Loris Fucini o la poesia del colore

 

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Si è ritrovata una bella opera di Loris Fucini, assolutamente inedita, che risale al 1955. Me l’ha segnalata Enzo Pertici, amico da sempre e profondo conoscitore di cose d’arte, in particolare di artisti empolesi: “è bellissima, grande, la devi vedere!”.

Sono rari i lavori di questo artista presenti ad Empoli, ricordo la difficoltà di metterne insieme un numero sufficiente, in una recente mostra retrospettiva.

Si tratta di una tempera su tavola, di dimensioni inconsuete per Fucini, abituato alle piccole o minime dimensioni: 2 metri di lunghezza per 1 di altezza.

Il proprietario, Mauro Giunti, mi parla di quando suo padre la commissionò al pittore, per la sala da pranzo. In un secondo tempo fu collocata sopra il bar Excelsior, uno dei locali pubblici storici per Empoli e qui è stata ritrovata, praticamente intatta, bisognosa magari di una ripulita superficiale.

Si riconosce subito lo stile di Fucini, caratterizzato dalla leggerezza e dalla disposizione armonica del colore.

Il paesaggio rappresentato è verosimilmente una vista del fiume Arno, più o meno dalle parti di Limite.  Sulle sponda vicina a chi guarda,  un arlecchino uscito chissà da dove accompagna due cavalli sotto una tenda a spicchi colorati e due personaggi spensierati hanno organizzato un picnic,  mentre due barche sembrano impegnate nella pesca. Sullo sfondo, di là d’Arno, due villette biancheggiano  in cima alla linea sinuosa della collina, nascoste dagli alberi. Piccolissime, a sinistra, due contadine sono intente ai lavori nei campi. Probabilmente eseguita nel momento di passaggio dal periodo figurativo a quello astratto, situato per questo artista intorno agli anni 50, quest’opera rappresenta certamente un momento di particolare felicità  creativa sia per la fantasia compositiva che per l’armoniosa tavolozza cromatica impiegate.

Chi è LORIS FUCINI

Nasce a Empoli nel 1911. Studia all’istituto d’Arte di Firenze ed inizia l’attività artistica a Milano, dove si trasferisce nel 1945 e vive  per circa un ventennio.

Torna ad Empoli e insegna presso gli Istituti d’Arte di Pisa,  di Siena e di Firenze.

Vince un concorso alla XII Biennale internazionale di Venezia, eseguendo un affresco per il salone principale.

Espone nel 1942 alla Triennale di Milano, nel 1948 alla XXIV Biennale di Venezia e nel 1953 e ’55 alla Permanente di Belle Arti milanese.

Si interessa a lui uno dei massimi critici d’arte tedeschi, Will Grohmann, che lo avvicina in un suo articolo del 1963, al gruppo del “Cavaliere azzurro” di Monaco e a Kandinsky.

Muore a Empoli, nel 1981.

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