Boetti a Firenze

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ALIGHIERO BOETTI. MAPPE

Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento

4-22 Novembre 2015 4-22 November 2015

Progetto scientifico e mostra a cura di Sergio Risaliti

Promosso dal Comune di Firenze

In collaborazione con la Fondazione Alighiero e Boetti Archivio Alighiero Boetti Tornabuoni Arte


“Storia e civiltà si trascrivono e si fissano, per così dire, quasi pietrificandosi, nelle mura, nei templi, nei palazzi, nelle case, nelle officine, nelle scuole, negli ospedali di cui la città consta. Le città restano, specie le fondamentali, arroccate sopra i valori eterni, portando con sé, lungo il corso tutto dei secoli e delle generazioni, gli eventi storici di cui esse sono state attrici e testimoni. Restano come libri vivi della storia umana e della civiltà umana: destinati alla formazione spirituale e materiale delle generazioni venture”, con queste parole Giorgio La Pira salutava le autorità convenute in occasione del convegno sulla pace organizzato a Firenze nel 1955.

In questi giorni, e per la seconda volta, la città di Dante e di Michelangelo, di Brunelleschi e del Poliziano, ospita sindaci e delegati delle città del mondo in Salone dei Cinquecento, chiedendo a tutti i partecipanti uno sforzo comune in nome del dialogo interculturale, della pace, della difesa del patrimonio artistico e delle umane tradizioni, drammaticamente offese in questi tempi di intolleranza e di diffuso terrore. Firenze ha deciso di mettere al centro del summit l’arte nella sue forme più alte e diverse, la letteratura, la musica, il teatro, le espressioni dell’intelligenza e del cuore che tengono uniti i popoli nella differenza. Come non pensare a un ruolo decisivo dell’artista nella costruzione di un futuro migliore? Come non affidarsi alle misteriose percezioni degli artisti, che sanno vedere oltre i limiti dell’ordinario e gettare luce laddove dominano le tenebre? Non sono forse loro, con la loro estrema sensibilità a captare, gestire e trasformare quanto di più disordinato e caotico sopravvive dentro e fuori di noi? Non è forse una dissonante armonia quella che ascoltiamo in certe sublimi composizioni musicali? Non sono forse discordanti concordanze quelle di alcune composizioni pittoriche dove una sconosciuta bellezza scaturisce dalle forme di una precedente tradizione? L’arte ci promette la felicità dove forze diverse e mai dome si contrappongono. Ma sempre e comunque in direzione della pace e del perfezionamento umano, di quello delle società. Non possiamo prescindere dal confronto con gli artisti e con gli uomini di cultura, con i poeti e i liberi pensatori per ripensare i nostri stili di vita, per trovare nuove forme di dialogo e di cooperazione, per immaginare un’armonia laddove i conflitti generano sofferenza, divisione, ingiustizia. Firenze città che tutti amano offre ai popoli del mondo un dono di bellezza, di cultura e di speranza. In Palazzo Vecchio, esattamente nel Salone dei Cinquecento, tra affreschi meravigliosi e sculture di marmo preziose, tra cui il Genio della Vittoria di Michelangelo Buonarroti, i sindaci e i delegati, le autorità e gli ospiti al seguito potranno ammirare anche due opere di Alighiero Boetti, uno tra i maggiori artisti del nostro tempo, prematuramente scomparso nel 1994. Si tratta di due Mappe, preziosi ricami in cotone eseguiti a mano dalle donne afghane negli anni ottanta del secolo scorso su disegno e progetto di Boetti. Ogni ricamatrice ha realizzato una sezione del dipinto, ha costruito parte del mondo. Si tratta di un’opera unica, ma di un lavoro collettivo. Simbolo di come la costruzione nel mondo della convivenza pacifica, dell’unita nella diversità sia un impegno comune, cui tutti dobbiamo e possiamo contribuire esaltando le spinte creative individuali. Abbiamo bisogno di immagini come questa di Boetti per capire in che modo uscire dalla crisi, dalla disperazione, dalla paura. Abbiamo bisogno di credere nell’impegno giornaliero, ripetuto, continuo per contrastare l’entropia. Nella costruzione paziente e sensibile di una società migliore, in cui a ogni singolo individuo e specialmente alle donne sia data l’opportunità di liberare l’energia spirituale, le capacità manuali, di esprimersi con una propria lingua, di rinnovarsi senza separarsi dalle proprie tradizioni e dai valori forti della propria civiltà. Boetti non temeva il rapporto positivo e liberatorio di ordine e disordine; secondo una visione olistica e alchemica sapeva che nel crogiuolo della vita, come nei fenomeni naturali e cosmici, la perfezione non possa prescindere dall’antinomia e dal contrasto, Boetti ha scelto la via della partecipazione e della coesione contrapponendo la bellezza e la fantasia alla divisione e alla omologazione nella società e nel lavoro. Un messaggio che non possiamo che condividere nei giorni del summit qui a Firenze.

Nicoletta Mantovani

Assessore alla cooperazione e relazioni internazionali del Comune di Firenze

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