29 Ottobre 2015, si apre al pubblico il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

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Museo dell’Opera del Duomo, foto di Antonio Quattrone

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Immagini dalla collezione del Museo dell’Opera, fonte Ufficio Stampa del Museo.


UN NUOVO GRANDE MUSEO EUROPEO

Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Nella più celebre città d’arte d’Europa, Firenze, sta prendendo forma una grande struttura espositiva: il nuovo Museo dell’Opera del Duomo, la cui apertura sarà il 29 ottobre 2015. Nel cuore della regione Toscana, che ogni anno attira 46 mila visitatori, l’innovativo museo avrà venticinque sale, alcune delle quali di dimensioni gigantesche, lunghe da venti a quasi quaranta metri e con soffitti che vanno da sei a diciotto metri.

Queste inusuali dimensioni non sono un lusso ma una necessità. Fondato nel 1891, il Museo dell’Opera del Duomo possiede la maggiore concentrazione di scultura monumentale fiorentina al mondo: statue e rilievi medievali e rinascimentali in marmo, bronzo e argento di Arnolfo di Cambio, Andrea Pisano, Lorenzo Ghiberti, Donatello, Luca della Robbia, Antonio Pollaiuolo, Andrea del Verrocchio, Michelangelo Buonarroti ed altri ancora. Quasi tutte queste opere furono realizzate per gli esterni ed interni delle strutture ecclesiastiche che sorgono davanti al Museo: il Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore ossia Duomo, il Campanile di Giotto. La missione particolare del Museo dell’Opera infatti è quella di presentare in modo adeguato le opere fatte per questi edifici, che nell’insieme costituiscono ciò che oggi è chiamato il “Grande Museo del Duomo”.

Dei severi limiti di spazio resero impossibile l’adempimento di questo compito nei primi 120 anni d’esistenza del Museo. Le appena due sale originalmente aperte al pubblico mano a mano aumentarono a diciotto, ma anche queste erano insufficienti per le centinaia di opere della collezione, di cui le più grandi rimasero in casse nei depositi. Ancor peggio, le sale del vecchio Museo erano troppo anguste per le opere, molte delle quali con grandezze più che naturali e intese per essere viste da lontano. Negli anni 1990 poi divenne evidente che altre opere ancora, rimosse dai monumenti per restauri,  per ragioni conservative avrebbero dovuto essere collocate in futuro al Museo, dove però mancava lo spazio.

Fu quindi con notevole sollievo che nel 1997 l’Opera del Duomo poté acquistare una vasta struttura attigua al vecchio museo, con 3000 metri quadri da aggiungere ai 2500 del museo esistente. Quest’edificio, realizzato nel 1778 come teatro, era servito a vari scopi nell’Otto e primo Novecento, e in ultimo a quello di garage per parcheggiare le macchine, e – essendo  ormai privo di caratteri architettonici storicizzati –  secondo le vigenti normative italiane poteva essere riplasmato in conformità alle esigenze dell’acquirente, che ne doveva conservare la sagoma e solo le altezze preesistenti.

L’Opera del Duomo si mise allora a elaborare un progetto d’allestimento globale per lo spazio più che raddoppiato risultante dalla fusione dell’edificio nuovo con il vecchio museo. Già i primi sopralluoghi all’immenso vano spoglio fecero capire che sarebbe stato possibile risolvere lo spinoso problema museologico di come esporre i più di 100 frammenti provenienti dalla facciata medievale smantellata nel 1587: quaranta statue, molte delle quali di dimensioni monumentali, e intorno a sessanta elementi di rivestimento esterno con decorazioni scolpite e musive. Guardando i 36 metri di lunghezza dell’antico teatro, l’altezza che sforava i 20 metri e la larghezza altrettanto ampia, abbiamo compreso che qui sarebbe stato possibile ricostruire l’antica facciata di Arnolfo di Cambio, mai portata a più di un terzo della quota prevista e ben conosciuta grazie a un disegno realizzato al momento dello smontaggio nel XVI secolo di Bernardino Poccetti.

Così, secondo il progetto preparato dagli architetti fiorentini Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni, la prima sala del nuovo Museo presenterà, su una delle pareti lunghe, una ricostruzione in scala della fronte trecentesca del Duomo, con le statue collocate nelle posizioni indicate nel disegno cinquecentesco. Le opere di particolare importanza che, in tale sistemazione, risulterebbero troppo lontane dallo spettatore verranno esposte invece in basso, con calchi nelle nicchie in alto. Nella medesima sala verrà poi  posizionata la Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, di fronte alla porta mediana della ricostruita facciata con le sue statue marmoree; le altre due porte bronzee del Battistero troveranno posto a destra e a sinistra della Porta del Paradiso. Sopra le tre porte andranno i monumentali gruppi statuari cinquecenteschi realizzati per queste posizioni, e nella stessa sala verranno infine esposte anche i due grandi sarcofagi romani che per tutto il Medioevo e Rinascimento stettero all’esterno del Battistero. Riunendo così opere concepite per stare insieme ma successivamente disperse, l’allestimento di questo spazio di 500mq riattiverà il dialogo tra l’Antichità, il Medioevo, il primo Rinascimento e la Maniera che un tempo fu il vanto di Firenze.

A quest’esperienza evocante la magnificenza della piazza esterna, seguiranno tre ambienti più piccoli: una Cappella delle reliquie con capolavori d’oreficeria medievale, rinascimentale e barocca; una sala con pale d’altare votive con, al centro, la Maria Maddalena penitente di Donatello e, infine, una sorta di santuario in pietra serena dove il visitatore può contemplare la penultima scultura di Michelangelo, una grande Pietà pensata probabilmente per la tomba dell’artista, che lo ritrae nell’atto di adagiare il corpo del Cristo tra le braccia della Madre.

La  visita del musei continua al primo piano, nella galleria lunga 36 metri che ospita le sculture realizzate per il Campanile di Giotto – sedici statue a grandezza naturale di Andrea Pisano, Donatello e i loro collaboratori – nonché quasi sessanta formelle, tra cui alcune di Luca della Robbia. Su un lato della galleria, una serie di aperture lasciano vedere la Sala dell’Antica facciata, punto di riferimento visivo per il corredo scultoreo del Campanile realizzato successivamente. Una seconda galleria – lunga venti metri e alta sei –ospita oggetti collegati alla costruzione della Cupola brunelleschiana: modelli lignei quattrocenteschi, materiali costruttivi e attrezzi d’epoca, la maschera funebre del Brunelleschi e il ritratto cinquecentesco nella nicchia commemorativa realizzata nelle stanze usate dall’architetto negli anni in cui diresse l’innalzamento della cupola.

 Al secondo piano del museo poi, un’altra galleria lunga trentasei metri ospita opere del tardo Cinque e primo Seicento relative agli sforzi degli regnanti medicei di “modernizzare” la Cattedrale: grandi modelli lignei dei progetti di Bernardo Buontalenti, Giovan Antonio Dosio, Gherardo Silvani ed altri per la nuova facciata  a sostituzione di quella smantellata nel 1586, nonché statue effimere e dipinti realizzati per le nozze del granduca Ferdinando I alla principessa Cristina di Lorena nel 1589. Anche qui una serie di aperture verso la sala rende continuamente presente l’imponenza della vecchia facciata, e un filmato aiuta i visitatori a visualizzare la funzione della cattedrale come tempio dinastico.

A questo punto il percorso riconduce nelle sale al primo piano del Museo storico, dove un allestimento completamente nuovo evoca l’interno del Duomo, con una seconda selezione di tavole a fondo d’oro medievali e rinascimentali, e con le cantorie di Luca della Robbia e Donatello; in altre sale sono esposti venticinque rilievi dal coro cinquecentesco realizzato da Baccio Bandinelli, e l’altare d’argento fatto per il Battistero insieme al monumentale crocifisso d’argento di Antonio Pollaiuolo. Insieme a queste suppellettili si trovano anche tessuti liturgici di particolare importanza, tra cui i ventisette pannelli ricamati disegnati dallo stesso Pollaiuolo negli anni Sessanta del Quattrocento per il sontuoso parato usato nella festa liturgica del patrono cittadino, San Giovanni Battista.

Un’ultima sfilata di sale documenta il processo pluridecennale che portò, negli anni 1880, alla realizzazione della facciata neogotica che oggi adorna il Duomo: disegni, dipinti, statue marmoree, gessi e modelli ricreano il variegato panorama d’impulsi architettonici e decorativi del periodo risorgimentale ossia d’unificazione nazionale. Firenze infatti fu la capitale d’Italia dal 1865 al 1871, quando la sede del governo venne trasferita a Roma, e la nuova facciata del Duomo era il primo monumento significativo del nuovo Stato Nazionale.


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