (a Firenze !), delle mezze torrette in finto bugnato in pietra serena, tinteggiata da pietra forte ? Oppure un posteggio che fa emergere una sorta di gigantesco (e assurdo, oltre che insensato) pannello solare in piazza Beccaria ?
Questo non significa affatto che non si possa intervenire con lavori contemporanei in un contesto storico. C’ è a Lione, tanto per fare un esempio, una piazza ottocentesca con un’ alta scalinata da un lato, che porta ad una chiesa. Nella parte opposta della piazza, decentrata, c’ è una fontana con grandi cavalli e donnone seminude, che Daniel Buren ha reso straordinaria disponendovi, entro sezioni quadrate, tanti zampilli d’ acqua che si alzano e si abbassano, e la sera sono illuminati. E’ diventata una piazza stupenda (vicina, tra l’ altro, a quella che la ristrutturazione del Teatro dell’ Opera di Nouvel fa vibrare di luce diffusa); e la gente la percorre come se fosse là da secoli: i bambini e i cani ci giocano, la fanno vivere. Ma è il lavoro sensibilissimo di un artista, non un gioco velleitario e inerte di chi pretende di giocare all’ artista e non sa rimanere nel suo ruolo di tecnico. Perché, se l’ architettura, come categoria assoluta, è “arte”, non sono molti gli architetti “artisti”: e anche quelli che lo sono (Gehry, Libeskind, Fuksas, Nouvel, Piano…) spesso si associano, nel loro lavoro, con artisti.

Del resto lo stesso si può dire per molti che si definiscono “artisti”.
Quanto a Firenze non voglio neppure accennare al posteggio della Fortezza, che ormai è, grazie a Dio, rifiutato da tutti, ma rischia di diventare così totalizzante da annullare, mediaticamente, ogni altro problema. I giornali non citano ormai che quello.
Non si parla più delle Pensilina dietro gli Uffizi, concorso vinto da Arata Isozaki, per la quale l’ ultima trovata è che si sono individuati dei reperti archeologici nel sottosuolo e che quindi non si può realizzare. Scusa evidente dal momento che (si veda in “La Repubblica”, 13 gennaio 2005) Riccardo Francovich, docente di archeologia medievale all’ Università di Siena e incaricato come consulente per gli scavi sull’ area attorno al museo ha dichiarato che il problema “non c’ entra nulla con la costruzione della Loggia”, e lo stesso Isozaki per testimonianza del suo assistente dichiara che “basta mettere un piastrone d’ acciaio su cui far poggiare i pilastri”…

E’ evidente che la Pensilina non piace; mentre vanno bene, appunto, le torrette in finto bugnato, le costruzioni megagalattiche, lo pseudo pannello solare, le panchine accanto al Duomo, e va bene anche la proposta di intervento “filologico” in piazza Santa Maria Novella, una delle più belle di Firenze, il cui giardino (non parliamo della facciata dell’ Alberti, degli obelischi secenteschi di marmo poggianti su tartarughe in bronzo del Giambologna) è stato sistemato da Porcinai e per cui basterebbero un progetto di illuminazione che corra lungo le mura, una ripulita e una corretta manutenzione.
E che fine ha fatto il progetto vincitore di Nouvel per il palazzo già Fiat in viale Belfiore?
E che accadrà con la tranvia lungo il viale delle Cascine ?
Non sarebbe più corretto (e meno costoso), approfittare della presenza, a poche decine di metri di distanza, dei binari morti, ancora esistenti, della Stazione Leopolda, che costeggiano le Cascine ?
Si salverebbe un importante documento storico e un polmone di verde irrecuperabile per la città.

Per anni abbiamo accusato le istituzioni perché non si promuovevano concorsi per l’architettura. Ma se si promuovono e poi non si realizzano i progetti vincitori di architetti notissimi, si contribuisce solo a gettar via denaro pubblico inutilmente e a screditare il nome della città a livello internazionale.
E se si facessero lavorare i giovani, in una condizione del tutto rinnovata, dal momento che oggi l’ accelerazione costante nella quale ci troviamo immersi sollecita una comprensione “altra”, diversa, della realtà, una comprensione più profonda e più critica; l’ artista ci si deve confrontare, dilatando il suo territorio operativo.
L’ artisticità ha acquistato una dilatazione espansiva che si allarga dalle arti visive all’architettura, alla letteratura, alla scienza, alla filosofia.
Non si tratta di scambio dei ruoli istituzionali; non si tratta della vecchia utopia della sintesi delle arti: cambia il modo di considerare “le arti” stesse, occorre un nuovo tipo di sensibilità, un allargamento dello “sguardo” su temi e orizzonti diversi.
E molti artisti oggi dialogano e interagiscono con lo spazio, anche con quello urbano e con quello storico. Perché non farli partecipare, allo stesso livello, con gli architetti, non per la realizzazione di opere aggiuntive all’ architettura, ma per contribuire alla creazione di spazi che sappiano far dialogare il presente col passato ?
Certo, gli artisti vanno saputi individuare, non secondo un nome che corre perché alla moda o per clientelismo interessato. Ogni artista si muove secondo personali linee di ricerca che devono essere bene individuate. Perché non riconosciamo a tutti il diritto alle proprie competenze e alle proprie attitudini ?


Il “Bacchelli” per Lara

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Da “La Nazione”, Firenze, 15 Gennaio 2017

 

Dagli amici di Cultura Commestibile ricevo questa segnalazione e subito la rilancio.

Prossimamente pubblicherò alcuni articoli di Lara-Vinca Masini, che ho la fortuna di conoscere e apprezzare da sempre. Questo blog da oggi avrà uno spazio dedicato a lei.

E al suo lavoro di una vita, faro indiscusso che illumina l’ignoranza diffusa come una nebbia scura il nostro vivere contemporaneo.

La raccolta delle firme, che accompagneranno una nuova petizione che sarà inviata al Ministro Franceschini e al Presidente del Consiglio Gentiloni, durerà per tutto il mese di Gennaio.

Paolo Pianigiani

Fashion in Florence

L’ Archivio Foto Locchi a Pitti

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Il 9 gennaio 2017, a Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, inaugura la mostra dal titolo Fashion in Florence through the lens of Archivio Foto Locchi: 100 rarissimi scatti dagli anni ’30 ai ’70 del Novecento raccontano la storia della moda a Firenze attraverso l’obiettivo dei fotografi della ‘bottega’ Foto Locchi.

Il progetto nasce dall’incontro tra l’Archivio Storico Foto Locchi (un patrimonio culturale di valore inestimabile tutelato dal MIBACT che conta oltre cinque milioni di immagini), il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt, il Centro di Firenze per la Moda Italiana – grazie al quale la mostra sarà inaugurata con un evento durante la 91a edizione di Pitti Immagine Uomo – e la casa editrice Gruppo Editoriale, con l’intento di valorizzare l’importante archivio fotografico e rendere omaggio al legame storico tra la città e la moda.

Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi: “Oggi, mentre l’inevitabile astrazione dagli oggetti e spazi concreti nel mondo virtuale conduce a una ricerca senza precedenti di capolavori autentici e posti unici, Firenze ha l’opportunità di rivitalizzare il suo ruolo identitario come fulcro dell’industria tessile e dell’abbigliamento, che fondamentalmente risale al Rinascimento”.

Andrea Cavicchi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana: L’Archivio storico Foto Locchi è la testimonianza più autentica della nascita e dell’affermazione del made in Italy nel mondo. Senza questo patrimonio documentale la città di Firenze sarebbe più povera. E con essa anche l’istituzione che presiedo, il Centro di Firenze per la Moda Italiana, voluto da lungimiranti amministratori pubblici che capirono – già nel 1954 – quanto importanti e vitali potessero essere il tessile-abbigliamento, la pelletteria e la creatività delle nostre produzioni artigianali in termini di lavoro, fatturato e occupazione”.

Erika Ghilardi, Archivio Foto Locchi: “Questa mostra monografica, la prima dell’Archivio storico Foto Locchi, nelle sale dell’antica reggia di Palazzo Pitti, e la sua inaugurazione nell’ambito del 91° Pitti Uomo, è motivo di grande orgoglio e sincera emozione per me e per la mia famiglia.  La sezione relativa alla moda è uno tra i temi più presenti e importanti nell’Archivio, patrimonio culturale e visivo comprendente oltre cinque milioni di immagini che raccontano la storia di Firenze dell’ultimo secolo”.

LE TRE SEZIONI DELLA MOSTRA

Le botteghe artigiane: quell’insieme di botteghe dedite all’alto artigianato dal Medioevo, che nel Novecento ha favorito la nascita di alcuni tra i più famosi brand dell’alta moda italiana nel mondo. Già intorno agli anni Venti, il mito dell’artigianato fiorentino era arrivato negli Stati Uniti: le ricche ereditiere americane puntavano a Firenze per fare incetta di lingerie ricamata, argenteria, cuoio lavorato in modo eccellente e cappelli di paglia. Emblematica in tal senso, la scelta di Salvatore Ferragamo che, dopo 13 anni di successi in America, decise di stabilirsi a Firenze, oltre che per la sua bellezza, anche per attingere a quel pozzo di specialità artigiane che da sole potevano consentirgli di raggiungere i suoi obiettivi d’eccellenza.

La moda a Firenze: dai primi eventi dopo la seconda guerra mondiale fino alle leggendarie sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti (1952-1982), le origini della moda moderna a Firenze si devono al coraggio di un uomo gentile quanto severo, profondo conoscitore del mercato americano, ovvero a Giovanni Battista Giorgini che a New York si era fatto un nome di tutto rispetto come buyer capace di trasformare i sogni in realtà. Se lui è stato il padre della moda italiana, Firenze in quegli anni fu la culla della bellezza e dello charme, di uno stile nuovo che emanava dall’entourage fiorentino e internazionale formatosi intorno al neonato sistema moda, come raccontano le foto di quei giorni scattate dai reporter della Foto Locchi non solo ai défilé in Sala Bianca, ma anche nei palazzi privati e nei giardini storici dove si susseguivano serate di gala, feste e rendez-vous esclusivi.

I personaggi della moda: le maison fiorentine che hanno dato origine alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci raccontate attraverso i loro fondatori e i personaggi che le hanno rese celebri nel mondo. I deus ex machina delle grandi sartorie italiane che la Sala Bianca ha visto sfilare come Roberto Capucci, Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana e Simonetta Colonna di Cesarò. Personaggi che non hanno avuto timore di mettersi in gioco in prima persona a fianco di Giovanni Battista Giorgini e che da Firenze hanno fatto la rivoluzione del moderno costume italiano. Ma anche special guest in volo da Parigi come Christian Dior e Elsa Schiaparelli, volti dell’aristocrazia internazionale tra cui spicca il duca di Windsor e osannate star di Hollywood, da Audrey Hepburn a Paulette Goddard, e la divina Callas.

La consultazione dell’immenso Archivio e delle agende annuali, redatte giorno per giorno dai fotoreporter della bottega Foto Locchi, porta a continue nuove scoperte. Un esempio fra tutti, emerso durante le ricerche condotte per questa mostra, è l’annotazione in data 6 giugno 1948 dove è indicato che quella sera alla Sala Bianca si svolse una “Serata di Gala con presentazione di modelli (rullini 568 e 569 del 1948)”. Un evento “precursore” dunque delle note sfilate tenute regolarmente a Palazzo Pitti dal 22 luglio 1952.

A corredo della mostra è stata realizzata una monografia edita da Gruppo Editoriale in cui sono racchiusi i 100 rari scatti esposti in mostra e arricchita da testi inediti a cura di Caterina Chiarelli, Eva Desiderio e Stefania Ricci, oltre ad un’introduzione di Eike D. Schmidt, Andrea Cavicchi e Erika Ghilardi.

La mostra è realizzata con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Publiacqua, Toscana Aeroporti, e con il sostegno di Dr. Vranjes, Edra, Caffè Gilli dal 1733 Firenze.

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, Piazza de’ Pitti 1, 50125 Firenze

Dal 10 gennaio al 5 marzo 2017

Da martedì a domenica, ore  8.45-18.50


  

L’ARCHIVIO FOTO LOCCHI

L’Archivio Storico Foto Locchi è tutelato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il suo alto valore artistico e documentaristico, poiché raccoglie oltre cinque milioni di immagini sulla storia di Firenze e della Toscana dagli anni Trenta ad oggi, conservate sotto forma di negativi originali. Immagini dal mondo della moda, sport, spettacolo, dei grandi fatti di cronaca poi diventati storia, ma anche frammenti che raccontano consuetudini e quotidianità di ieri e di oggi. Le fotografie in bianco e nero dell’Archivio Storico Foto Locchi testimoniano atmosfere ed emozioni dell’attimo, in un susseguirsi straordinario di eventi, suggestioni e visitatori celebri provenienti da tutto il mondo. L’archivio nasce in seno all’attività dell’ antica bottega fotografica Foto Locchi di cui Tullio Locchi e Silvano Corcos sono stati il fondatore e l’anima; poi negli anni la bottega è divenuta fiorente azienda con oltre 30 dipendenti, al cui obiettivo non sfuggiva nessun avvenimento cittadino degno di essere documentato. Negli anni precedenti l’avvento della televisione le tre grandi vetrine in piazza della Repubblica ebbero il ruolo di vera e propria foto-cronaca dell’epoca. Oggi Erika Ghilardi, discendente diretta della famiglia, cura e gestisce quello che può essere considerato un vero e proprio patrimonio dell’umanità.

http://www.fotolocchi.it

Giulio Turcato alla Galleria “IL PONTE” di Firenze

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GIULIO TURCATO

Inventare spazi

a cura di Walter Guadagnini 

Galleria Il Ponte – Firenze

13 gennaio – 14  aprile 2017

 

inaugurazione

13 gennaio, h 18:30

 pubblicazione catalogo

in collaborazione con Galleria Milano – Milano

 Giulio Turcato

Inventare spazi

testo di Walter Guadagnini

Edizione Gli Ori, Pistoia 2016

La Galleria Il Ponte, in collaborazione con Paola De Angelis e la Galleria Milano di Milano, è lieta di presentare una mostra dedicata a Giulio Turcato (Mantova, 1912 – Roma, 1995), pittore instancabile, considerato tra i maggiori esponenti dell’astrattismo e dell’informale italiano. Tra i promotori dell’Art Club (1945) e di Forma I (1947), del Fronte Nuovo delle arti, del gruppo degli Otto (1950) e di Continuità (1960), Turcato nel corso della sua lunga e ricca carriera ha vantato numerosissime mostre nelle maggiori istituzioni e gallerie italiane e straniere. Continua a leggere

IL duomo dei Senesi

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“Il Duomo dei Senesi”, con questo cartellone di eventi, fortemente voluti dal Rettore Gian Franco Indrizzi,  l’Opera della Metropolitana intende offrire ai cittadini momenti di approfondimento culturale fatti di incontri, visite guidate, conferenze, corsi su temi che gravitano attorno al magnifico complesso monumentale della Cattedrale, in un periodo dell’anno in cui la minor affluenza turistica ne garantisce una più tranquilla ed emotivamente coinvolgente partecipazione.

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