Il nuovo allestimento della Sala dell’Ermafrodito agli Uffizi

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Comunicato Stampa

Fonte Polo Museale Fiorentino

Didascalie delle opere esposte

SCUOLA FIORENTINA, Seconda metà del XVI secolo, Ritratto di Francesco I de Medici, 1570 circa

Olio su tavola, Inventario 1890, n. 2226. Cornice del XVIII secolo

Il principe Francesco de Medici è qui ritratto all’età di trentanni, con il giovane volto affilato, sostenuto dalla goletta in acciaio che, assieme alla spada e all’elmetto, ne definisce le virtù militari. Allo stesso tempo la sofisticata malinconia sottesa al dipinto evoca l’intelletto vivace del principe, appassionato di pratiche alchemiche, rarità naturali e artistiche. Dibattuta è la paternità dell’opera attribuibile alla cerchia di pittori attivi, tra il 1570 e il 1573, presso lo Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio. E’ agli Uffizi dal 1930. (Restauro del 2010)

SCUOLA DI FONTAINEBLEAU, Ultimo quarto del XVI secolo, Ritratto di Gabrielle d’Estrées al bagno con una delle sorelle, Ultimo quarto del XVI secolo

Olio su tavola, Inventario 1890, n. 9958. Cornice XX secolo

Nonostante la fortuna iconografica di questo soggetto, la cui variante più nota è conservata al Louvre, molti interrogativi denotano il dipinto qui esposto – recuperato da Siviero e agli Uffizi dal 1988 -, databile alla fine del Cinquecento nell’ambito della scuola di Fontainebleau. Altrettanto enigmatica è l’identità delle due donne, immerse in un bagno comune e intente a porgersi un anello di cui non rimane traccia, che alcuni riconoscono come Gabrielle d’Estrées, amante di Enrico IV, assieme ad una delle sue sorelle, ed altri interpretano invece come un ritratto ideale ispirato ai canoni estetici della lirica cinquecentesca.

JACOPO LIGOZZI, Verona 1547 – Firenze 1627, Ritratto di Virginia de’ Medici, 1586 circa

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Olio su tavola, Inv. da Poggio a Caiano n. 64. Cornice XXI secolo. Fonte dell’immagine

Il dipinto, giunto anonimo agli Uffizi dalla villa medicea di Poggio a Caiano, è attribuito dagli anni ’90 del Novecento a Ligozzi. A sciogliere l’identificazione dell’effigiata a lungo dibattuta è stato il prezioso collare riconosciuto tra le proprietà di Camilla Martelli (1545-1590). La giovane ritratta non sarebbe tuttavia quest’ultima, che fu la seconda moglie di Cosimo I, quando la loro figlia Virginia (1568-1615), che ricevette in dono il gioiello per le sue nozze nel 1586. La descrizione particolareggiata dell’abito richiama l’attività del Ligozzi come ricamatore e progettista di parati da lui svolta anche allo corte di Francesco I, soprattutto su committenza di Bianca Cappello.

SCUOLA FIORENTINA, Ultimo quarto del XVI secolo, Allegoria della Fortuna. Fine del XVI secolo

Olio su tavola, Inventario n. 8023. Cornice del XVI secolo

La Fortuna è qui raffigurata in bilico su un globo terrestre e con un piede alato a evocare la sua natura instabile e transitoria. Alla sinistra vari oggetti, tra i quali una corona e delle monete, alludono, cadendo, alla prosperità fugace che essa accorda. Il vassoio alle sue spalle reca invece due memento mori, i fiori e la clessidra. La presenza del prezioso vaso di vetro conferma infine la vicinanza dell’autore al gusto della corte di Francesco I dove tali manufatti ebbero larga diffusione soprattutto in relazione alla pratica alchemica.

JACOPO LIGOZZI, Verona 1547 – Firenze 1627, Allegoria della Virtù salvata da Amore dall’aggressione dell’Ignoranza e del Pregiudizio. Metà del nono decennio del XVI secolo

Olio su tela, Inv. 1890, n. 10637. Cornice del XXI secolo

Sullo sfondo di una parete rocciosa fiorita e bagnata da un ruscello, la Virtù cerca di liberarsi dall’Ignoranza (la donna con orecchie d’asino), e dal Pregiudizio (l’anziana con ali membranose alle spalle e a coda di gufo alle tempie), aiutata da Amore. Nel 1588 il quadro era nel Casino di San Marco fra i beni dell’eredità di Francesco I e Bianca Cappello; nel 1765 figurava in palazzo Galli Tassi e nel 1863 nell’Arcispedale di Santa Maria Nuova, che alienò il dipinto nel 1865. Il tema allegorico è congeniale al pittore che lavorò per Francesco come illustratore scientifico e che sovrintese alla decorazione della Tribuna.

Dono di Cristina e Jean Lue Baroni in memoria del padre Giancarlo – 2014


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