La tavola recuperata

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Già trafugata e recuperata quasi subito, nel 1922, la preziosa tavoletta cuspidata fu di nuovo rubata nel 1985 alla riapertura della Pinacoteca di S. Andrea, a Empoli.

Oggi, 12 marzo 2016, i Carabinieri del nucleo investigativo per i Beni Culturali lo hanno riconsegnato alla Città, dopo averlo recuperato al Mercato dellAntiquariato di Firenze.

Antonio Paolucci, nella sua guida del 1985, “Il Museo della Collegiata di S. Andrea in Empoli”, 1985, così ne parla:

Niccolò di Tommaso (attivo c. 1343-1376) attr. a, Crocifissione, elemento di altarolo portatile in cornice di legno dorato, tempera su tavola (inv. Carocci nr. 3)

Misure: 54 x 25

Provenienza: dal convento delle Benedettine di S. Croce, Empoli

Il residuo patrimonio artistico mobile dell’an­tico monastero femminile benedettino di Em­poli — in origine ubicato in S. Croce fuori Porta Pisana poi, dopo le distruzioni provocate dall’assedio del 1530, trasferito nell’ex-ospedale dei Pellegrini in via dei Neri — è passato in do­nazione alla pinacoteca nella seconda metà del XIX secolo (Bucchi, 1916, p. 115). Continua a leggere

Jan Fabre a Firenze

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Jan Fabre

Spiritual Guards

 

Firenze, 2016

Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, 15 aprile – 2 ottobre

Forte Belvedere, 14 maggio – 2 ottobre

Direzione artistica Sergio Risaliti

Mostra a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi

Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte Belvedere di Firenze. Dopo le mostre internazionali di Giuseppe Penone e Antony Gormley, i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro. Continua a leggere

Burri a Roma

14 MARZO MLAC Burri esistenziale-3
MLAC – Sapienza Università di Roma, a cent’anni dalla nascita di Alberto Burri
BURRI “esistenziale”
discussione del libro di ENRICO CRISPOLTI
a cura di Luca Pietro Nicoletti
Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo
Lunedì 14 marzo 2016 h.17.00  – MLAC Sapienza università di Roma
intervengono:
Enrico Crispolti (professore emerito di storia dell’arte contemporanea, Università di Siena)
Claudio Zambianchi (Sapienza Università di Roma)
Ilaria Schiaffini (Sapienza Università di Roma)
Luca Pietro Nicoletti (dottore di ricerca e curatore del volume)
MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea
(Palazzo del Rettorato, I piano) P.le Aldo Moro, 5 00185 Roma
A cent’anni dalla nascita di Alberto Burri (1915-1995), è possibile rileggere gli scritti di Enrico Crispolti, uno dei più acuti e penetranti interpreti della sua opera, in un’ampia silloge che, spaziando dal 1957 fino al secondo decennio del XXI secolo, ripercorre il denso rapporto fra il critico e l’artista.
Sulla scorta della letteratura più agguerrita (Villa, Sweeney, De Mandiargues e Arcangeli), ma prima dell’importante monografia di Cesare Brandi del 1963, l’allora giovanissimo storico dell’arte romano per primo aveva offerto un’interpretazione in chiave esistenzialista della pittura di Burri.
L’opera di Jean-Paul Sartre, fino ad allora messa in rapporto con il lavoro di artisti quali Fautrier e Wols, si dimostrò, nell’analisi di Crispolti, particolarmente adatta a decifrare il pessimismo radicale, privo di orizzonti e di speranza, che forniva la base concettuale alla materia combusta e lacerata di Burri.
Il critico metteva già allora in evidenza il significato filosofico dell’uso di materiali eterodossi in funzione pittorica: il sacco bruciato e rattoppato, la plastica toccata dalla fiamma, la lamiera di ferro saldata rimangono nella dimensione compositiva del quadro, ma trasferiscono nel suo spazio la loro insopprimibile evidenza di oggetti quotidiani e, allo stesso tempo, diventano una metafora immediata della carne ferita, della caduta esistenziale, tanto materiale quanto psichica.

Ascona, Duchamp e il Dada

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ASCONA (SVIZZERA)
MUSEO COMUNALE D’ARTE MODERNA
DAL 25 MARZO AL 26 GIUGNO 2016
LA MOSTRA
MARCEL DUCHAMP
DADA E NEODADA

L’esposizione, organizzata in collaborazione con lo Staatliches Museum di Schwerin (Germania), rientra nel novero delle celebrazioni svizzere, per il 100° anniversario dalla nascita del movimento Dada, fondato a Zurigo nel 1916.
La rassegna presenta una selezione delle più importanti ed emblematiche opere di Marcel Duchamp, affiancate a quelle dei maggiori esponenti di Fluxus. Continua a leggere

Antonio Gamberelli, detto il Rossellino

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Antonio Rossellino, nacque a Settignano, patria di scalpellini riquadratori, nel 1427 e morì all’età di 52 anni a Firenze, nel 1579. L’ esecuzione dell’opera, descritta nei particolari dalle foto, fu affidata alla bottega di Bernardo e Antonio Rossellino, ma la parte più importante, la tomba vera e propria, è riconosciuta ad Antonio. La Cappella del Cardinale del Portogalo, al secolo Giacomo di Lusitania, membro della famiglia reale del Portogallo morto a Firenze il 27 agosto 1459 a soli venticinque anni d’età, si trova nella chiesa di San Miniato al Monte.


A San Miniato, nel monastero di Santa Chiara…

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Santa Chiara, foto durante il restauro in corso


Da:  LA NAZIONE, venerdì 26 Febbraio 2016


Dai lavori in monastero spunta un antico affresco del Seicento. Il recupero è consentito dal contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato: i lavori sono in corso.

Riportato alla luce un antico affresco di Santa Chiara. La scoper­ta è di alcuni mesi fa nella sala capi­tolare del Monastero di San Paolo dov’è in corso un più ampio cantiere di restauro e risanamento conser­vativo del complesso monastico, cu­rato e diretto dall’architetto France­sco Orsucci. Continua a leggere

Un angelo con i jeans strappati

 

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di Paolo Pianigiani

Anzi, per la precisione e a rispettare i gradi, di un Arcangelo. Quello raffigurato da Jacopo Carrucci, correva all’incirca l’anno 1519, sulla tavola destra (di chi guarda) posta nella nicchia che custodisce il crocifisso, nella chiesa di San Michele, a Pontorme, è appunto l’Arcangelo San Michele.

Il diavolino qui è visto e immaginato al posto del solito drago o del diavolone di turno, brutto di suo, riprodotti a scelta e a iosa in tanti altri dipinti di carattere religioso.

E che fa questo diavolino, munito di alucce di pipistrello appena spuntate?

Tiene in mano il mondo, o al limite, una mela, quella fatale ad Adamo e di conseguenza a tutti noi, hanno detto e dichiarato i più, anche i grandissimi fra i critici d’arte, guardando in superficie il dipinto.

Macchè mondo o mela… guardiamo bene: si tratta del secondo piattino della bilancia, l’altro attributo indispensabile all’Arcangelo, sul quale finiremo tutti, uno per uno, secondo le previsioni della dottrina cattolica, alla fine dei tempi. Bene ha visto e indicato Cristina Gelli, dell’Ufficio Cultura del comune di Empoli, in un recente saggio dedicato al dittico del Pontormo. Continua a leggere