Odoardo Hillyer Giglioli e la sua “Empoli Artistica”

paolopianigiani

Mario Cini, ritratto di Odoardo Hillyer Giglioli Mario Cini, ritratto di Odoardo Hillyer Giglioli

cover

Figlio del più noto Enrico Giglioli, fotografo, etnologo, grande viaggiatore, Odoardo si interessò di storia dell’arte, arrivando a ricoprire importanti incarichi nella regia Soprintendenza fiorentina.

Scrisse alcuni volumi di arte, fra i quali la prima guida alle opere d’arte empolesi, per l’editore Lumachi di Firenze. Fu anche critico militante, pubblicando diversi articoli su argomenti specifici. Ecco qui un suo intervento Un disegno del Pontormo non identificato.pdf  (Fonte http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/).

Puntiglioso, appassionato, a volte un po’ di parte, aveva l’occhio buono del conoscitore e non aveva paura di avventurarsi in attribuzioni o giudizi a volte sbagliati. Come quando nella sua guida ai beni artistici del museo empolese, allora nella sua prima sede all’interno della Collegiata, passa quasi sotto silenzio e anzi ne dice male, la splendida opera di Jacopo da Empoli il “Cristo che mostra la piaga a San Tommaso”.

Per Santagostino cito appena la sua corretta…

View original post 73 altre parole

Antonio Sedoni, I Codici Miniati del Museo della Collegiata di Empoli. Il Codice Trecentesco.

paolopianigiani

Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco - La liberazione dell?indemoniato Empoli, Collegiata di S. Andrea: Codice Trecentesco – La liberazione dell’indemoniato

Questo studio ha per oggetto i 10 Codici Miniati della raccolta del Museo della Collegiata di Empoli, che durante le distruzioni patite dalla città durante il secondo conflitto mondiale e con il crollo di parte della Pinacoteca, furono salvati dal professor Ugo Procacci, allora ispettore della sovrintendenza fiorentina e trasportati su di un barroccio alle Poste Vecchie, davanti agli Uffizi, per essere protetti. Ma in che deposito fossero stati messi e se ancora esistevano, nessuno lo sapeva. Quindi, alla metà degli anni settanta, in occasione della mia tesi di laurea, ne cominciai la ricerca. Li ritrovai, in un ambiente situato nelle polverose soffitte delle Poste Vecchie, in uno stato di conservazione pessimo.

View original post 7.130 altre parole

Walfredo Siemoni: Il Santo Diacono di Francesco di Valdambrino

paolopianigiani

invito valdambrino

Recentemente, dopo un lungo restauro ed alcune esposizioni internazionali, è tornata a casa la scultura lignea di Francesco di Valdambrino, uno dei capolavori del nostro Museo Parrocchiale.

Walfredo Siemoni ha presentato, nel Convengo di venerdì 26 Settembre, tenutosi presso il Palazzo Pretorio di Empoli, alcune sue scoperte d’archivio che cambiano e non poco quanto si sapeva fino a oggi su questa opera.

Il convegno è stato organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune e dall’Archivio Storico, nell’ambito dei “Venerdì in Archivio”.

Ecco i filmati dei momenti più interessanti della serata:

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta – interventi e domande del Pubblico

A seguire i presenti hanno potuto visitare il protagonista assoluto della Conferenza, la scultura del Santo Diacono, fino ad oggi conosciuto come Santo Stefano, e che, dopo la dimostrazione di Walfredo Siemoni, dovrà cambiare nome in San Lorenzo.

Marcantonio Perugino ha realizzato il servizio fotografico della serata.

View original post

La ‘Deposizione della Croce’ di Cigoli e la copia di Anton Domenico Gabbiani: note sul collezionismo del Gran Principe Ferdinando de’ Medici

Questa presentazione richiede JavaScript.

Sabato 21 Marzo 2015, in anticipo sul programma, si è tenuto l’atteso incontro con lo storico dell’arte Riccardo Spinelli. L’ambito è quello de “I luoghi e la città”, al Cenacolo degli Agostiniani, una serie di incontri di approfondimento e diffusione di cultura artistica locale, tenuti da specialisti di chiara fama e curati da Cristina Gelli.

Specialista del periodo dal 500 al 700, in particolare di area fiorentina e del collezionismo mediceo, Riccardo Spinelli è stato con Antonio Natali il curatore della mostra sul Gran Principe Ferdinando, che qui ricordo in un video della Rai.

Fu grazie a questa mostra, benedetta, per la quale fu richiesto il trasferimento in prestito a Firenze della pala d’altare del Gabbiani che sta in Santagostino, che si pervenne alla bella scoperta dell’affresco, d’autore ancora misterioso, che stava sotto la tela del Gabbiani, copia data in cambio ai confratelli della Compagnia della Croce, nell’ambito della trattativa intercorsa fra l’emissario di Ferdinando, Filizio Pizzichi. Abate, cappellano di corte, pittore a tempo perso, illustratore di testi scientifici (del grande Francesco Redi), e pure scacciademòni. Lo troveremo ancora sulla nostra strada, prossimamente. Ma intanto, è da dire, fu lui a portarci via il nostro bel Cigoli, in cambio di 600 scudi d’oro, di promesse d’aiuto in bèghe con i frati, padroni di casa in Santagostino, poi non mantenute, e la copia peraltro magnifica del pittore di corte Gabbiani.

Data la vicinanza dei luoghi, sarebbe stato interessante una visita finale nell’oratorio della Croce, a due passi dalla ex mensa degli Agostiniani, dove le due Deposizioni stanno una di fronte all’altra: quella del Cigoli, copia stampata e riprodotta su tela a grandezza naturale, e l’altra, la copia del 1690 del Gabbiani, di cui si parla. Ma Santagostino era chiusa e non se n’è fatto di nulla. Peccato, sarebbe stato interessante veder le differenze; anche perché dalle foto presentate a corredo, di qualità non eccezionale, non si è capito moltissimo. Ma ci sarà il tempo e il modo di farlo, in un’altra occasione. Continua a leggere

1842: L’inventario di Carlo Pierotti, nella trascrizione di Paolo Pianigiani

Devo la possibilità di aver compilato questa trascrizione dell’inventario steso con pazienza ed estremo rigore dal prete Carlo Pierotti, parroco di Sant’Andrea a Botinaccio, e presente in originale e copia autografa nell’archivio della Parrocchia, ai miei amici Alessandro Naldi e Walfredo Siemoni, che mi hanno prestato le riproduzioni in loro possesso degli originali. La scrittura di don Pierotti è chiarissima e i pochi punti controversi sono stati sciolti dal confronto delle due versioni disponibili. Sono arrivato a circa metà strada di questo lavoro, che non è di poco conto: spero di terminarlo entro il corrente anno. Servirà, è sperabile, a qualche studioso che vorrà ripercorrere la storia della nostra Chiesa Maggiore, tenendo come ferma la situazione degli oggetti sacri custoditi nelle varie cappelle, nell’anno 1842, quando fu fatta la presente ricognizione: un ventennio prima della costituzione del primo nucleo di quello che diverrà il Museo della Collegiata, e che troverà spazio nell’antico oratorio della compagnia di San Lorenzo.

Paolo Pianigiani

Navata della Collegiata di Sant'Andrea a Empoli - Foto di Marcantonio Perugino

Navata della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli – Foto di Marcantonio Perugino

Inventario

Di tutti gli oggetti, che sono di proprietà, e che si ritrova la Venerabil’Opera della Chiesa Collegiata di S. Andrea d’Empoli, compilato nell’Ottobre dell’anno milleottocentoquarantadue dal Prete Carlo Pierotti, Paroco della chiesa di S. Andrea a Bottinaccio, come uno dei Componenti la Magistratura della detta Venerabil’Opera, e a ciò espressamente deputato dagli altri suoi Colleghi, e rappresentanti l’Opera stessa, con partito de’ due Luglio dell’anno 1842; e fatto con l’assistenza dell’Eccellentissimo Sig. Dott. Lorenzo Neri Provveditore dell’Opera summentovata.

La Chiesa principale della Terra d’Empoli, è la Propositura sotto il titolo di S. Andrea Apostolo, Chiesa distinta e per l’antichità, mentre dicesi esistere fino dal quarto secolo, e per la forma interna, mentre oltre la ricchezza del pietrame, un buon dipinto soffitto rappresentante il Paradiso,  e un bel variato pavimento di marmo è bene architettata a croce greca a una sola navata lunga braccia 57  dal Presbiterio alla porta di fondo e larga braccia ventidue nella sua maggiore strettezza, ed è distinta per l’esterna facciata, ch’è ricca di marmo di Carrara, di verde di Prato, e di quattro lastroni di marmo fingiti o diafani. Continua a leggere

Il cuore nell’arte, conferenza alla Misericordia di Empoli.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Venerdì 13 marzo, 2015. Nella sala grande della Misericordia di Empoli si è tenuta la conferenza organizzata dall’Associazione “Amici del Cuore”.

Nell’occasione è stato consegnato alla società sportiva “Virtus” di Santa Maria un defibrillatore, indispensabile per la sicurezza degli atleti.

Alberto Michelucci ha introdotto i lavori, presentando i relatori, che sono stati nell’ordine:

Pier Luigi Ciari, Governatore della Misericordia, che ha ricordato brevemente le attività dell’antico Ente benefico, che porta nel proprio nome il “cuore”, fino delle sue origini.

Ha preso quindi la parola il dottor Alessandro Bini, cardiologo, che ha ricordato la propria crescita all’interno della struttura ospedaliera empolese, fin da quando non ancora laureato ha varcato la soglia dello studio del prof. Del Dotto, dove campeggiava il primo e antico strumento di analisi cardiaca, lo stetoscopio. Dopo la scienza ha permesso analisi sempre più dettagliate, dando modo ai medici di disporre di strumenti di cura sempre più efficaci. Immancabile la citazione del primo trapianto di cuore, vissuto dagli specialisti di allora come vera e propria rivoluzione copernicana. Continua a leggere