Silvia Fiaschi: il Crocifisso di Sovigliana

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IL CROCIFISSO LIGNEO DELLA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

SOVIGLIANA  (VINCI)

Restauro a cura di Silvia Fiaschi

Direzione Lavori dott.ssa Anna Bisceglia

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Particolare del volto e intero prima del restauro

Il restauro del Crocifisso mi fu commissionato da don Giovanni Grimaldi, l’allora parroco, un ottantenne con l’energia e l’apertura mentale e fisica di un trentenne, il quale, prima di andarsene, voleva lasciare la Chiesa in ottime condizioni. In pochi anni riuscì a trovare finanziamenti per il tetto, il consolidamento e il risanamento architettonico, l’imbiancatura, per il campo di calcetto e chi più ne ha ne metta… in questa occasione fui chiamata per il restauro delle opere che si trovavano all’interno della Chiesa ritrovandomi faccia a faccia con questa splendida scultura il cui stato conservativo era a dir poco compromesso.

Il Crocifisso, attribuito a un ignoto scultore toscano dei primi decenni del ‘500 è collocato sull’altare dell’ex oratorio della compagnia con due pitture retrostanti raffiguranti due angeli adoranti con i simboli del sole e della luna (databili tra il ‘500 e ‘600) e per le sue caratteristiche iconografiche era oggetto di culto per la comunità locale durante il periodo pasquale poiché poteva essere rimosso dalla croce e con le sue braccia snodabili veniva messo in posizione supina per l’adorazione dei fedeli.

Nonostante le pessime condizioni insieme alla responsabile della direzione tecnico-artistica dei lavori dott.sa Anna Bisceglia, ci rendemmo subito conto dell’elevata qualità della scultura, che in corso di restauro ci ha regalato scoperte interessanti.

Al momento della rimozione dalla sua collocazione, il Crocifisso si presentava molto sporco, impolverato, con evidenti segni di degrado: un pesante attacco di insetti xilofagi (tarli) e sollevamenti di colore dallo strato preparatorio, sbollature. Dalle prime indagini preliminari mi era stato possibile individuare che l’artista, per la realizzazione del crocifisso, aveva utilizzato del legno di tiglio abbozzando la sua forma con una prima grossolana sgorbiatura e ottenendo il modellato finale con una pasta di polvere di legno e colla su cui aveva applicato una mano di gesso a oro. Successivamente aveva applicato la stesura di colore. Questa particolare tecnica aveva reso più vulnerabile la scultura alle escursioni termiche provocando i sollevamenti e le alterazioni della superficie che in alcuni punti ha subito dei veri e propri distacchi dalla struttura lignea.

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Particolare della raffinata capigliatura in fase di pulitura. 
In questa foto  notare l’attaccatura delle braccia snodabili

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Particolare del distacco della pasta di polvere di legno e colla che lascia intravedere i segni della sgorbia utilizzata per l’intaglio del crocifisso (sgorbiatura“)

 

Nel corso dei secoli e per i suoi ripetuti spostamenti per le funzioni Quaresimali, il Crocifisso si presentava mutilato di alcuni elementi: il mignolo della mano sinistra, le falangi superiori della mano destra. La schiena aveva una parte mancante sul lato sinistro e il pollice del piede sinistro era stato ricostruito in un precedente restauro con una pasta di gesso.

Le prove di pulitura sull’incarnato, avevano permesso di individuare 5 strati di ridipintura:

partendo dal colore originale:

– uno strato di ridipintura a tempera grigiastra

– uno strato di ridipintura a olio rosa carne

– un’ammannitura a gesso

– uno strato di ridipintura a olio rosa

– uno strato di ridipintura a olio ocra

– uno strato di vernice molto ingiallita.

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Foto: Particolare del la schiena, della mano destra e dei piedi. Se osservate bene, oltre a riscontrare le mancanze sopra elencate, al centro della schiena traspare il colore originale (grigio scuro) del Crocifisso che purtroppo con la pulitura non è stato possibile recuperare ma ci siamo dovuti fermare alla prima ridipintura .

Queste sculture, essendo utilizzate durante le processioni o le funzioni Quaresimali, erano più predisposte al degrado, magari sotto la custodia di fervidi ma “impreparati” sacrestani che, per ridare un po’ di lustro, utilizzavano prodotti “impropri” … ho una testimonianza di un parrocchiano che ricorda di aver visto lavare il crocifisso della chiesa, quando era chierichetto, con il detersivo da bucato in polvere di cui si ricordava anche la marca!)

La testa è stata realizzata in due pezzi, intagliata finemente con due ciocche di capelli cadenti sulle spalle anche se quella destra è andata perduta.

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 Particolare del volto dopo la pulitura.

L’artista per creare il perizoma aveva utilizzato una tela di cotone, a tramatura media, imbevuto di colla e successivamente trattato con un sottilissimo strato di gesso dipinto con azzurrite.

Anche il perizoma aveva subito interventi di restauro e con i tasselli di pulitura potei individuare i vari strati:

– un sottilissimo strato di gesso

– uno strato di azzurrite

– uno strato di gesso

– una stesura di bolo su cui era stata applicata la foglia d’oro con la tecnica a guazzo.

– uno strato di gesso

– uno strato di colore a olio azzurro

– uno strato di gesso (tipo cementite)

– uno strato di colore a olio azzurro

– uno strato di vernice molto sporca.

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Particolare del tassello di pulitura del perizoma e il perizoma in fase di pulitura con il ritrovamento del rifacimento a foglia d’oro (il colore rosso che traspare è il bolo sul quale veniva applicata a guazzo la foglia d’oro).

 

Dopo i consueti test di solubilità (prove di pulitura), iniziai con un primo trattamento antitarlo e con la velinatura dei sollevamenti di colore, per poi eseguire il consolidamento della struttura lignea,del colore e degli strati preparatori con siringature di colletta e successiva stiratura con termocauterio.

Stesso procedimento per il perizoma con la velinatura dei distacchi di colore e il consolidamento del supporto tessile e degli strati preparatori con iniezioni di colletta al 24% e successiva stiratura con termocauterio.

Il consolidamento dell’opera permise poi di procedere alla lunga e delicata fase della pulitura con la rimozione dei molteplici interventi di restauro avvicendatisi nei secoli.

Prima di procedere alla delicata fase della pulitura, fu necessario un ulteriore consolidamento della struttura lignea resa così debole dall’attacco degli insetti xilofagi (tarli) con siringature di Paraloid in acetone al 30%. Le parti più decoese della coscia destra e del fianco destro furono staccate e ricomposte, come pure fu necessario ricostruire la parte mancante della schiena con un tassello di legno di gattice e farlo aderire con araldite.

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Anche la testa andava riposizionata, dato che in un precedente intervento di restauro era stata riattaccata con colla animale e sulla giuntura era stata applicata un pezzo di tela poi gessata e colorata: fu necessario rimuovere la vecchia tela, staccare la testa e applicare un pernio di legno per farla riaderire al collo con specifico collante.

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Fu necessario sostituire anche il pernio che collegava il braccio destro alla spalla e quelli delle mani.

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Dopo aver consolidato la scultura, con la Direttice dei lavori, dott.ssa Anna Bisceglia, decidemmo di ricostruire le falangi mancanti delle mani e l’alluce del piede destro con del legno di gattice, una scelta che teneva in considerazione la destinazione originale della la scultura nella sua edicola, all’interno della chiesa oggetto di venerazione per i credenti e richiamo per tutti alla Bellezza.

La pulitura degli incarnati fu un passaggio lungo e delicato: eseguita in più fasi, alternando impacchi di solvent gel all’alcool e butilacetato per rigonfiare gli spessi strati di ridipintura, un gel chelante a Ph9 e un’emulsione cerosa addizionata a bicarbonato di sodio (al 10%). Per alcuni strati fu necessaria la rimozione a secco con il bisturi. La pulitura del perizoma ci riservò dei risultati sorprendenti e inaspettati: rimuovendo pazientemente due strati di ridipintura ci trovammo di fronte a una nuova ammannitura di gesso su cui era stata applicata una stesura di bolo, una sostanza a base di argilla dal colore rossastro, su cui era stata applicata la foglia d’oro zecchino. Probabilmente questo intervento risaliva ad un’epoca settecentesca rispecchiando le tendenze e il gusto del periodo. Insieme alla dott.ssa Anna Bisceglia decidemmo di rimuovere anche questo strato per cercare di arrivare al modellato originale del panneggio e alla sua reale policromia: una brillante azzurrite impreziosita da due decorazioni a foglia d’oro sui due fianchi.

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Abbiamo stuccato le lacune e le parti ricostruite con gesso a oro e, dopo le delicate fasi del consolidamento, della stuccatura delle parti mancanti e della pulitura, mi dedicai al ritocco pittorico utilizzando dei colori a tempera.

Applicai, in seguito, con un pennello morbido, una prima stesura di vernice protettiva e una seconda, per nebulizzazione (a spruzzo), dopo la conclusione del ritocco eseguito con colori a vernice.

Per la finitura dell’opera impiegai sempre una vernice semi-mat, per fissare i ritocchi e ottenere uno strato coerente.

Infine riposizionai la scultura al supporto, una croce (non coeva) di legno di noce tinteggiata di nero, riancorando il Cristo in quattro punti: i tre chiodi nei fori delle mani e dei piedi e inserendo il gancio sul retro della scultura nell’anello della croce.

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Il Crocifisso prima del Restauro

La scultura fu ricollocata nella Chiesa di S.Bartolomeo a Sovigliana di Vinci essendo punto di riferimento culturale di tutta la comunità parrocchiale e di tutti gli appassionati di arte sacra e non, che avranno, in questo modo, l’opportunità di ammirarla.


 

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