Monsignor Bucchi, il Podestà Vitruvio e il Millanta

Caro Paolo,
nel numero 9/1927 del Piccolo c’è questo articolo: L’autografo de “La presa di Samminiato” d’Ippolito Neri donato da Mons. Cav. Dott. Gennaro Bucchi alla Biblioteca di Empoli – di Tullio Mazzantini (professore di lettere, figlio di Cesira sorella di Emilio). Fra l’altro è riportata la lettera di ringraziamento del podestà Cinelli a Mons. Bucchi.

Andreina

Questo mi ha scritto Andreina Mancini da Firenze, anticipandomi la “chicca” che segue e che pubblico immediatamente ad apertura d’anno. Si tratta di un articolo del 1927, che documenta l’ingresso trionfale del manoscritto “Millanta”, dal nome del precedente possessore, del “Saminiato” di Ippolito Neri, il prete e canonico Demetrio Millanta. Anche se Mario Bini, in occasione della riedizione del Saminiato a cura della ATPE, scoprirà subito che non poteva essere autografo, perchè conteneva una nota che Ippolito non poteva aver scritto, si tratta di un documento prezioso per la nostra città. Ma leggiamoci il Piccolo, n. 9 del 1927…

uno

Ritaglio da “Il Piccolo” n. 9 del 1927, dall’Archivio “Emilio Mancini” di Firenze.

L’autografo de La presa di Sammimato, d’Ippolito Neri

donato da Mons. Cav. Dott. Gennaro Bucchi alla Biblioteca di Empoli

 

Una buona notizia per i cittadini empolesi: l’autografo del poema neriano « La Presa di Samminiato » è da qual­che giorno proprietà del nostro Comune e figura nel pluteo dei mss. della nostra ricca e importan­tissima Biblioteca. Lo autografo (e non c’è dub­bio che si tratti di au­tografo, dal momento che persona dottissima e competentissima, qual’era il Barone Podestà della Nazionale di Firenze, lo giudicò della stessa mano di quella silloge di lettere autografe neriane che ci è conservata nella Magliabechiana) fu sinora in pos­sesso del dotto Proposto Mons. Bucchi, a cui il 25 di Aprile u. s. il Podestà cav. Vitruvio Cinelli dirigeva la lettera che qui riportiamo :

Mons. Rev.mo

Mi reco ad onore il premettere per la prima volta al mio nome il titolo di Podestà, firmando questa lettera in­dirizzata alla S. V. Rev.ma e intesa ad ottenere per la Biblioteca del Co­mune, che è poi quanto dire per il po­polo di Empoli, la proprietà dell’au­tografo del poema neriano «La Presa di Samminiato», oggi in Vostro pos­sesso.

Se nel pluteo della Comunale, accanto al ms. della traduzione del lucreziano «De natura rerum» dovuta all’altro conterraneo Alessandro Marchetti (ms. anch’esso donato da un benemerito sacerdote, Don Lorenzo Bini), potrà figurare anche quello di Ippolito Neri, del le­pido e faceto medico empolese, che fu tra i più purgati e simpatici scrit­tori del se. XVII, ciò si dovrà alla mu­nificenza di Voi che, empolese di na­scita, siete degno, per cultura e dot­trina, di trovar posto tra quanti in ogni tempo onorarono la nostra Terra.

Ove la S. V. Rev.ma consenta — come spero — d’esaudire il voto che, inter­prete della cittadinanza, ho qui espresso, sarò lieto e orgoglioso di se­gnalare l’atto altamente munifico.

 Con perfetta osservanza

                                       della  S. V. Rev.ma dev.mo

Il Podestà Vitruvio Cinelli.

 Empoli, 25 Aprile 1927.

Al seguito della qual lettera, Mons. Bucchi si recava personalmente nel ga­binetto del Podestà e si diceva lieto di soddisfare il desiderio espressogli con parole così squisitamente cortesi dal primo Cittadino di Empoli, rimettendo in sue mani il ms. neriano.

E il Podestà, interprete del pensiero della cittadinanza ed in particolar modo di quanti han­no più vivo il culto delle pa­trie memorie, gli esternava reiteratamente i sensi del più fervido, cordia­le ringrazia­mento.

L’avere con tanta sollecitu­dine aderito al desiderio del nuovo Podestà che, con la ri­chiesta del ms. così prezioso per noi, si compiaceva quasi d’ imprimere al cominciamento dell’arduo suo ufficio il suggello di un atto serenamente augurale, denota una volta di più l’attaccamento di Monsi­gnor Bucchi alla città che gli dette i natali e che si vanta di lui come di uno dei suoi figli migliori il nome dell’illustre Uomo, come quello di Giu­seppe Bonistalli, suo predecessore nella Propositura Empolese, di cui nel mar­mo apposto nell’ atrio della Libreria Comunale si legge meritatissimo elogio, figurerà nell’Albo d’oro della Biblioteca, tra i benemeriti, e l’atto liberale di lui — tale l’augurio del cav. Cinelli — sarà d’incitamento esemplare ai nostri con­cittadini.

La cittadinanza, frattanto, accomuna oggi nel ringraziamento e il Podestà, per la felice iniziativa di assicurare al patrimonio della Comunale il prezioso autografo, e Mons. Bucchi, per il dono generoso.

Ippolito Neri, l’autore del venusto poema «La Presa di Samminiato», figura nelle storie letterarie tra i più felici cul­tori del genere eroicomico. Il concitta­dino cav. prof. dott. Vittorio Fabiani in suo studio biografico-critico (Ippolito Neri, Firenze, Seeber, 1901) scrisse già, da par suo, del poeta empolese, in modo da tratteggiare esaurientemente e bril­lantemente la figura dell’uomo e dell’artista. Dirò anzi di più che il Fabiani è ritornato spesso, con speciale predilezione a toccare di argomenti neriani, quali Una lettera d’Ippolito Neri dai Campi Elisi (nel n° un. «Floralia», 1907), Bicentenario in provincia (in «Il Mar­zocco» del 21 novembre 1909), Due luoghi di Boccaccio ripresentati da un secentista (in «Miscellanea stor. della Valdelsa» fase. 2-3 del 1913), Un presunto ritratto d’Ippolito Neri (pa­rimenti in «Miscellanea ecc.» fasc. 2-3 del 1922); ecc: scritti, tutti questi, che non esito a dir modelli di buon gusto e di sano criterio, tanto n’ è il garbo della esposizione e la serietà degli in­tenti.

Il Fabiani ci aveva già informati, a suo tempo, della sicura esistenza di più mss. neriani: con questo, olim proprietà del Canonico Demetrio Millanta, e poi di Mons. Bucchi, egli ricordava il Riccardiano (cod. cart. in fol. 2767), anch’esso quasi certamente autografo. E stato ve­ramente pensiero encomiabile quello di avere arricchito la collezione dei mss. della Comunale col ms. che per noi empolesi acquista un valore tutto speciale trattandosi del più noto e celebrato nostro Poeta; la cui opera — stampata e ristampata tante volte, dalla vecchia edi­zione di Gelopoli (1760) a quella della Biblioteca Diamante Perino (1892) — fu sempre ricercata e pregiata, non tanto per le trovate geniali del contenuto quanto perché vera miniera di una «lin­gua fresca, pittorica, elegante nei suoi scorci, snella e, direi quasi, alata». Ip­polito Neri, quando «i rompicapi de­gli ammalati» concedevano a lui me­dico qualche tempo «da porre studio in comporre» — come diceva —, si dava tutto agli ozi della letteratura: l’autografo oggi acquisito alla Comu­nale ci ricorda come quegli ozi non fu­rono infecondi, in quanto procacciarono al suo nome la rinomanza e la fama.

TULLIO MAZZANTINI

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