Don Backy, il concerto a Santa Maria. Casa del Popolo, domenica 25 Ottobre 2015.

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Scatti di Alena Fialová

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L’astrofila Maura Tombelli di Montelupo consegna a Don Backy l’attestato della Nasa con la foto e il nome dell’asteroide che lei ha scoperto e che ha voluto dedicare a L’Immensità, la splendido brano ormai nella storia della canzone italiana.

E’ stato un momento particolarmente coinvolgente del concerto di Santa Maria…


Boetti a Firenze

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ALIGHIERO BOETTI. MAPPE

Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento

4-22 Novembre 2015 4-22 November 2015

Progetto scientifico e mostra a cura di Sergio Risaliti

Promosso dal Comune di Firenze

In collaborazione con la Fondazione Alighiero e Boetti Archivio Alighiero Boetti Tornabuoni Arte


“Storia e civiltà si trascrivono e si fissano, per così dire, quasi pietrificandosi, nelle mura, nei templi, nei palazzi, nelle case, nelle officine, nelle scuole, negli ospedali di cui la città consta. Le città restano, specie le fondamentali, arroccate sopra i valori eterni, portando con sé, lungo il corso tutto dei secoli e delle generazioni, gli eventi storici di cui esse sono state attrici e testimoni. Restano come libri vivi della storia umana e della civiltà umana: destinati alla formazione spirituale e materiale delle generazioni venture”, con queste parole Giorgio La Pira salutava le autorità convenute in occasione del convegno sulla pace organizzato a Firenze nel 1955. Continua a leggere

Le antiche icone rivivono a Santagostino

manifesto

SCUOLA DI PITTURA ICONOGRAFICA

“ICONA IN ARTE” 

La Scuola di Pittura Iconografica “Icona in Arte” presenta:

 “Tradizione e Futuro”

Scarica l’invito

Sabato 17 Novembre, alle ore 17.00, ci sarà l’inaugurazione della mostra di pittura iconografica della Scuola “Icona In Arte”, in collaborazione con la Venerabile Arciconfraternita della Misericodia di Empoli, presso la Chiesa di S. Stefano degli Agostiniani, in Via dei Neri, a Empoli.

La mostra, che ha il titolo “Tradizione e Futuro”, si compone di opere iconografiche contemporanee ispirate alla scuola dei maestri del passato come Andrej Rublëv e Teofane il Greco.

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29 Ottobre 2015, si apre al pubblico il Nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

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Museo dell’Opera del Duomo, foto di Antonio Quattrone

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Immagini dalla collezione del Museo dell’Opera, fonte Ufficio Stampa del Museo.


UN NUOVO GRANDE MUSEO EUROPEO

Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Nella più celebre città d’arte d’Europa, Firenze, sta prendendo forma una grande struttura espositiva: il nuovo Museo dell’Opera del Duomo, la cui apertura sarà il 29 ottobre 2015. Nel cuore della regione Toscana, che ogni anno attira 46 mila visitatori, l’innovativo museo avrà venticinque sale, alcune delle quali di dimensioni gigantesche, lunghe da venti a quasi quaranta metri e con soffitti che vanno da sei a diciotto metri. Continua a leggere

Una conferenza di Piero Gambassi: gli appunti per una storia dell’arte…

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Tanti anni fa, avrò avuto una ventina d’anni, Piero Gambassi mi chiese di aiutarlo a presentare una conferenza a Firenze, argomento la Storia dell’Arte, con qualche riferimento anche al suo percorso artistico. L’evento ebbe un certo successo e non ricordo come mai i foglietti che qui scorrono rimasero a me. C’erano anche le slides, proiettate a ripetizione di supporto ai concetti espressi.

(p.p.)


Filippo Lippi, visto dal Vasari…

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Edizione Giuntina
VITA DI FRA’ FILIPPO LIPPI.
PITTORE FIORENTINO.
Fra’ Filippo di Tommaso Lippi, carmelitano, il quale nacque in
Fiorenza in una contrada detta Ardiglione, sotto il Canto alla Cuculia
5 dietro al convento de’ Frati Carmelitani, per la morte di Tommaso
suo padre restò povero fanciullino d’anni due senza alcuna custodia,
Se gli uomini attentamente considerassino di quanta importanza sia
10 negli ingegni buoni venire eccellenti e rari in quelle professioni che elli
esercitano, sarebbono certamente più solleciti e molto più frequenti et
assidui nelle fatiche che si patiscono per imparare. Perciò che e’ si vede
pur chiaramente tutti coloro che attendono alla virtù nascere come gli
altri ignudi et abbietti, et impararla ancora con grandissimi sudori e
15 fatiche, ma come e’ sono conosciuti per virtuosi, acquistarsi in tempo
brevissimo onorato nome e ricchezze quasi eccessive; le quali niente-
dimanco giudico io nulla in comparazione della fama e di quel respetto
che hanno lor gli uomini, non per altro che per conoscergli virtuosi e
per vedergli adornati e colmi di quelle somme scienzie od arti che a
20 pochi il ciel largo destina. E tanta è grande la forza della virtù
che ella trae i favori e le cortesie di mano a coloro che non le conobber
mai et i virtuosi non hanno più visti. Ma che più? Se in uno che vera-
mente sia virtuoso si ritruova pur qualche vizio, ancora che biasimevole
e brutto, la virtù lo ricuopre tanto, che dove in un altro non virtuoso
25 gravemente si disdirebbe e ne sarebbe colui punito, non apparisce quasi
peccato nel virtuoso: e non solamente non ne è punito, ma compassione-
volmente se li comporta, portando la stessa giustizia sempremai una
certa quasi reverenzia a qualunche ombra della virtù; la quale, oltra
mille altri effetti maravigliosi, muta la avarizia de’ prìncipi in libe-
30 ralità, rompe gli odî dell’animo, sotterra le invidie negli uomini, et alza
di qua giù fin in cielo coloro che per fama divengono di mortali immortali,
come in queste parti mostrò fra’ Filippo di Tommaso Lippi, carmelitano.
Il quale dicono che nacque in Fiorenza in una contrada detta Ardiglione,
sotto il Canto alla Cuculia dietro al convento de’ Frati Carmelitani, e per
35 la morte di Tommaso suo padre restò povero fanciullino d’anni due

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Don Backy, Clanyricon, o la storia a fumetti del Clan.

PRESENTAZIONE

di Vincenzo Mollica

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Butto giù queste poche e sentite parole perché sono un ammiratore del cantautore Don Backy, che ci ha regalato sicuramente dieci canzoni che stanno nella storia della musica leggera.

Don Backy è un artista eclettico scrive romanzi, racconti, memorie, dipinge, realizza fumetti con spirito naif, seguendo la lezione grafica, poetica e avventurosa di quel maestro che risponde al nome di Hugo Pratt.

Mi ha sempre incuriosito la passione fumettistica che vive nel talento artistico di questo inventore di storie la sua voglia di sposare le immagini con le parole, al fine di continuare a raccontare la vita per come scorre nelle nostre vene.

Con Clanyricon, Don Backy ha voluto narrare in maniera umoristica, un frammento della sua vita, ha voluto rivisitare – in maniera onirica – l’inizio della sua storia artistica, giorni-mesi-anni, che forse oggi nella sua mente hanno il disincanto che solo i sogni sanno regalare al risveglio.

In tutto questo, il placido Don non ha mai tradito il suo stile, la sua voglia inesauribile di raccontare una favola che questa volta ha condito con il sale dell’ironia. Il titolo del suo primo romanzo recita: Io che miro il tondo (Feltrinelli, 1967) che si può anche considerare una sorta di manifesto estetico. Da questa prospettiva, non ha mai smesso di far respirare la sua arte il bisogno inesausto di trasformare la sua vita in arte.

Una sera d’estate di due anni fa, ho ascoltato un suo concerto a Roma. C’erano tremila persone di ogni età e lui – tra loro – era un cantastorie che raccontava con semplicità la vita delle sue canzoni, trattandole giustamente come se fossero delle persone. Per quanto mi riguarda, questa piccola considerazione è stata una grande scoperta: Le opere d’arte riuscite sono creature che non ti abbandonano mai. Per questo mi piace il temperamento artistico con cui Don Backy mira e gira il tondo come se fosse un distillatore di emozioni, un cercatore di segni che possano diventare filmetti, un seminatore di ombre fatte di colpi di pennello semplici come certe verità, che per esistere non hanno bisogno di illuminazioni.


NOTA DELL’AUTORE

di Don Backy

PERCHE’ DISEGNO

fumetti

Se me lo avessero detto – che un giorno sarei riuscito a disegnare – sarei stato il primo a non crederci. Se mi dicessero che frequentando una qualche scuola di grafica, potrei affinare la mia sconclusionata e casuale tecnica e – forse – riuscirei anche a diventare bravo, risponderei che non ho tempo da perdere, anche se fossi certo del risultato migliore. Il disegnare non è il mio mestiere. Io sono – professionalmente – un autore di canzoni e cantante delle stesse, anche se durante la mia ormai ultra quarantennale appartenenza a questo ‘ambiente’, ho avuto modo di misurarmi anche in cimenti diversi. Nel cinema (I fratelli Cervi, Banditi a Milano, Barbagia, Satyricon, ecc.), nella pittura (quadri per il piacere personale), nella letteratura (libri: “Io che miro il tondo”, “Cielo ‘o Connors & Franz il Guercio…”, “Radiografia a un pupazzo di neve” “C’era una volta il Clan”), nei fumetti (“Sognando”, “l’Inferno” e adesso questo “Clanyricon”), nel teatro musicale

(“Teomedio”, “Marco Polo”). Tutte sfide a me stesso, che ho superato attraverso la passione, l’impegno costante e la voglia di appagare le mie curiosità. Campi in cui sono stato il primo a cimentarmi, in tempi – forse – non ancora maturi, per ricavarne allori e onori. Certo mi avrebbe fatto piacere – come non ammetterlo – ma sostanzialmente, la soddisfazione che ne ho tratto per avercela fatta, mi ha – in parte – ripagato anche delle ‘amarezze’.

Il disegnare quindi – al di là della tecnica – rappresenta per me una valvola di sfogo alla mia voglia di creare per immagini. Mi piacerebbe farlo da regista con un film, ma – fin quando non mi si presenterà questa occasione – la mia macchina da presa sarà la penna e il mio set, sarà un foglio bianco. Anche l’essere arrivato a raffigurare a questo livello, ha rappresentato una sfida. Se si pensa che fino al 1974 (anno d’inizio dei miei primi tentativi), un volto per me era realizzabile solo vergando un cerchio, due puntini a mo’ di occhi, un’astina verticale a rappresentare il naso, e una orizzontale a simulare la bocca. Niente di più. E allora? Direte voi. Ecco come è andata:

In un anno ancor più lontano (1967), mi ero casualmente imbattuto – durante uno dei miei viaggi – in un fumetto pubblicato a puntate su una rivista del ramo: Sgt. Kirk. La storia si intitola “Una ballata del mare salato”, l’autore è Hugo Pratt. Racconta un’avventura, dove – per la prima volta – il protagonista (Corto Maltese), si presenta in maniera defilata, quasi fosse solo un tramite, un mezzo, affinché – attraverso lui -noi lettori, si potesse seguire una trama nella quale non era il solito eroe di turno a farla da padrone. Fu un colpo di fulmine tra me e quel tratto così essenziale. Non so perché, ma esso mi risvegliava emozioni che non riuscivo a mettere a fuoco in maniera chiara e decisa. Qualcosa di ancestrale e intimamente pungente, si ridestava all’osservazione di quei disegni. Sono un appassionato di fumetti e – da bambino – ne ho fatto collezione. Conservo ancora i primi ‘giornaletti’ a strisce di Tex (serie verde, rossa, azzurra), custodisco ancora buona parte di ‘Sciuscià’ qualcosa di ‘Kinowa’, di ‘Tim, il piccolo vagabondo’, di ‘El Bravo’, ma una sensazione così coinvolgente e magica (osservando un fumetto) non l’avevo mai provata dacché ero nato. L’ho portata nel cuore fino al 1974, fino a quando – cioè – non mi si presentò l’occasione per provare a sviscerarla. Un film per ragazzi – di cui avevo scritto la storia – non mi fu preso in considerazione da alcune produzioni dell’epoca (“i film cantati per ragazzi, non tirano… “). Per questo mi misi all’opera con fogli e penna, avendo a disposizione tutta una serie di volumi di Pratt (che nel frattempo avevo continuato a seguire), e che mi avrebbero fatto da ‘maestro’. Fu così che iniziai.

Quattro anni dopo, era nata ‘Sognando’ – commedia musicale a fumetti – passata in Tv, su Rai2 in 9 puntate, nel 1978.

Non mi interessa quindi la tecnica e andrò avanti così, con i miei ‘pupazzetti’ sghembi, dai volti asimmetrici, le giacche stazzonate, le mani innaturali o statiche nella gestualità. Ho però, un carico enorme di passione per quel che tento di raccontare. Non sono interessato a fare i miei personaggi ‘tecnicamente perfetti’ e mai li affiderei ad altri per la realizzazione. Il mio è uno stile/non stile, sono disegni non per cultori del tratto, ma per appassionati/spassionati, in grado di apprezzare più la volontà e il cuore, che la tecnica. L’importante è raggiungere lo scopo divertendosi. E a me, succede!

Don Backy


Da: Don Backy, Clanyricon, 1962-1968, Edizioni Ciliegia Bianca s.a.s., Roma. Stampata nell’ottobre del 2002.

http://www.donbacky.it