Un incontro per Emilio

locandina

Bentornato a casa, Attico!

Un profilo in punta di lapis di Emilio Mancini, empolese

Pubblicato su “Emporium”, Ottobre 2015

di Paolo Pianigiani

Presto ti chiamerà una mia parente, per chiederti di Emilio Mancini! Ha trovato un tuo articolo su di lui…

Questo mi ha scritto un’amica ritrovata, che mi ha contattato di recente per quelle che oggi son le vie brevi, le messaggerie operanti su facebook. Ma senti, ma guarda… la Marta Mancini, collega di liceo, conosciuta sul mitico treno da pendolari degli anni 80… e a ruota l’email di Andreina che mi ha davvero fatto venire un colpo, se non bastassero quelli già arrivati per conto loro. Sono la figlia di Emilio Mancini, è lei che ne ha parlato e scritto? Emilio, per me un mito fra gli scrittori di cose nostre, empolese, curioso di tutto e fra i primi a dire le cose dopo aver studiato le fonti. Subito in sintonia, chiarita la mia stima totale per il padre, nasce un progetto che prenderà forza nel breve a venire, per raccontare a tutti chi era e che ha combinato per la nostra Empoli questa particolare figura di intellettuale, nato due secoli fa, il 14 ottobre del 1883, e scomparso nel 1947, a Lucca, dopo aver lottato con la leucemia per ben 4 anni. La sezione locale della nostra Biblioteca è impreziosita da alcuni estratti delle sue pubblicazioni. Mai confluiti in un volume organico, ma sperse fra riviste e edizioni a numero unico. Andreina mi racconta la storia di Emilio, che spesso firmava i suoi articoli con il nikname di “Attico”, ripreso da un altro grande, Mario Bini, che per rispetto e omaggio si firmava “Attico Junior”. Una di queste volte parleremo anche di lui. Ma partiamo dall’inizio. La famiglia era di origini modeste, il padre commerciante, che lo fece studiare. Lui ce la mise tutta, riuscendo benissimo negli studi e aiutando la famiglia somministrando ripetizioni ai compagni meno acculturati di lui. Il liceo che lo vide fra i suoi banchi fu il Dante di Firenze. Dopo la laurea in lettere l’insegnamento, prima sede San Miniato. Quindi a Livorno, all’Istituto Magistrale, dove si trasferisce con la prima moglie, Attilia Rosi, anche lei di Empoli. Hanno due figli, Alfredo e Renato, come il nume letterario dell’epoca, il Fucini. Rimane presto vedovo. Fa carriera, da Preside diventa Provveditore agli Studi. Si trasferisce in Val d’Aosta, dove va a visitare le sperdutissime maestre montanine a dorso di mulo. Poi Novara e Ivrea, dove trova il modo di distinguersi per correttezza assoluta, rimandando al mittente una macchina da scrivere targata Olivetti, che gli era stata recapitata in gentile omaggio. Nel 1943 ritorna a fare il preside; in pratica è degradato, dopo aver rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Intanto si è sposato in seconde nozze con Angela de Steffani, da Chiavenna, conosciuta in casa di parenti a Milano, mamma della nostra Andreina. Muore a Lucca, di leucemia, nel 1947, e viene sepolto nella sua Empoli, nel cimitero della Misericordia, della quale fu confratello e, per un certo periodo, dirigente.

Andreina ha del babbo pochi ma bellissimi ricordi, per esempio quando le leggeva il Corriere dei Piccoli, recitando i dialoghi dei fumetti. Aveva sette anni quando il babbo morì, e si può dire che ha passato la sua vita sempre con il pensiero teso a seguirne le tracce e l’esempio, che la mamma ha sempre tenuto vivo e ben presente. Conserva l’archivio degli scritti, la corrispondenza con gli intellettuali dell’epoca, le bozze degli articoli, gli appunti, tutti ben ordinati in buste. E gli estratti delle pubblicazioni. Della Miscellanea Storica della Valdelsa, per esempio, di cui fu apprezzato direttore dal 1926 fino alla morte. Di tutto questo prezioso materiale, Andreina intende donare una copia alla città di Empoli, permettendo ai meno giovani di saper di più di questo straordinario studioso di storia locale e ai giovani di conoscere per non dimenticare questa figura unica che ha saputo scoprire e conservare ricordi antichi, altrimenti destinati al buio del nulla, al dimenticatoio senza speranza. Si sta organizzando un incontro di approfondimento su Emilio Mancini, storico e intellettuale di mente libera, impareggiabile fonte certa di storia locale.

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