Giovanni Poggi: Masolino e la Compagnia della Croce in Empoli

 Da: Rivista d’Arte, 1905 

Trascrizione a cura di Paolo Pianigiani

APPUNTI D’ARCHIVIO

Masolino e la compagnia della Croce in Empoli. — 

Di alcuni affreschi eseguiti dallo Starnina per la Compagnia della Nunziata nella chiesa di S. Stefano d’Empoli ha dato notizia O. H. Giglioli nel numero precedente. Nella stessa chiesa aveva sede un’altra Compagnia, quella della Croce, detta della veste nera, che vi posse­deva un oratorio ed una cappella intitolata a S. Elena ; la prima, nel fondo, a destra di chi guardi l’altare maggiore. Il documento che segue, estratto dal più antico libro che ci rimanga dell’archivio della Compagnia, non solo ci informa dell’origine e delle vicende della Compagnia stessa, ma contiene alcune notizie di un qualche interesse sulle opere d’arte che ne adornavano la residenza :

ASF. Corporazioni religiose soppresse, Compagnia della Croce, C. LXXIX; Vol. 5, c. 1r-2r

(c. 1r). Al nome dello omnipotente ecterno iddio et della sua sanctissima madre Madonna sempre Vergine Maria et de beatissimi appostoli e principi degli appostoli et principi degli appostoli messer sancto Piero e messer sancto Paulo e del beato messer sancto Andrea difensore e protectore e capo della nostra terra e del beato messer sancto Iovanni batista e l’appostolo e vangelista et a onore e a riverenza della degnissima et sanctissima Croce et a honore e riverenza di messer sancto Augustino doctore protectore e difensore della compagnia della sanctissima Croce predecta et a honore et riverentia di madonna sancta Maria Magdalena nostra avocata etc Questo libro è della compagnia della sanctissima Croce della vesta nera situata e posta nel capitolo e convento de’ frati di s. Agustino nel castello d’Em­poli. .. incominciato addì primo di Gennaio socto gli anni 1469…

(c. 1t). Una compagnia posta nel capitolo e convento de’ frati di sancto Augustino con sua vocaboli e confini, da primo e secondo e terzo e’ beni del convento sopradetto e da quarto la via di lungo le mura del comune di Empoli… la quale aviamo trovato ne’ nostri libbri chelle fu edificata e facta negli anni 1332 del mese di Maggio el dì dellasensione, la quale com­pagnia fu posta la prima volta fuor del Castel d’Empoli nella chiesa di sancta Maria Magdalena ch’era de’ sopradecti frati. … e dipoi di nuovo fu levata di detto luogo per più accidenti di guerre de’ Pisani et de Sami-niatesi et di molte altre genti che erano contro alla nostra magnifica ciptà di Firenze et alla nostra terra d’Empoli, e questo fu negli anni 1373 de mese di Maggio el dì dellasensione fu posta detta compagnia di sopra nominata, ella chiesa de’ sopradetti frati fu posta del mese d’Ottobre addì 26 negli anni 1373 nel castello d’ Empoli.

Questo è lonventarlo delle cose sono nella compagnia … ogi questo dì primo del mese di Gennaio sotto gli anni 1469 ; imprima :

Un’altare suvi una tavola hornata d’oro dipintovi tentro el nostro signior Iesu Christo colla sua sanctissima madre la quale incorona, et più in detta tavola v’è dipinto messer sancto Andrea et messer sancto Gio­vanni Batista et l’apposto messer sancto Giovanni Vangelista et messer sancto Augustino doctore con più altri santi per ornamento di detta tavola.

Una croce grande di braccia tre occirca suvi in croce el nostro Signior Iesu Christo in un tabernacolo hornato di stelle.

Una croce d’octone suvi el nostro signior Iesu Christo in croce con um piedistallo di lengnio hornato d’oro.

Una croce di legnio entrovi dentro più e più horlique di sancti et molte altre dengnie cose hornata d’oro.

Una croce di legnio di braccia tre occirca la quale si porta furi per segnio quando si va a pricissione per la terra o inn’altri lughi diputati

Una pace dentrovi dipintovi la faccia del nostro signiore Iesu Christo per dare la pace in compagnia.

Tre libbri cioè un libbo di capitoli e ordinamenti e uno chi e) v’è scripto la raccomandagione e l’uficio della sancta croce e un altro suvi scripto e’ vivi e morti di questa compagnia.

Una coltre di drappo nero allistre gialle e rosse dipintovi dentro la figura del nostro signior Iesu Christo con dua figure di battuti, lunga braccia cinque e mezzo e larga tre a uso di bara pe’ morti della compagnia.

Due guanciali di seta gialla e verde e pagonazza a uso di bara di braccia uno l’uno.

(c. 2r). Uno paliotto giallo el campo dentrovi cinque schacchi neri con dua rami di foglie verdi dentrovi… a uso d’altare. Un bascinetto d’ottone usato a uso d’offerta.

Le cappe di detta compagnia sono ventiquattro a uso degli uomini di detta compagnia con isferze.

Quattro schudi dipintovi dentro da uno lato la santa croce e dall’altro lato la croce.

Uno paio di torchi choll’aste husati.

Una cappella posta nella chiesa de frati di sancto Augustino con sua vocaboli e confini la quale si comperò per infino addì 20 d’agosto MCCCLXXXXVII da frate Simone Matei priore di detto luogo con consetimento e volontà degli altri frati, demogli lire centoventi e soldi diciotto.

Una tavola nella detta capella dipintovi dentro el nostro signiore Iesu Christo in croce e colla dolcissima sua madre vergine Maria e sancto Gio­vanni Vangelista e la Magdalena a ppie et dallato con sancto Augustino et sancto Nicolaio et sancto Andrea et sancto Giuliano. La detta tavola facemo fare per infino addì 16 di Settembre 1399 a ILorenzo Bicci da fFirenze, costò fior. 52 e lire tre.

Una finestra di vetro posta nella detta cappella, dipintovi entro el no­stro signior lesa Christo disposto di croce e l’altro in croce con sancto Stefano da pie e con altre figure dentrovi nella detta finestra facemo fare per infino a ddì 20 d’ogosto 1402 a don Bartolomeo che uficia la chiesa di sancta Croce : gostò fiorini ventotto e lire cinque e soldi dodici.

Ancora troviamo che detta cappella di sopra nominata chella compa­gnia la fece dipigniere per infino addì 2 di Novembre MCCCCXXIIII pagamo a Maso di Cristofano dipintore da fFirenze fiorini settantaquatro d’oro come apparisscie in su gli antichi nostri libbri.

Delle tavole, ricordate nell’Inventario, che la compagnia posse­deva sugli altari dell’oratorio e della cappella di chiesa non rimane traccia neppure tra i molti frammenti di tavole trecentesche che si conservano nella Pinacoteca. Ma di grandissima importanza pei nostri studi sarebbero gli affreschi che Maso di Cristofano, ossia Masolino, dipinse nella cappella nell’anno 1424. Purtroppo, un odioso scialbo ricopre oggi* tutte le pareti ed una tela mediocre occupa il luogo della tavola di Lorenzo di Bicci. La cappella fu ridotta forse nello stato attuale nel 1663, quando «molti fratelli» congregati di s. Elena spesero centoventicinque scudi per rifare l’altare.[1] Sicché non ci resta altro che ripetere il voto già espresso dal Giglioli a proposito degli affreschi dello Starnina: che cioè l’Uf­ficio Regionale voglia tentare alcuni assaggi i quali, se non riuscis­sero inutili, potrebbero, con la scoperta di affreschi sicuramente datati e attribuibili con certezza a Masolino, risolvere una buona volta le molte questioni che si addensano attorno agli affreschi della cap­pella Brancacci. Ad ogni modo, la notizia della presenza di Masolino ad Empoli nel 1424 aggiunge un argomento di più ai molti già prodotti dal Berenson[2] per dimostrare opera di Masolino un af­fresco nella stessa chiesa di S. Stefano : una Madonna col putto e due angeli che l’adorano. « D’autre part, osserva il Berenson, il n’y a pas de donnée qui interdise de croire que Masolino alt exercé son art à Empoli. Plus que tout autre il dut ètre amene à séjourner dans cette ville, puisqu’il résidait non loin de là» à Panicale ». La data del 1424 concorda anche con l’ipotesi del Berenson che l’affresco di S. Stefano sia posteriore alla Trinità di Monaco, la quale si può considerare dipinta circa il 1420. Nell’archivio di S.Stefano non si trovano notizie sull’origine di quell’affresco ; sappiamo soltanto che prima del 1660 esso era — e così si spiega la sua forma di lu­netta — sotto l’organo e sopra la porta che conduceva nella sagrestia.

Cappella o vero altare della Madonna detta della sagrestia fatta fare di nuovo dal priore fra Francesco di Biagio Franci da Pistoia, la qual Madonna era dipinta sopra all’uscio di detta sagrestia sotto l’organo il quale si misse in faccia della chiesa e quivi si fabbricò la detta cappella nel 1661.

La data del 1661 scolpita sull’architrave della porticciola di sa­grestia e i documenti che seguono confermano questa notizia.

A dì 6 Luglio 1658 — Fu proposto da me fra Fulgentio Piattini da Em­poli agostiniano, al presente priore del convento di S. Stefano, a’ padri del capitolo in publico refettorio se si contentavano per maggior decoro honor e grandezza della nostra chiesa si levassi l’organo posto sopra la ss.nia Ver­gine dalla sagrestia e metterlo in fondo della chiesa, tutto a spese di detto convento, havendomi più volte significato il padre fra Francesco Franci da Empoli agostiniano d’haver io petto suo un benefattore quale haveria fatto a detta ss.ma Madonna della sagrestia un altare di pietre serene mentre il convento havessi levato l’organo etc (ASF. Conv. sopp. LXXII, vol. 30, c. 10t).

A dì 8 Gennaio 1660 (st. com.) — Desiderando il padre fra Francesco Franci da Empoli figliolo di questo nostro convento di fare nella nostra chiesa di S. Stefano di detto luogo una cappella et altare condecente alla Madonna della sagrestia per abbellimento della chiesa e per sua devotione et riavendone la licenza dal signore Federighi che pretendevano haver parte in detto luogo, e che il sigre dottor Iacinto Cecchi al quale più anni sono fu concesso da’ padri del convento il medesimo luogo non ha volontà di proseguire la sua richiesta essendosi licentiato di tale obligo, che però fu da me fra Vincentio Venturi da Pietrasanta, al presente priore di detto convento, proposto in publico refettorio a tutti PP. se si compiacessero di concedere il detto luogo al detto padre fra Francesco Franci per fare la detta cap­pella in pietre serene e condecente come sopra, e fu da detti padri approbata la detta propositione (ASF. Conv. sopp., LXXII, Vol. 30, c. 58r). 

Con la scorta di altri documenti sparsi nei rari libri rimastici della Compagnia della Croce possiamo ricostituirne la storia ulteriore. Dopo un curioso tentativo di trarre la Compagnia dalla dipendenza, dei monaci e dopo lunghi piati con gli agostiniani che tenevano la chiesa, fu concesso alla Compagnia il 3 Dicembre del 1504 il ter­reno per costruirsi un nuovo oratorio. I fondamenti della nuova costruzione furono misurati «la mattina di S. Barbera 4 di Dicem­bre 1505» e vi si spesero lire 160. Nel 1510 l’oratorio era com­piuto «collo aiuto e favore d’Andrea di maestro A gnidio di Pacino, maestro lui el padre di detta fabricha e muraglia e d’Antonio di Giuntino di Domenicho, el quale fu inventore e principio di detta muraglia». Nei primi anni del secolo XVII furono fatti nell’ora­torio nuovi lavori per ampliarlo ed alzarne la volta, e pel nuovo altare in pietra serena fu ordinata una nuova tavola a Ludovico Cardi da Cigoli. La tavola arrivò ad Empoli il 27 Gennaio del 1607, accolta da tutta la terra « con suono di campane e alegrezze da farsi in simil occasione », ma la Compagnia la godette per poco per­chè il 7 Marzo del 1689, per le insistenti richieste del principe Fer­dinando, la tavola gli fu graziosamente concessa. Il 29 Aprile del 1690 giungeva in cambio una esattissima copia di Anton Domenico Gabbiani, che anche oggi si vede sull’altare dell’oratorio, mentre la tavola del Cigoli è nella Galleria Pitti, col numero 51, passata recentemente dalla sala di Apollo nel vestibolo.

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