Nino Morelli, una mostra del 1968

nino e la laika

Nino Morelli con la sua inseparabile Leica


Nino Morelli espone al Palazzo Ghibellino

da “La Nazione” del 5 giugno 1968

Cronaca di Empoli

Richiamare l’attenzione sulla crisi, profonda, e in certo modo salutare, subita dalla pittura negli ultimi decenni dopo secoli di monotonia figurativa, è ripetere inutilmente un concetto che il più sprovveduto amatore delle cose d’arte ha ormai assorbito fino alla saturazione.

In quest’arco di tempo, ma specialmente dal primo Novecento a oggi, i pittori, esaurite tutte le possibilità, di contaminazione, di alterazione, di aberrazione dalle forme naturali, si sono dati da fare per liberarsi del tutto da queste forme, e le hanno annegate sotto pozze di colore, nascoste dietro muraglie di sgorbi, sostituite più o meno arbitrariamente con intrichi di altre figure cervellotiche, più o meno strutturate, più o meno significanti…

Ma il simbolo ricorda inevitabilmente la cosa simboleggiata, l’astratto richiama il concreto, il calligramma bizzarro ridesta la nostalgia della linea armoniosa, così l’oggetto cognito, l’immagine familiare riemergono volta a volta dagli impasti amorfi che li mortificavano, più vivi, più nuovi, più evidenti di prima. Continua a leggere

Lorenzo Cecchi e l'undicesimo conte di Marte

lorenzo Cecchi manifesto

Ecco il manifesto della mostra di Lorenzo Cecchi al Circolo Arti Figurative nel palazzo Ghibellino dal 27 (inaugurazione ore 17) al 6 Aprile.
 

Oltre la produzione con protagonisti i fumetti, Cecchi presenta delle straordinarie illustrazione di novelle e racconti  sempre in viaggio sui galeoni o sui treni della sua fantasia. Non sono scevri i richiami surrealistici vicini a Magritte o al simbolismo, con risvolti certo velati da una lettura freudiana.

Lorenzo è autore di splendide illustrazioni di libri sulle civiltà del passato e la sua illustrazione dei Musei Vaticani a volo d’uccello, con vari spaccati rivelatori della loro complessità, abitati dai visitatori, è distribuita all’ingresso dei musei stessi.
Si invitano i cittadini a visitare questa mostra dal 27 Febbraio al 6 Marzo.
 Silvano Salvadori

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L’undicesimo Conte di Marte
 
L’arte ha molte sfaccettature. Può attingere alla nostalgia, pensieri talmente intimi da poter essere espressi solo con l’arte stessa. Per quanto mi riguarda posso partire dal titolo di questa mostra: perché l’undicesimo Conte di Marte? Ebbene c’è un disco dei Genesis del 1977 che si intitola “Eleventh earl of Mar” ovvero L’undicesimo conte di Mar. Il Mar è una regione della Scozia e la canzone parla di una rivolta guidata da questo Conte. Allora per me è stato facile associare la mia figura di artista al Conte non di Mar, ma di Marte. E perché proprio di Marte? C’è un cartone animato popolato di belle fanciulle, ognuna con i poteri di un determinato pianeta. Quando ho visto quella di Marte me ne sono subito innamorato. Adesso il problema è riunire tutto questo; io sono stato molto sensibile ed ho sentito dire che una caratteristica degli artisti è quella di associare elementi apparentemente estranei fra loro. Io sono un nostalgico, non amo molto la modernità, i miei disegni lo provano. Eppure c’è dell’altro: io sono attratto dalle cose minimali, mi piacciono i vecchi treni che popolano i miei disegni, quando si sentiva l’odore del ferro e del legno o non la plastica! Adoro le piccole stazioni con magari a lato la loro fontanella di acqua fresca. La ragazza di Marte non compare ovviamente in tutti i miei lavori, ma è un veicolo per trasmettere tutte queste sensazioni. Non a caso la ritraggo spesso con una aureola in testa, perché lei è la mia musa ispiratrice e l’amore che ho per questo personaggio inesistente è l’amore per ciò che mi circonda e che troppo spesso vedo scomparire.
Ci sono lavori che si ispirano a delle città ben precise, come Prato, dove ho trascorso l’infanzia, ed è stato uno dei più felici periodi della mia vita. Poi c’è Faenza, la città della ceramica, che mi piace soprattutto perché per raggiungerla si può percorrere la Faentina, una vera ferrovia da sogno, in mezzo ai boschi e montagne. Altra cittadina Aulla, al limite della Garfagnana luogo magico di per sé stesso. Nei miei disegni c’è una donna: che sia la ragazza di Marte o una ragazza vera, la donna è al centro della mia concezione artistica. Per me l’uomo senza la donna vale meno che niente… e poi i miei disegni sono quasi sempre autobiografici. Esplorano i miei sogni, le mie speranze, le mie preghiere. Insomma se compare un personaggio maschile quello sono inevitabilmente io.
Io spero di aver se non altro incuriosito gli spettatori dei miei lavori, di aver indotto in chi osserva una riflessione, e perché no, una rinnovata passione per l’arte.
Lorenzo Cecchi

 


 

 

 

 

 

Lorenzo Cecchi e l’undicesimo conte di Marte

lorenzo Cecchi manifesto

Ecco il manifesto della mostra di Lorenzo Cecchi al Circolo Arti Figurative nel palazzo Ghibellino dal 27 (inaugurazione ore 17) al 6 Aprile.
 

Oltre la produzione con protagonisti i fumetti, Cecchi presenta delle straordinarie illustrazione di novelle e racconti  sempre in viaggio sui galeoni o sui treni della sua fantasia. Non sono scevri i richiami surrealistici vicini a Magritte o al simbolismo, con risvolti certo velati da una lettura freudiana.

Lorenzo è autore di splendide illustrazioni di libri sulle civiltà del passato e la sua illustrazione dei Musei Vaticani a volo d’uccello, con vari spaccati rivelatori della loro complessità, abitati dai visitatori, è distribuita all’ingresso dei musei stessi.
Si invitano i cittadini a visitare questa mostra dal 27 Febbraio al 6 Marzo.
 Silvano Salvadori

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L’undicesimo Conte di Marte
 
L’arte ha molte sfaccettature. Può attingere alla nostalgia, pensieri talmente intimi da poter essere espressi solo con l’arte stessa. Per quanto mi riguarda posso partire dal titolo di questa mostra: perché l’undicesimo Conte di Marte? Ebbene c’è un disco dei Genesis del 1977 che si intitola “Eleventh earl of Mar” ovvero L’undicesimo conte di Mar. Il Mar è una regione della Scozia e la canzone parla di una rivolta guidata da questo Conte. Allora per me è stato facile associare la mia figura di artista al Conte non di Mar, ma di Marte. E perché proprio di Marte? C’è un cartone animato popolato di belle fanciulle, ognuna con i poteri di un determinato pianeta. Quando ho visto quella di Marte me ne sono subito innamorato. Adesso il problema è riunire tutto questo; io sono stato molto sensibile ed ho sentito dire che una caratteristica degli artisti è quella di associare elementi apparentemente estranei fra loro. Io sono un nostalgico, non amo molto la modernità, i miei disegni lo provano. Eppure c’è dell’altro: io sono attratto dalle cose minimali, mi piacciono i vecchi treni che popolano i miei disegni, quando si sentiva l’odore del ferro e del legno o non la plastica! Adoro le piccole stazioni con magari a lato la loro fontanella di acqua fresca. La ragazza di Marte non compare ovviamente in tutti i miei lavori, ma è un veicolo per trasmettere tutte queste sensazioni. Non a caso la ritraggo spesso con una aureola in testa, perché lei è la mia musa ispiratrice e l’amore che ho per questo personaggio inesistente è l’amore per ciò che mi circonda e che troppo spesso vedo scomparire.
Ci sono lavori che si ispirano a delle città ben precise, come Prato, dove ho trascorso l’infanzia, ed è stato uno dei più felici periodi della mia vita. Poi c’è Faenza, la città della ceramica, che mi piace soprattutto perché per raggiungerla si può percorrere la Faentina, una vera ferrovia da sogno, in mezzo ai boschi e montagne. Altra cittadina Aulla, al limite della Garfagnana luogo magico di per sé stesso. Nei miei disegni c’è una donna: che sia la ragazza di Marte o una ragazza vera, la donna è al centro della mia concezione artistica. Per me l’uomo senza la donna vale meno che niente… e poi i miei disegni sono quasi sempre autobiografici. Esplorano i miei sogni, le mie speranze, le mie preghiere. Insomma se compare un personaggio maschile quello sono inevitabilmente io.
Io spero di aver se non altro incuriosito gli spettatori dei miei lavori, di aver indotto in chi osserva una riflessione, e perché no, una rinnovata passione per l’arte.
Lorenzo Cecchi

 


 

 

 

 

 

Gelosi, Impazienti e dimenticati

gelosi

 

 

A Firenze c’erano le Accademie degli Umidi (fondata nel 1540), degli Apatisti (1635), del Cimento (1657), dei Georgofili; a Livorno era attiva quella dei Curiosi, a Prato quella degli Infecondi (1715), a Siena quella degli Intronati, a San Miniato quella degli Euteleti (1822), a Volterra quella dei Sepolti…

A Milano c’era quella dei Pugni, a Bologna quella degli Incamminati…

Erano libere associazioni di persone, che si davano uno statuto e una missione: per esempio diffondere l’arte, la letteratura, la scienza… o gestire un teatro.

Come l’Accademia degli Immobili che nei 1652 costruì l’attuale Teatro della Pergola o quella degli Infocati, che costruì il Teatro del Cocomero, oggi noto come  Teatro Niccolini.

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Loris Fucini o la poesia del colore

 

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Si è ritrovata una bella opera di Loris Fucini, assolutamente inedita, che risale al 1955. Me l’ha segnalata Enzo Pertici, amico da sempre e profondo conoscitore di cose d’arte, in particolare di artisti empolesi: “è bellissima, grande, la devi vedere!”.

Sono rari i lavori di questo artista presenti ad Empoli, ricordo la difficoltà di metterne insieme un numero sufficiente, in una recente mostra retrospettiva.

Si tratta di una tempera su tavola, di dimensioni inconsuete per Fucini, abituato alle piccole o minime dimensioni: 2 metri di lunghezza per 1 di altezza.

Il proprietario, Mauro Giunti, mi parla di quando suo padre la commissionò al pittore, per la sala da pranzo. In un secondo tempo fu collocata sopra il bar Excelsior, uno dei locali pubblici storici per Empoli e qui è stata ritrovata, praticamente intatta, bisognosa magari di una ripulita superficiale.

Si riconosce subito lo stile di Fucini, caratterizzato dalla leggerezza e dalla disposizione armonica del colore.

Il paesaggio rappresentato è verosimilmente una vista del fiume Arno, più o meno dalle parti di Limite.  Sulle sponda vicina a chi guarda,  un arlecchino uscito chissà da dove accompagna due cavalli sotto una tenda a spicchi colorati e due personaggi spensierati hanno organizzato un picnic,  mentre due barche sembrano impegnate nella pesca. Sullo sfondo, di là d’Arno, due villette biancheggiano  in cima alla linea sinuosa della collina, nascoste dagli alberi. Piccolissime, a sinistra, due contadine sono intente ai lavori nei campi. Probabilmente eseguita nel momento di passaggio dal periodo figurativo a quello astratto, situato per questo artista intorno agli anni 50, quest’opera rappresenta certamente un momento di particolare felicità  creativa sia per la fantasia compositiva che per l’armoniosa tavolozza cromatica impiegate.

Chi è LORIS FUCINI

Nasce a Empoli nel 1911. Studia all’istituto d’Arte di Firenze ed inizia l’attività artistica a Milano, dove si trasferisce nel 1945 e vive  per circa un ventennio.

Torna ad Empoli e insegna presso gli Istituti d’Arte di Pisa,  di Siena e di Firenze.

Vince un concorso alla XII Biennale internazionale di Venezia, eseguendo un affresco per il salone principale.

Espone nel 1942 alla Triennale di Milano, nel 1948 alla XXIV Biennale di Venezia e nel 1953 e ’55 alla Permanente di Belle Arti milanese.

Si interessa a lui uno dei massimi critici d’arte tedeschi, Will Grohmann, che lo avvicina in un suo articolo del 1963, al gruppo del “Cavaliere azzurro” di Monaco e a Kandinsky.

Muore a Empoli, nel 1981.

Ferdinando Folchi, un’accademia musicale in Palazzo Vecchio

F.Folchi, Konzert im Saal der Fünfhundert in Florenz - - F.Folchi, concert dans la salle des 500 au Palazzo Vecchio à

Folchi, Ferdinando (1822–1883)


“Un’accademia musicale nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio”, 1846.
Palazzo Pitti, Olio su tela, 88 × 105 cm.


diploma 1848

IMPERIALE E REALE ISTITUTO DI BELLE ARTI IN SIENA. ATTESTATO DI PREMIO ONORIFICO PEL CONCORSO D’INVENSZIONE DEL QUADRO DIPINTO A OLIO CONFERITO NELLA PRIVATA DISTRIBUZIONE DEL GIORNO 13 AGOSTO DELL’ANNO 1848 AL SIGNOR FERDINANDO FOLCHI DI FIRENZE.

[Siena, 1848], diploma su carta, mm. 454×518, testo inciso in rame con parti manoscritte, entro cornice decorativa neoclassica; in testa al documento ritratto, sempre calcografico, di Baldassarre Peruzzi.